La programmazione dell'azione didattica e la normativa IRC

Slide della Prof.ssa Patrizia Bellio sulla programmazione dell'azione didattica. Il Pdf esplora la normativa in materia di IRC e i fattori comuni ai vari modelli didattici, con un focus sulla didattica curricolare. Il materiale è utile per studenti universitari.

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67 pagine

La programmazione dell’azione
didattica
Prof.ssa Patrizia Bellio
A.A.2022-2023
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La normativa in materia di IRC
Concordato tra Santa Sede e Stato Italiano (1929) recepito
dall’ordinamento italiano con Legge n. 810 del 27-5-1929
Accordo di revisione (1984) recepito dalla Legge n. 121 del 25-
3-1985 a cui è seguita una specifica Intesa tra MPI e
Presidente della CEI per dare applicazione alle norme
concordatarie in materia di IRC.
L’Intesa è stata tradotta nel DPR 16-12-1985 che ha subito una
prima revisione nel 1990
(DPR n.202 del23-6-1990).
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Anteprima

La programmazione dell'azione didattica

Prof.ssa Patrizia Bellio A.A.2022-2023

La normativa in materia di IRC

  • 1La normativa in materia di IRC
  • Concordato tra Santa Sede e Stato Italiano (1929) recepito dall'ordinamento italiano con Legge n. 810 del 27-5-1929
  • Accordo di revisione (1984) recepito dalla Legge n. 121 del 25- 3-1985 a cui è seguita una specifica Intesa tra MPI e Presidente della CEI per dare applicazione alle norme concordatarie in materia di IRC.
  • L'Intesa è stata tradotta nel DPR 16-12-1985 che ha subito una prima revisione nel 1990 (DPR n.202 del23-6-1990).

Legge 27 maggio 1929, n. 810

Esecuzione del Trattato, dei quattro allegati annessi, e del Concordato, sottoscritti in Roma, tra la Santa Sede e l'Italia, l'11 febbraio 1929

36. L'Italia considera fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l'insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d'accordo tra la Santa Sede e lo Stato. Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti e religiosi approvati dall'autorità ecclesiastica, e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall'ordinario diocesano. La revoca del certificato da parte dell'ordinario priva senz'altro l'insegnante della capacità di insegnare. Pel detto insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati dalla autorità ecclesiastica.

Legge 25 marzo 1985, n. 121

Ratifica ed esecuzione dell'accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede Art.9 comma 2. La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, é garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All'atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.

Protocollo Addizionale n.5

In relazione all'art.9

  • a) L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole indicate al n. 2 é impartito - in conformità alla dottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni - da insegnanti che siano riconosciuti idonei dall'autorità ecclesiastica, nominati, d'intesa con essa, dall'autorità scolastica. Nelle scuole materne ed elementari detto insegnamento può essere impartito dall'insegnante di classe, riconosciuto idoneo dall'autorità ecclesiastica, che sia disposto a svolgerlo.
  • b) Con successiva intesa tra le competenti autorità scolastiche e la Conferenza Episcopale Italiana verranno determinati:
  • 1) i programmi dell'insegnamento della religione cattolica per i diversi ordini e gradi delle scuole pubbliche;
  • 2) le modalità di organizzazione di tale insegnamento, anche in relazione alla collocazione nel quadro degli orari delle lezioni;
  • 3) i criteri per la scelta dei libri di testo;
  • 4) i profili della qualificazione professionale degli insegnanti.

Concordato: fondamento storico e giuridico dell'IRC

  • La Costituzione italiana ha convalidato il Concordato lateranense (art.7), lasciando aperta la possibilità di una sua revisione. L' Accordo di cui alla legge 121/85 non ha inteso essere un nuovo Concordato, ma solo la revisione di quello precedente che pertanto continua ad essere il fondamento storico e giuridico determinante. L'IRC neo concordatario si colloca formalmente in diretta continuità con l'insegnamento anteriore, anche se il quadro delineato dall'Accordo del 1984, soprattutto per motivazioni e identità della disciplina, è in sostanziale discontinuità con il passato

L'Accordo di revisione del Concordato

  • Unifica tutto l'IRC "nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado", dalle materne alle superiori;
  • L' IRC perde la sua posizione di primato, inserendosi però "nel quadro delle finalità della scuola" e fondandosi su due motivazioni, culturali e storiche: la Repubblica italiana dichiara di riconoscere "il valore della cultura religiosa" e il fatto che "i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano" (art.9.2).
  • Ha considerato la sfera interiore della coscienza stabilendo che l'accesso all'IRC avvenga sulla base di una scelta libera di avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento.

Le Indicazioni Nazionali

Indicazioni IRC Scuola dell'Infanzia e Primo Ciclo dell'Istruzione

  • DPR 11 febbraio 2010:Obiettivi di apprendimento (OA) e traguardi per lo sviluppo delle competenze (TSC) per l'IRC per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo dell'Istruzione. .Indicazioni Nazionali per il Curricolo Infanzia e Primo ciclo DM 254/2012
  • NUOVI SCENARI 2018 (Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione).
  • RACCOMANDAZIONI sulle NUOVE COMPETENZE CHIAVE EUROPEE 2018 INDICAZIONI E LINEE GUIDA PER L'IRC NEL SECONDO CICLO DELL'ISTRUZIONE DPR 20 Agosto 2012
  • Indicazioni per l'IRC nei licei;
  • Linee guida per l'IRC negli istituti tecnici;
  • Linee guida IRC negli istituti professionali;
  • Linee guida IRC nell'istruzione e formazione professionale (leFP)

Dall'insieme della normativa risulta che l'IRC

  • È presente nella scuola italiana a pieno titolo,
  • Con l'identità di vera e propria disciplina scolastica
  • In quanto dotato di specifici programmi, libri di testo e insegnanti
  • La sua collocazione all'interno dei piani di studio ordinari non può essere messa in discussione dopo che anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto la legittimità costituzionale di tale presenza nell'orario scolastico ordinario (sentenze n.203/89, n.13/91 e n. 290/92).

Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF)

1. Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF)

"Documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche". (art.3 DPR 275/99) “ Esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia".

2. Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa

  • E' la carta d'identità di ogni singola scuola, in cui viene inserito tutto ciò che la scuola offre o propone ai suoi utenti; ONNICOMPRENSIVO FUNZIONE DI ESPLICITAZIONE

3. Il Piano dell'Offerta Formativa

  • E' predisposto con la partecipazione di tutte le componenti
  • E' elaborato dal Collegio dei docenti
  • Sulla base dei criteri fissati dal Consiglio d'istituto e delle proposte di genitori e studenti
  • L'approvazione definitiva spetta al Consiglio di istituto
  • Ha durata triennale

4. Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa

  • Il PTOF deve essere "coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi ed indirizzi di studi determinati a livello nazionale" (comma 2)
  • Deve riflettere le esigenze locali, «tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa»
  • L'equilibrio è un fattore molto importante nella redazione del Ptof perché non sia uno strumento di mera propaganda e perché la scuola non sia terreno di conquista per enti territoriali spregiudicati

La scuola deve conquistare il proprio protagonismo imparando a dialogare con il territorio con spirito di servizio e non di sudditanza, con capacità propositiva, con autorevolezza culturale e non al seguito di mode passeggere.

5. Il Piano dell'Offerta Formativa

L'identità di una scuola non può prescindere

  • dalla conoscenza dell'ambiente umano e materiale in cui si opera,
  • dai contenuti dell'offerta curricolare ed extracurricolare coerentemente motivata,
  • dall'esplicitazione delle proprie scelte metodologiche, educative e didattiche.
  • Al Ptof dichiarato deve seguire un Ptof agito.

Programma e Programmazione

1. Programma e Programmazione

PROGRAMMA

  • È un testo analitico e prescrittivo che descrive la natura dell'insegnamento da svolgere e ne prevede tutti i passaggi.
  • E' emanato dall'autorità centrale (Ministero)
  • Richiede solo di essere eseguito con precisione dall'insegnante
  • Corrisponde ad un sistema scolastico centralistico
  • Rispecchia una concezione autoritaria della scuola cui corrisponde una didattica nozionistica ed una ridotta competenza professionale del docente.

2. Programma e programmazione

a) PROGRAMMAZIONE

  • E' una progettazione preliminare che descrive le fasi di elaborazione dell'azione didattica, che possono e devono essere continuamente rivedute e modificate in funzione degli obiettivi fissati e delle condizioni oggettive e soggettive (materiali e umane) di lavoro.
  • E' redatta dagli insegnanti che hanno notevoli margini di autonomia per realizzare al meglio gli obiettivi. Il docente è interprete libero e responsabile dell'efficacia della sua azione.
  • Gli obiettivi coincidono con l'apprendimento dell'alunno.

b) Programmazione

  • La programmazione è un atto istituzionale ma è soprattutto lo stile progettuale con cui i docenti impostano la propria attività didattica.
  • DPR 416/76 art.4 (Decreti Delegati): viene attribuita al Collegio docenti " la cura della programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare".
  • 1979 Nuovi Programmi della scuola media
  • Legge 148/90: nella scuola elementare sono introdotte due ore settimanali destinate alla programmazione confermando ufficialmente la sua continua e necessari rivedibilità.

c) Programmazione

  • La programmazione è sempre attività collegiale: la programmazione individuale deve sempre essere coerente con quanto comunemente deciso circa le modalità di conduzione della vita scolastica (Ptof e programmazione del Consiglio di classe).
  • Saper programmare significa riconoscere i vincoli e le condizioni dell'azione didattica (gli alunni, le classi assegnate ad ogni docente, il tempo che si ha a disposizione, ecc ... ).
  • La complessità del nostro tempo impone di operare continue selezioni tra le molteplici informazioni ed i saperi per riuscire ad individuare l'essenziale di ogni argomento per poter attingere almeno i nuclei generativi degli infiniti saperi a nostra disposizione: ridurre la quantità per migliorare la qualità dell'istruzione e dell'apprendimento.

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