Lector in Fabula: i principi di testualità secondo Umberto Eco

Documento dall'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa su Lector in Fabula - Umberto Eco. Il Pdf esplora i sette principi di testualità e i tre principi regolativi della comunicazione testuale, analizzando concetti come coesione, coerenza e intenzionalità, utili per studenti universitari di Scienze della Comunicazione.

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Lector in fabula - umberto eco
Scienze della comunicazione (Università degli Studi Suor Orsola Benincasa)
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IL TESTO
Il testo è un’occorrenza comunicativa regolata da 7 condizioni di testualità. Sono presenti 7 condizioni di
testualità; due i «criteri più evidenti della testualità»:
1. la coesione, il rispetto dei rapporti grammaticali e della connessione sintattica tra le varie
parti del testo.
2. la coerenza, la continuità tematica, che garantisce insieme alla coesione la connessione
logica tra le parti del testo.
Tra gli altri 5 troviamo:
3. l’intenzionalità, prodotto intenzionalmente da un soggetto per uno o più destinatari
4. l’accettabilità, deve essere accettato con spirito cooperativo;
5. l’informativà, ovvero la capacità del testo di fornire nuove conoscenze al ‘lettore’ insieme a
quelle di cui già dispone;
6. la situazionalità, ovvero la sua congruenza rispetto al contesto comunicativo
7. lintertestualità, ovvero la capacità di rinviare, riusare o citare altri testi.
Ai sette principi costitutivi del testo de Beaugrande e Dressler affiancano tre principi regolativi che
controllano la comunicazione testuale:
l’efficienza, che dipende dal grado (possibilmente limitato) di impegno e sforzo da
parte dei partecipanti alla comunicazione nell’uso del testo stesso;
l’effettività, relativa all’impressione lasciata dal testo, che può produrre condizioni
favorevoli al raggiungimento di un fine,
l’appropriatezza, data dall’accordo tra il contenuto del testo e i modi in cui vengono
soddisfatte le condizioni della testualità.
La comprensione del Testo: principio di negoziazione
In un testo può risultare adeguato anche ciò che non è congruente o corretto, anzi spesso i testi traggono il
proprio potere espressivo proprio dalla non-congruenza e dalla non-correttezza. Ciò viene definitoprincipio
narrativo della sospensione dell’incredulità (es. slogan pubblicitari).
Sul piano della comprensione il testo mette in gioco un duplice rapporto semiotico:
i segni che compongono il testo denotano e connotano qualcosa che comprendiamo in
quanto conoscitori della lingua; relazione tra i due elementi del segno (significante e
significato).
il secondo rapporto si riferisce al percorso di costruzione del senso. È possibile
comprendere i segni che lo compongono senza coglierne il senso globale, com’è possibile
afferrare il senso di un testo senza aver compreso distintamente i segni che contiene.
FRAMES
La comunicazione tra umani avviene attraverso testi, intesi come unità comunicative globali, e non attraverso
singole parole o enunciati. La comprensione di un singolo elemento lessicale richiede la mobilitazione di
complessi e strutturati pacchetti di conoscenze di natura non solo linguistica.
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Anteprima

IL TESTO

Il testo è un'occorrenza comunicativa regolata da 7 condizioni di testualità. Sono presenti 7 condizioni di testualità; due i «criteri più evidenti della testualità»:

  1. la coesione, il rispetto dei rapporti grammaticali e della connessione sintattica tra le varie parti del testo.
  2. la coerenza, la continuità tematica, che garantisce insieme alla coesione la connessione logica tra le parti del testo.

Tra gli altri 5 troviamo:

  1. l'intenzionelità, prodotto intenzionalmente da un soggetto per uno o più destinatari
  2. l'accettabilità, deve essere accettato con spirito cooperativo;
  3. l'informativà, ovvero la capacità del testo di fornire nuove conoscenze al 'lettore' insieme a quelle di cui già dispone;
  4. la situazionalità, ovvero la sua congruenza rispetto al contesto comunicativo
  5. l'intertestualità, ovvero la capacità di rinviare, riusare o citare altri testi.

Ai sette principi costitutivi del testo de Beaugrande e Dressler affiancano tre principi regolativi che controllano la comunicazione testuale:

  • l'efficienza, che dipende dal grado (possibilmente limitato) di impegno e sforzo da parte dei partecipanti alla comunicazione nell'uso del testo stesso;
  • l'effettività, relativa all'impressione lasciata dal testo, che può produrre condizioni favorevoli al raggiungimento di un fine,
  • l'appropriatezza, data dall'accordo tra il contenuto del testo e i modi in cui vengono soddisfatte le condizioni della testualità.

La comprensione del Testo: principio di negoziazione

In un testo può risultare adeguato anche ciò che non è congruente o corretto, anzi spesso i testi traggono il proprio potere espressivo proprio dalla non-congruenza e dalla non-correttezza. Ciò viene definitoprincipio narrativo della sospensione dell'incredulità (es. slogan pubblicitari).

Sul piano della comprensione il testo mette in gioco un duplice rapporto semiotico:

A i segni che compongono il testo denotano e connotano qualcosa che comprendiamo in quanto conoscitori della lingua; relazione tra i due elementi del segno (significante e significato).

il secondo rapporto si riferisce al percorso di costruzione del senso. È possibile comprendere i segni che lo compongono senza coglierne il senso globale, com'è possibile afferrare il senso di un testo senza aver compreso distintamente i segni che contiene.

FRAMES

La comunicazione tra umani avviene attraverso testi, intesi come unità comunicative globali, e non attraverso singole parole o enunciati. La comprensione di un singolo elemento lessicale richiede la mobilitazione di complessi e strutturati pacchetti di conoscenze di natura non solo linguistica.

I frames sono infatti le cornici, gli sfondi, i background rispetto ai quali inquadriamo i testi, mettendoli in relazione con i nostri saperi già acquisiti, relativi non solo ai significati delle parole (conoscenze dizionariali) ma anche al tipo di interlocutore che abbiamo di fronte, a come si svolgono certi eventi, certe situazioni sociali o certe pratiche culturali (conoscenze enciclopediche) *.

*L'enciclopedia per Eco, è l'insieme delle unità culturali che compongono il nostro sapere sul mondo e, quindi, il sistema semantico di una cultura.

Ovviamente la semiosi è solo potenzialmente illimitata. Se ogni significante dovesse attivare tutti gli interpretanti che gli possono essere associati, ogni interpretazione sarebbe un processo senza fine. In pratica la semiosi si arresta sempre a un certo punto, quando l'interpretazione che nel frattempo è stata raggiunta attraverso il continuo rimando fra interpretanti è soddisfacente (almeno in quella determinata situazione). Questi elementi che compongono l'enciclopedia vengono chiamati interpretanti. Attenzione: non hanno nulla a che fare con "il soggetto che interpreta un segno, un testo, qualcosa". Qui interpretante significa, "che serve, che ci aiuta a interpretare un concetto". L'immagine mentale del cane, il ricordo di un cane che abbaia, la nozione che un cane non può entrare in certi negozi, il fatto che si possa usare questo termine come un'offesa sono tutti interpretanti del 'cane', perché ci aiutano a capire, a interpretare il concetto di 'cane'.

COOPERAZIONE INTERPRETATIVA

CAP 1: ORIGINI E PREMESSE

Genesi del concetto: preannunciato in Opera Aperta (1962) viene esposto da Eco in modo compiuto nel Lector in fabula (1979). Ripreso e approfondito poi in Limiti dell'interpretazione (1990).

In sintesi:

  • La semiotica interpretativa sostiene che un testo è incompleto senza l'intervento di un lettore che ne riempia gli spazi vuoti con la sua attività inferenziale. Il lettore è sempre chiamato ad avanzare delle ipotesi circa il significato del testo.
  • Un testo è "intessuto di non detto" poiché lascia implicita una gran quantità di informazioni che il destinatario è chiamato a estrapolare in base a una serie di competenze.

Nell'interpretazione dei nostri scambi comunicativi, il non-detto assume spesso più rilevanza di ciò che è effettivamente proferito e ciò che comprendiamo proviene non tanto dal significato letterale degli enunciati quanto dalla nostra capacità di compiere quelle inferenze (if ... then) che ci permettono di cogliere ciò che il parlante ha voluto effettivamente intendere.

  • Il principio di cooperazione di Grice caratterizza ogni attività comunicativa; il non-detto di cui è intessuto ogni testo è infatti colmato dalla disponibilità/capacità del destinatario a esplicitare gli impliciti - mplica ture e presupposizioni - non codificati nel testo.

Paul Grice si propone di fare luce sulle componenti cognitive 'nascoste' della comunicazione. Principio di Cooperazione (-> mplica ture conversazionali) Massime Conversazionali

  • Massime di quantità: dà un contributo tanto informativo quanto effettivamente richiesto; non dare un contributo più informativo di quanto effettivamente richiesto;
  • Massime di qualità: non affermare ciò che credi essere falso; non affermare ciò di cui non hai prove adeguate;
  • Massima di relazione: sii pertinente;
  • Massime di modo: evita di esprimerti con oscurità, evita di essere ambiguo, sii breve, sii ordinato nell'esposizione.

Come conclusione provvisoria possiamo dire che le massime funzionano anche quando vengono violate poiché il loro potere comunicativo sta nel gioco fra la massima e le possibili mplica ture sollecitate dal contesto. Per giocare il gioco delle massime è necessario mettere in funzione:

Il principio di carità: quel che è stato detto deve avere un senso L'inferenza logica: se ... allora

IMPLICATURE CONVERSAZIONALI E CONVENZIONALI

Le inferenze che sfruttano le condizioni di verità degli enunciati e i principi della conversazione vengono definite mplica ture conversazionali. Quelle convenzionali invece non dipendono dalle condizioni di verità degli enunciati.

Es 1. Giovanni è proprio testardo. Che vuoi farci, è sardo ... Inferenza di senso comune = "I sardi sono testardi"

Fra la dinamica astratta di generazione di un testo (per cui il linguaggio si coordina in testi in base a leggi proprie e crea senso indipendentemente dalla volontà di chi enuncia) e la sua possibilità di suscitare infinite o indefinite interpretazioni, il testo stesso si pone come "oggetto e parametro delle sue interpretazioni" (Eco, 1990)

Le intenzioni sono inscritte come tracce all'interno del testo e configurano i processi di cooperazione tra l'autore e il destinatario (cooperazione interpretativa).

Il testo è dunque una struttura aperta che necessita «movimenti cooperativi attivi e coscienti» da parte del fruitore e la costruzione del senso testuale può portare a esiti diversi, dipendendo in larga misura dall'utente e dal contesto di fruizione. Tuttavia, che un testo permette diverse interpretazioni non significa che le ammetta tutte.

CAP. 2: INTENZIONI INTERPRETATIVE

LETTORE MODELLO - AUTORE MODELLO

Semiotica generativa e interpretativa rivendicano entrambe l'autonomia e l'immanenza del testo, indipendentemente dalle intenzioni del suo autore e dagli effetti che può produrre sul lettore.

Eco (ne I limiti dell'interpretazione, 1990) riprende una tricotomia che riguarda il problema dell'interpretazione:

  1. Intentio auctoris: spesso il testo non corrisponde alle intenzioni di chi l'ha prodotto e per una corretta interpretazione del testo non dobbiamo basarci su dichiarazioni/propositi o biografia dell'autore empirico.
  2. Intentio lectoris: spesso il lettore vi proietta qualcosa che non esiste, basandosi sui desideri, pulsioni e arbitrii del tutto personali;
  3. Intentio operis: È il testo stesso che deve essere interrogato, in riferimento alla sua coerenza contestuale e ai sistemi di significazione a cui si rifà

IL RUOLO DEL LETTORE

Dunque: Un testo è incompleto senza l'intervento di un lettore che, con la sua attività interpretativa, riempia di senso gli "spazi bianchi" di cui il testo è necessariamente intessuto.

Questa affermazione può essere interpretata in due modi, uno più moderato e uno più radicale, che è quello sostenuto da Eco nel Lector in Fabula (1979):

  1. Il testo non comunica nulla senza l'intervento di un destinatario competente in grado di comprenderlo. Qualunque espressione postula sempre il destinatario come l'operatore in possesso dei codici necessari per assegnare un senso all'occorrenza espressiva (competenza grammaticale).
  2. Il testo non solo non è in grado di comunicare nulla, ma non è neppure in grado di significare alcunché in assenza di un interprete competente. Il significato non è una proprietà intrinseca del testo, ma si situa tra il testo e le sue interpretazioni possibili.

oltre a un lettore che attualizza c'è anche un autore che 'indirizza':

" ( ... ) un testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo: generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui - come d'altra parte in ogni strategia."

Si stabilisce tra autore e lettore un gioco di attese reciproche, come in una partita di scacchi. Lo stratega si disegna sempre un modello di avversario. Così, l'autore deve immaginare quali siano le competenze linguistiche ed enciclopediche, le aspettative, le credenze, i pregiudizi ideologici etc. del lettore.

Quindi riassumendo i suddetti concetti definiamo che:

Il testo è il risultato di una strategia dell'autore ("chi lo ha emesso prevedeva ... ") che mira a far compiere al lettore una serie di operazioni cognitive tali da fargli attualizzare certi percorsi interpretativi e dunque a fargli comprendere nel modo più opportuno il significato del testo stesso.

L'attività interpretativa del lettore è ipotetica (abduttiva), ma comunque vincolata dal testo stesso: il testo anticipa e indirizza le mosse del lettore attraverso indizi disseminati sulla superficie espressiva che mirano a incanalare le inferenze in alcuni percorsi prestabiliti.

Il testo è per Eco una macchina presupposizionale che stimola il lettore ad attualizzare diverse presupposizioni. Il lettore, attraverso un'attività inferenziale, attualizzerà uno (o più) dei percorsi interpretativi possibili del testo stesso.

LETTORE MODELLO - AUTORE MODELLO

Autore reale - lettore reale

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