Introduzione alla Scienza delle Finanze e intervento pubblico nell'economia

Slide dall'Università di Pisa su Introduzione alla Scienza delle Finanze. Il Pdf esplora i fallimenti del mercato, come i beni pubblici e le esternalità, e presenta il modello di Lindahl per l'equilibrio tra entrate e spese pubbliche, utile per lo studio universitario di Economia.

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69 pagine

Introduzione alla Scienza delle Finanze
Giovanni Carnazza
giovanni.carnazza@unipi.it
Riferimenti e approfondimenti bibliografici
Balestrino, A., Galli, E. e Spataro, L. (a cura di) (2023). Scienza delle finanze Terza edizione, UTET
Bosi, P. (a cura di) (2023). Corso di scienza delle finanze Nona edizione, il Mulino
Programma del modulo
L’intervento pubblico nelleconomia del benessere
I
Turin, 19 September 2019
La critica alla nuova economia del benessere
Ø FBS e Teorema di Arrow
Ø Efficienza e fallimenti del mercato
I beni pubblici puri
Le esternalità
Il monopolio naturale
Le asimmetrie informative
Mercati incompleti
II
Introduzione alla Scienza delle Finanze
Giovanni Carnazza
2
Universidi Pisa

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Anteprima

Riferimenti e approfondimenti bibliografici

  • Balestrino, A., Galli, E. e Spataro, L. (a cura di) (2023). Scienza delle finanze - Terza edizione, UTET
  • Bosi, P. (a cura di) (2023). Corso di scienza delle finanze - Nona edizione, il Mulino

Giovanni Carnazza giovanni.carnazza@unipi.it

MÆ DIC . IN SUPRE GNI ATIS 1343 UNIVERSITÀ DI PISA

Programma del modulo

L'intervento pubblico nell'economia del benessere

La critica alla nuova economia del benessere

  • FBS e Teorema di Arrow
  • Efficienza e fallimenti del mercato
    • I beni pubblici puri
    • Le esternalità
    • Il monopolio naturale
    • Le asimmetrie informative
    • Mercati incompleti

2 Giovanni Carnazza Introduzione alla Scienza delle Finanze Università di Pisa

L'intervento pubblico nell'economia del benessere

La Scienza delle Finanze è la disciplina che si occupa delle implicazioni di carattere economico connesse con l'esistenza e l'attività dello Stato. Poiché qualsiasi sistema economico prevede la partecipazione dello Stato, la questione principale non è se lo Stato debba effettivamente essere presente ma piuttosto quanto il suo intervento debba essere esteso.

Il punto naturale di partenza per lo studio dell'intervento pubblico è rappresentato dall'economia del benessere, la cui concezione sistematica, che risale agli anni Venti dello scorso secolo, si deve a Pigou. Questo apparato teorico ha lo scopo di formulare dei criteri che possano essere impiegati come guida per la valutazione degli interventi (o dei non interventi) di politica economica: ogni forma di intervento pubblico dovrebbe essere valutata attuando un confronto tra il benessere economico della situazione iniziale (prima dell'intervento pubblico) e il benessere economico della situazione finale (dopo l'intervento pubblico), cioè il benessere economico di due stati sociali alternativi. In questo quadro, è importante considerare che, per Pigou, la massimizzazione del benessere economico non appare garantita dal modello della libera concorrenza sia per le divergenze che possono sussistere tra prodotto marginale sociale e privato sia per le sperequazioni nella distribuzione del reddito a cui può condurre quel modello.

Nell'impiego di questo apparato, il punto rilevante consiste nell'assegnare valore scientifico al concetto di utilità cardinale, un concetto che presuppone la misurabilità e la confrontabilità interpersonale delle soddisfazioni individuali. La somma di queste ultime consentirebbe di definire un livello misurabile di soddisfazione sociale o collettiva.

Dal punto di vista teorico, tuttavia, la confrontabilità delle utilità individuali fu messa seriamente in discussione dal contributo di Robbins del 1932. Tale contributo fu decisivo nell'indirizzare la teoria economica verso approdi alternativi a quello di Pigou per la valutazione del benessere.

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L'intervento pubblico nell'economia del benessere

La nuova economia del benessere

Successivamente al contributo di Pigou, una delle reazioni più importanti alla non confrontabilità delle utilità individuali è costituita dalla nuova economia del benessere, che ricorre al criterio paretiano e al concetto di ordinalismo delle funzioni di utilità.

L'ordinalismo prevede che le funzioni di utilità siano ordinabili in termini di 'maggiore' o 'minore' senza necessità di tradurre in termini misurabili (cardinali) la differenza (di quanto maggiore o di quanto minore). Il criterio paretiano è allora concettualmente semplice: un certo stato sociale è paretianamente ottimo quando, passando ad un altro stato sociale, non si può migliorare la posizione di un individuo senza peggiorare la posizione di un altro individuo. Se ciò fosse invece possibile, lo stato sociale di partenza non sarebbe paretianamente ottimo. Sotto il profilo economico, ciò implica che una situazione finale potrà essere riconosciuta superiore ad una situazione iniziale se, muovendo da quest'ultima, accada che almeno un componente della collettività sia in una posizione preferita alla precedente, senza che nessun altro si trovi in una posizione meno preferita.

L'obiettivo generale della nuova economia del benessere rimane fondamentalmente lo stesso: la ricerca di criteri per stabilire la desiderabilità di stati sociali alternativi. Il criterio dell'ottimo paretiano si compone fondamentalmente da tre giudizi di valore:

  • ogni individuo è il miglior giudice del proprio benessere;
  • la società non è altro che la somma degli individui che la compongono;
  • il benessere della società aumenta se il benessere di un individuo aumenta senza che si riduca il benessere di altri individui.

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L'intervento pubblico nell'economia del benessere

Criterio paretiano e teoremi fondamentali

Per cogliere le potenzialità del criterio paretiano come strumento in grado di consentire la scelta tra stati sociali alternativi e di fornire ragioni a favore dell'intervento pubblico, è necessario definirne il contenuto facendo riferimento ai teoremi fondamentali dell'economia del benessere, un apparato teorico che ben identifica l'impianto della nuova economia del benessere.

Il primo teorema dell'economia del benessere, come dimostrato negli anni Cinquanta da Kenneth Arrow e Gerard Debreu, afferma che l'equilibrio che si raggiunge in un sistema di concorrenza perfetta è Pareto ottimale, cioè non è dominato in senso paretiano da nessun'altra allocazione socialmente realizzabile. In altri termini, se un sistema economico si fonda sulla concorrenza perfetta, in termini allocativi si raggiunge il migliore risultato possibile. Questo risultato si basa sulle seguenti assunzioni relative alle caratteristiche che deve possedere il mercato:

  • esistono solo beni privati;
  • non ci sono esternalità nella produzione e nel consumo;
  • non ci sono asimmetrie informative tra gli agenti economici;
  • i mercati sono completi.

Ricostruiamo allora i passaggi fondamentali che portano a questo risultato. Il teorema, infatti, afferma che il meccanismo concorrenziale non spreca risorse e ciò discende dal fatto che l'equilibrio generale che il primo teorema sottintende si compone di tre elementi:

a) efficienza nell'allocazione dei fattori produttivi per la produzione di beni (ottimo nella produzione);

b) efficienza nell'allocazione del consumo tra i consumatori (ottimo nello scambio);

c) efficienza nella composizione del prodotto finale (ottimo nella produzione e nello scambio).

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Efficienza nella produzione

a) Partiamo dal considerare il concetto di efficienza nella produzione (ottimo nella produzione).

K A M K 𝐾∗ Q* B L* L Figura 1

Con riferimento a un singolo produttore, sull'asse delle ascisse si indica la quantità di lavoro impiegata per la produzione mentre sull'asse delle ordinate la quantità di capitale impiegata per la stessa produzione (Figura 1). La linea retta decrescente AB indica le combinazioni di capitale e lavoro che determinano lo stesso costo di produzione (isocosto, la cui pendenza è pari al rapporto tra il prezzo del lavoro e il prezzo del capitale, cioè tra i prezzi dei fattori produttivi). La curva convessa Q* indica le combinazioni di capitale e lavoro che consentono di ottenere lo stesso livello di prodotto (isoquanto, la cui pendenza corrisponde al saggio marginale di sostituzione tecnica tra capitale e lavoro: SMST). Nel punto di ottimo M, che consente il massimo livello di prodotto date le condizioni di costo, si avrà

SMST = - W r

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Efficienza nella produzione di beni x e y

Estendiamo ora il nostro ragionamento, supponendo un semplice sistema economico nel quale il capitale e il lavoro sono impiegati per produrre due beni, x e y. Ciò che ci si attende dal concetto di efficienza nella produzione è che i fattori siano impiegati nella produzione dei due beni in modo tale che non sia possibile ottenere quantità maggiori di almeno uno dei due prodotti attraverso una diversa combinazione dei fattori stessi. Se ciò fosse possibile, ne deriverebbe che la produzione di uno dei due beni avviene in maniera inefficiente.

Ly Oy Kx y E" 21 1x y E' Q2 ) y E # Ky 0 x

Questo concetto è rappresentato nella Figura 2 nella quale si riportano contemporaneamente le quantità di capitale e lavoro impiegate nella produzione di x e le quantità di capitale e lavoro impiegate nella produzione di y. Si noti che il grafico relativo alla produzione di y appare rovesciato rispetto a quello relativo alla produzione di x in modo da formare una scatola.

Si consideri inizialmente la produzione di x. Nella scatola, sono riportati gli isoquanti Q7 < Q> < Q che indicano livelli crescenti del bene al crescere della quantità di fattori produttivi impiegati nella sua produzione.

Specularmente lo stesso ragionamento si applica alla produzione di y (Q) > Q> > Qi).

Lx Figura 2

7 Giovanni Carnazza Introduzione alla Scienza delle Finanze Università di Pisa Q3 Q2 Q3

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Ottimo paretiano nella produzione

Da questo grafico, si possono derivare due informazioni importanti.

La prima consiste nel fatto che un ottimo paretiano nella produzione sarà identificato solo da quei punti muovendosi dai quali non sarà possibile aumentare la produzione di un bene senza ridurre la produzione dell'altro bene. Nel nostro esempio, i punti paretianamente ottimi sono E, E' e E": muovendosi da uno qualsiasi di questi punti, il passaggio a un isoquanto di livello maggiore per uno dei due beni comporterà un contemporaneo passaggio a un isoquanto di livello inferiore per l'altro bene. Non è un caso, quindi, che in ciascuno di questi punti si verifichi una tangenza tra gli isoquanti, il che implica la seguente condizione

SMSTX = SMSTY = - ISTY = -

La seconda informazione è che i punti paretianamente ottimi sono molteplici e si distinguono soltanto per i livelli di produzione di x e di y. Idealmente, tutti i punti paretianamente ottimi possono essere uniti da una linea (OxOy) che identifica le diverse combinazioni produttive che danno luogo a ottimi paretiani.

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