Storia, modernità, capitalismo e colonialismo: un'analisi approfondita

Documento universitario sulla visione eurocentrica della storia, il progresso scientifico e morale, il capitalismo e il colonialismo. Il Pdf esplora anche la nascita della società di massa, la produzione e il consumo di massa, i mass media e l'estensione del suffragio, per la materia Storia.

Mostra di più

8 pagine

Noi abbiamo sempre considerato una visione eurocentrica della storia perché l’Europa si pone come
realtà dominante a livello mondiale, da tanti punti di vista. Dalla scoperta dell’America fino al
1800 diventa dominante anche dal punto di vista spaziale, con i grandi imperi coloniali (soprattutto
inglese e francese). Ma quello dell’Europa è anche un dominio di tipo culturale, spirituale.
Quando si parla di modernità bisogna ricordare che la modernità è un tema che riguarda
l’Occidente, l’Europa, le realtà dove si è sviluppata la rivoluzione scientifica che però si è
accompagnata anche ad una rivoluzione tecnica. Non bisogna solo comprendere le leggi della
natura, ma questa comprensione delle leggi della natura deve essere a vantaggio dell’uomo,
implica trasformare la natura per subordinarla agli scopi del progresso umano. Il problema sarà:
che si intende per progresso umano? Avremo nel Novecento un’epoca di massimo progresso umano,
un’epoca di scoperte tecnico-scientifiche in una quantità tale da non essere paragonabile a tutte
le scoperte che erano state fatte fino al Novecento. Il Novecento però si caratterizza anche
come il secolo più tragico dell’umanità. Il Novecento si apre come l’epoca della belle epoque, in cui
si era convinti che il progresso tecnico-scientifico si accompagnasse ad un progresso dell’umanità
anche di tipo morale. Invece la prima guerra mondiale segnerà la rottura totale di questa idea
perché il progresso tecnico scientifico si accompagnerà ad un regresso morale che portera a
tragedie inimmaginabili in un’epoca precedente e inimmaginabili senza lo sviluppo tecnico-
scientifico.
(Rapporto tra progresso scientifico e progresso morale)
L’Europa si pone con un primato tecnologico e scientifico enorme rispetto al resto del mondo. Ciò
significa che tutto il resto del mondo sarà costretto ad assumere questa cultura tecnica-
scientifica di tipo europeo per poter competere a livello di progresso.
Ma nella modernità noi assistiamo anche alla centralità della soggettività, del soggetto e della sua
libertà, valori che si esprimono in tutte le rivoluzioni della modernità europea (inglese, americana,
francese), dove vi è l’idea che l’organizzazione politica e sociale debba essere finalizzata allo
sviluppo libertà umana. La libertà umana è il fine ultimo proprio dell’idea di giustizia. Ciò si
configura all’interno dello sviluppo dello Stato come principio della legge. L’idea della
configurazione della vita politica e sociale attraverso l’organizzazione dello Stato, dello Stato
come principio della legge e come organizzazione della comunità, esce fuori dalla rottura
dell’Ancient Regime, cioè dall’idea che il principio di legge fosse di ordine tradizionale-religioso.
Questa è la rottura vera ed importante: la nascita dello Stato come principio della libertà. Lo
Stato che è principio della legge ha come fine la libertà del soggetto.
Leggendo Honneth abbiamo detto che nella modernità la giustificazione di qualsiasi discussione di
tipo giuridico è subordinato allo sviluppo della libertà. Questo è un portato della modernità
occidentale. Se il soggetto è a fondamento della realtà e massimamente libero, perché si auto
fonda. Se nella modernità la soggettività coincide con la libertà (la libertà del soggetto, non della
comunità). Qualcunque tipo di discorso sulla legittimità della legge, dell’ordinamento giuridico, della
legge positivo, trova fondamento nella garanzia della libertà umana. Dunque il fine ultimo di
qualunque organizzazione è la libertà.
Il nazismo e lo stalinismo saranno tra i regimi più liberali. A livello di discorso pubblico infatti il
nazismo non sosterrà di essere liberale ma di favorire la libertà della razza ariana, così come lo
stalinismo di voler liberare il proletariato dal decadente e oppressivo capitalismo. Qualcunque tipo
di politica si giustifica con la libertà. Questo è un portato dell’Occidente che poi verrà assunto da
tutte le realtà extraeuropee.
La rivoluzione economica e sociale del capitalismo.
Il mondo è un trionfo del capitalismo. Ma dove nasce? Come si sviluppa? Nasce e si sviluppa in
Europa con la seconda rivoluzione industriale. Gli economisti classici sostenevano che l’economia
dovesse essere lasciata libera in modo è che i processi economici potessero far fiorire i progressi
della collettività (Smith con la mano invisibile). Sembra che il capitalismo faccia l’interesse dei
privati ma quando il mercato mette in concorrenza i diversi privati, i diversi produttori, i mezzi di
produzione questa concorrenza crea una sorta di gioco in cui aumenta la produzione. Di questo
beneficia non solo il privato che ha investito e guadagnato, ma tutta la società che si trova di
fronte la possibilità di avere a disposizione beni e servizi qualitativamente e quantitativamente
migliori. Questi è un modo di organizzare l’economia come produzione e distribuzione dei prodotti
occidentale, che si sviluppa in Europa. Tutti questi elementi nel Nivecento dall’Europa verranno
assunte progressivamente in tutte le parti del globo, ma anche perche buona parte del globo è
sotto il dominio europeo. Nella seconda metà dell’Ottocento lo sviluppo del colonialismo, la corsa
per avere nuove colonie soprattutto in Africa e in Asia, spinge le potenze europee a conquistare
quanti più territori extra-europei.
La storia dopo la seconda guerra mondiale da europea diventa mondiale perché le direttive al resto
le mondo non verrano più date dalle potenze europee (Francia, Germania, Inghilterra), ma saranno
date da due realtà extraeuropee: Russia e Stati Uniti(la guerra fredda). Non solo l’Europa non
detterà più le condizioni ma sarà subordinata a questa logica bipolar perché is dividerà in un parte
filosovietica e una parte filoamericana.
La fine del dominio europeo si esprimerà tra l’altro con la fine del potere delle potenze coloniali.
Vedremo quindi la decolonizzazione come altro tema fondamentle. Le grandi potenze europee in
decadenza iniziano a perdere le loro colonie.
Alla fine del Novecento due grandi protagonisti entrano nella storia mondiale: Stati Uniti e
Giappone. Sono due realtà extraeuropee che contrastano la volontà coloniale degli europei. Gli
Stati Uniti, ex colonia inglese, dirà che le questioni che riguardano l’America del Nord e pian piano
anche l’America centrale e l’America del Sud, sono questioni statunitensi. Il Giappone dirà che
l’Asia deve stare in mano agli asiatici (ossia loro, i giapponesi)
A questo punto non c’è nessuna guerra che non veda come protagonisti anche Giappone e Stati
Uniti.
Le motivazioni alla base del colonialismo
Colonialismo= avere delle colonie o imperialismo= avere uno spazio esterno al proprio spazio
statale.
Motivazioni economiche
Ricerca di nuovi mercati = mercati per le materie prime e per i prodotti finiti. Il modello è sempre
quello inglese. La rivoluzione industriale inglese si spiega perché l’Inghilterra ha capacità
attraverso il suo impero di avere tante materie prime e mercati di sbocco per i prodotti finiti.
L’Ingukterra infatti aveva uno scarso mercato interno e poche materie prime. Le materie prime a
bassissimo costo vengono trasformate in Inghilterra e poi rivendute.
Marx: il capitale ha bisogno di accrescersi continuamente, il denaro viene investito e lo scopo di
questo investimento è aumentare il denaro investito. E quando è questo lo scopo ultimo dell’azione

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

La visione eurocentrica della storia

Noi abbiamo sempre considerato una visione eurocentrica della storia perché l'Europa si pone come realtà dominante a livello mondiale, da tanti punti di vista. Dalla scoperta dell'America fino al 1800 diventa dominante anche dal punto di vista spaziale, con i grandi imperi coloniali (soprattutto inglese e francese). Ma quello dell'Europa è anche un dominio di tipo culturale, spirituale. Quando si parla di modernità bisogna ricordare che la modernità è un tema che riguarda l'Occidente, l'Europa, le realtà dove si è sviluppata la rivoluzione scientifica che però si è accompagnata anche ad una rivoluzione tecnica. Non bisogna solo comprendere le leggi della natura, ma questa comprensione delle leggi della natura deve essere a vantaggio dell'uomo, implica trasformare la natura per subordinarla agli scopi del progresso umano. Il problema sarà: che si intende per progresso umano? Avremo nel Novecento un'epoca di massimo progresso umano, un'epoca di scoperte tecnico-scientifiche in una quantità tale da non essere paragonabile a tutte le scoperte che erano state fatte fino al Novecento. Il Novecento però si caratterizza anche come il secolo più tragico dell'umanità. Il Novecento si apre come l'epoca della belle epoque, in cui si era convinti che il progresso tecnico-scientifico si accompagnasse ad un progresso dell'umanità anche di tipo morale. Invece la prima guerra mondiale segnerà la rottura totale di questa idea perché il progresso tecnico scientifico si accompagnerà ad un regresso morale che portera a tragedie inimmaginabili in un'epoca precedente e inimmaginabili senza lo sviluppo tecnico- scientifico.

(Rapporto tra progresso scientifico e progresso morale) L'Europa si pone con un primato tecnologico e scientifico enorme rispetto al resto del mondo. Ciò significa che tutto il resto del mondo sarà costretto ad assumere questa cultura tecnica- scientifica di tipo europeo per poter competere a livello di progresso.

La centralità della soggettività nella modernità

Ma nella modernità noi assistiamo anche alla centralità della soggettività, del soggetto e della sua libertà, valori che si esprimono in tutte le rivoluzioni della modernità europea (inglese, americana, francese), dove vi è l'idea che l'organizzazione politica e sociale debba essere finalizzata allo sviluppo libertà umana. La libertà umana è il fine ultimo proprio dell'idea di giustizia. Ciò si configura all'interno dello sviluppo dello Stato come principio della legge. L'idea della configurazione della vita politica e sociale attraverso l'organizzazione dello Stato, dello Stato come principio della legge e come organizzazione della comunità, esce fuori dalla rottura dell'Ancient Regime, cioè dall'idea che il principio di legge fosse di ordine tradizionale-religioso. Questa è la rottura vera ed importante: la nascita dello Stato come principio della libertà. Lo Stato che è principio della legge ha come fine la libertà del soggetto.

La libertà come fondamento della legge

Leggendo Honneth abbiamo detto che nella modernità la giustificazione di qualsiasi discussione di tipo giuridico è subordinato allo sviluppo della libertà. Questo è un portato della modernità occidentale. Se il soggetto è a fondamento della realtà e massimamente libero, perché si auto fonda. Se nella modernità la soggettività coincide con la libertà (la libertà del soggetto, non della comunità). Qualcunque tipo di discorso sulla legittimità della legge, dell'ordinamento giuridico, della legge positivo, trova fondamento nella garanzia della libertà umana. Dunque il fine ultimo di qualunque organizzazione è la libertà.

La libertà nei regimi totalitari

Il nazismo e lo stalinismo saranno tra i regimi più liberali. A livello di discorso pubblico infatti il nazismo non sosterrà di essere liberale ma di favorire la libertà della razza ariana, così come lo stalinismo di voler liberare il proletariato dal decadente e oppressivo capitalismo. Qualcunque tipo di politica si giustifica con la libertà. Questo è un portato dell'Occidente che poi verrà assunto datutte le realtà extraeuropee.

La rivoluzione economica e sociale del capitalismo

Il mondo è un trionfo del capitalismo. Ma dove nasce? Come si sviluppa? Nasce e si sviluppa in Europa con la seconda rivoluzione industriale. Gli economisti classici sostenevano che l'economia dovesse essere lasciata libera in modo è che i processi economici potessero far fiorire i progressi della collettività (Smith con la mano invisibile). Sembra che il capitalismo faccia l'interesse dei privati ma quando il mercato mette in concorrenza i diversi privati, i diversi produttori, i mezzi di produzione questa concorrenza crea una sorta di gioco in cui aumenta la produzione. Di questo beneficia non solo il privato che ha investito e guadagnato, ma tutta la società che si trova di fronte la possibilità di avere a disposizione beni e servizi qualitativamente e quantitativamente migliori. Questi è un modo di organizzare l'economia come produzione e distribuzione dei prodotti occidentale, che si sviluppa in Europa. Tutti questi elementi nel Nivecento dall'Europa verranno assunte progressivamente in tutte le parti del globo, ma anche perche buona parte del globo è sotto il dominio europeo. Nella seconda metà dell'Ottocento lo sviluppo del colonialismo, la corsa per avere nuove colonie soprattutto in Africa e in Asia, spinge le potenze europee a conquistare quanti più territori extra-europei.

La fine del dominio europeo

La storia dopo la seconda guerra mondiale da europea diventa mondiale perché le direttive al resto le mondo non verrano più date dalle potenze europee (Francia, Germania, Inghilterra), ma saranno date da due realtà extraeuropee: Russia e Stati Uniti(la guerra fredda). Non solo l'Europa non detterà più le condizioni ma sarà subordinata a questa logica bipolar perché is dividerà in un parte filosovietica e una parte filoamericana.

La decolonizzazione

La fine del dominio europeo si esprimerà tra l'altro con la fine del potere delle potenze coloniali. Vedremo quindi la decolonizzazione come altro tema fondamentle. Le grandi potenze europee in decadenza iniziano a perdere le loro colonie.

Stati Uniti e Giappone come nuovi protagonisti

Alla fine del Novecento due grandi protagonisti entrano nella storia mondiale: Stati Uniti e Giappone. Sono due realtà extraeuropee che contrastano la volontà coloniale degli europei. Gli Stati Uniti, ex colonia inglese, dirà che le questioni che riguardano l'America del Nord e pian piano anche l'America centrale e l'America del Sud, sono questioni statunitensi. Il Giappone dirà che l'Asia deve stare in mano agli asiatici (ossia loro, i giapponesi) A questo punto non c'è nessuna guerra che non veda come protagonisti anche Giappone e Stati Uniti.

Le motivazioni alla base del colonialismo

Colonialismo= avere delle colonie o imperialismo= avere uno spazio esterno al proprio spazio statale.

Motivazioni economiche del colonialismo

Ricerca di nuovi mercati = mercati per le materie prime e per i prodotti finiti. Il modello è sempre quello inglese. La rivoluzione industriale inglese si spiega perché l'Inghilterra ha capacità attraverso il suo impero di avere tante materie prime e mercati di sbocco per i prodotti finiti. L'Ingukterra infatti aveva uno scarso mercato interno e poche materie prime. Le materie prime a bassissimo costo vengono trasformate in Inghilterra e poi rivendute.

Marx e il capitalismo

Marx: il capitale ha bisogno di accrescersi continuamente, il denaro viene investito e lo scopo di questo investimento è aumentare il denaro investito. E quando è questo lo scopo ultimo dell'azioneeconomica, l'azione economica è infinita e quindi cerca nuovi mercati per potersi sviluppare .. Quindi il colonialismo è un'espressione del capitalismo. Ci sono motivazioni geopolitiche perché si sviluppano realtà come la Germania, l'Italia, il Giappone, gli Stati Uniti che hanno bisogno di allargare la propria potenza nel momento in cui l'allargamento della propria potenza significa l'allargamento del controllo spazio. Tra la fien dell'Ottocento e l'inizio del novecento di fronte alla povertà in molte zone d'Italia si riscontra il fenomeno dell'emigrazione verso gli Stati Uniti e in Italia uno dei motivi della propaganda coloniale sarà quella di creare uno spazio in cui possano emigrare gli Italiani senza abbandonare l'Italia. E poi si pensa che il potere dello Stato dipenda anche dalla sua grandezza, cosa non vera.

Motivazioni culturali del colonialismo

Le motivazioni attraverso cui viene giustificato l'imperialismo sono importantissime. Tutto il discorso fatto in precedenza mette in evidenza come la rivoluzione spirituale che abbiamo visto essere tipica dell'Ottocento genera in molti intellettuali la convinzione che le nazioni culturalmente più avanzate abbiano un dovere morale nei confronti delle realtà meno sviluppate nel doverle guidare verso il loro sviluppo e la loro emancipazione. C'è una famosa poesia di Kipling intitolata "Il fardello dell'uomo bianco". Come se l'uomo bianco avesse il peso, la responsabilità di guidare l'uomo non bianco verso la sua emancipazione. Questa era la giustificazione culturale che veniva data al colonialismo ma questa impostazione allora si basava sull'idea del darwinismo sociale, che si era sviluppato in Europa e che è fondamentale per capire il razzismo europeo. La lezione di Darwin viene traviata completamente. Infatti essa viene traslata dal regno animale a quello umano, come se l'uomo potesse essere paragonato a un animale. Vi è la convinzione che la storia esprima questa lotta tra le razze umane, in cui è destinata a trionfare, a vivere e a dominare la razza biologicamente superiore, ossia quella bianca. Giustificazione culturale del dominio razziale. Questa idea sarà a fondamento della politica antisemita e non solo portata avanti dai totalitarismi di destra del Novecento.

Razzismo e nazione

Questa idea serviva anche a giustificare l'appartenenza etnica alla nazione. L'idea di nazione progressivamente dal carattere emancipativo (quello della riv francese e propagandata da Mazzini) assume un carattere reazionario, per cui gli uomini appartengono ad una certa nazione perché appartengono ad una certa razza. Vi è la coincidenza tra razza e nazione e questa coincidenza determina le discriminazioni verso tutte quelle razze che non appartengono alla nazione

La società di massa

La colonizzazione si intreccia con la nascita della società di massa in Occidente. "Massa" è un termine abbastanza complesso, studiato da diversissimi punti di vista quali quello sociologico e quello psicologico (la psicologia delle masse, uno dei fenomeni più studiati nel Novecento). Cosa si intende per nascita della società di massa? Si intende che entra in maniera preponderante nella storia un elemento che non vi era mai entrato: le masse. Esse sono costituite dalla maggior parte delle persone della società di un certo Stato che erano state a margine, che fino ad ora non avevano contato nulla nel determinare le vicende storiche, non contavano politicamente, non contavano nelle opinioni che venivano formate all'interno di un contesto di massificazione, non contavano se non come produttori. Massa è un termine in cui la soggettività si perde. Dobbiamo pensare la massa come un insieme di soggetti in cui l'autoconsapevolezza del soggetto viene meno. La massa non è l'unione delle

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.