Documento di Università sulla letteratura greca. Il Pdf esplora la letteratura greca, dalla sua nascita orale alla forma scritta, con un'analisi approfondita dell'epica omerica, le civiltà minoica e micenea, la filologia e le figure degli aedi e dei rapsodi.
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La letteratura greca copre un arco di secoli che va dall'VIII al IV o V secolo d.C. La letteratura greca nasce in un contesto in cui l'oralità ha la meglio sulla scrittura, poiché la forma di comunicazione prediletta degli autori e del pubblico e la voce. Sul finire del IV secolo i testi cominciarono ad essere copiati, conservati e tramandati.
La superficie su cui i greci scrivevano era costituita da fogli di papiro, incollati uno di fianco all'altro, per formare un grande rotolo. A partire dal II secolo a.C. la scrittura letteraria venne fissata anche su pergamena, un foglio costituito da pelle animale. La disposizione a pagine nella forma di un codice fu una rivoluzione straordinaria, cominciò a sostituire il rotolo dal VI secolo d.C.
Per tradizione diretta si intende un'opera letteraria giunta fino a noi dall'antichità su un supporto antico, un'iscrizione su pietra; quando invece l'opera di un autore è trasmessa dentro il testo di un altro autore in forma di citazione, si parla di tradizione indiretta.
Un frammento può essere un pezzetto di testo generalmente poco leggibile, con molte lacune che lo rendono di difficile lettura. Per frammento si deve intendere anche una sezione di testo perfettamente comprensibile, giunta per trascrizione indiretta. Per capire molti testi ci vengono in aiuto le testimonianze, le informazioni sulla data di composizione, citazioni e parti del contenuto.
La filologia è la scienza che si prefigge di studiare i testi letterari per ricostruirli e riconsegnarli alla nostra lettura il più possibile nella loro veste originale. Attraverso il confronto fra i reperti, attraverso lo studio della fonte, il filosofo prova ad avvicinarsi il più possibile al testo originale. Insegue il cosiddetto archetipo che per i testi classici non esiste più.
Già dal III millennio a.C., le regioni a cavallo tra Europa ed Asia erano abitate da popolazioni il cui idioma è stato classificato dalla moderna linguistica come "indoeuropeo". La civiltà indoeuropea era costituita da un amalgama di genti caratterizzate non tanto da un'idea condivisa di nazione, quanto da una comunanza linguistica che non presupponeva né un'unità politica né un'identità razziale. L'Indoeuropeo non è dunque una proto-lingua nata dal nulla. Le migrazioni del popolo delle steppe condussero alcune tribù verso la penisola balcanica e altre in Asia, in direzione della penisola anatolica: è in quell'area che si sviluppò, la civiltà degli Ittiti. Dal nord e dalle zone interne del continente europeo, popolazioni quasi greche si stabilirono nella Grecia continentale e nell'area del Peloponneso intorno al 2000 a.C. Gli elleni o achei, così chiamati, avevano poco in comune con i greci di epoca storica.
La civiltà minoica prende il nome da Minosse, figlio di Zeus e di Europa. Il mito racconta che Zeus scelse l'isola di Creta per amarvi Europa rapita sulle coste dell'Asia minore. La storia conferma che i cretesi provenivano dall' sia minore e che il nome Minosse significava re. Nel 2000 a.C. I cretesi, arrivarono a Creta, fondarono una talassocrazia e costruirono città come Cnosso, dominate da palazzi reali che erano al centro della vita politica, economica e religiosa. La civiltà cretese finì nel 1400 a.C. dopo un terribile terremoto cui seguì la conquista da parte degli achei.
Gli achei erano tribù indoeuropee provenienti dalla Russia meridionale. Nel 2000 a.C. giunsero in Grecia, ma la loro economia decollò molto presto. Gli Achei fondarono numerose città, governateda re: la più potente era Micene, da qui il nome dei micenei. Nel 1250 a.C. tutti i re Micenei si coalizzarono contro Troia, situata sullo stretto di Dardanelli, al confine tra l'Asia minore e l'Europa. La Grecia nel 1200 a.C. fu colpita da terremoti, epidemie, carestie che la resero vulnerabile ad un nuovo ciclone. i popoli del mare. Nel 1200 a.C. I popoli del mare distrussero il Regno Ittita e le città micenee. Gli egizi riuscirono a stento a respingerli.
Subito dopo i popoli del mare si diffuse il popolo dei fenici. I fenici furono grandi navigatori ed erano organizzati in città-Stato. Erano abili commercianti e produttori della porpora: La tintura ricavata da molluschi che tingeva le stoffe di rosso. Nell'VIII secolo a.C. colonizzarono il Mediterraneo, fondando città in Sicilia, Sardegna, nella penisola iberica e in Africa e diffusero in tutto il Mediterraneo il vetro e l'alfabeto, una semplificazione di geroglifici che rendeva finalmente facile apprendere la scrittura.
Il crollo della civiltà micenea, che si ebbe nel 1200 a.C. diede inizio ad un'epoca buia in cui si perse l'uso della scrittura. Questa epoca è conosciuta anche come medioevo ellenico. Durante questo periodo insorse il popolo dei Dori. Essi furono un popolo di lingua greca che occuparono il Peloponneso. Erano organizzati in grandi famiglie chiamate clan. Sollecitati dai fenici, che riempivano il Mediterraneo con le loro navi cariche di merci, i clan dei diversi villaggi si riunirono in tribù. Le tribù attirarono viandanti e famiglie sparse che formarono il demos, su cui i membri dei clan affermarono il loro potere definendosi aristoi "i migliori" per ricchezza: questi formarono l'aristocrazia.
La prima colonizzazione è all'origine di una prima differenziazione linguistica tra i grandi gruppi dialettali: Il dorico, l'eolico e lo lonico. Il dorico divenne il dialetto del Peloponneso e delle isole Creta e Rodi. L'eolico divenne il dialetto dei nativi di Lesbo e delle coste antistanti, ma appartenne anche alla Tessaglia e alla Beozia. Il dialetto lonico si sviluppo nell'Eubea e nell'Attica e si diffuse a Mileto, ad Efeso e a Colofone.
Intorno all'VIII secolo si assistette ad una ripresa che diede impulso a nuovi movimenti e alla fondazione delle poleis. Furono occupate nuove terre, per questo si parlò di seconda colonizzazione. Le terre da occupare da parte dei nuovi coloni furono l'Italia meridionale e la Sicilia, ma anche le terre della Francia meridionale ed egiziane. Ciascuno di questi nuovi centri godeva quasi sempre di un'autonomia pari a quella di uno Stato libero autonomo e il nuovo polites, ossia il cittadino si sentiva parte di un'identità. Molte città insulari e città peloponnesiache conobbero forme di governo che prevedevano un predominio assoluto delle classi ambienti di origine aristocratica e avevano quindi regimi oligarchici. Altri centri, come Atene, si dotarono nel tempo di organi di rappresentanza corrispondenti a forme di democrazia. In altri contesti a prendere il potere furono i tiranni.
Tra il XII e l'VIII secolo nasce la religione tra le mura domestiche. Quando i culti domestici vennero predicati in comune i nacquero i templi, che erano le abitazioni delle divinità. Per i greci i 12 dei principali abitavano sull'olimpo e conducevano una vita simile a quella degli uomini e i loro interventi nelle vicende umane erano casuali e arbitrari. Nella religione greca erano diffusi anche i culti misterici, che erano culti popolari praticati fuori dalle cerimonie pubbliche. Il più importante era quello in onore del Dio del vino Dioniso, per cui si celebravano feste orgiastiche nei boschi.
La struttura di potere si aggregava intorno alle dimore fortificate. Tali dimore erano destinate al signore locale. Il vanax, il signore svolgeva le funzioni di re. Era circondato da una corte di nobili sottoposti dai militari e dalla società civile di uomini liberi, il damos. Il punto di riferimento di queste comunità indipendenti era quindi il palazzo.
La civiltà minoica dei palazzi conosceva la scrittura. Alcuni dei suoi membri legati all'economia palaziale conoscevano un sistema di scrittura probabilmente di tipo sillabico, definito lineare A da Evans. Si tratta di una scrittura attestata a Creta e nelle isole del Mar Egeo, che risale al periodo compreso fra il XIX e il XIV secolo a.C. Uno straordinario manufatto è costituito dal cosiddetto "disco di festo", ritrovato sull'isola da archeologi italiani nel 1908. Si tratta di una pietra circolare di poco spessore, incisa su entrambi i lati, con più di 200 segni disposti a spirale, alcuni accostabili a quelli della lineare A.
Una delle figure più importanti all'interno della civiltà palaziale micenea è senza dubbio quello dello scriba. Il loro compito consisteva sostanzialmente nella schedatura dei beni, altre tavolette ci dicono di porzioni di sacrifici, di oggetti da dedicare alle divinità. Gli strumenti dello scriba erano costituiti da uno stilo appuntito, in osso o in metallo, e da una superficie d'argilla in umidità che poteva essere di forma rettangolare o forma allungata. Una volta scritta, la tavoletta veniva lasciata ad asciugare al sole e quindi archiviata.
Il miceneo nella sua forma scritta fu chiamato da Evans lineare B ( fu la scrittura che utilizzarono gli scriba). Il miceneo, quindi, lo colleghiamo in una fase che va dal 1450 al 1150, a.C. La lingua incisa sulle tavolette ricorre a una scrittura di tipo sillabico, a segni di cifra decimali e di unità di misura. La caratteristica principale di questo sistema è data dal fatto che spesso il segno adoperato crea sillabe in cui nella scrittura una consonante viene appoggiata senza essere pronunciata da una vocale identica a quella che segue.
Siamo in grado di leggere le iscrizioni della Grecia dell'età del bronzo soltanto dalla metà del secolo scorso, grazie alla decifrazione della lineare B da parte di Michael Ventris. Nel 1952 egli scoprì che il greco era effettivamente presente. Partendo dal presupposto che il materiale era proveniente da Cnosso e le tavolette presentavano delle caratteristiche comuni e sovrapponibili, le ipotesi si riducevano a tre, 1- le tavolette ritrovate sulla terraferma provenivano da Cnosso, 2-la lineare B celava una lingua Franca non greca derivata da Cnosso, 3-la lineare B era un'antica forma di greco.
La prima testimonianza scritta collegabile ai poemi omerici è offerta da un vaso chiamato Coppa di Nestore. Rinvenuta nel 1953 ad Ischia, la Coppa è fra i più antichi reperti che ci dicono dell'esistenza di una nuova scrittura. La Coppa di Nestore risale al 725 a.C. e doveva appartenere a qualcuno che parlava il dialetto della madrepatria. Su di essa sono incisi da destra verso sinistra te versi e il secondo e il terzo sono degli esametri dattilici in tutto identici a quelli dei due poemi maggiori. La Coppa di Nestore dimostra l'effettivo successo di un genere che si andava cristallizzando e che metteva al centro del racconto non soltanto gli dèi, ma anche le donne e gli uomini.