Riassunto del film Senso (1954) di Luchino Visconti

Documento universitario di Letteratura sul film "Senso" di Luchino Visconti. Il Pdf esplora i temi principali, lo stile registico e i riferimenti letterari del film, analizzando anche il legame tra cinema e scrittura nell'opera di Goliarda Sapienza, con particolare attenzione a "Io, Jean Gabin".

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Riassunto del lm Senso (1954) di Luchino Visconti
Il lm Senso, ambientato nel 1866 durante la Terza Guerra d’Indipendenza italiana, racconta la
tormentata storia d’amore tra la contessa italiana Livia Serpieri (Alida Valli) e il tenente
austriaco Franz Mahler (Farley Granger). Livia, sposata con un patriota veneto, si innamora
perdutamente di Franz, un uiciale dell’esercito oppressore.
Inizialmente, la relazione è segreta e appassionata, ma con il tempo emergono le vere
intenzioni di Franz: un uomo opportunista, cinico e privo di scrupoli. Livia, accecata dall’amore,
arriva persino a tradire la causa patriottica per lui, fornendogli denaro destinato ai ribelli
ainché possa evitare il fronte di battaglia. Tuttavia, quando si reca a Venezia per raggiungerlo,
scopre con orrore che Franz ha speso quei soldi per una vita dissoluta con altre donne.
Distrutta dal tradimento, Livia lo denuncia, condannandolo così alla fucilazione per diserzione.
Il lm si conclude con Livia, ormai in preda alla follia e al dolore, vagare senza meta per le strade
di Venezia, chiamando disperatamente il nome dell’uomo che l’ha distrutta.
Analisi del lm
1. Temi principali
Passione e tradimento: Il cuore del lm è il rapporto autodistruttivo tra Livia e Franz,
simbolo dell’amore come forza devastante.
Decadenza e corruzione: Livia incarna l’aristocrazia decadente, incapace di scegliere
tra ideali e passioni personali.
Patriottismo e oppressione: Il contesto storico sottolinea il conitto tra l’identità
nazionale italiana e l’occupazione austriaca.
Destino e rovina: Il lm mostra un tragico percorso di autodistruzione, in cui le scelte
dei personaggi portano inevitabilmente alla catastrofe.
2. Stile e regia
Visconti adotta uno stile fortemente pittorico, ispirato ai dipinti di Francesco Hayez e alla
scuola romantica italiana. Le scenograe, i costumi e la fotograa evocano la bellezza e la
decadenza di unepoca. Il regista usa il melodramma per enfatizzare il contrasto tra sentimenti
intimi e grandi eventi storici.
3. Riferimenti letterari
Il lm è tratto dal racconto Senso di Camillo Boito, ma Visconti ne modica profondamente la
trama, rendendo Livia una gura più tragica e intensicando la dimensione politica della storia.
4. Eredità e impatto
Senso è considerato un capolavoro del cinema italiano e una pietra miliare del melodramma
storico. L’inuenza del neorealismo si unisce alla rainatezza visiva e alla critica sociale,
elementi distintivi del cinema di Visconti.
Il lm con Francesca Bertini “La bufera”
Il lm La Bufera (1913), diretto da Baldassarre Negroni, è un dramma muto italiano prodotto
dalla Cines, che segue le vicende sentimentali e le diicoltà morali di una giovane donna
coinvolta in una relazione travagliata.
Trama
La protagonista, una donna di nobili origini, si innamora di un uomo dal passato controverso. Il
loro amore è ostacolato da circostanze avverse e dall’opposizione della società, che vede la
relazione come inappropriata. La donna si trova così divisa tra la passione e il senso del dovere,
arontando tradimenti, sacrici e colpi di scena tipici del melodramma dell’epoca.
La "bufera" del titolo simboleggia sia il tumulto interiore della protagonista sia le diicoltà
sociali che minacciano di travolgere la sua esistenza. Il lm, come molte opere del cinema
muto italiano, utilizza un’estetica visiva ricercata, con scenograe elaborate e un’enfasi
sull’espressività degli attori per compensare l’assenza del sonoro.
Nonostante la scarsità di copie sopravvissute, La Bufera è considerato un esempio signicativo
della produzione cinematograca italiana prebellica, caratterizzato da un forte impianto
melodrammatico e da un'impostazione narrativa teatrale.
Vocabolario
Nel gergo cinematograco, il sistema dei raccordi si riferisce all’insieme di tecniche e regole
che garantiscono la uidità e la continuità visiva, spaziale e temporale tra le inquadrature di
una scena. I raccordi sono fondamentali per evitare salti o incongruenze nel montaggio e
permettere allo spettatore di percepire il lm come un usso coerente.
Goliarda Sapienza nasce a Catania il 10 maggio del 1924. I suoi genitori sono
l’avvocato Giuseppe Sapienza (1880-1049) e la sindacalista lombarda Maria Giudice (1880-
1953), prima donna a capo della Camera del Lavoro di Torino. Giuseppe e Maria si conoscono
quando sono entrambi vedovi e quarantenni: hanno tre gli l’uno e sette l’altra. I genitori di
Goliarda hanno un’intesa non solo sentimentale, ma anche di natura politica: partecipano
attivamente ad alcune delle lotte sociali in Sicilia e dirigono il giornale “Unione”. Nel biennio
1920-1922 il glio maggiore di Giuseppe, Goliardo Sapienza, viene trovato morto in mare. A
Goliarda tocca dunque l’eredità del nome.
Cresce in un clima di libertà dai vincoli sociali sebbene, in alcuni casi, avverta la
“pesantezza di alcune interne alla casa: tre dei suoi fratellastri muoiono più che adolescenti;
il padre ha molte donne e si dedica con fervore all’attività di “avvocato del popolo”; il ruolo
forte e deciso della madre. In alcuni dei suoi lavori più autobiograci, Goliarda Sapienza
racconterà poi aneddoti e vicende legati all’ambiente famigliare.
Maria fu una gura fortissima e fondamentale per Goliarda: arrestata più volte durante
manifestazioni e proteste, sosteneva che il suo dovere di socialista fosse superiore a quello di
madre. Così Goliardia si tira su da sola, circondata da fratelli e sorelle amatissimi che
come lei devono fare di necessità virtù: il ventennio fascista scorre in casa Sapienza ancora
più duro, perché i genitori combattono il fascismo con una durezza e una convinzione che
non è poi così lontana dalle idee mussoliniane.
Fra i vicoli della Civita, Goliarda avrà la sua prima esperienza amorosa e sessuale con l’amica
Nica. Certo non poteva sapere che quella sua amica, che di libri e musica e teatro non sapeva
proprio nulla, in realtà non era una semplice ragazzina del quartiere, ma sua sorella, glia
illegittima del padre Giuseppe.

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Anteprima

Riassunto del film Senso (1954)

Il film Senso, ambientato nel 1866 durante la Terza Guerra d'Indipendenza italiana, racconta la tormentata storia d'amore tra la contessa italiana Livia Serpieri (Alida Valli) e il tenente austriaco Franz Mahler (Farley Granger). Livia, sposata con un patriota veneto, si innamora perdutamente di Franz, un ufficiale dell'esercito oppressore.

Inizialmente, la relazione è segreta e appassionata, ma con il tempo emergono le vere intenzioni di Franz: un uomo opportunista, cinico e privo di scrupoli. Livia, accecata dall'amore, arriva persino a tradire la causa patriottica per lui, fornendogli denaro destinato ai ribelli affinché possa evitare il fronte di battaglia. Tuttavia, quando si reca a Venezia per raggiungerlo, scopre con orrore che Franz ha speso quei soldi per una vita dissoluta con altre donne.

Distrutta dal tradimento, Livia lo denuncia, condannandolo così alla fucilazione per diserzione. Il film si conclude con Livia, ormai in preda alla follia e al dolore, vagare senza meta per le strade di Venezia, chiamando disperatamente il nome dell'uomo che l'ha distrutta.

Analisi del film Senso

Temi principali del film

  1. Temi principali
    • Passione e tradimento: Il cuore del film è il rapporto autodistruttivo tra Livia e Franz, simbolo dell'amore come forza devastante.
    • Decadenza e corruzione: Livia incarna l'aristocrazia decadente, incapace di scegliere tra ideali e passioni personali.
    • Patriottismo e oppressione: Il contesto storico sottolinea il conflitto tra l'identità nazionale italiana e l'occupazione austriaca.
    • Destino e rovina: Il film mostra un tragico percorso di autodistruzione, in cui le scelte dei personaggi portano inevitabilmente alla catastrofe.

Stile e regia di Visconti

  1. Stile e regia Visconti adotta uno stile fortemente pittorico, ispirato ai dipinti di Francesco Hayez e alla scuola romantica italiana. Le scenografie, i costumi e la fotografia evocano la bellezza e la decadenza di un'epoca. Il regista usa il melodramma per enfatizzare il contrasto tra sentimenti intimi e grandi eventi storici.

Riferimenti letterari di Senso

  1. Riferimenti letterari Il film è tratto dal racconto Senso di Camillo Boito, ma Visconti ne modifica profondamente la trama, rendendo Livia una figura più tragica e intensificando la dimensione politica della storia.

Eredità e impatto del film

  1. Eredità e impatto Senso è considerato un capolavoro del cinema italiano e una pietra miliare del melodramma storico. L'influenza del neorealismo si unisce alla raffinatezza visiva e alla critica sociale, elementi distintivi del cinema di Visconti.

Il film La Bufera (1913) con Francesca Bertini

Il film La Bufera (1913), diretto da Baldassarre Negroni, è un dramma muto italiano prodotto dalla Cines, che segue le vicende sentimentali e le difficoltà morali di una giovane donna coinvolta in una relazione travagliata.Trama La protagonista, una donna di nobili origini, si innamora di un uomo dal passato controverso. Il loro amore è ostacolato da circostanze avverse e dall'opposizione della società, che vede la relazione come inappropriata. La donna si trova così divisa tra la passione e il senso del dovere, affrontando tradimenti, sacrifici e colpi di scena tipici del melodramma dell'epoca.

La "bufera" del titolo simboleggia sia il tumulto interiore della protagonista sia le difficoltà sociali che minacciano di travolgere la sua esistenza. Il film, come molte opere del cinema muto italiano, utilizza un'estetica visiva ricercata, con scenografie elaborate e un'enfasi sull'espressività degli attori per compensare l'assenza del sonoro.

Nonostante la scarsità di copie sopravvissute, La Bufera è considerato un esempio significativo della produzione cinematografica italiana prebellica, caratterizzato da un forte impianto melodrammatico e da un'impostazione narrativa teatrale.

Vocabolario cinematografico

Nel gergo cinematografico, il sistema dei raccordi si riferisce all'insieme di tecniche e regole che garantiscono la fluidità e la continuità visiva, spaziale e temporale tra le inquadrature di una scena. I raccordi sono fondamentali per evitare salti o incongruenze nel montaggio e permettere allo spettatore di percepire il film come un flusso coerente.

Biografia di Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza nasce a Catania il 10 maggio del 1924. I suoi genitori sono l'avvocato Giuseppe Sapienza (1880-1049) e la sindacalista lombarda Maria Giudice (1880- 1953), prima donna a capo della Camera del Lavoro di Torino. Giuseppe e Maria si conoscono quando sono entrambi vedovi e quarantenni: hanno tre figli l'uno e sette l'altra. I genitori di Goliarda hanno un'intesa non solo sentimentale, ma anche di natura politica: partecipano attivamente ad alcune delle lotte sociali in Sicilia e dirigono il giornale "Unione". Nel biennio 1920-1922 il figlio maggiore di Giuseppe, Goliardo Sapienza, viene trovato morto in mare. A Goliarda tocca dunque l'eredità del nome.

Cresce in un clima di libertà dai vincoli sociali sebbene, in alcuni casi, avverta la "pesantezza" di alcune interne alla casa: tre dei suoi fratellastri muoiono più che adolescenti; il padre ha molte donne e si dedica con fervore all'attività di "avvocato del popolo"; il ruolo forte e deciso della madre. In alcuni dei suoi lavori più autobiografici, Goliarda Sapienza racconterà poi aneddoti e vicende legati all'ambiente famigliare.

Maria fu una figura fortissima e fondamentale per Goliarda: arrestata più volte durante manifestazioni e proteste, sosteneva che il suo dovere di socialista fosse superiore a quello di madre. Così Goliardia si tira su da sola, circondata da fratelli e sorelle amatissimi che come lei devono fare di necessità virtù: il ventennio fascista scorre in casa Sapienza ancora più duro, perché i genitori combattono il fascismo con una durezza e una convinzione che non è poi così lontana dalle idee mussoliniane.

Fra i vicoli della Civita, Goliarda avrà la sua prima esperienza amorosa e sessuale con l'amica Nica. Certo non poteva sapere che quella sua amica, che di libri e musica e teatro non sapeva proprio nulla, in realtà non era una semplice ragazzina del quartiere, ma sua sorella, figlia illegittima del padre Giuseppe.Nella Civita si poteva fare ogni tipo d'esperienza e ogni tipo di lavoro: così Goliarda inizia a fare l'aiutante di un mastro puparo, Insanguine, che le insegna l'amore per la lettura e anche per il teatro; a diciassette anni si trasferisce a Roma con sua madre per frequentare l'Accademia di Arte Drammatica.

Emerge, sin da quando è bambina la sua capacità di affabulare con la parola. Ha doti artistiche da attrice, ballerina e cantante. La sua salute, tuttavia, è abbastanza cagionevole, si ammala anche in modo grave, come nel caso della difterite e della tubercolosi.

Il trasferimento a Roma di Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza si trasferisce con la madre a Roma nel 1943. Qui frequenta l'Accademia d'Arte Drammatica diretta da Silvio d'Amico. Attraverso la recitazione esprime sé stessa: è un'attività che le piace, ma non apprezza quel mondo "patinato" in cui vivono attori e attrici di successo. Non si diploma e, contestando gli insegnamenti dell'Accademia, forma una compagnia d'avanguardia, con altri ex studenti contestatari e vicini al metodo Stanislavskij.

Arriviamo così al 1947, anno in cui incontra il regista Citto Maselli. Tra i due nasce un legame fortissimo, una relazione profonda, ma anche aperta a nuovi incontri. Durerà per 18 anni e, anche dopo la separazione molto sofferta, rimane una bellissima e autentica amicizia. Goliarda vive la vita in modo febbrile, intenso: ne coglie ogni aspetto e sfumatura con tutta sé stessa.

Non diventa subito una scrittrice. Frequenta ambienti esclusivi, lavora con Maselli e anche con registi come Luigi Comencini, Alessandro Blasetti, Cesare Zavattini e Luchino Visconti. Partecipa in questo modo alla corrente del neorealismo italiano, un contesto di partecipazione civile, politica e morale dei tempi. Goliarda Sapienza ha una personalità molto forte, che riuscirà poi a esprimere e raccontare attraverso la scrittura. In più di un'occasione tenta il suicidio. Una prima volta nel 1962 e poi nel 1964. Dopo questa seconda drammatica esperienza, si dedica alla scrittura. Si ritrova così in un mondo diverso da quello legato al cinema.

Goliarda fa il suo esordio di fronte alla macchina da presa nel 1946 con Alessandro Blasetti; il suo contributo attoriale però si esaurisce in pochi titoli, sette in tutto, attraverso l'interpretazione di piccoli ma folgoranti ruoli con i più grandi nomi del cinema neorealista: Un giorno della vita (A. Blasetti, 1946), Fabiola (A. Blasetti, 1948), Persiane chiuse (L. Comencini, 1950), Altri tempi, episodio La morsa (A. Blasetti, 1951), Senso (L. Visconti, 1954), Gli sbandati (C. Maselli, 1955), Lettera aperta a un giornale della sera (C. Maselli, 1970).

Seguiranno ulteriori impegni cinematografici, televisivi e radiofonici, ma la partecipazione, come in numerose occasioni, non sarà accreditata. Si tratta di figure per lo più secondarie, ma che in alcuni casi rivestono un significato particolare alla luce dei successivi sviluppi della carriera artistica della scrittrice. Nel film di Blasetti, Fabiola, per esempio, come nota giustamente Lucia Cardona, Sapienza interpreta «un ruolo defilato ma niente affatto trascurabile e un certo senso "premonitore": quello di Letizia, una donna vittima dellepersecuzioni religiose, intenta a scrivere la storia dei cristiani, a partire dai racconti di Maestro Cassiano, che ascolta con partecipe attenzione. L'occhio del cinema, dunque, raffigura e pare visivamente presentire il destino di Goliarda scrittrice: scrittrice clandestina e catacombale nella finzione dello schermo e, nella vita, scrittrice clandestina e fuori dal canone dell'editoria e della cultura italiana». La sua presenza nei set cinematografici è confermata anche nelle funzioni di aiuto regista, sceneggiatrice, doppiatrice e assistente agli attori: con Zavattini e Visconti, ma soprattutto in tutti i film e documentari del compagno Maselli, Goliarda comincia ad operare come silenziosa «cinematografara» (così ama definirsi), un impegno intenso e gravoso, che nel tempo sarebbe rimasto sotto traccia, mai accreditato ufficialmente. Negli appunti segnati nei taccuini, in cui ha fissato molti dei suoi ricordi, pubblicati di recente (Il vizio di parlare a me stessa, Einaudi, 2011 e La mia parte di gioia, Einaudi, 2013) Sapienza sottolinea più volte la durezza e la fatica del mestiere di «cinematografara». Il lavoro di assistente le permette di qualificarsi anche come insegnante di recitazione, mettendosi in gioco, a partire dal 1991, nell'esperienza di insegnante al Centro Sperimentale di Cinematografia dove lavora negli ultimi anni della sua vita. Il bisogno di esprimere se stessa attraverso la scrittura emerge per Goliarda in seguito all'evento tragico della morte della madre, avvenuta il 5 febbraio 1953. Il distacco da Maria segna profondamente Sapienza conducendola a una ricerca quasi ossessiva dell'immagine materna, in un processo di recupero memoriale che marca in modo costante il suo stile narrativo. L'esordio letterario di Goliarda, o come ben definisce Angelo Pellegrino l'«atto di nascita» della sua vocazione letteraria, risale alla stesura durante gli anni Cinquanta delle poesie poi confluite in Ancestrale (La Vita Felice, 2013), che comprende una sezione in dialetto dal titolo Siciliane (già pubblicata da Il Girasole, 2012). Nelle poesie c'è la volontà da parte di Sapienza di rievocare le figure della madre e del padre e di ritornare con il ricordo al vissuto familiare dell'infanzia. Nello stesso periodo Goliarda si mette alla prova anche con la prosa, con i racconti di Destino coatto (Empiria, 2002). Con queste opere l'autrice inizia ad addentrarsi nel campo della scrittura autobiografica, a cui fa seguito il progetto del ciclo memoriale dell'«autobiografia delle contraddizioni». Lettera aperta (1967), Il filo di mezzogiorno (1969), entrambi pubblicati da Garzanti, nascono nel tentativo del recupero dei ricordi a scopo terapeutico, a margine cioè dell'analisi intrapresa dopo le devastanti sedute di elettroshock a cui era stata sottoposta a causa del suicidio mancato.

Il periodo che va dal 1969 al 1976 è dedicato alla stesura del suo grande romanzo, L'arte della gioia. Goliarda si rinchiude nella casa di Gaeta per molti anni e trascorre le sue giornate nella creazione del suo unico personaggio di finzione, Modesta, una donna libera sessualmente, ideologicamente e politicamente. Dopo un'intricata vicenda editoriale e un'infinita serie di rifiuti, la prima parte de L'arte della gioia viene pubblicata nel 1994 presso Stampa Alternativa, che nel 1998 propone la versione integrale; ma il caso Goliarda Sapienza esplode in Italia dieci anni dopo a seguito della scoperta del capolavoro all'estero: la casa editrice francese Viviane Hamy pubblica infatti per prima l'edizione integrale tradotta de L'Art de la joie (2005); segue la pubblicazione tedesca In den Himmel stürzen (2006), quelle spagnole L'art de viure (2007) e El arte del placer (2007) fino ad arrivare all'edizione italiana di Einaudi nel 2008.

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