Slide sulla Nascita e sviluppo del Comune. Il Pdf, pensato per la scuola superiore, esplora la nascita e lo sviluppo dei Comuni in Italia, i nuovi abitanti delle città (i borghesi) e le corporazioni artigiane, in materia di Storia.
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L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 1Nasce il Comune
Fin dal tempo degli Ottoni, l'amministrazione della difesa militare di centri urbani erano
affidate dal sovrano al vescovo. Quest'ultimo agiva in modo del tutto autonomo: si
occupava
di riscuotere i tributi dagli
abitanti della città ;
di garantire
l'ordine pubblico .
A tale scopo aveva al suo servizio una clientela di signori e cavalieri (i cosiddetti milites),
che erano in gran parte i suoi parenti o a lui legati da vincoli di natura vassallatica .
Progressivamente gli aristocratici (i signori e i milites inurbati) reclamarono un ruolo
sempre più importante nel governo della città, consigliando il vescovo su questioni di
interesse comune e coadiuvandone l'azione.
Inoltre tutti i cittadini (i cosiddetti cives) - quindi gli aristocratici, i commercianti e gli
artigiani più ricchi - scoprirono di avere molti interessi e ambizioni in comune. Si allearono
dunque fra loro per governare e difendere in modo autonomo la propria città. Tali alleanze
venivano sancite da un pubblico giuramento ed è questo patto che noi chiamiamo
Comune
LADdoveVA PAGARe delle imposic
Al IMPERATORO
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 2I nuovi abitanti delle città: i borghesi
DAUMENTO della Popolazione
Incremento demografico e sviluppo agricolo incentivarono la rinascita delle città : a partire dall'XI secolo in
molte aree dell'Europa le città tornarono a popolarsi e ad essere sede di intensa attività di produzione,
commercio e scambio
1Anno+199 di Residenza erAno liberi
La città esercitavano una grande
attrattiva sui contadini:
LA CITTÀ ATIRAVA I CONTADINI
qui potevano fare fortuna e dopo un anno e un giorno di
residenza erano liberi dagli obblighi servili nei confronti dei
loro signori. Un proverbio del tempo affermava:
«l'aria della città rende liberi »
Si insediavano nei borghi,
cioè nei nuovi quartieri costruiti
fuori le mura e costituivano la
borghesia
(dal latino medievale burgensis).
Si trattava di un ceto molto
composito:
A manodoPERAnonspeciAliZATA
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 3Le botteghe artigiane e le corporazioni
Nei centri urbani in via di espansione si moltiplicarono le botteghe artigiane. Ogni
bottega era diretta da un maestro ed era composta dagli apprendisti. Questi ultimi
pagavano per diversi anni un canone al maestro, che insegnava loro il mestiere e
forniva di vitto e alloggio. L'apprendistato durava dai sei agli otto anni a seconda delle
specialità.
A mamo a mano che le specializzazioni aumentavano, gli artigiani cominciarono a riunirsi in
corporazioni, chiamate anche Arti (in Germania Gilde, pron. Ghilde), e divise in due
categorie:
le Arti maggiori, composte dai personaggi più
influenti, ricoprivano i più prestigiosi incarichi
politici. Erano divise tra: Giudici e Notai,
Mercanti, Cambiavalute, Lanaioli, Setaioli,
Medici e Speziali, Pellicciai.
le Arti minori, che riguardavano la gran parte
delle attività artigianali e comprendevano Beccai
(ovvero macellai), Calzolai, Fabbri, Maestri di
pietra e legname, Rigattieri, Vinattieri, Corazzai
e Spadari, Albergatori, Cuoiai, Fornari; i suoi
rappresentanti furono a lungo esclusi dalle più
alte cariche politiche.
Ogni arte aveva un suo priore, eletto dai maestri artigiani, che doveva controllare il comportamento dei
membri. Le corporazioni, infatti, avevano norme molto precise che regolavano i rapporti di lavoro, la qualità
dei prodotti e i prezzi di vendita, in modo che la concorrenza fra botteghe non fosse sleale e il volume della
corporazione di appartenenza non venisse disonorato.
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 4I Comuni in Italia
I Comuni si svilupparono in modalità differenti a
seconda delle aree geografiche. Nell'Italia centro-
settentrionale, alla fine dell'XI e il XII secolo, i
cittadini più in vista, appartenenti alle principali
famiglie di aristocratici e milites, cominciarono a
collaborare con i vescovi , a consigliarli nel governo
delle città fino a sostituirli del tutto, il più delle volte
in modo pacifico; in alcuni casi se un vescovo non
approvava l'intraprendenza dei cittadini,
l'aristocrazia cittadina non si faceva scrupoli nel far
ricorso alle armi.
Ovunque si costituì una vera e propria
amministrazione separata da quella ecclesiastica .
La riforma gregoriana e la lotta per l'investitura
avevano
infatti
provocato
una grave crisi
nell'organizzazione amministrativa della Chiesa,
cosicché il vescovo aveva perso la sua capacità di
esercitare un dominio concreto sulla città rispetto al
passato, a vantaggio delle nuove forme di
autogoverno comunale.
Anche l'imperatore, che era in teoria il titolare
del potere supremo sulle città, almeno all'inizio
non fu in grado di contrastare l'espansione dei
Comuni perché impegnato a fronteggiare le
numerose rivolte dell'aristocrazia tedesca , oltre
all'annosa controversia con il papa per le
investiture.
Riconobbe quindi, almeno in un primo momento,
le nuove forme di autogoverno cittadino e si
accontento che le città lasciassero nelle mani
dell'Impero solo alcuni diritti minori.
Pretese di essere bene accolto e che il suo
esercito fosse rifornito nelle città presso le quali
giungeva; volle inoltre che i Comuni pagassero
alcune tasse e che, in caso di necessità, gli
assicurassero un certo numero di uomini in armi.
Questo equilibrio era però destinato ad incrinarsi:
quando l'imperatore si accorse che le città erano
diventate di fatto autonome ed indipendenti dalla
sua autorità viaggi alla nuova situazione con
estrema durezza.
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 5Il Comune: la fase consolare
In questo primo periodo il governo comunale era affidato ai consoli (due o anche più), scelti
fra l'aristocrazia feudale residente in città. A loro spettava il compito di
3 compTIL del
console
difendere la
città
assicurare la giustizia
far rispettare le leggi
I consoli erano affiancati da un'assemblea di tutti i cittadini (detta "arengo") e da un
Consiglio degli Anziani, al quale accedevano solo i membri delle famiglie più importanti.
Il nome di consules era stato volutamente scelto per ricordare gli antichi magistrati della
Repubblica romana.
Durante il Medioevo l'ordinamento comunale escludeva dalla partecipazione al governo i
cittadini appartenenti alle classi sociali più umili, salariati e piccoli artigiani.
All'interno del Comune, il ruolo predominante assunto dalle classi aristocratiche (si parla
anche di « comune aristocratico » o «oligarchico >>) fu presto causa di conflitti: le alleanze e le
rivalità tra gruppi e famiglie resero infatti violenta e turbolenta la vita quotidiana.
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 7Il Comune podestarile ...
Con la pace di Costanza del 1183, i Comuni erano riusciti a consolidarsi come organismi legittimi, dotandosi
di leggi proprie (gli statuti), mentre i vescovi avevano perso qualsiasi potere sulla giurisdizione civile della
città.
Si cominciarono a costruire appositi edifici pubblici nei quali operava l'amministrazione cittadina.
CITTADINANZA
S
Tuttavia la necessità di porre fine alle continue
guerre intestine fra le famiglie aristocratiche e di
avere rappresentanti che trattassero con equità
agli interessi cittadini, portò, nel XIII secolo, a
sostituire i consoli, ritenuti spesso troppo di parte,
La speranza era che il podestà, non avendo
legami o interessi con i potenti della città che
era chiamato a dirigere, si sarebbe comportato
con imparzialità ..
CAMIgliA
ARISTO CRATICne
con una potestà (dal latino potestas, " autorità").
D VenIVA DA ALTRE CITTÀ (COSI non POTEVA essere
dAlle FAM Ricche
LOSI SOSTITUISCE I- AFIGURA del console con POTESTA
Restava in carico per un tempo limitato, da sei mesi a un anno, e alla scadenza del
mandato il suo lavoro veniva sottoposto a giudizio di una commissione ; se il giudizio
era positivo veniva retribuito. Alla conclusione del loro mandato, si trasferivano in
un'altra città per continuare lo stesso lavoro
Anche il governo podestarile però non risolse le rivalità tra le famiglie più potenti
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
p. 8... e quello popolare
Nel XIII secolo in città erano in molti ad essere esclusi dal governo. Non potevano entrare a far parte
delle istituzioni comunali i mercanti di più recente fortuna, i cambiatori, gli artigiani, gli intellettuali
laici e signori recentemente immigrati.
A partire dalla seconda metà del Duecento, la comunanza di interesse spinse questi cittadini a riunirsi
nelle "società di popolo" o più in generale nel " popolo", categoria che escludeva del tutto i più
poveri. Il popolo funzionò come una vera e propria grande associazione politica, attraverso cui
contrastare i gruppi che per tradizione governavano la città.
A volte lo scontro fra milites e populares divenne assai violento. I gruppi riuniti intorno al "popolo"
riuscirono alla fine ad arrivare al governo della città, a dotarsi di propri organismi e di propri
consiglieri per amministrare il potere e ad eleggere un " capitano del popolo" che si affiancò al
podestà.
Il capitano del popolo si occupava
della difesa dell'ordine pubblico
Il podestà amministrava la
giustizia e curava il funzionamento
degli uffici comunali
Seppure in maniera diversa da città a città, il Capitano del popolo divenne un'autorità contrapposta a
quella del podestà. Il governo venne quindi spartito tra queste due cariche tra loro rivali, con la
conseguente crescita dell'instabilità politica all'interno del Comune .
L'Italia comunale e l'Impero
Rosaria Claudione
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