Le Rivoluzioni del 1848: cause e conseguenze in Italia

Documento sulle Rivoluzioni del 1848. Il Pdf analizza le cause e le conseguenze delle rivoluzioni del 1848 in Italia, l'arretratezza economica e sociale, il dibattito risorgimentale con Mazzini, il brigantaggio e la mafia nel Sud Italia, la politica economica della Destra Storica e l'unificazione italiana, inclusa la questione di Roma capitale. Questo materiale di Storia per l'Università è stato prodotto nel XIX secolo.

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19 pagine

LE RIVOLUZIONI DEL 1848
1.L’ARRETRATEZZA DELL’ITALIA (174-175)
UN’AGRICOLTURA ANCORA ESTENSIVA
Intorno alla metà dell’ ‘800, in tutta Europa si era verificato un forte aumento
demografico (9 milioni di persone). In Francia e in Inghilterra era avvenuto il decollo
industriale, invece l’Italia era ancora arretrata, e l’economia era incentrata
sull’agricoltura. All’aumentare della popolazione era aumentata anche la produzione
di cereali; sono state introdotte nuove coltivazioni, come quelle della patata e del
mais. L’agricoltura italiana era prevalentemente estensiva, quella intensiva era
concentrata soprattutto in Pianura Padana.
MEZZADRIA E LATIFONDO
In Toscana si praticava ancora la mezzadria, cioè i terreni appartenenti ad un unico
I proprietari erano divisi in poderi, ogni podere era affidato ad una famiglia di
contadini: metà del raccolto andava al proprietario e l’altra metà alla famiglia che lo
coltivava. Nel Centro e nel Sud il terreno era meno fertile, si praticava un’agricoltura
estensiva di latifondo. Il terreno veniva coltivato a grano e dopo la coltivazione
veniva lasciato riposare un anno (rese molto basse). A metà dell’ ‘800 le industrie
operanti nei settori tessile, siderurgico e meccanico.
Si trattava di industrie di piccole dimensioni, le quali sorgevano lungo i corsi d’acqua
per sfruttare la forza motrice. Gli operai era per lo più contadini che non lavoravano
nei campi durante l’autunno e l’inverno.
UN SETTORE TESSILE ANCORA PREINDUSTRIALE
Il settore più sviluppato era quello tessile: venivano lavorati seta, lana e cotone.
La produzione di seta era diffusa in Piemonte e in Lombardia; però non si compiva
l’intero ciclo di lavorazione, ma solo le prime fasi. Il filo grezzo era poi tessuto
all’estero. L’industria laniera era concentrata nella zona di Prato e Veneto; Una parte
del lavoro era svolta dalle contadine nelle campagne e completata poi da artigiani in
città. Il cotone era lavorato in Lombardia e nell’Italia Meridionale; la lavorazione era
più moderna, ma la produzione era ridotta. Grande era anche il ritardo dell’industria
siderurgica e meccanica.
LE CONDIZIONI DI VITA DEI CONTADINI
A metà ‘800, le condizioni dei contadini non erano migliorate. L’alimentazione si
basava sul consumo di farinacei: nel sud grano, frutta e verdura; nel nord polenta, ed
erano diffuse le malattie dovute alla mancanza di vitamine. La presenza di vaste
zone paludose favoriva la diffusione della malaria. Le abitazioni misere e le
condizioni igieniche precarie favorivano la diffusione di epidemie (vaiolo, tifo, colera).
La durata media della vita era bassa (35-40).
LE CAUSE DELL’ARRETRATEZZA
L’Italia era in una condizione di grande arretratezza, le cause:
-poche materie prime
-rete viaria poco sviluppata
-poco investimento nello sviluppo economico
-le banche non investono nell’agricoltura e nell’industria
-mancavano gli imprenditori disposti a rischiare in nuove attività produttive
-il reddito pro capite era basso e mancava quindi un mercato interno capace di
assorbire
beni e prodotti.
Ciò era aggravato dalla divisione politica dell’Italia in tanti Stati, ciascuno dei quali
con la sua
moneta, i suoi dazi e le sue leggi.
2.IL DIBATTITO RISORGIMENTALE: MAZZINI (178-179)
L’IDEA DI UNITÀ NAZIONALE
Anche in Italia nei primi decenni dell’Ottocento si diffuse l’idea di unità nazionale. Il
processo che portò alla formazione di un unico stato italiano venne definito
Risorgimento. Nel corso dei secoli si sviluppò una nazione italiana, ovvero
un’identità culturale italiana. A diffondere l’idea di unità nazionale contribuì
grandemente il dibattito risorgimentale, cioè la discussione sui quali erano gli
strumenti più adatti per raggiungere l’unificazione del Paese e su quali erano le
caratteristiche che il nuovo Stato avrebbe dovuto avere. Due furono i principali
schieramenti che si contrapposero: quello moderato (destra risorgimentale) e quello
democratico (sinistra risorgimentale).
LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DI MAZZINI
Nato a Genova da una famiglia agiata, Giuseppe Mazzini (1805-1872) fin da giovane
si avvicinò alle idee patriottiche. Iscritto alla Carboneria, nel 1830 venne arrestato
dalla polizia sabauda. Dovette allora scegliere tra l’esilio o il confino in un piccolo
centro del Piemonte. Scelto l’esilio, si recò a Marsiglia dove entrò in contatto con il
gruppo di esuli italiani. Convinto che la Carboneria non fosse riformabile, nel 1831
Mazzini fondò una nuova organizzazione politica, la Giovine Italia. In sintesi, l’Italia
doveva diventare “una, libera, indipendente e repubblicana”. La Giovine Italia si
presentò come un fatto completamente nuovo nel panorama politico italiano. La sua
diffusione fu piuttosto ampia e arrivò a contare decine di migliaia di aderenti, anche
se concentrati prevalentemente in Lombardia, Liguria, Toscana e nello Stato
Pontificio. Gli aderenti appartenevano alle classi medie e popolari urbane, mentre
rimasero estranei i contadini. Alla Giovine Italia aderì anche Giuseppe Garibaldi.
“DIO E POPOLO”
La concezione che Mazzini aveva della religione era tipicamente romantica, ma
lontana dalla visione cristiana. Dio per Mazzini si identificava con lo spirito presente
nella Storia e,in definitiva, con la stessa umanità. Inoltre, Mazzini sosteneva il
principio dell’associazionismo e criticava l’individualismo settecentesco.
“PENSIERO E AZIONE”
La visione di Mazzini era quindi profondamente spirituale. Da qui la totale avversione
per la concezione materialistica di Marx. Ciò che Mazzini non condivideva era il
principio marxiano della lotta di classe, in quanto rompeva l’unità spirituale del
popolo. Per Mazzini il pensiero teorico non andava disgiunto dall’azione concreta.
Occorreva pensare, ma anche agire. I limiti maggiori del pensiero di Mazzini si
rivelarono proprio nell’azione.

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L'Arretratezza dell'Italia (174-175)

Un'Agricoltura Ancora Estensiva

Intorno alla metà dell' '800, in tutta Europa si era verificato un forte aumento demografico (9 milioni di persone). In Francia e in Inghilterra era avvenuto il decollo industriale, invece l'Italia era ancora arretrata, e l'economia era incentrata sull'agricoltura. All'aumentare della popolazione era aumentata anche la produzione di cereali; sono state introdotte nuove coltivazioni, come quelle della patata e del mais. L'agricoltura italiana era prevalentemente estensiva, quella intensiva era concentrata soprattutto in Pianura Padana.

Mezzadria e Latifondo

In Toscana si praticava ancora la mezzadria, cioè i terreni appartenenti ad un unico I proprietari erano divisi in poderi, ogni podere era affidato ad una famiglia di contadini: metà del raccolto andava al proprietario e l'altra metà alla famiglia che lo coltivava. Nel Centro e nel Sud il terreno era meno fertile, si praticava un'agricoltura estensiva di latifondo. Il terreno veniva coltivato a grano e dopo la coltivazione veniva lasciato riposare un anno (rese molto basse). A metà dell' '800 le industrie operanti nei settori tessile, siderurgico e meccanico. Si trattava di industrie di piccole dimensioni, le quali sorgevano lungo i corsi d'acqua per sfruttare la forza motrice. Gli operai era per lo più contadini che non lavoravano nei campi durante l'autunno e l'inverno.

Un Settore Tessile Ancora Preindustriale

Il settore più sviluppato era quello tessile: venivano lavorati seta, lana e cotone. La produzione di seta era diffusa in Piemonte e in Lombardia; però non si compiva l'intero ciclo di lavorazione, ma solo le prime fasi. Il filo grezzo era poi tessuto all'estero. L'industria laniera era concentrata nella zona di Prato e Veneto; Una parte del lavoro era svolta dalle contadine nelle campagne e completata poi da artigiani in città. Il cotone era lavorato in Lombardia e nell'Italia Meridionale; la lavorazione era più moderna, ma la produzione era ridotta. Grande era anche il ritardo dell'industria siderurgica e meccanica.

Le Condizioni di Vita dei Contadini

A metà '800, le condizioni dei contadini non erano migliorate. L'alimentazione si basava sul consumo di farinacei: nel sud grano, frutta e verdura; nel nord polenta, ed erano diffuse le malattie dovute alla mancanza di vitamine. La presenza di vaste zone paludose favoriva la diffusione della malaria. Le abitazioni misere e le condizioni igieniche precarie favorivano la diffusione di epidemie (vaiolo, tifo, colera). La durata media della vita era bassa (35-40).

Le Cause dell'Arretratezza

L'Italia era in una condizione di grande arretratezza, le cause:

  • poche materie prime
  • rete viaria poco sviluppata
  • poco investimento nello sviluppo economico
  • le banche non investono nell'agricoltura e nell'industria-mancavano gli imprenditori disposti a rischiare in nuove attività produttive
  • il reddito pro capite era basso e mancava quindi un mercato interno capace di assorbire beni e prodotti.

Ciò era aggravato dalla divisione politica dell'Italia in tanti Stati, ciascuno dei quali con la sua moneta, i suoi dazi e le sue leggi.

Il Dibattito Risorgimentale: Mazzini (178-179)

L'Idea di Unità Nazionale

Anche in Italia nei primi decenni dell'Ottocento si diffuse l'idea di unità nazionale. II processo che portò alla formazione di un unico stato italiano venne definito Risorgimento. Nel corso dei secoli si sviluppò una nazione italiana, ovvero un'identità culturale italiana. A diffondere l'idea di unità nazionale contribuì grandemente il dibattito risorgimentoe, cioè la discussione sui quali erano gli strumenti più adatti per raggiungere l'unificazione del Paese e su quali erano le caratteristiche che il nuovo Stato avrebbe dovuto avere. Due furono i principali schieramenti che si contrappossero: quello moderato (destra risorgimentoello democratico (sinistra risorgimentole).

La Repubblica Democratica di Mazzini

Nato a Genova da una famiglia agiata, Giuseppe Mazzini (1805-1872) fin da giovane si avvicinò alle idee patriottiche. Iscritto alla Carboneria, nel 1830 venne arrestato dalla polizia sabauda. Dovette allora scegliere tra l'esilio o il confino in un piccolo centro del Piemonte. Scelto l'esilio, si recò a Marsiglia dove entrò in contatto con il gruppo di esuli italiani. Convinto che la Carboneria non fosse riformabile, nel 1831 Mazzini fondò una nuova organizzazione politica, la Giovine Italia. In sintesi, l'Italia doveva diventare "una, libera, indipendente e repubblicana". La Giovine Italia si presentò come un fatto completamente nuovo nel panorama politico italiano. La sua diffusione fu piuttosto ampia e arrivò a contare decine di migliaia di aderenti, anche se concentrati prevalentemente in Lombardia, Liguria, Toscana e nello Stato Pontificio. Gli aderenti appartenevano alle classi medie e popolari urbane, mentre rimasero estranei i contadini. Alla Giovine Italia aderì anche Giuseppe Garibaldi.

"Dio e Popolo"

La concezione che Mazzini aveva della religione era tipicamente romantica, ma lontana dalla visione cristiana. Dio per Mazzini si identificava con lo spirito presente nella Storia e,in definitiva, con la stessa umanità. Inoltre, Mazzini sosteneva il principio dell'associazionismo e criticava l'individualismo settecentesco.

"Pensiero e Azione"

La visione di Mazzini era quindi profondamente spirituale. Da qui la totale avversione per la concezione materialistica di Marx. Ciò che Mazzini non condivideva era il principio marxiano della lotta di classe, in quanto rompeva l'unità spirituale del popolo. Per Mazzini il pensiero teorico non andava disgiunto dall'azione concreta. Occorreva pensare, ma anche agire. I limiti maggiori del pensiero di Mazzini si rivelarono proprio nell'azione.

Il Dibattito Risorgimentale: Federali e Moderati (180-181)

Il Federalismo di Cattaneo

Vicino a Mazzini, durante l'avvento di una Repubblica, ci fu il milanese Carlo Cattaneo. Egli non condivideva l'obiettivo di costituire uno Stato centralizzato: al contrario si doveva puntare a una Repubblica federale. Cattaneo guardava come modello agli Stati Uniti e alla Svizzera e riteneva che uno Stato caratterizzato dal centralismo avesse ormai mostrato storicamente tutta la sua inadeguatezza. Per raggiungere la confederazione repubblicana italiana occorreva procedere attraverso riforme politiche ed economiche, puntando sull'istruzione popolare, sul liberismo doganale e sul miglioramento delle vie di comunicazione.

Il Neoguelfismo di Gioberti

All'interno dello schieramento moderato, la visione confederale venne sostenuta in particolare dal sacerdote torinese, Vincenzo Gioberti. Il "primato degli Italiani" deriva dall'essere l'Italia sede del papato e dall'averne condiviso per secoli la missione civilizzatrice. Tale proposta fu definita neoguelfa.

Il Risorgimento Fu Opera di una Minoranza

Il Risorgimento fu opera di una minoranza. Infatti, coinvolse solo qualche centinaia di migliaia di patrioti, soprattutto giovani, appartenenti a differenti classi sociali, dall'aristocrazia al popolo. Invece, la maggioranza del popolo italiano rimase indifferente o decisamente contraria all'idea di unificare l'Italia. Erano indifferenti al nuovo Stato milioni di contadini analfabeti, ai quali interessava solo migliorare le proprie condizioni di vita, e anche i primi operai socialisti. Del tutto contrari all'Italia unita erano infine i cattolici, i quali seguivano le direttive della Chiesa.

Il Contributo delle Donne e dell'Opera Lirica

Anche le donne ebbero un ruolo importante nel Risorgimento, come fece per tutta la sua vita Anita Garibaldi. A diffondere tra il popolo l'idea dell'unità nazionale un grande contributo venne dato dall'opera lirica, la quale nell'Ottocento ebbe un grandissimo successo. Il più celebre compositore italiano fu Giuseppe Verdi.

L'Esplosione del Quarantotto (184-187)

Un Periodo di Crisi

Gli anni 40 dell'ottocento furono un periodo di crescente crisi. Sul piano economico ad essere colpita fu soprattutto l'agricoltura, la carestia che si sviluppò ebbe effetti devastanti.Sul piano sociale, la crisi economica accentuò la protesta del proletariato che vide compromesso il suo già basso tenore di vita. Sul piano politico, i principi della rivoluzione francese continuavano a esercitare una profonda influenza dove trovava sempre più consensi la richiesta dell'estensione del diritto di voto. Tutto ciò fece esplodere nel 1848 un'ondata rivoluzionaria senza precedenti per ampiezza e intensità.

Il Quarantotto in Francia

L'ondata rivoluzionaria del 1848 partì dalla Francia. Questo perché l'evoluzione economica e sociale del paese si scontrò sempre di più con i limiti del regime orleanista. La politica del governo di Luigi Filippo d'Orléans, era usata esclusivamente espressione degli interessi della grande borghesia (banchieri, ricchi commercianti), mentre le condizioni delle classi più umili erano trascurate.

Le Richieste dell'Opposizione

L'opposizione al regime orleanista era molto articolata e avanzava molteplici richieste:

  • i socialisti chiedevano riforme economiche sociali per una più equa distribuzione della ricchezza;
  • i democratici avevano con mio obiettivo il suffragio universale;
  • i repubblicani miravano all'allontanamento di Luigi Filippo d'Orleans e alla formazione di una Repubblica;
  • i legittimisti rivendicavano i diritti al trono della dinastia borbonica.

Su una popolazione di 32 milioni, solo 250.000 francesi erano elettori. Per richiedere una riforma elettorale, le opposizioni organizzarono la "campagna dei banchetti": delle riunioni in cui l'aspetto politico si univa quello conviviale.

La Seconda Repubblica

Il governo però proibì lo svolgimento delle "campagne dei banchetti", il popolo parigino insorse in soli tre giorni proclamò la Repubblica. I rivoltosi diedero vita a un governo provvisorio chi emanò provvedimenti di carattere democratico:

  • introduzione suffragio universale maschile;
  • abolizione della pena di morte per i detenuti politici;
  • cancellazione dei titoli di nobiltà e dichiarazione della fine della schiavitù nelle colonie.

Gli Ateliers Nationaux

Sul piano sociale fu tenuta la riduzione della giornata lavorativa 10 ore e la creazione dei cosiddetti ateliers nationaux (laboratori nazionali), per dare lavoro ai disoccupati. Gli operai però non ottennero sospirato miglioramento della loro condizione sociale.

La Vittoria dei Repubblicani Moderati

Il 23 aprile si tennero le elezioni a suffragio universale maschile. I votanti furono 9 milioni. Vinsero nettamente repubblicani moderati, mentre democratici e i socialisti, sostenuti dal popolo di Parigi, vennero sconfitti. Il nuovo governo abolì la precedente riduzione della giornata lavorativa 10 ore, emanò un decreto dove cancella gli ateliers nazionali e obbligo tutti gli operai al di sotto dei 25 anni ad arruolarsi nell'esercito. A questo punto, gli operai e disoccupati, di fronte alla scelta tra la deportazione e la fame, decisero di insorgere. L'insurrezione scoppiò il 23 giugno 1848 e durò quattro giorni durante i quali lo scontro tra borghesia e proletariato divenne aperto e violentissimo. La repressione fu particolarmente feroce e la vittoria dei moderati fu totale.

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