Documento del Prof. Carlo Caffarelli sul latte materno. Il Pdf esplora i benefici del latte materno per la salute del bambino e della madre, analizzando la sua composizione e l'impatto sulla prevenzione di malattie. Questo Pdf di Scienze per l'Università, basato su una lezione, tratta argomenti come l'apporto proteico, la vitamina D e le proprietà antiinfettive.
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Il professore inizia introducendo il suo ciclo di lezioni che verterà sulle principali abitudini da attuare per la prevenzione delle malattie. Il programma sarà orientato nel verificare le azioni da intraprendere per cercare fin dall'età pediatrica di prevenire la comparsa di malattie che possono insorgere già nei bambini o a volte anche più avanti, nell'età adulta. In queste lezioni si tratterà l'alimentazione partendo dalle prime epoche della vita, in quanto già in questo periodo abbiamo importanti punti da tenere presente per evitare che in futuro il bambino possa sviluppare malattie, l'altro punto è quello legato all'attività fisica, vista come un'azione che apporta dei benefici al mantenimento della salute e alla buona capacità di anticipare la comparsa di eventuali disturbi. Poi parleremo di abitudini voluttuarie, in particolare dei danni che possono risultare principalmente dal fumo. Tenendo presente che anche se il bambino non fuma è comunque esposto al fumo passivo che involontariamente respira quando si trova in ambienti dove altre persone fumano o dove altre persone hanno fumato. Sempre importante è evitare l'esposizione alle sostanze inquinanti.
Già dalla nascita l'alimento migliore per il bambino è il latte della madre ed essendo un alimento naturale garantisce il migliore sviluppo, la prevenzione di malattie e una crescita ottimale, tanto è che è raccomandato dall'OMS che il bambino entro il sesto mese di vita assuma soltanto latte materno. Questo non sempre è possibile per vari motivi anche contingenti e legati alla disponibilità della madre a continuare ad allattare, però è comunque un obiettivo da tenere presente.
I vantaggi principali dal punto di vista nutrizionale costituiscono nel basso apporto proteico, generalmente inferiore a 1 g/ml. Il latte materno ha una composizione variabile, quindi si tiene conto di una media. La composizione varia da poppata a poppata, in base: all'alimentazione della madre, alla quantità di solidi e liquidi assunti, allo stato di salute eccetera. Il medico può fare delle indicazioni mediane che non corrispondono esattamente alla composizione del latte materno in ogni pasto.
Quindi c'è un basso apporto proteico molto inferiore a quello presente nel latte vaccino. II latte vaccino come tale non è consigliato nei bambini, ma è anche spesso inferiore alle formule in commercio, che comunque hanno una quantità di proteine adeguata alla crescita del bambino.
Il rapporto tra apporto calorico e proteine nel latte materno è ottimale. Inoltre, sono presenti nel latte materno dei lipidi che garantiscono un adeguato sviluppo principalmente del sistema nervoso, perché vanno a costituire le membrane cellulari. Sono presenti anche i carboidrati a breve catena (oligosaccaridi), anche essi con una funzionalità di protezione dalle infezioni.
Nel latte materno si può avere una prima fase definita colostro nei primi giorni quando inizia la montata lattea subito dopo il parto; generalmente inizia in circa 48 ore. Segue un latte di transizione, in cui la composizione diventa sempre più simile a quella del latte maturo. Infine, si parla di latte maturo a partire da circa il decimo giorno di vita del bambino.
Il colostro è particolarmente ricco di proteine, che scendono gradatamente fino ad ottenere il latte maturo, è meno ricco di lipidi e carboidrati, invece, è leggermente più ricco di sali minerali. Il latte maturo ha una componente energetica molto più spiccata rispetto a quella del colostro rappresentata da un aumentata concentrazione di lipidi e carboidrati per assicurare un introito adeguato alla crescita del bambino. Quando poi diventa maturo la maggior parte del latte è composta da acqua, circa 1-2 % di proteine, 3-5% di grassi, 6,5% di carboidrati e 2% sali.
Stili di vita e benessere nº22 del 26.04.2023 (Prof. Carlo Caffarelli) Sbobinatrice: Giovanna Teresa Cadei Controllore: Valeria Secomandi DAL COLOSTRO AL LATTE MATURO latte materno maturo analisi in grammi su 100/ml colostro latte materno di transizione 0,9-1,1 -Proteine 2,7 3,4 3,5-3,8 Carboidrad 5,3 0,27 0,2 Minerali 0,3| 88 Acqua 60-65 Caloria 1,6 2,9 6,4 7 1Stili di vita e benessere nº22 del 26.04.2023 (Prof. Carlo Caffarelli) Sbobinatrice: Giovanna Teresa Cadei Controllore: Valeria Secomandi
Oltre a queste sostanze, il latte è ricco di vitamine indispensabili per l'accrescimento del bambino come anche i minerali. Uno dei problemi che possono esserci nei primi mesi di vita è legato alla carenza di vitamina D, assunta principalmente attraverso la dieta. Può essere di origine vegetale (D2 ergocalciferolo) e animale (D3 colecalciferolo).
La fonte principale è legata alla sintesi a livello cutaneo in seguito all'esposizione solare partendo dal 7 deidrocolesterolo, così si viene a formare la vitamina D. La D3 è la forma più importante di vitamina D che abbiamo a disposizione.
Micronutrienti: vitamine, ioni e minerali (per 100g) Vitamine A Retinolo 69.7 µg Beta-Carotene 3.0 µg D Calciferolo 0.1 µg E Tocoferolo 353.0 µg K Chinoni 0.5 µg B1 Tiamina 15.0 µg B2 Riboflavina 38.0 µg B3 Nicotinammido 170.0 µg B5 Acido pantotenico 210.0 µg B6 Pirridossina 13.6 µg H Biotina 0.6 µg Bc Acido folico 8,5 µg B12 Cobalammina 0.1 µg
È da tenere presente che si vive molto poco esposti ai raggi solari, anche nella bella stagione. È stato visto che alla nostra latitudine l'esposizione ai raggi solari può essere adeguata a fornire all'uomo la quantità di vitamina D necessaria nel periodo che va da aprile ad ottobre (solo durante la bella stagione). Mentre invece in inverno ciò non si riesce ad ottenere, perché la possibilità che i raggi solari riescano a svolgere la funzione legata alla sintesi della vitamina di è ridotta. A questo bisogna aggiungere il fatto che i bambini vivono sempre più nelle loro abitazioni (al chiuso), quindi anche nella bella stagione non si riesce ad ottenere una sufficiente esposizione ai raggi solari. Ciò ha fatto sì che un gran numero di persone abbia attualmente dei livelli di vitamina D più bassi rispetto a quelli che dovrebbe avere.
La vitamina D è importante:
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Per questo il suo valore è stato molto rivalutato negli ultimi anni.
Normalmente per vedere se i livelli di vitamina D sono adeguati si utilizza la 25 idrossi- vitamina D che riflette sia i livelli della D3 che della D2. Un livello sufficiente è al di sopra od uguale ai 30 ng/ml. Tra i 20 e i 29 ng/ml si definisce un'insufficienza, al di sotto dei 20 ng/ml un deficit e al di sotto dei 10 ng/ml un deficit grave. Proprio il deficit grave si associa in modo particolare al rischio di sviluppare il rachitismo. Nel latte materno la quantità di vitamina D è insufficiente per vari motivi, inoltre se la madre si trova in uno stato nutrizionale con deficienza di vitamina D il deficit si amplifica e questo avviene molto spesso nel periodo freddo rispetto che nella bella stagione.
Nel latte artificiale c'è un'integrazione di vitamina D di circa 400 unità al litro. 400 unità sono consigliate nel bambino piccolo, ma bisogna fare attenzione! Non è infatti comunque detto che il latte che prende sia sufficiente ai suoi bisogni di vitamina D, in quanto non sempre un bambino lattante prende un litro di latte al giorno. Se il bambino è piccolo assumerà meno di 1 l di latte al giorno e questo si rifletterà in una carenza da vitamina D, anche in bambini allattati artificialmente.
Occorre anche tenere presente che una volta iniziato lo svezzamento (dopo i 6 mesi), introducendo gli alimenti solidi, il bambino beve meno latte, quindi se l'alimentazione con cibi solidi non viene condotta in modo corretto, c'è il rischio che la quantità di vitamina che il bambino assume sia insufficiente rispetto al suo fabbisogno. Si tenga presente che negli ultimi anni ha preso piede l'autosvezzamento. Fino a qualche anno fa si faceva un menù per il bambino che a seconda del tempo prendeva una determinata pappa, ad esempio con cereali, carne, pesce, frutta e così via.
Ad oggi questa pratica ha preso piede, ciò consiste nel fatto che il bambino non ha un suo piatto ma mangia un pochettino quello che mangiano i genitori, tenendo presente che le sue capacità di masticare e deglutire non sono ancora perfettamente sviluppate, quindi questo cibo deve avere delle grandezze molto piccole perché altrimenti si corre il rischio che il bambino si soffochi. Facendo in questo modo bisogna che i genitori siano attenti al fatto che ciò che viene offerto al bambino sia comunque adatto ed adeguato a garantire una crescita corretta. Anche per la vitamina D bisogna fare particolare attenzione al fatto che vengano assunti alimenti dove questa vitamina è presente.
L'apporto adeguato nei primi 0-12 mesi è di 400 U/die, questo dipende dall'esposizione della luce solare. La quantità di luce solare a cui un neonato viene esposto è difficilmente quantificabile e dipende da tanti fattori legati molto alla situazione anche famigliare, perché ci devono essere continuamente persone disponibili a portarlo fuori a lungo per più giorni e così via. Inoltre, nei primi sei mesi di vita l'esposizione solare diretta, se possibile, va contenuta (non evitata) e quindi la vitamina D è necessaria fin dai primi giorni di vita.
Le linee guida dicono che fin dai primi giorni di vita il bambino dovrebbe assumere 400 unità/litro di vitamina D e che se non è allattato al seno e non prende almeno un litro di latte al giorno deve essere supplementato con la vitamina D o assumere alimenti supplementati con la vitamina D. Questo è anche riconosciuto da varie accademie di pediatria, come quelle canadese e americana. Pertanto, è ormai assodato che deve essere data in questa configurazione.
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