Introduzione alla coltivazione delle piante arboree in Italia

Slide sulla coltivazione delle piante arboree in Italia. Il Pdf esplora la morfologia e fisiologia delle piante, con sezioni dedicate al fusto, all'accrescimento e al portamento, e la classificazione delle gemme. Questo materiale di Scienze per la Scuola superiore è supportato da schemi e immagini esplicative.

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17 pagine

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INTRODUZIONE
LA COLTIVAZIONE DELLE PIANTE ARBOREE IN ITALIA
Rappresenta un’eccellenza italiana, per la quantità di frutta prodotta
e per la qualità.
L’Italia ha il primato europeo con oltre 50 frutti a denominazione
d’origine. Detiene il primo posto in Europa per la produzione di uva,
pere, kiwi, albicocche, ciliegie e castagne.
La produzione di frutta italiana rappresenta circa il 24% di quella
europea.
LA DISTRIBUZIONE DELLA PRODUZIONE FRUTTICOLA IN ITALIA
A parte l’uva, che è prodotta su tutto il territorio nazionale, la produzione
frutticola è distribuita in alcune zone più vocate (cioè più adatte per
caratteristiche del terreno e climatiche):
Trentino Alto-Adige per le mele;
Ferrara-Modena-Ravenna per le pere;
Caserta-Ravenna-Cuneo per le pesche;
Latina-Ravenna-Cuneo per i kiwi.
LA DISTRIBUZIONE DELLE COLTURE MEDITERRANEE IN ITALIA
La coltivazione dell’olivo è maggiormente concentrata in Puglia, nelle
province di Cosenza-Reggio Calabria-Salerno
Le arance nelle province di Catania-Siracusa e Reggio Calabria (quindi in
Sicilia e Calabria)
I limoni in Sicilia,
le clementine in Puglia e Calabria.
3
In Puglia, Calabria e Sicilia sono presenti le superfici maggiormente
coltivate a frutteti in Italia (vedi grafico)
PARTE GENERALE
1. MORFOLOGIA E FISIOLOGIA DELLE PIANTE ARBOREE
Le piante arboree sono piante poliennali (a differenza di quelle erbacee).
Esse presentano un ciclo di vita lungo diversi anni. Ad esempio la vite ha
una durata che varia dai 25 ai 27 anni, è una delle piante più longeve, l’olivo
ha una durata maggiore (può durare anche un secolo).
Le fasi del ciclo vitale sono quattro e sono differenti nel caso di IMPIANTI
TRADIZIONALI o IMPIANTI MODERNI.
Gli IMPIANTI TRADIZIONALI sono caratterizzati dalla presenza di
portainnesti vigorosi e forme di allevamento espanse (cioè dallo sviluppo
ampio delle chiome), come nel caso delle forme in volume.

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Anteprima

LA COLTIVAZIONE DELLE PIANTE ARBOREE IN ITALIA

  • Rappresenta un'eccellenza italiana, per la quantità di frutta prodotta e per la qualità.
  • L'Italia ha il primato europeo con oltre 50 frutti a denominazione d'origine. Detiene il primo posto in Europa per la produzione di uva, pere, kiwi, albicocche, ciliegie e castagne.
  • La produzione di frutta italiana rappresenta circa il 24% di quella europea.

LA DISTRIBUZIONE DELLA PRODUZIONE FRUTTICOLA IN ITALIA

A parte l'uva, che è prodotta su tutto il territorio nazionale, la produzione frutticola è distribuita in alcune zone più vocate (cioè più adatte per caratteristiche del terreno e climatiche):

  • Trentino Alto-Adige per le mele;
  • Ferrara-Modena-Ravenna per le pere;
  • Caserta-Ravenna-Cuneo per le pesche;
  • Latina-Ravenna-Cuneo per i kiwi.

LA DISTRIBUZIONE DELLE COLTURE MEDITERRANEE IN ITALIA

  • La coltivazione dell'olivo è maggiormente concentrata in Puglia, nelle province di Cosenza-Reggio Calabria-Salerno
  • Le arance nelle province di Catania-Siracusa e Reggio Calabria (quindi in Sicilia e Calabria)
  • I limoni in Sicilia,
  • le clementine in Puglia e Calabria.

2In Puglia, Calabria e Sicilia sono presenti le superfici maggiormente coltivate a frutteti in Italia (vedi grafico)

DISTRIBUZIONE DELLE SUPERFICI COLTIVATE A FRUTTETI IN ITALIA. DATI SU BASE PROVINCIALE (ISTAT 2018)

PRIME 10 PROVINCE PER SUPERFICIE (ha)

  1. Bari 110.531
  2. Lecce 96.938
  3. Cosenza 71.686

A Brindisi 65.710 5 Reggio Calabria 64.428 6 Foggia 56.230 7 Taranto 52.380 Catania 51.720 9 Salerno 46.860 10 Messina 45.795

< 1.000 ha 1.000+2.500 ha 2.500+5.000 ha 5.000+10.000 ha 10.000+20.000 ha 20.000+30.000 ha 30.000+40.000 ha 40.000+50.000 ha 50.000+60.000 ha 60.000+70.000 ha 70.000+80.000 ha 80.000+90.000 ha 90.000+100.000 ha > 100.000 ha

PARTE GENERALE

MORFOLOGIA E FISIOLOGIA DELLE PIANTE ARBOREE

Le piante arboree sono piante poliennali (a differenza di quelle erbacee). Esse presentano un ciclo di vita lungo diversi anni. Ad esempio la vite ha una durata che varia dai 25 ai 27 anni, è una delle piante più longeve, l'olivo ha una durata maggiore (può durare anche un secolo).

Le fasi del ciclo vitale sono quattro e sono differenti nel caso di IMPIANTI TRADIZIONALI o IMPIANTI MODERNI.

  • Gli IMPIANTI TRADIZIONALI sono caratterizzati dalla presenza di portainnesti vigorosi e forme di allevamento espanse (cioè dallo sviluppo ampio delle chiome), come nel caso delle forme in volume.

3· Gli IMPIANTI MODERNI sono invece caratterizzati dalla presenza di portainnesti nanizzati (deboli) e forme di allevamento a sviluppo delle chiome ridotto (per limitarne il portamento), come nel caso delle forme appiattite.

1 120° 120° 120° 120° 120° 120º 120° 120° 120° 120° 120° 120º Differenze tra forme di allevamento in volume e appiattite, disposte lungo il filare.

COSA SONO I PORTINNESTI?

L'innesto è un sistema di propagazione (per ottenere nuove piante) che consiste nell'unione di due porzioni di rami vitali, creando una simbiosi mutualistica tra due parti della pianta. Quindi il portinnesto è la parte di pianta che fornisce l'apparato radicale, mentre la marza è la parte superiore della nuova pianta che fornirà i frutti.

Dal tipo di portinnesto dipende la vigorìa, la produttività, la longevità della pianta e la produzione omogenea (frutti di dimensioni omogenee).

IL CICLO VITALE NEGLI IMPIANTI TRADIZIONALI

Il grafico mostra sull'asse orizzontale il numero di anni totale, che è 25. Sull'asse verticale è indicata la produzione in quantità.

  1. FASE A = FASE IMPRODUTTIVA, durata 3 anni. E' la fase in cui la pianta non produce frutti.
  2. FASE B = FASE DI PRODUTTIVITA' CRESCENTE, durata 6 anni. E' la fase in cui la pianta fruttifica e la produzione aumenta con il passare del tempo.
  3. FASE C = FASE DI PRODUTTIVITA' COSTANTE, durata 12 anni.

44) FASE D = FASE DI PRODUTTIVITA' DECRESCENTE Successivamente si arriva alla FASE IMPRODUTTIVA, che non è rappresentata nel grafico, ma raggiunta la quale è necessario procedere all'ESPIANTO della pianta da frutto. A seguito dell'espianto è possibile reimpiantare, ma non nella medesima giacitura, oppure lasciare il terreno incolto a riposo (decisione non sempre possibile se non si ha la disponibilità di altri terreni da coltivare).

Dopo 25 anni di coltura arborea il terreno si trova certamente in una fase di STANCHEZZA (stanchezza del terreno, significa che vi è carenza di sostanze nutritive e che inoltre sono presenti metaboliti secondari prodotti dalla pianta che impoveriscono il terreno). La stanchezza del terreno dipende dalla presenza di fitotossine, la presenza di parassiti vegetali e/o animali, la presenza di squilibri nutrizionali. Si può evitare non reimpiantando varietà della stessa specie oppure lasciando il terreno a riposto per alcuni anni.

CICLO VITALE IN IMPIANTI TRADIZIONALI

20 18 A B C D 16 14 Produzione 12 10 8 6 4 2 O 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 Anni

5Ora che abbiamo compreso la lettura del grafico, proviamo a confrontarlo con quello del CICLO VITALE NEGLI IMPIANTI MODERNI.

CICLO VITALE IN IMPIANTI TRADIZIONALI

20 18 A B C D 16 14 Produzione 12 10 8 OTNO 6 4 2 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 Anni

CICLO VITALE IN IMPIANTI MODERNI

20 18 A B C D 16 14 Produzione JNO MOT NO 10 8 6 4 2 0 12 Legenda fasi dei due grafici: A - improduttiva B - produttività crescente C - produttività costante 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 Anni D - produttività decrescente DADTE GENERALE 5

IL CICLO VITALE NEGLI IMPIANTI MODERNI: FACCIAMO IL CONFRONTO

La durata del ciclo vitale è inferiore (22 anni verso 25 anni). Questo permette di cambiare prima il tipo di cultivar. Il fatto che il ciclo vitale sia più veloce, non significa che la pianta abbia una minore produttività.

Infatti:

  • La durata della fase improduttiva è inferiore (dura infatti 2 anni, 1 in meno) e quindi la produzione di frutti inizia prima;
  • Anche la fase di produttività crescente è più rapida (5 anni) e 6· la produzione raggiunta (durante la fase della produttività costante) è maggiore, anche se questa fase dura meno (complessivamente la pianta produce di più).

IL SISTEMA RADICALE

LA MORFOLOGIA DELLE RADICI

  • Le radici sono la parte della pianta che cresce nel terreno,
  • in direzione opposta a quella del fusto,
  • attratte dalla forza di gravità, verso il centro della terra - GEOTROPISMO POSITIVO.

Le parti che compongono la radice, dall'esterno all'interno:

  1. epidermide -- > funzione protettiva
  2. corteccia, formata da due strati -- > - esoderma (più esterna, fatta da strati di cellule parenchimatiche che accumulano sostanze di riserva) e - endoderma (costituito dalle cellule che formano la banda di Caspary -> uno strato di cellule molto vicine tra loro e impregnate di suberina che rende impermeabili le pareti cellulari. In questo modo la banda seleziona le sostanze prima che arrivino al cilindro centrale attraverso le membrane cellulari e formano una barriera nei confronti dei patogeni).
  3. cilindro centrale-> tessuto parenchimatico dove scorrono lo xilema (che trasporta la linfa grezza dalle radici) e il floema (che trasporta la linfa elaborata). Tra il cilindro centrale e l'endoderma vi è il periciclo.

Le zone che compongono la radice sono tre:

  1. zona di accrescimento: -- > apice radicale (si trova nella posizione distale)
  2. zona di assorbimento: - > peli radicali (si trova in posizione mediana)

73) zona di trasporto: -- > che collega la zona di assorbimento con il fusto (si trova in posizione prossimale, vicino al tronco).

STRUTTURA DELLA RADICE

zona di assorbimento Struttura della radice. epidermide corteccia peli radicali + peli radicali esoderma zona di accrescimento della radice endoderma xilema floema periciclo apice radicale Sezione della radice. cilindro centrale

LA FORMA E LA DISTRIBUZIONE NEL TERRENO DEL SISTEMA RADICALE

La forma e il modo in cui il sistema radicale si distribuisce nel terreno dipende da due parametri:

  1. la profondità: varia da 25/40 cm fino a 1 metro e mezzo. L'espansione dell'apparato radicale varia in base al tipo di terreno (caratteristiche pedologiche) varia in base alle tecniche di impianto (e quindi in base alla distanza tra le piante) varia in base alle tecniche di coltivazione (se nell'interfila vi è inerbimento e una fertilizzazione equilibrata, le radici si sviluppano maggiormente in profondità) e in base al tipo di portinnesto. L'apparato radicale si espande moltiplicando le cellule meristematiche.
  2. l'angolo geotropico: è l'angolo che il sistema radicale forma con la perpendicolare al terreno (prolungamento del tronco verso il basso). In base a questo angolo i sistemi radicali si classificano in tre tipi:

8- sistema superficiale: quando l'angolo geotropico supera i 60°, tipico delle piante arboree innestate su portinnesti nanizzanti - sistema espanso: quando l'angolo geotropico è compreso tra 30° e 60º. Tipico delle piante arboree innestate su portinnesti vigorosi - sistema fittonante: quando l'angolo geotropico è inferiore a 30º, molto raro nelle piante arboree.

1 2 3 M - a>60° 30°<a≤60° a<30°

In genere il sistema radicale si sviluppa in modo proporzionato alla parte aerea.

La velocità di accrescimento delle radici non è costante: è maggiore nelle fasi giovanili del ciclo vitale, e nel ciclo annuale è maggiore in primavera.

L'ACCRESCIMENTO RADICALE PUO' ESSERE LIMITATO DALLA COMPETIZIONE RADICALE

La competizione radicale può essere:

  1. interspecifica: quando avviene tra specie diverse (ad esempio una pianta arborea e un'erba infestante)
  2. intraspecifica: quando avviene tra piante della stessa specie. In tal caso i sistemi radicali tendono a non incrociarsi in quanto le radici 9emettono fitotossine (melo, pesco, albicocco MA non uva). Questo fenomeno si chiama antagonismo radicale.

LE FUNZIONI DELLE RADICI

Le radici svolgono le seguenti funzioni:

  1. funzione trofica: assorbimento di acqua ed elementi nutritivi attraverso i peli radicali. Questa funzione è influenzata positivamente dalla presenza di micorrize (associazioni simbiotiche di tipo mutualistico tra le radici e alcuni funghi del terreno). Le micorrize, oltre ad aumentare, grazie alla presenza di ife, la capacità di assorbimento dell'acqua, aumentano la resistenza ai marciumi, favoriscono la crescita della pianta e stimolano l'emissione di nuove radici. ATTENZIONE: le radici non hanno gemme e quindi non sono in grado di generare nuove piantine.
  2. funzione meccanica: ancoraggio al terreno, molto importante nelle piante arboree dato lo sviluppo della parte aerea
  3. funzione di trasporto: attraverso lo xilema, consentono il trasporto della linfa grezza verso l'alto.

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