Slide su Gesù di Nazareth: i titoli e le interpretazioni. Il Pdf, di Religione per l'Università, esplora i termini "Figlio dell'uomo" e "Messia", fornendo etimologie e contesti biblici e teologici, evidenziando il loro significato e le implicazioni escatologiche.
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L'espressione è molto comune nella Bibbia ebraica (107 occorrenze, ben 93 nel libro di Ezechiele!). L'uso che se ne fa è triplice:
L'idea di Messia è strettamente legata a quella di "regalità" e tale regalità è, nell'alveo delle culture antiche del Vicino Oriente, frutto di una investitura divina. Originariamente si tratta di un re di giustizia a venire della stirpe davidica (Is. 2, 15), poi, a partire da Ezechiele (VI sec. a.C.) vi è una separazione del messia dalla stirpe davidica. Il vero Davide non è ancora giunto (Ez. 34, 23-24). Questo fa sì che il messia acquisti caratteri sovra- umani. Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato.
Problema dell'autocoscienza messianica di Gesù: quello che può arrivare a dire la storia è che dovette esserci una giustapposizione (non esattamente un'identificazione) tra la figura del Figlio dell'Uomo e Gesù. Il figlio dell'uomo ha potere di condannare e perdonare. Gesù ne annuncerebbe l'arrivo ponendolo in relazione con la propria morte. Gesù si percepisce come l'annunciatore della misericordia. Il nome stesso di Gesù potrebbe aver contribuito a crescere il convincimento di avere un ruolo nel piano di salvezza divino: il nome di Gesù infatti, Yēhošūa, è propriamente teoforico, e significa «Dio è salvezza» o «Dio salva». Il problema del «segreto messianico». Gesù nasconde la sua identità messianica? Secondo Marco sì, e lo farebbe con un intento particolare: il tipo di «messianicità» e di rapporto col «divino» è quella riconosciuta dal centrurione, incomprensibile per un ebreo. Tuttavia sembra chiaro che, mancando nell'immaginario giudaico un messia crocifisso, il titolo di messia deve essere stato attribuito a Gesù prima della sua morte, e lui deve averlo accettato, dato che viene condannato come "re dei Giudei".
Figlio di Dio: titolo che troviamo nei vangeli, in specie vale la pena di ricordare l'uso che ne fa Marco, che lo connette al tema del segreto messianico. Si tratta di una titolatura usata già per personaggi vetero-testamentari, ma nel N.T. il significato cambia, divenendo il punto di sintesi delle varie titolature. Siamo ancora all'interno di una riflessione cristologica primitiva: dire che Gesù è il Figlio dell'Uomo, Messia e "figlio di Dio", dire che ha un rapporto di vicinanza assoluta con Dio non significa che si stia speculando sulla "natura" di Gesù (natura è concetto greco!) Su Marco e segreto messianico cfr. V. Fusco, Nascondimento
Attacco al Tempio, annuncio che il Tempio deve essere distrutto e ricostruito: non sembra convincente la tesi su un Gesù «zelota». L'idea invece era quella di «purificare il tempio», rinnovarlo, tramite un processo distruzione/ricostruzione. Rilettura cristiana che proietta il Tempio futuro sul corpo risorto di Cristo. Messia + re dei Giudei - condanna a morte di Gesù Gesù aveva preparato i suoi discepoli all'eventualità della propria morte? Sembra che si possa rispondere affermativamente. Possibile connessione con l'istituzione dell'ultima cena, e del significato dato da Gesù alla sua morte. me "innalzamento"