Documento universitario sulle teorie sociologiche di Durkheim, Simmel, Weber e Parsons. Il Pdf esplora concetti chiave come la coesione sociale, la divisione del lavoro, l'interazione sociale, il potere e l'educazione, organizzato in lezioni distinte per facilitare lo studio autonomo.
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La questione fondamentale per Durkheim è comprendere "che cosa tiene legati insieme i membri della società". La risposta è la morale, intesa non in senso etico individuale, ma nel senso latino di mores, ovvero costumi collettivi, tradizioni, norme e valori condivisi. La morale è la forza che realizza la coesione sociale e fonda la solidarietà tra i membri.
Le norme e la morale stessa sono fatti sociali. Essi sono "modi di agire, di pensare e di sentire che esistono al di fuori delle coscienze individuali e si impongono sugli individui". Non possono essere spiegati tramite l'analisi individuale o psicologica, si impongono dall'esterno ma vengono anche interiorizzati dall'individuo. Hanno un'esistenza autonoma che "sovrasta la volontà di ciascuno".
Durkheim analizza la trasformazione delle società in relazione all'aumento della divisione del lavoro:
Per Durkheim, l'educazione ha una funzione essenzialmente sociale. Il suo scopo primario non è lo sviluppo individuale illimitato (critica a Kant) o la felicità soggettiva (critica all'utilitarismo), ma piuttosto la socializzazione metodica delle nuove generazioni. Essa mira a "suscitare e sviluppare nel bambino un certo numero di stati fisici, intellettuali e morali che richiedono da lui sia la società politica nel suo insieme che il settore particolare a cui è destinato". L'educazione crea "l'uomo di cui la società stessa ha bisogno per poter sopravvivere".
L'educazione costruisce quello che Durkheim definisce l'essere sociale in ciascuno di noi. Questo "è un sistema di idee, di sentimenti e di abitudini che esprimono in noi non la nostra personalità, ma il gruppo o i gruppi ai quali apparteniamo". Si distingue dall'essere individuale, composto da stati mentali che riguardano solo la vita personale.
Nelle società complesse, la religione non può più essere la base della morale. Durkheim propugna una morale laica trasmessa attraverso l'educazione. L'aspetto formale di questa morale è la disciplina, inculcata dall'autorità del docente. Il contenuto è il bene collettivo, l'altruismo che supera l'interesse individuale. Questa educazione morale laica mira a creare il "nuovo cittadino" per consolidare l'ordine sociale.
Dato che l'educazione è una funzione "essenzialmente sociale", lo Stato "non può disinteressarsene". Il suo ruolo è quello di "ricordare senza sosta al maestro quali sono le idee, i sentimenti, che bisogna inculcare nel ragazzo per armonizzarlo all'ambiente nel quale deve vivere". Se lo Stato si disinteressasse, l'educazione servirebbe credenze particolari e la "grande anima della Patria sidividerebbe". Anche se lo Stato non deve necessariamente monopolizzare l'insegnamento, l'educazione fornita da scuole private deve "rimanere sotto il suo controllo", e gli educatori devono presentare "speciali garanzie che solo lo Stato può valutare".
Nelle società complesse, l'educazione tende a diversificarsi e specializzarsi in base alle diverse professioni e settori sociali. Tuttavia, questa eterogeneità poggia su una "base comune". Esiste un nucleo di "idee, di sentimenti e pratiche che l'educazione deve inculcare indistintamente in tutti i bambini, a qualunque categoria sociale appartengano".
Simmel rifiuta l'idea positivista di una scienza come mero "rispecchiamento" della realtà, sottolineando il legame inscindibile tra osservatore e osservato. L'oggetto della sociologia si ridefinisce intorno ai processi di interazione e sociazione. La società non è una realtà esterna indipendente, ma emerge come un oggetto del pensiero guardando l'insieme degli individui da una certa distanza. La società è definita come l'insieme delle forme delle relazioni di influenza reciproca tra gli uomini. La società esiste solo quando gli individui entrano in azione reciproca. Invece di un'unica serie causale per spiegare i fenomeni sociali, Simmel parla di una rete di relazioni di influenza reciproca, preferendo il termine corrispondenza o influenza scambievole a "causa". La sociazione è il processo attraverso cui una forma di azioni reciproche si consolida nel tempo, diventando un risultato fissato/oggettivato di tali processi. In questo senso, la sociologia è una scienza formale, che descrive le forme che la reciprocità di relazione può assumere (es. forme di relazione, istituzioni, simboli, cultura).
Simmel indaga le forme dell'esperienza moderna, che si configura come una crisi permanente a causa dello sconvolgimento degli ordini tradizionali e del mutamento come principio stesso della modernità (flusso e instabilità). L'esperienza moderna coincide in gran parte con l'esperienza metropolitana, caratterizzata da tre aspetti principali:
I. intensificazione della vita nervosa e intellettualismo della coscienza -> la metropoli espone a stimoli intensi e repentini, portando a una reazione basata sull'intelletto, distaccato dalla sentimentalità e dalle relazioni affettive tipiche delle città di provincia. L'intelletto è una facoltà logica orientata alla calcolabilità, indifferente alle differenze qualitative e ai giudizi di valore. II. corrispondenza tra intellettualismo e economia monetaria -> la metropoli è la sede dell'economia monetaria, e Simmel vede una profonda affinità tra il dominio dell'intelletto e il denaro. Entrambi sono indifferenti all'individualità e si basano su ciò che è comune (valore di scambio, quantità). Esempi sono l'uomo blasé (disincantato e annoiato) e la puntualità come virtù necessaria. III. rapporto tra differenziazione sociale e aumento della libertà individuale -> maggiore è la dimensione e la differenziazione di una cerchia sociale, maggiore è la possibilità per l'individuo di sviluppare autonomia e unicità. La metropoli è il luogo della massima libertà di espressione individuale, ma a questa corrisponde una crescente dipendenza da istituzioni, tecniche e apparati. Questo genera una divaricazione tra la cultura oggettiva (depositata in enciclopedie, tecnica) e la cultura soggettiva (appresa ed elaborata individualmente), che Simmel definisce la tragedia della modernità.
Contrariamente a Durkheim, Simmel non ritiene che la società sia intrinsecamente superiore all'individuo; la percezione di preminenza dipende dal punto di vista dell'osservatore.Esiste un dissidio e una tensione intrinseca tra individuo e società:
Questo dissidio si manifesta in modo più acuto nella società moderna, che enfatizza la libertà individuale e la responsabilità nel realizzare la propria unicità. Simmel osserva l'evoluzione del concetto di individuo: dal Settecento (individui naturalmente uguali) all'Ottocento, dove all'uguaglianza formale si affianca l'idea della diversità interiore. Il compito dell'individuo diventa quello di realizzare ed esprimere questa unicità, dando vita all'individualismo qualitativo o individualismo della differenza.
Nel Saggio sulla moda, Simmel analizza come la moda nella metropoli esprima la contraddizione tra la spinta alla distinzione (affermazione della singolarità) e la spinta all'imitazione (bisogno di partecipazione a una cerchia sociale). La moda è un processo di mobilità apparente in cui la differenziazione non è per nascita ma per la capacità di farsi valere. La moda perde la sua essenza nel momento in cui diventa universale, annullando la diversità che la caratterizza inizialmente.
Simmel paragona gli esiti della cultura alla divisione del lavoro: la cultura diventa un complesso autonomo ("spirito oggettivo") che si contrappone allo "spirito soggettivo" (individuale), rendendo difficile una partecipazione piena e totale dell'individuo ai suoi contenuti. La tragedia della modernità si manifesta nella divaricazione tra cultura oggettiva e cultura soggettiva. Il ruolo sociale dell'educazione è ricondurre alla soggettività e "umanizzare" lo sviluppo della cultura moderna, sanando la frattura tra conoscenza ed esistenza. L'educazione deve promuovere "la piena umanità" attraverso il potenziamento dell'autonomia di pensiero e dell'individualità. L'idea di educazione di Simmel si avvicina all'ideale di emancipazione di Marx contro l'alienazione e all'educazione morale di Durkheim contro l'anomia culturale, affrontando il problema della coesione sociale e dell'ordine. Tuttavia, nella sua concezione dell'educazione, si riscontra una "assenza di speranza", un radicale pessimismo che potrebbe essere legato al contesto storico pre-Prima Guerra Mondiale.
Marx sostiene che "nella produzione sociale della propria esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali". L' insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica. Pertanto, non è la coscienza degli uomini a determinare il loro essere, ma al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Questo principio fondamentale distingue Marx da Durkheim, per il quale la base dell'essere sociale è un ordine morale, mentre per Marx è un principio economico.
La base materiale di ogni società (la struttura), determinata dai modi di produzione (mezzi e rapporti di produzione) e dalla divisione del lavoro, condiziona la sovrastruttura, ovvero le istituzioni giuridiche, morali, religiose, le idee e la cultura.