Filosofia Janus
Lo scetticismo di Michel de Montaigne
In questa lezione parleremo di:
- Un nuovo mondo
- Relativismo culturale
- Idee comuni e idee generali
- Metro razionale e conservatorismo
Un nuovo mondo
- Montaigne vive nel 1500, un periodo condizionato dalle guerre di religione che
infiammano l'Europa. Lutero a Rotterdam rilascia le celebri 95 tesi che portano allo
scisma nella Chiesa ufficializzato nel 1521, quasi dieci anni prima della nascita di
Michel de Montaigne. Ancor prima della spaccatura nella cristianità, molte delle
convinzioni europee sono state messe in dubbio dalle scoperte dei navigatori, prima
fra tutti quella del continente americano da parte di Cristoforo Colombo, nel 1492. I
nuovi mondi portano con sé nuove culture, il che significa che gli intellettuali europei
iniziano a domandarsi se sono davvero essi il centro del mondo, se siano i loro
precetti e i loro valori morali quelli giusti. Tante saranno le risposte a questi quesiti,
una fra tutti quella di Montaigne.
Saggi e impostazione autobiografica
- Come ha fatto anche Agostino prima di lui, Montaigne trasmette il suo pensiero
attraverso un'impostazione autobiografica: egli scrive una serie di Saggi,
disconnessi fra loro per senso e tema, raccolti nella sua Opera magna intitolata
proprio: Saggi. Il titolo francese però è Essais, che letteralmente significa «tentativi,
esperimenti»: obiettivo del francese è quello di studiare la vita umana, che è in
continua evoluzione, è un continuo esperimento.
- l'interiorità che i moralisti come Montaigne cercano di indagare è inaccessibile,
almeno secondo gli strumenti della scolastica, che devono essere necessariamente
abbandonati. L'altra via che si dischiude davanti al francese è allora quella
dell'esteriorità, o meglio, di quell'ambito ibrido fra interiorità ed esteriorità che è lo
spazio della consuetudine. Ecco un altro e più importante motivo per Montaigne
per fare uso dell'impostazione autobiografica: Montaigne vuole descrivere l'uomo
partendo da come egli si comporta, dai suoi usi e costumi, e quale modo migliore
se non indagare sulle proprie abitudini?
Relativismo della consuetudine
- Come si diceva all'inizio, però, le nuove scoperte e le crisi religiose hanno dato vita
a più di un dubbio: è quello cristiano il Vero sistema di valori? O il fatto che ne
esistano più di uno significa che la consuetudine è relativa? Naturalmente,
Montaigne accetta questa seconda possibilità: esistono almeno tante consuetudini
quanti sono i popoli, come possiamo noi dire quali di essi sia quello Vero, quello che
rispecchia la natura umana? Montaigne nota come le guerre di religione hanno
portato sangue, sono state guerre fratricide: si può dire che gli europei siano meno
barbari degli indigeni delle Americhe, cannibali e tribali? Montaigne sposa quindi un
relativismo (temuto dalla comunità filosofica perché pregno di aporie) che in realtà
recentemente è stato riletto come scetticismo (chiamato anche «relativismo
culturale»): non potendo noi scorgere la verità, perché muoviamo da un sistema di
valori che noi accettiamo e che ci è utile, non possiamo sapere se questa verità
esista veramente o meno. La posizione di Montaigne è lungi dall'affermare
l'inesistenza della verità.
Idee comuni e idee naturali
- Montaigne attribuisce a questa distinzione il motivo per cui l'uomo tende a ritenere
le proprie convinzioni, le proprie consuetudini quelle più vere e razionali, le uniche
universalmente valide. Dice il francese che, a causa dell'abitudine, siamo propensi
a confondere le prime con le seconde: le idee comuni, proprie dell'ambito della
consuetudine e non dello spazio della natura, si sovrappongono a quelle dell'altro
ambito, proprio invece della ragione. Il risultato è una confusione fra i due spazi, al
punto che ciò che è accettato e creduto vero per consuetudine e non per ragione,
viene invece ritenuto valido razionalmente. Di conseguenza, l'abitudine ci fa credere
ragionevoli, naturali, se vogliamo, generali, idee che invece sono semplicemente
comuni.
Dobbiamo accettare tutto?
- ... No. Montaigne è dell'idea che ci sia un metro che permetta di giudicare i
costumi ragionevoli, sebbene possano essere barbari. Noi possiamo infatti definire
come irragionevole una pratica come il cannibalismo ma, specifica Montaigne, non a
partire dai nostri valori morali, in quanto sono relativi come tutti, ma semplicemente
a partire dalle regole della ragione (Montaigne resta, alla fine, un esponente
dell'Umanesimo, con una forte fiducia nella ragione). Insomma, la ragionevolezza di
una pratica, all'interno di una società non è stabilita a partire da un'altra società, la
quale può essere barbara quanto la prima.
Cambiamenti e conservatorismi
- Dobbiamo auspicarci un cambiamento nel sistema di valori condiviso da una
società, che possa integrare le abitudini di altri popoli? La risposta a questa
domanda deriva da un paragone diffuso fra i contemporanei di Montaigne fra la
società e il corpo umano: modificare una parte del corpo intacca l'intero corpo, al
pari di come modificare una parte della società, come può essere un'abitudine (che
è fondamento della società), comporta la modifica, e conseguente possibilità di
distruzione, dell'intero sistema. Quel che allora propone il francese è una forma di
conservatorismo: non modifichiamo i nostri sistemi di valori perché potremmo
pagarne con la caduta della società cui apparteniamo.
In questa lezione abbiamo parlato di
- Un nuovo mondo
- Relativismo culturale
- Idee comuni e idee generali
- Metro razionale e conservatorismo