Documento sulla storia costituzionale italiana, dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana. Il Pdf, utile per la scuola superiore, esamina l'evoluzione della monarchia parlamentare, l'era fascista e i principi della Costituzione, con un focus su democrazia e sovranità popolare.
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Nel 1861 fu proclamato il regno d'Italia con a capo il re Vittorio Emanuele II. Al nuovo Stato Italiano furono estese le leggi dello Stato piemontese (lo statuto albertino) che divenne la costituzione ufficiale del regno d'Italia.
Lo statuto albertino si basava su una concezione che vedeva la figura del sovrano come centro dei poteri dello Stato. Egli era innanzitutto titolare del potere giudiziario e del potere esecutivo, insieme ai propri ministri che egli stesso nominava e revocava. Il potere legislativo era affidato a un Parlamento bicamerale, composto dalla Camera dei deputati, eletta a suffragio limitato per censo, e dal Senato, i cui membri erano nominati a vita dal re. Ogni legge doveva avere l'approvazione regia, altrimenti non poteva entrare in vigore.
Lo Statuto albertino presentava i seguenti caratteri BREVE, in quanto dedicò uno spazio estremamente ristretto ai diritti dei cittadini (solo nove articoli); FLESSIBILE, poiché poteva essere modificata tramite leggi ordinarie; OTTRIATA, cioè concessa dall'alto e non votata dai rappresentanti dei cittadini; CONFESSIONALE, per il fatto che riconosceva come unica religione di Stato quella cattolica
Nel giro di alcuni anni il potere del re andò gradualmente attenuandosi, fu introdotta la possibilità, per il Parlamento, di fare cadere il Governo attraverso un voto di sfiducia e i ministri adesso dovevano essere approvati dal Parlamento. Queste due novità di fatto trasformarono l'Italia in una monarchia costituzionale parlamentare. Il re riconobbe l'appartenenza esclusiva del potere legislativo al Parlamento. Inoltre, in seguito all'introduzione del suffragio universale maschile nel 1912, la composizione della Camera dei deputati, fino ad allora costituita da cittadini di censo elevato, si allargò ai ceti popolari, portatori di idee e di interessi contrastanti con quelli della monarchia.
Al termine della Prima guerra mondiale, l'Italia visse un momento di grandi tensioni sul piano economico e sociale e con l'obiettivo di stabilizzare questa situazione attraverso una svolta autoritaria nell'ottobre del 1922, dopo l'azione di forza della marcia su Roma re Vittorio Emanuele III cedette alla minaccia fascista e diede l'incarico di formare il Governo a Benito Mussolini, capo del Partito nazionale fascista. Fu una scelta anomala e non pienamente legittima, in quanto i fascisti, essendo in minoranza all'interno della Camera, non avrebbero potuto accedere a tale carica.
Il fascismo mostrò i suoi aspetti totalitari con l'emanazione, nel 1925, delle cosiddette leggi fascistissime, che comportarono l'abolizione della libertà sindacale e dello sciopero che venne inquadrato come reato, pertanto punibile penalmente. A Mussolini fu attribuita la carica di capo del Governo, primo ministro, segretario di Stato e fu chiamato duce, che significa condottiero.
Al centro dello Stato venne posta la figura del capo del Governo. Il potere legislativo, fu attribuito al Governo, mentre il Parlamento conservò una funzione di pura ratifica delle leggi emanate. La Camera dei deputati fu soppressa e sostituita con la Camera dei fasci e delle corporazioni, i cui membri venivano nominati dal Governo o dal Partito fascista. Vennero messi fuori legge tutti i partiti tranne quello fascista, il cui massimo organo, il Gran consiglio del fascismo, divenne successivamente un organo costituzionale dotato di ampi poteri (coordinare tutta l'attività del regime, approvava gli incarichi di partito e doveva essere consultato sulle questioni più importanti).
Il fascismo reintrodusse la pena di morte e il dissenso politico venne reso penalmente perseguibile. Nel 1926 venne istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, con il compito di giudicare i reati politici.
Nel 1936 venne siglata l'alleanza politico-militare tra la Germania nazista e l'Italia. Nel 1938, in conseguenza di tale alleanza, vennero applicate in Italia le leggi razziali contro gli ebrei.
Nel 1940 l'Italia entrò in guerra a fianco della Germania hitleriana. Nel 1943 era ormai chiaro che la guerra dei nazifascisti era perduta. Mussolini venne destituito e fu nominato capo del Governo Pietro Badoglio che, l'8 settembre 1943, concluse l'armistizio con gli anglo-americani. L'Italia dunque si trovò divisa in due parti:
Nel nord si sviluppo la Resistenza armata dei partigiani che contribuirono a realizzare la liberazione nazionale.
Il 2 giugno 1946 si svolse la consultazione elettorale per eleggere l'Assemblea costituente; furono le prime elezioni libere dopo venticinque anni e per la prima volta furono ammesse al voto anche le donne. Lo stesso giorno gli italiani si pronunciarono anche, mediante referendum, sulla scelta tra monarchia e repubblicana. In questa data storica il popolo scelse per lo Stato Italiano la forma repubblicana ed elesse i 556 membri dell'Assemblea costituente.
Il 28 giugno 1946 fu eletto dall'Assemblea costituente il Capo provvisorio dello Stato: Enrico De Nicola. Il compito di elaborare una prima stesura del testo costituzionale venne affidato a una commissione ristretta di 75 deputati, la cui presidenza fu affidata a Meuccio Ruini. La commissione dei 75 si suddivise in tre sottocommissioni, che si occuparono della stesura, rispettivamente, delle parti relative ai diritti e doveri dei cittadini, ai rapporti economico-sociali e all'ordinamento Statale. La nostra Costituzione repubblicana fu pronta nell'arco di un anno e mezzo e fu approvata definitivamente dall'Assemblea costituente, articolo per articolo, il 22 dicembre 1947. Il testo della Costituzione entrò in vigore il 1º gennaio 1948.
La costituzione italiana è composta da 139 articoli ed è suddivisa in due parti:
Si occupa dei diritti e doveri dei cittadini (art 13-54)
Si occupa dell'organizzazione dello Stato (55-139)
La Parte I della Costituzione è preceduta dai Principi fondamentali (artt. 1-12), in cui si sono voluti evidenziare i principi portanti della Repubblica italiana. Il testo costituzionale si conclude con le disposizioni transitorie e finali (18 articoli), predisposte per consentire un ordinato passaggio dal regime monarchico a quello repubblicano.
La Costituzione italiana è contraddistinta da alcuni caratteri peculiari:
In quanto la Costituzione è stata emanata da un organo rappresentativo del popolo
In quanto la modifica degli articoli della Costituzione richiede dal Parlamento una complessa procedura, denominata revisione costituzionale
La Costituzione dedica molti articoli al riconoscimento di diritti di carattere civile, etico-sociale, economico e politico
In quanto nella Costituzione si conciliano principi appartenenti a diverse ideologie e sensibilità diverse. A titolo di esempio possiamo esaminare l'articolo 41, in cui sono contenuti principi sia liberali sia socialisti (L'iniziativa economica privata è libera, ma indirizzata e controllata ai fini sociali)
In quanto è fortemente permeata del principio di democrazia, in base al quale la sovranità appartiene al popolo
questo carattere della Costituzione deriva dalla considerazione che essa rappresenta un programma che le forze politiche antifasciste intesero realizzare nel tempo per costituire una nuova organizzazione sociale dopo la drammatica esperienza del fascismo.
La nostra è una Costituzione rigida e quindi modificabile solo mediante una specifica procedura (revisione costituzionale). Le leggi di revisione costituzionale, sono adottate da ciascuna Camera del Parlamento (Camera dei deputati e Senato). Queste devono deliberare due volte ad intervallo non minore di tre mesi l'una dall'altra, e sono approvate a maggioranza assoluta (la metà più uno) dei componenti di ciascuna Camera. Se nella seconda votazione è raggiunta la maggioranza assoluta, ma non la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, la legge di revisione può essere sottoposta a referendum costituzionale confermativo, che può essere richiesto da un quinto dei membri di una Camera, oppure da 500.000 elettori, o da cinque Consigli regionali. Attraverso il referendum costituzionale si consulta l'elettorato affinché confermi se si debba procedere o no alla revisione deliberata. La nostra Costituzione, nel suo ultimo articolo, pone peraltro un limite invalicabile alla possibilità di revisione della forma di Stato; afferma infatti l'art. 139: «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale»
«L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
Si definisce democrazia la forma di governo in cui titolare della sovranità è il popolo, al quale spettano pertanto le decisioni relative all'organizzazione e al funzionamento dello Stato. La democrazia può essere esercitata:
Si è diffusa ai nostri giorni una nuova forma di democrazia, la web democracy (democrazia digitale), in cui le nuove tecnologie di comunicazione consentono di coinvolgere maggiormente i cittadini nelle decisioni e di tener conto dei loro suggerimenti e delle loro critiche per migliorare l'attività amministrativa.
In Italia il popolo elegge i suoi rappresentanti in Parlamento, (potere legislativo). II Parlamento, a sua volta, elegge il Presidente della Repubblica, il quale rappresenta l'unità nazionale e provvede alla nomina del Governo, l'organo che detiene il potere esecutivo. Il popolo esercita la sovranità entro i limiti della costituzione: ciò significa che i cittadini devono esprimere la loro volontà in modo chiaro e trasparente, rispettando sempre i principi costituzionali.
Il fondamento della Repubblica è il lavoro, a riconoscimento della sua importanza umana e sociale, fattore di crescita dell'individuo e della collettività.