Documento dall'Università degli Studi Roma Tre su Attenzione (Capitolo 4 "Psicologia Generale - Terza Edizione"). Il Pdf esplora il concetto di attenzione, definendola come processo di selezione delle informazioni, analizzando problemi, paradigmi sperimentali e forme come selettiva, divisa e sostenuta, utile per studenti universitari di Psicologia.
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Attenzione (Capitolo 4 "Psicologia Generale - Terza Edizione") Psicologia Generale Universita degli Studi Roma Tre (UNIROMA3) 8 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/attenzione-capitolo-4-psicologia-generale-terza-edizione/9792354/ Downloaded by: daria-graziani (dgr180403@gmail.com)Capitolo 4 ATTENZIONE
L'attenzione viene definita come un "processo che opera una selezione tra tutte le informazioni che in un dato istante colpiscono i nostri sensi (informazioni esterne) e/o i nostri ricordi (informazioni interne) consentendo soltanto ad alcune di accedere ai successivi stadi di elaborazione". Occorre sottolineare però che il termine attenzione non possiede una definizione univoca poiché esso non esprime un concetto unitario quanto piuttosto riguarda una varietà di fenomeni psicologici molto diversi tra loro (quali l'attenzione selettiva, l'attenzione divisa e l'attenzione sostenuta).
Gli studi condotti nell'ambito dell'attenzione hanno indagato i meccanismi cognitivi grazie ai quali possiamo prestare attenzione alle cose e agli stati interni e hanno studiato i motivi per cui, qualche volta, la nostra attenzione viene distolta e catturata da altri stimoli che non sembravano rilevanti per le nostre intenzioni. Oltre a prestare attenzione a situazioni esterne, possiamo anche focalizzarci sui nostri stati interni; l'attenzione può essere dunque focalizzata sull'esterno o sull'interno e può essere controllata dall'individuo stesso oppure «catturata» dall'esterno.
Il primo problema di cui possiamo renderci conto è che non sempre è possibile prestare attenzione a più situazioni contemporaneamente; il primo problema dell'attenzione, dunque, ha a che fare con la sua limitata capacità, pertanto, per lo svolgimento di qualsiasi azione, dovremo necessariamente operare una selezione. Il secondo problema dell'attenzione ha a che fare con il suo controllo.
Uno stimolo doloroso o minaccioso avrà senz'altro più chance di catturare la nostra attenzione, ma lo stesso può avvenire se avvertiamo un buon odore o una musica piacevole.
Infine, un altro problema importante quando si parla di attenzione ha a che fare con il trascorrere del tempo; sappiamo tutti, infatti, che possiamo essere vigili solamente per un tempo limitato, dopo di che siamo soggetti a un inevitabile calo della prestazione.
Intorno allo studio di questi problemi sono state formulate le più importanti teorizzazioni sull'attenzione. Storicamente, molti di questi temi sono emersi nell'ambito di studi e ricerche su altre funzioni cognitive. L'attenzione, infatti, è una funzione imprescindibile e necessaria per il corretto funzionamento di tutti gli altri sistemi cognitivi quali la percezione, la memoria, il linguaggio, il ragionamento ecc.
Il contributo della psicologia cognitiva allo studio dell'attenzione è evidente anche nell'ideazione di paradigmi sperimentali; quelli più famosi nell'ambito dello studio dell'attenzione sono i paradigmi di filtraggio e di selezione e anche i paradigmi provenienti da altri domini cognitivi come il priming.
In accordo con Kanheman (1973), l'attenzione viene concepita come l'insieme dei meccanismi che permettono la selezione di alcuni stimoli rilevanti per gli obiettivi dell'individuo. La cornice di riferimento teorica è quella cognitivista che guarda alla mente dell'uomo come sistema di elaborazione dell'informazione a capacità limitata, in cui i meccanismi attentivi hanno la funzione di selezionare l'informazione in arrivo per impedire il sovraccarico del sistema. Document shared on https://www.docsity.com/it/attenzione-capitolo-4-psicologia-generale-terza-edizione/9792354/ Downloaded by: daria-graziani (dgr180403@gmail.com)In accordo con il modello dello Human Information Processing (HIP), infatti, il cervello umano opererebbe come un elaboratore di informazioni in cui queste vengono dapprima ricevute e via via elaborate per procedere in maniera seriale a successivi e più sofisticati livelli di elaborazione per poi arrivare alla selezione ed emissione della risposta.
Il fenomeno dell'attenzione selettiva si riferisce al fatto che l'individuo, rispetto al flusso di stimolazioni e informazioni che continuamente riceve dall'ambiente circostante, ne elabora solo alcune. Per capire meglio il fenomeno dell'attenzione selettiva, gli psicologi hanno proposto una sorta di metafora che consiste nel rappresentare la funzione di filtro dell'attenzione attraverso l'immagine del collo di bottiglia, ossia un restringimento nel canale delle informazioni che collega i sensi alla percezione. Quando un messaggio penetra nel collo di bottiglia, può impedire agli altri l'ingresso. Ma come e in che punto avviene la selezione delle informazioni che devono essere elaborate? Esse vengono selezionate prima di essere riconosciute oppure vengono prima riconosciute e poi selezionate?
Nell'ambito di questo contesto di riferimento, una buona parte del dibattito nello studio dell'attenzione selettiva è stata se essa agisce sugli stadi più precoci della percezione dello stimolo oppure sugli stadi più tardivi intervenendo sul sistema della risposta. I modelli teorici che hanno attribuito rispettivamente importanza a una selezione precoce o tardiva sono principalmente due:
La storia delle moderne teorie sull'attenzione nasce con la teoria del filtro di Broadbent: le osservazioni che hanno portato alla formulazione della teoria del filtro possono essere ricondotte alla situazione del cocktail party in cui l'individuo, alle prese con un ambiente affollato e rumoroso, tenta di prestare attenzione alla conversazione con il suo interlocutore, mentre cerca di ignorare tutte le altre conversazioni che hanno luogo nello stesso tempo; in una situazione di questo tipo si può immaginare che sia possibile disporre di un filtro che lasci penetrare solo la conversazione per noi più rilevante, escludendo al tempo stesso le altre che non ci interessano. Il filtro a collo di bottiglia teorizzato da Broadbent funziona esattamente così.
Per verificare la sua ipotesi, Broadbent traspose la situazione del cocktail party in un contesto sperimentale di laboratorio, utilizzando la tecnica dell'ascolto dicotico, ossia una situazione in cui vengono fatti ascoltare dei messaggi contemporaneamente attraverso due canali audio. In un esperimento tipico, l'autore presentava ai soggetti una serie di sei numeri alle due orecchie e, successivamente, chiedeva loro di ripetere i numeri ascoltati nell'ordine che essi preferivano. Broadbent osservò la tendenza a riportare prima i numeri presentati a un orecchio e poi quelli presentati all'altro orecchio. Quando chiedeva ai soggetti di riportare i numeri nell'esatto ordine in cui erano stati presentati, questi si ritrovavano in grande difficoltà.
Questi risultati mostrano la limitata capacità di processamento del nostro sistema di elaborazione, dovuta, secondo Broadbent, all'esistenza di un unico canale che lascia passare l'informazione. In una serie di esperimenti successivi, condotti sempre con la metodica dell'ascolto dicotico, fu tuttavia dimostrato che se i partecipanti erano istruiti a prestare attenzione a uno solo dei due messaggi mentre ignoravano l'altro erano comunque in grado di capire se si trattasse di una lingua straniera, di una voce femminile oppure se era stato pronunciato il loro nome. Il contenuto proveniente dal canale passivo era dunque soggetto a un certo tipo di elaborazione, mettendo in crisi l'ipotesi della selezione precoce di Broadbent. Secondo Anne Treisman (1960), questi risultati dimostravano che l'informazione in ingresso non veniva completamente bloccata, ma attenuata; propose infatti il modello del filtro attenuato secondo cui alcune parole, caratterizzate, per esempio, da componenti di tipo affettivo verso cui la persona è particolarmente sensibile (come il proprio nome), o altre parole che invece potrebbero incastrarsi bene per effetto del contesto hanno accesso al riconoscimento anche se provenienti dal canale passivo.
Come abbiamo visto in entrambi i modelli teorici discussi, il riconoscimento dell'oggetto avverrebbe in una fase tardiva del processo di elaborazione dell'informazione, anche se la capacità degli individui di rispondere a stimoli significativi ha portato gli autori a rimodulare le proprie teorie concettualizzando una sempre maggiore flessibilità del filtro attenzionale. In seguito, altri autori hanno ipotizzato che tutti gli stimoli vengano prima riconosciuti e poi selezionati sulla base del loro valore per le motivazioni e le intenzioni correnti dell'individuo. In accordo con i modelli teorici di Deutsch e Deutsch (1963) e Norman (1968) i soggetti riconoscerebbero anche il materiale inviato all'orecchio «bloccato»; questa informazione però, Document shared on https://www.docsity.com/it/attenzione-capitolo-4-psicologia-generale-terza-edizione/9792354/ Downloaded by: daria-graziani (dgr180403@gmail.com)