Confronto tra le filosofie di Hegel, Schopenhauer e Kierkegaard

Documento di Università sulle filosofie di Hegel, Schopenhauer e Kierkegaard. Il Pdf esplora le differenze tra questi pensatori, analizzando concetti chiave come la Volontà e il Velo di Maya, utile per lo studio della Filosofia.

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A differenza di HEGEL
SCHOPENHAUER e KIERKEGAARD affrontano temi legati all'ESISTENZA nei suoi
aspetti conflittuali e dolorosi, attuano una RIFLESSIONE sulla CONDIZIONE
dell'INDIVIDUO.
Se la Filosofia di Hegel ruota intorno all'astratto e al generale essi pongono attenzione al
SINGOLO, all'INDIVIDUO, al suo destino. L'uomo viene analizzato nella sua fragilità.
Questo diventa il motore della ricerca filosofica, l'individuo concreto che scopre dentro di
sé aspetti non riconducibili alla razionalità.
Se con Hegel la realtà è razionalità e il piano del pensiero e dell'essere coincidono, con
Schopenhauer e Kierkegaard il ruolo della filosofia cambia, essa diventa ricerca ed
approfondimento della condizione finita dell'uomo. La razionalità lascia spazio ad aspetti,
quali l'AFFETTIVITà e la CORPOREITà, che permetteranno l’interpretazione di una realtà
sempre più complessa. Essi analizzano i SENTIMENTI dell'uomo che la ragione
considerava estranei, ossia l'ANGOSCIA e la DISPERAZIONE.
Segnalano con anticipo la CRISI cui si andrà incontro nella seconda metà dell'Ottocento.
CRITICANO LA FIDUCIA NEI CONFRONTI DELLA RAGIONE che crede di poter
spiegare tutto.
Tutto questo è strettamente legato al PERIODO STORICO in cui essi vivono.
L'Europa sta attraversando un periodo di trasformazione profonda a livello tecnico,
economico e sociale. Da una parte la SOCIETÀ INDUSTRIALE che si sta sviluppando
spinge a riporre un'enorme fiducia nel progresso, dall'altra parte racchiude in sé aspetti
inquietanti: il progresso non porta vantaggi a tutti e questo aumenta la divisione sociale e
problemi morali legati all'interiorità e alla solidarietà.
Nelle filosofie dei due autori si ritrova quindi il crollo delle speranze che l'Illuminismo aveva
alimentato, speranze legate al mito del progresso, del benessere, della felicità e che
invece devono fare i conti con una SOCIETÀ SEDE DI CONFLITTI sempre maggiori e
sempre più inumana. Questo cambiamento si riscontra, ad esempio, nella differente
visione dello Stato e la storia.
A differenza di Hegel che vede lo Stato come espressione dello sviluppo della razionalità
e quindi, nella sua manifestazione dello Spirito, è luogo di conciliazione degli opposti e,
nello Stato etico, i conflitti si risolvono, Schopenhauer concepisce il mondo come caotico.
Pensa che lo Stato nasca dal calcolo egoistico degli individui che si uniscono per la
propria sopravvivenza. Essi attraverso il bene comune esprimono il proprio bene. I conflitti
non smetteranno mai di esistere.
Ed emerge nel seguente brano di Schopenhauer:
A 17 anni, ancora privo di ogni cultura, fui colpito dalla miseria così profondamente come
Buddha nella sua gioventù quando vide per la prima volta la malattia, la vecchiaia, il dolore
e la morte. La verità, che del mondo mi parlava chiaro e tondo, ebbe presto il sopravvento
sui dogmi ebraici che mi erano stati inculcati e la mia conclusione fu che questo mondo
non poteva essere l'opera di un ente assolutamente buono. […] Se un Dio ha creato
questo mondo, io non vorrei essere Dio, l'estrema miseria del mondo mi strazierebbe il
cuore.”
Come l'uomo si comporti con l'uomo è mostrato, ad esempio, dalla schiavitù dei neri […]
Ma non v'è bisogno di andare così lontani: basta entrare nelle filande o in altre fabbriche
all'età di 5 anni, e da allora in poi sedervi prima per 10, poi per 12 infine per 14 ore al
giorno ad eseguire lo stesso lavoro meccanico, significa pagare caro il piacere di
respirare. Eppure questo è il destino di milioni, e molti altri milioni ne hanno uno analogo.”
“Nel suo libro Gobineau [diplomatico e scrittore francese che ha scritto un’opera intitolata
“Saggio sulla disuguaglianza delle razze”] ha definito l'uomo come l'animale cattivo per
eccellenza e questo è stato male accolto dagli uomini, egli però ha ragione: l'uomo è,
infatti, l'unico animale che faccia soffrire gli altri al solo scopo di far soffrire. Gli altri animali
lo fanno unicamente per soddisfare la loro fame o nel furore della lotta”.
SCHOPENHAUER
All'OTTIMISMO del suo tempo contrappone una visione differente: il mondo non è un
organismo perfetto fondato sulla Ragione bensì esso è il teatro dell'ILLOGICITà e
della sopraffazione.
La fama di Schopenhauer incominciò a crescere a partire dalla pubblicazione dell'opera
“PARERGA E PARALIPOMENA” questo anche grazie alla situazione culturale che si era
creata nella SOCIETÀ CHE INIZIAVA A RIFIUTARE IL POSITIVISMO. Questa corrente
culturale interpretava la realtà attraverso una fredda visione scientifica, molti lessero
questa concezione come espressione di un animo arido ed è per questo motivo che,
avendo bisogno di una rappresentazione più spirituale, approdarono a Schopenhauer che
offriva una concezione nuova della vita non pervasa dall'ottimismo positivistico. Dopo il
fallimento dei moti del 1848 stava subentrando uno scetticismo nei confronti delle teorie
razionalistiche e l'IRRAZIONALISMO di Schopenhauer, come venne chiamato da GIANNI
VATTIMO, iniziò ad avere presa sul pubblico. Per irrazionalismo intendiamo la capacità di
esaltare, di mettere a nudo i limiti dell'uomo razionale.
"L'uomo hegeliano, credendo di poter imporre un ordine razionale alle forze che si
muovono nella storia, aveva assegnato al reale una razionalità non riscontrabile nella vita
della quotidianità, legata invece alla precarietà e alla solitudine. Se da una parte la paura
di non essere in grado di definire il reale aveva spinto Hegel alla razionalizzazione del
tutto, dall'altra Schopenhauer, non avendo avuto di queste mire, non teme di asserire
l'inadeguatezza del vivere; e così, esprimendo con coraggio l'incapacità della ragione di
spiegare il mondo, sosteneva con la sua filosofia la non dicibilità delle cose."
La filosofia del di Schopenhauer iniziò ad avere fortuna quando, dopo il fallimento dei moti
liberali del 1848, le speranze di un cambiamento politico e morale si spensero. Fu in

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Filosofia dell'esistenza: Schopenhauer e Kierkegaard vs. Hegel

A differenza di HEGEL SCHOPENHAUER e KIERKEGAARD affrontano temi legati all'ESISTENZA nei suoi aspetti conflittuali e dolorosi, attuano una RIFLESSIONE sulla CONDIZIONE dell'INDIVIDUO. Se la Filosofia di Hegel ruota intorno all'astratto e al generale essi pongono attenzione al SINGOLO, all'INDIVIDUO, al suo destino. L'uomo viene analizzato nella sua fragilità. Questo diventa il motore della ricerca filosofica, l'individuo concreto che scopre dentro di sé aspetti non riconducibili alla razionalità.

Se con Hegel la realtà è razionalità e il piano del pensiero e dell'essere coincidono, con Schopenhauer e Kierkegaard il ruolo della filosofia cambia, essa diventa ricerca ed approfondimento della condizione finita dell'uomo. La razionalità lascia spazio ad aspetti, quali l'AFFETTIVITà e la CORPOREITà, che permetteranno l'interpretazione di una realtà sempre più complessa. Essi analizzano i SENTIMENTI dell'uomo che la ragione considerava estranei, ossia l'ANGOSCIA e la DISPERAZIONE.

Segnalano con anticipo la CRISI cui si andrà incontro nella seconda metà dell'Ottocento. CRITICANO LA FIDUCIA NEI CONFRONTI DELLA RAGIONE che crede di poter spiegare tutto.

Contesto storico e sociale

Tutto questo è strettamente legato al PERIODO STORICO in cui essi vivono. L'Europa sta attraversando un periodo di trasformazione profonda a livello tecnico, economico e sociale. Da una parte la SOCIETÀ INDUSTRIALE che si sta sviluppando spinge a riporre un'enorme fiducia nel progresso, dall'altra parte racchiude in sé aspetti inquietanti: il progresso non porta vantaggi a tutti e questo aumenta la divisione sociale e problemi morali legati all'interiorità e alla solidarietà.

Nelle filosofie dei due autori si ritrova quindi il crollo delle speranze che l'Illuminismo aveva alimentato, speranze legate al mito del progresso, del benessere, della felicità e che invece devono fare i conti con una SOCIETÀ SEDE DI CONFLITTI sempre maggiori e sempre più inumana. Questo cambiamento si riscontra, ad esempio, nella differente visione dello Stato e la storia.

Schopenhauer: Stato e miseria del mondo

A differenza di Hegel che vede lo Stato come espressione dello sviluppo della razionalità e quindi, nella sua manifestazione dello Spirito, è luogo di conciliazione degli opposti e, nello Stato etico, i conflitti si risolvono, Schopenhauer concepisce il mondo come caotico. Pensa che lo Stato nasca dal calcolo egoistico degli individui che si uniscono per la propria sopravvivenza. Essi attraverso il bene comune esprimono il proprio bene. I conflitti non smetteranno mai di esistere.

Ed emerge nel seguente brano di Schopenhauer: "A 17 anni, ancora privo di ogni cultura, fui colpito dalla miseria così profondamente come Buddha nella sua gioventù quando vide per la prima volta la malattia, la vecchiaia, il dolore e la morte. La verità, che del mondo mi parlava chiaro e tondo, ebbe presto il sopravvento sui dogmi ebraici che mi erano stati inculcati e la mia conclusione fu che questo mondo non poteva essere l'opera di un ente assolutamente buono. [ ... ] Se un Dio ha creato questo mondo, io non vorrei essere Dio, l'estrema miseria del mondo mi strazierebbe il cuore."

"Come l'uomo si comporti con l'uomo è mostrato, ad esempio, dalla schiavitù dei neri [ ... ] Ma non v'è bisogno di andare così lontani: basta entrare nelle filande o in altre fabbriche all'età di 5 anni, e da allora in poi sedervi prima per 10, poi per 12 infine per 14 ore al giorno ad eseguire lo stesso lavoro meccanico, significa pagare caro il piacere di respirare. Eppure questo è il destino di milioni, e molti altri milioni ne hanno uno analogo."

"Nel suo libro Gobineau [diplomatico e scrittore francese che ha scritto un'opera intitolata "Saggio sulla disuguaglianza delle razze"] ha definito l'uomo come l'animale cattivo per eccellenza e questo è stato male accolto dagli uomini, egli però ha ragione: l'uomo è, infatti, l'unico animale che faccia soffrire gli altri al solo scopo di far soffrire. Gli altri animali lo fanno unicamente per soddisfare la loro fame o nel furore della lotta".

Schopenhauer: Illogicità e irrazionalismo

SCHOPENHAUER All'OTTIMISMO del suo tempo contrappone una visione differente: il mondo non è un organismo perfetto fondato sulla Ragione bensì esso è il teatro dell'ILLOGICITà e della sopraffazione.

La fama di Schopenhauer incominciò a crescere a partire dalla pubblicazione dell'opera "PARERGA E PARALIPOMENA" questo anche grazie alla situazione culturale che si era creata nella SOCIETÀ CHE INIZIAVA A RIFIUTARE IL POSITIVISMO. Questa corrente culturale interpretava la realtà attraverso una fredda visione scientifica, molti lessero questa concezione come espressione di un animo arido ed è per questo motivo che, avendo bisogno di una rappresentazione più spirituale, approdarono a Schopenhauer che offriva una concezione nuova della vita non pervasa dall'ottimismo positivistico. Dopo il fallimento dei moti del 1848 stava subentrando uno scetticismo nei confronti delle teorie razionalistiche e l'IRRAZIONALISMO di Schopenhauer, come venne chiamato da GIANNI VATTIMO, iniziò ad avere presa sul pubblico. Per irrazionalismo intendiamo la capacità di esaltare, di mettere a nudo i limiti dell'uomo razionale.

"L'uomo hegeliano, credendo di poter imporre un ordine razionale alle forze che si muovono nella storia, aveva assegnato al reale una razionalità non riscontrabile nella vita della quotidianità, legata invece alla precarietà e alla solitudine. Se da una parte la paura di non essere in grado di definire il reale aveva spinto Hegel alla razionalizzazione del tutto, dall'altra Schopenhauer, non avendo avuto di queste mire, non teme di asserire l'inadeguatezza del vivere; e così, esprimendo con coraggio l'incapacità della ragione di spiegare il mondo, sosteneva con la sua filosofia la non dicibilità delle cose."

La filosofia del di Schopenhauer iniziò ad avere fortuna quando, dopo il fallimento dei moti liberali del 1848, le speranze di un cambiamento politico e morale si spensero. Fu in questa situazione che, sia il suo irrazionalismo sia il suo pessimismo, si inserirono nell'ambiente culturale. IRRAZIONALISMO E PESSIMISMO furono viste come la risposta filosofica a un momento di CRISI DELLE CERTEZZE, crisi che investì la società borghese dopo la rivoluzione francese.

Il male e il dolore nella visione di Schopenhauer

Contrariamente a quanto era stato affermato dagli idealisti, che nella natura riscontravano l'armonia della ragione, Schopenhauer in essa vede un principio irrazionale per cui IL MALE, IL DOLORE RIEMPIONO LA VITA DELL'UOMO, RENDENDO ILLOGICO E CONTRADDITTORIO OGNI FATTO.

L'universo per Schopenhauer è governato da un IMPULSO CIECO, disordinato, pur sempre insaziabile, inesauribilmente teso alla soddisfazione di desideri che di continuo si rinnovano, desideri che, nascendo dal bisogno di appagamento, provocano sofferenza: quando poi vengono soddisfatti lasciano il posto alla noia, il vuoto del vivere.

L'uomo è il più infelice degli esseri perché il più cosciente di tutti per cui, oltre a soffrire per quel vuoto, si affligge ancora di più, perché è consapevole del suo tormento. La sua esistenza diventa quindi una lotta continua accompagnata da un'unica certezza: la sconfitta finale rappresentata o dal vuoto o dalla morte, elemento inevitabile connaturato con ogni essere. (Brano a pag. 23 del manuale)

Il pessimismo esistenziale, che nasce dalla riflessione dell'uomo sulla sua esistenza, si allarga a tal punto da diventare cosmico, quando si constata che il dolore, pur in gradi differenti, è legato ad ogni cosa.

"Sembra che un giorno Schopenhauer abbia detto i tre più grandi pessimisti che siano mai esistiti a questo mondo, Schopenhauer, Leopardi e Byron, si sono trovati in Italia nello stesso anno, il 1818, e non si sono mai conosciuti".

Influenze e concetti chiave di Schopenhauer

Il suo pensiero segna la FINE della visione della CENTRALITà dell'IO (in senso cartesiano). L'IO È PREDA DI FORZE ESTRANEE. Sconfitta dell'Io.

Introduce per la prima volta nella filosofia occidentale la filosofia ORIENTALE: fa riferimento alle Upanishad (raccolte della filosofia indiana dei Veda. Il termine Upanishad significa "sedersi vicino" in questo caso al maestro per ascoltarne gli insegnamenti. Mentre la parola Veda significa "scienza", "conoscenza". Essi sono la più antica produzione letteraria di carattere religioso composta in sanscrito. Sono stati composti tra il 1500 e l'800 a.C. ed erano destinati alla lettura delle classi superiori della casta).

La realtà è ILLUSIONE, che è causa del DOLORE, COMPITO della filosofia è LIBERARE l'uomo da questo dolore. Schopenhauer trovava in esse quel pessimismo metafisico da contrapporre al facile ottimismo dell'Idealismo.

"Se si studia il buddhismo nelle sue fonti, ci si rischiara la mente: qui non ci sono quelle stupide chiacchiere sul mondo creato dal nulla e su un tizio personale che lo avrebbe fatto".

Egli inoltre voleva mettere in evidenza il pericolo dell'occidentalizzazione che si stava realizzando proprio in quel periodo e lo fa evidenziando la spiritualità orientale. Bisogna sottolineare però che Schopenhauer prende in considerazione solo alcuni aspetti del Buddhismo.

Riferimenti a Platone e Kant

Schopenhauer si rifà a PLATONE il mondo delle idee e l'oggettivazione delle idee nella realtà. (Arte)

e a KANT Accetta la rivoluzione copernicana kantiana Ma la estremizza, arrivando a dire "tolto il soggetto, tolto il mondo conoscitivo". Le cose esistono nella misura in cui sono conosciute, sono quindi una rappresentazione del soggetto conoscente. Quindi per indagare il mondo come rappresentazione del soggetto la filosofia deve indagare il soggetto conoscente e i modi del suo conoscere.

Accetta le categorie e le forme a priori della sensibilità Però solo spazio/tempo e causalità. Esse sono dell'Intelletto e conoscono intuitivamente. I fenomeni sono individuati nello spazio e nel tempo. La causalità è il modo con cui l'intelletto intuisce il mondo come rappresentazione fenomenica. Le cose ci appaiono quindi in un certo spazio, tempo e rapporto di causa-effetto.

Accetta la distinzione tra fenomeno e noumeno Però il noumeno è conoscibile

Accetta la visione kantiana dell'aspirazione umana alla metafisica

Nella sua opera "IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE" quindi Schopenhauer riconosce che: il MONDO, la REALTà in quanto OGGETTO di CONOSCENZA da parte di un SOGGETTO che CONOSCE, è una MIA RAPPRESENTAZIONE. È OGGETTO per un SOGGETTO CONOSCITIVO

è FENOMENO che posso conoscere tramite i SENSI e l'INTELLETTO che sono propri sia dell'uomo sia dell'animale

e la RAGIONE essa è solo dell'UOMO. È tipica della conoscenza SCIENTIFICA e alla sua base vi è il PRINCIPIO DI RAGION SUFFICIENTE (ogni effetto ha una causa. "Niente è senza una ragione per cui sia") pag. 11 libro di testo

Nel suo libro "Il mondo come Vò e rappresentazione" vuole rispondere alla domanda:

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