Documento sulla narrativa in prosa: novella, racconto e romanzo. Il Pdf esplora le origini e le evoluzioni di questi generi letterari, includendo la narrativa di viaggio, psicologica e comica/umoristica, utile per la Letteratura nella scuola superiore.
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La narrazione breve tratta vicende reali o immaginarie. Questo tipo di narrazione viene indicato con due termini: novella, che deriva dall'aggettivo latino "novellus", cioè "nuovo" nel senso di "notizia riferita come novità"; e racconto, che deriva dalla prima persona del verbo "raccontare" e mette in evidenza il rapporto che c'è tra il narratore e il pubblico di lettori/ascoltatori. La narrazione breve nasce infatti dal gusto per il narrare comune a tutte le comunità umane.
Questo tipo di narrazione all'inizio era solo orale, poi diviene anche scritta mantenendo alcune caratteristiche che lasciano intravedere la sua origine orale:
La sua natura non alta le ha garantito come genere letterario una grande duttilità, facendo sì che nel tempo assumesse caratteri nuovi nelle forme e nei contenuti. Infatti, anche se novella e racconto vengono spesso usati come sinonimi è bene distinguerli tenendo a mente il fatto che: si usa novella per indicare testi brevi in prosa più antichi e tendenti al realismo; si usa racconto per indicare testi brevi in prosa più recenti tendenti al fantastico.
Rispetto al romanzo, che trova il proprio precedente narrativo nella novella, quest'ultima si differenzia per la linearità dell'intreccio, che tratta un solo evento o nucleo narrativo senza digressioni, e la presenza di pochi personaggi, ben individuati sul piano sociale e spaziotemporale, di cui tralascia lo sviluppo: sono piatti e statici. Da ciò, ovviamente, ne deriva la brevità. Inoltre, nella novella è molto importante il finale, in cui spesso c'è un rovesciamento dell'orizzonte d'attesa del lettore.
La nascita vera e propria della novella è persa nel tempo e nello spazio perché antichissima e contemporanea a più culture e zone del mondo, giacché ha avuto origine dal piacere di narrare innato nell'essere umano.
Raccolte di novelle molto antiche appartengono al mondo orientale, arabo (Le mille e una notte) e buddista (Libro dei sette savi), la cui diffusione venne favorita dagli scambi commerciali e dalle guerre durante il Medioevo. Pertanto, nelle novelle occidentali sono ravvisabili degli influssi orientali, già presenti, tra l'altro, nelle opere di alcuni scrittori latini come Petronio e Apuleio).
In Italia, la novella si diffonde tra il XII e il XIII secolo. Era molto amata dal ceto mercatile: notai, banchieri, giudici, artigiani oltre che commercianti, che in essa trovavano espressa la loro cultura e valori dato che il genere trae spunto dalla quotidianità cittadina. La raccolta più antica è il Novellino, composta a fine 1200, anonima e contenente cento novelle. Proprio a metà del secolo successivo si trova il capolavoro italiano del genere: il Decameron di Giovanni Boccaccio. Le sue cento novelle sono ambientate nel mondo reale, in cui agiscono personaggi realmente esistiti o verosimili che vivono avventure comiche, tragiche ma soprattutto amorose in una struttura a cornice, cioèla narrazione è avviene tramite dei personaggi introdotti all'inizio dell'opera che narrano per svago e a turno. Finalità dichiarata della raccolta è l'intrattenere i lettori.
Nei secoli successivi, Boccaccio diventa un modello da imitare, così la novella italiana continuerà a seguire il suo realismo: sul finire del secolo Franco Sacchetti scrive Il Trecentonovelle, storie comiche, amorose e varie della quotidianità fiorentina bassomedievale; da Boccaccio trae anche ispirazione Geoffrey Chaucer, nelle sue Canterbury Tales, affresco della società medievale inglese; mentre Matteo Bandello nelle Novelle traccia un ampio quadro della vita nelle corti del Cinquecento. Dopo un periodo di crisi, nell'Ottocento, messo da parte l'aspetto scherzoso, la novella - sfumando verso il racconto - diventa una narrazione che analizza la realtà dal punto di vista sociale e psicologico (Vita dei campi, Giovanni Verga), quest'ultimo privilegiato nel Novecento.
Tra Seicento e Settecento, la narrazione breve ha in Italia e in Europa minore diffusione, mentre nell'Ottocento riprese vigore e, sviluppandosi parallelamente al romanzo, nasce il racconto moderno. Molti romanzieri, infatti, sono anche autori di racconti e i diversi generi in cui romanzi vanno nel corso del tempo ad articolarsi riguardano anche i racconti. In particolare, la forma breve del racconto è adatta a contenuti fantastici (Hoffmann, Poe) in cui è cruciale l'effetto sorpresa nel finale. Nel Novecento, il racconto si concentra invece sull'analisi dell'interiorità con personaggi che sono spesso inetti e illusi (Kafka).
Il termine deriva da "romanz", parola tratta dalla pronuncia in lingua d'oïl dell'espressione "romanice loqui" [parlare in lingua romana, come i romani]. Questa parola indicava una narrativa lunga, in prosa o in versi, scritta in lingua volgare con una trama fitta di avventure, personaggi ed eventi magico-meravigliosi, nei quali l'amore ha un ruolo centrale: il romanzo cortese-cavalleresco. Il quale, col passare dei secoli (fino a inizio 700 si scriveva in prosa solo per altri fini) e insieme all'attenzione della novella per l'intrattenimento e la dimensione socio-economica e storico-geografica, dà il proprio apporto nella genesi del romanzo per come lo intendiamo oggi.
Infatti, il romanzo è una narrazione lunga, che presenta numerosi personaggi, le cui vicende si intrecciano l'une con le altre, e ciò richiede frequenti cambi di scena, e dunque: un intreccio decisamente complesso e non lineare (analessi, prolessi, isocronie), che combina diverse sequenze (narrative, descrittive, riflessive, dialogate) e vari punti di vista (focalizzazione). Tutto ciò conferisce al romanzo la sua caratteristica per eccellenza: la polifonia, ossia l'avere più voci, intese come molte prospettive autonome e indipendenti nel mondo narrativo e sugli eventi narrati: desideri, disarmonie, opportunità, ostacoli.
Il tipo di narrazione più antica ed estesa in cui si raccontano avventure e peripezie di vari personaggi è l'epica. Però sono forme letterarie diverse e la differenza fondamentale tra romanzo e poema epico non sta solo nella forma della narrazione (prosa/poesia) ma anche nella materia della narrazione: vicende di un passato remoto trasmesse dalla tradizione di un popolo a proposito eroi e divinità dalle qualità eccezionali. Invece, i personaggi dei romanzi sono persone comuni, dalla psicologia e status variabile, che agiscono nellavita quotidiana, costruiti dalle ricerche o dall'immaginazione dell'autore, nei quali il lettore può riconoscersi o dai quali può prendere le distanze.
Il romanzo è una forma letteraria essenzialmente moderna, sviluppatasi in particolare tra Settecento e Ottocento, ed è ancora oggi la più diffusa e apprezzata. Però, è possibile rintracciare nell'antichità opere dal carattere romanzesco: l'Odissea di Omero, il Satyricon di Petronio, le Metamorfosi di Apuleio, l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Il primo vero eroe romanzesco in senso moderno è tuttavia Don Quixote, omonimo protagonista dell'opera di Miguel de Cervantes, parodia dell'eroe epico- cavalleresco che smaschera con la sua follia le contraddizioni dell'aristocrazia ormai in declino.
Il romanzo ha un forte legame con la cultura borghese, che si afferma a partire dal Settecento in Inghilterra per poi espandersi in tutta Europa. Gli autori si concentrano sul rapporto/conflitto tra individuo e società e dall'Ottocento cominciano a distinguersi i vari generi in base agli elementi salienti della trama, la quale nel Novecento perde importanza perché l'interesse passa alla psicologia dei personaggi, ai loro moti interiori e ai loro modi di capire e relazionarsi alla realtà.
La rappresentazione della realtà sociale assume primaria importanza in narrativa quando un nuovo e grande pubblico si avvicina alla lettura, nel XVIII secolo, prima in Inghilterra e poi man mano in tutta Europa e America. Il ceto borghese, oltre che nella società e nella politica, si affaccia anche nella letteratura. E questo nuovo pubblico vuole appassionarsi alle storie, indentificandosi nei protagonisti ed esplorando e riconoscendo scenari simili a quelli della loro realtà. Questo determina, per dirla con Ian Watt: l'ascesa del romanzo, che si stabilisce al centro delle forme letterarie.
I protagonisti smettono di essere figure eccezionali e lasciano il posto a persone comuni, tanto dell'alta quanto della bassa società, che incarnano i modi di essere e di fare della loro classe sociale, pur mantenendo la loro individualità. Il romanzo, quindi, può seguire le sorti di un popolo, di una famiglia o di un individuo rappresentandone vizi, virtù, abitudini anche con grande perizia. L'intreccio, denso di episodi, si svolge in un preciso contesto sociale di cui l'autore deve restituire un'immagine fedele e verosimile, pur non basata su fatti reali e, anzi, creata a partire dall'immaginazione: il realismo diventa un elemento cruciale, qualsiasi forzatura della realtà viene bandita.
Il grande antecedente del romanzo e della narrativa sociale è la novella, forma letteraria breve in prosa che ne condivide le caratteristiche essenziali: racconta un fatto immaginario ma realistico grazie a delle coordinate spaziotemporali e sociali di personaggi e luoghi ben delineati. In occidente, le novelle si affermano tra il XII e il XIII secolo con la crisi dei valori feudali e la nascita di quelli mercantili (l'oculatezza, l'intraprendenza, pragmaticità, la valorizzazione della mondanità, l'interesse economico), quasi anticipando il medesimo sviluppo e domanda di cultura che sarà propria del ceto borghese tra Settecento e Ottocento. Anche ai mercanti medievali piaceva leggere della loro quotidianità, valori e ideali (quali l'astuzia e la capacità di risolvere situazioni difficili) che dal mercantilismo si svilupperanno nel capitalismo. Non a caso, in inglese, romanzo si dice novel (mentre il romance è più storico-romantico). È il Decameron di Boccaccio a interpretare appieno i valori della società mercantile medievale, ma solo nel secondo