I problemi del nuovo Regno d'Italia: premesse storiche e politiche

Documento di Università sulla storia del XIX secolo, inclusi i problemi del nuovo Regno d'Italia, la politica della Destra storica e la Questione romana. Il Pdf, utile per studenti universitari di Storia, esplora anche la terza guerra d'Indipendenza, l'unificazione tedesca con Bismarck e l'espansionismo coloniale.

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I problemi del nuovo regno: premesse
Tra i primi atti legislativi figurava la proclamazione di Roma a futura capitale del Regno. Ma Roma era
anche la città del papa e la capitale dello Stato pontificio. La soluzione di Cavour (presidente del nuovo
ministero) alla Questione romana si riassume nella famosa formula “libera Chiesa in libero Stato”; ma il 6
giugno 1861 Cavour muore.
Vi era poi la questione istituzionale; lo Statuto piemontese era divenuto legge costituzionale e aveva di
fatto sancito la vittoria di quei conservatori moderati che avevano preferito uno Stato forte e accentratore a
discapito delle autonomie locali (fallimento del progetto Cavour-Farini-Minghetti).
Vi era poi il brigantaggio meridionale legato alla questione meridionale nato perché ai contadini
sembrava di esser passati dal regime borbonico a quello sabaudo.
La Destra storica
• Membri della Destra storica furono autorevoli personalità quali: Quintino Sella, Giovanni Lanza,
Bettino Ricasoli, Marco Minghetti, Stefano Jacini, Silvio Spaventa.
• Ricasoli, successo al Cavour, reprime il brigantaggio (inviando a Napoli il generale Cialdini),
e con la legge Pica del 15 agosto 1863 affida ai tribunali militari i processi del brigantaggio, ma non risolve il
malessere meridionale.
• La liquidazione dei terreni comunali e demaniali dell’ex regno borbonico e dei beni ecclesiastici
favorisce solo la ricca borghesia agraria; nel settembre del 1866 scoppia quindi la rivolta in Sicilia durata
sette giorni.
La Destra storica e la Questione romana
Abbiamo due posizioni: 1) secondo la Destra l’Italia avrebbe ottenuto Roma soltanto con il consenso
francese e per via diplomatica; 2) per la Sinistra (comprendente mazziniani e garibaldini) era necessaria
una rivoluzione popolare per la liberazione di Roma e del Veneto.
Il ministero Rattazzi consente a Garibaldi di recarsi in Sicilia per organizzare una spedizione all’insegna di
“Roma o morte” (giugno-agosto 1862); Napoleone III minaccia allora un intervento militare; il governo
italiano invia un corpo di spedizione guidato da Cialdini.
Il 29 agosto si ha la battaglia d’Aspromonte fra le truppe regie e garibaldine; lo stesso Garibaldi (feritosi
a un piede) viene arrestato e condotto al forte di Varignano per essere processato, ma grazie ad un’amnistia
concessa dal re viene rimesso in libertà insieme ai suoi seguaci. Rattazzi si dimette.
La Destra storica e la Questione romana
Il nuovo ministro Minghetti tenta la via dell’accordo con la Francia. Si giunge alla Convenzione di
settembre (15 settembre 1864) che prevede: la difesa Stato pontificio; il ritiro delle truppe francesi; il
trasferimento della capitale da Torino a Firenze.
L’annuncio del trasferimento provoca tumulti a Torino (21-22 settembre) e una sanguinosa repressione
(eccidio di Piazza S. Carlo).
In risposta a questi avvenimenti, l’8 dicembre 1864 Pio IX con l’enciclica “Quanta Cura” condanna i
fondamenti ideologici del nuovo Stato; in più, nel Sillabo riassume i principali errori dei nostri tempi. Il
parlamento italiano approva una legge che stabilisce la soppressione delle corporazioni religiose e la
confisca dei loro beni.
Appoggiato nuovamente dal Rattazzi (tornato al ministero), il 24 novembre 1866 Garibaldi viene arrestato
durante la preparazione di una nuova spedizione e condotto a Caprera. Riesce però a fuggire e congiunge la
sua spedizione con quella dei fratelli Enrico e Giovanni Cairoli in partenza da Terni; ma l’insurrezione
fallisce.
Il 3 novembre a Mentana 20.000 francesi e papalini sconfiggono 2.000 garibaldini in ritirata. I Francesi
tornano a presidiare Roma e Garibaldi viene riportato a Caprera.
La Destra storica e la terza guerra d’Indipendenza
L’armistizio di Villafranca aveva lasciato irrisolta la questione veneta. Nel Veneto era dunque ripresa
l’azione cospirativa antiaustriaca ad opera dei “Comitati segreti” e del “Comitato Politico Centrale Veneto”
che si battevano per l’annessione del Veneto al Regno d’Italia.
A Berlino l’8 aprile 1866 la Prussia, che voleva estromettere l’Austria dalla Confederazione germanica,
propone un’alleanza militare all’Italia per scacciare gli austriaci dal Veneto. Ma le truppe italiane vengono
sconfitte a Custoza il 24 giugno, e nella battaglia navale di Lissa. Garibaldi nella conquista del Trentino
sconfigge gli austriaci a Bezzecca; ma l’armistizio di Nikolsburg fra Austria e Prussia lo blocca: l’Austria
avrebbe offerto il Veneto all’Italia tramite Napoleone III.
• Il governo italiano firma l’armistizio di Cormons e Garibaldi risponde con il famoso “Obbedisco” ed è
costretto a fermarsi. Il 3 ottobre si giunge alla definitiva pace di Vienna.
La Destra storica: dalla conquista di Roma al “non expedit”
Il 18 luglio 1870, il Concilio Vaticano I voluto da Pio IX dichiara che il pontefice gode della infallibilità.
Intanto il governo francese si indebolisce a causa della guerra con la Prussia e ritira la guarnigione da
Roma. Il ministero Lanza insiste allora per l’occupazione di Roma e prepara un corpo di spedizione
guidato dal generale Raffaele Cadorna.
Il 20 settembre 1870 si ha così la “Breccia di Porta Pia”: le truppe italiane entrano a Roma. Con un
plebiscito del 2 ottobre 1870 la capitale viene trasferita da Firenze a Roma.
Il parlamento italiano regola con la “legge delle guarentigie” (13 maggio 1871) la nuova situazione
giuridica del pontefice.
Si sviluppano i movimenti cattolici (Società della Gioventù Cattolica, l’Opera dei congressi e dei comitati
cattolici). Nel 1874 Pio IX invita i cattolici a non partecipare alle elezioni (“non expedit”). Importante è
però l’attività missionaria ed educativa di don Giovanni Bosco con la Società di s. Francesco di Sales.
La Destra storica e la politica finanziaria
Pietro Bastogi ministro delle Finanze affronta il problema del deficit: la legge del 19 luglio 1862 dà vita al
Gran Libro del Debito Pubblico in cui vengono iscritti tutti i debiti contratti dai cessati governi. Viene
costituita una commissione avente il compito di effettuare una perequazione dell’imposta fondiaria e
un’altra adibita al riordinamento dell’imposta di ricchezza mobile (che sarà la prima imposta sui redditi).
I problemi persistono: il successore di Bastogi, Quintino Sella, introduce nuove imposte piuttosto che una
ulteriore espansione del debito.
Dal 1865 al 1867 ministro delle Finanze è l’economista napoletano Antonio Scialoja. Questi istituisce
un’unica grande imposta generale sul reddito, ma soprattutto introduce il corso forzoso (1 maggio 1866)
favorendo la Banca Nazionale. Effettua la più massiccia alienazione di beni demaniali ed ecclesiastici
(approvata con legge 15 agosto 1867).
Il cattolico liberale Vito D’Ondes Reggio propone che una parte dei beni venga destinata ai contadini
poveri: è accusato di favorire il comunismo.
Tutti questi provvedimenti (come la tassa sul macinato) determinano la concentrazione della proprietà
fondiaria nelle mani dei grandi possidenti.
Il pareggio del bilancio viene raggiunto nel 1876 col ministero Minghetti.
Con Bismarck la Prussia conquista la Germania e procede all’unificazione tedesca
Nel 1850 con gli accordi di Olmütz la Prussia aveva promesso all’Austria di rinunciare all’idea di una unione
federale tedesca, ma i conservatori e liberal-patrioti tedeschi non vi avevano rinunciato. Nel 1861 salì al
trono di Prussia Guglielmo I, il quale impostò i rapporti con l’Austria con spregiudicatezza anche grazie
all’abile collaboratore da lui scelto: il nobile Ottone di Bismarck. Rappresentante della destra antiliberale,
subito dopo la sua nomina a Primo ministro dichiarò che le grandi questioni del tempo si sarebbero risolte
non «con i discorsi e le deliberazioni della maggioranza, ma col ferro e col sangue». In realtà per Bismarck la
guerra rappresentava l’ultima scelta, da attuare solo dopo aver tentato con i mezzi della diplomazia. Egli da
una parte si preoccupò di non alterare gli equilibri internazionali, dall’altra cercò costantemente di non
rimanere isolato.
Obiettivo principale era l’eliminazione dell’ingerenza dell’Austria nelle questioni tedesche. A tal fine,
dapprima si assicurò la neutralità di Gran Bretagna e Francia e successivamente si procurò l’alleanza con il
neonato Regno d’Italia. La guerra contro l’Austria si concluse in poche settimane, dal 14 giugno 1866 al 3
luglio, allorché gli Austriaci furono sconfitti a Sadova, nella Boemia meridionale. Con la pace di Praga tutti
gli Stati a nord del fiume Meno e la Sassonia entrarono a far parte di una nuova Confederazione della
Germania del Nord. Restavano però ancora da annettere alla Prussia gli Stati meridionali della Germania, il
più importante dei quali era la Baviera. Tuttavia, i tedeschi del sud erano in maggioranza cattolici e la gran
parte dei principi era protetta dal cattolico Napoleone III.
La guerra franco-prussiana: la sconfitta di Napoleone III
Bismarck cercò il pretesto per uno scontro militare con la Francia, cui sperava di sottrarre anche la Lorena e
l’Alsazia, regioni di confine che francesi e tedeschi si contendevano da secoli. Nell’estate del 1870
l’occasione si presentò sotto forma di un incidente diplomatico. In Spagna, la regina Isabella II, in seguito a
un moto rivoluzionario, era stata costretta ad abbandonare il trono. Bismarck suggerì allora che fosse il
principe Leopoldo, del ramo cattolico della famiglia Hohenzollern (il cui capo era il re di Prussia) a salire sul

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I problemi del nuovo regno: premesse

· Tra i primi atti legislativi figurava la proclamazione di Roma a futura capitale del Regno. Ma Roma era anche la città del papa e la capitale dello Stato pontificio. La soluzione di Cavour (presidente del nuovo ministero) alla Questione romana si riassume nella famosa formula "libera Chiesa in libero Stato"; ma il 6 giugno 1861 Cavour muore. · Vi era poi la questione istituzionale; lo Statuto piemontese era divenuto legge costituzionale e aveva di fatto sancito la vittoria di quei conservatori moderati che avevano preferito uno Stato forte e accentratore a discapito delle autonomie locali (fallimento del progetto Cavour-Farini-Minghetti). · Vi era poi il brigantaggio meridionale legato alla questione meridionale nato perché ai contadini sembrava di esser passati dal regime borbonico a quello sabaudo.

La Destra storica

  • Membri della Destra storica furono autorevoli personalità quali: Quintino Sella, Giovanni Lanza, Bettino Ricasoli, Marco Minghetti, Stefano Jacini, Silvio Spaventa.
  • Ricasoli, successo al Cavour, reprime il brigantaggio (inviando a Napoli il generale Cialdini), e con la legge Pica del 15 agosto 1863 affida ai tribunali militari i processi del brigantaggio, ma non risolve il malessere meridionale.
  • La liquidazione dei terreni comunali e demaniali dell'ex regno borbonico e dei beni ecclesiastici favorisce solo la ricca borghesia agraria; nel settembre del 1866 scoppia quindi la rivolta in Sicilia durata sette giorni.

La Destra storica e la Questione romana

  • Abbiamo due posizioni: 1) secondo la Destra l'Italia avrebbe ottenuto Roma soltanto con il consenso francese e per via diplomatica; 2) per la Sinistra (comprendente mazziniani e garibaldini) era necessaria una rivoluzione popolare per la liberazione di Roma e del Veneto.
  • Il ministero Rattazzi consente a Garibaldi di recarsi in Sicilia per organizzare una spedizione all'insegna di "Roma o morte" (giugno-agosto 1862); Napoleone III minaccia allora un intervento militare; il governo italiano invia un corpo di spedizione guidato da Cialdini.
  • Il 29 agosto si ha la battaglia d'Aspromonte fra le truppe regie e garibaldine; lo stesso Garibaldi (feritosi a un piede) viene arrestato e condotto al forte di Varignano per essere processato, ma grazie ad un'amnistia concessa dal re viene rimesso in libertà insieme ai suoi seguaci. Rattazzi si dimette.

La Destra storica e la Questione romana: accordo con la Francia

  • Il nuovo ministro Minghetti tenta la via dell'accordo con la Francia. Si giunge alla Convenzione di settembre (15 settembre 1864) che prevede: la difesa Stato pontificio; il ritiro delle truppe francesi; il trasferimento della capitale da Torino a Firenze.
  • L'annuncio del trasferimento provoca tumulti a Torino (21-22 settembre) e una sanguinosa repressione (eccidio di Piazza S. Carlo).
  • In risposta a questi avvenimenti, l'8 dicembre 1864 Pio IX con l'enciclica "Quanta Cura" condanna i fondamenti ideologici del nuovo Stato; in più, nel Sillabo riassume i principali errori dei nostri tempi. Il parlamento italiano approva una legge che stabilisce la soppressione delle corporazioni religiose e la confisca dei loro beni.
  • Appoggiato nuovamente dal Rattazzi (tornato al ministero), il 24 novembre 1866 Garibaldi viene arrestato durante la preparazione di una nuova spedizione e condotto a Caprera. Riesce però a fuggire e congiunge la sua spedizione con quella dei fratelli Enrico e Giovanni Cairoli in partenza da Terni; ma l'insurrezione fallisce.
  • Il 3 novembre a Mentana 20.000 francesi e papalini sconfiggono 2.000 garibaldini in ritirata. I Francesi tornano a presidiare Roma e Garibaldi viene riportato a Caprera.

La Destra storica e la terza guerra d'Indipendenza

  • L'armistizio di Villafranca aveva lasciato irrisolta la questione veneta. Nel Veneto era dunque ripresa l'azione cospirativa antiaustriaca ad opera dei "Comitati segreti" e del "Comitato Politico Centrale Veneto" che si battevano per l'annessione del Veneto al Regno d'Italia.
  • A Berlino l'8 aprile 1866 la Prussia, che voleva estromettere l'Austria dalla Confederazione germanica, propone un'alleanza militare all'Italia per scacciare gli austriaci dal Veneto. Ma le truppe italiane vengono sconfitte a Custoza il 24 giugno, e nella battaglia navale di Lissa. Garibaldi nella conquista del Trentino sconfinge gli austriaci a Bezzecca; ma l'armistizio di Nikolsburg fra Austria e Prussia lo blocca: l'Austria avrebbe offerto il Veneto all'Italia tramite Napoleone III.

· Il governo italiano firma l'armistizio di Cormons e Garibaldi risponde con il famoso "Obbedisco" ed è costretto a fermarsi. Il 3 ottobre si giunge alla definitiva pace di Vienna.

La Destra storica: dalla conquista di Roma al "non expedit"

  • Il 18 luglio 1870, il Concilio Vaticano I voluto da Pio IX dichiara che il pontefice gode della infallibilità.
  • Intanto il governo francese si indebolisce a causa della guerra con la Prussia e ritira la guarnigione da Roma. Il ministero Lanza insiste allora per l'occupazione di Roma e prepara un corpo di spedizione guidato dal generale Raffaele Cadorna.
  • Il 20 settembre 1870 si ha così la "Breccia di Porta Pia": le truppe italiane entrano a Roma. Con un plebiscito del 2 ottobre 1870 la capitale viene trasferita da Firenze a Roma.
  • Il parlamento italiano regola con la "legge delle guarentigie" (13 maggio 1871) la nuova situazione giuridica del pontefice.
  • Si sviluppano i movimenti cattolici (Società della Gioventù Cattolica, l'Opera dei congressi e dei comitati cattolici). Nel 1874 Pio IX invita i cattolici a non partecipare alle elezioni ("non expedit"). Importante è però l'attività missionaria ed educativa di don Giovanni Bosco con la Società di s. Francesco di Sales.

La Destra storica e la politica finanziaria

  • Pietro Bastogi ministro delle Finanze affronta il problema del deficit: la legge del 19 luglio 1862 dà vita al Gran Libro del Debito Pubblico in cui vengono iscritti tutti i debiti contratti dai cessati governi. Viene costituita una commissione avente il compito di effettuare una perequazione dell'imposta fondiaria e un'altra adibita al riordinamento dell'imposta di ricchezza mobile (che sarà la prima imposta sui redditi).
  • I problemi persistono: il successore di Bastogi, Quintino Sella, introduce nuove imposte piuttosto che una ulteriore espansione del debito.
  • Dal 1865 al 1867 ministro delle Finanze è l'economista napoletano Antonio Scialoja. Questi istituisce un'unica grande imposta generale sul reddito, ma soprattutto introduce il corso forzoso (1 maggio 1866) favorendo la Banca Nazionale. Effettua la più massiccia alienazione di beni demaniali ed ecclesiastici (approvata con legge 15 agosto 1867).
  • Il cattolico liberale Vito D'Ondes Reggio propone che una parte dei beni venga destinata ai contadini poveri: è accusato di favorire il comunismo.
  • Tutti questi provvedimenti (come la tassa sul macinato) determinano la concentrazione della proprietà fondiaria nelle mani dei grandi possidenti.
  • Il pareggio del bilancio viene raggiunto nel 1876 col ministero Minghetti.

Bismarck, la Prussia e l'unificazione tedesca

Nel 1850 con gli accordi di Olmütz la Prussia aveva promesso all'Austria di rinunciare all'idea di una unione federale tedesca, ma i conservatori e liberal-patrioti tedeschi non vi avevano rinunciato. Nel 1861 salì al trono di Prussia Guglielmo I, il quale impostò i rapporti con l'Austria con spregiudicatezza anche grazie all'abile collaboratore da lui scelto: il nobile Ottone di Bismarck. Rappresentante della destra antiliberale, subito dopo la sua nomina a Primo ministro dichiarò che le grandi questioni del tempo si sarebbero risolte non «con i discorsi e le deliberazioni della maggioranza, ma col ferro e col sangue». In realtà per Bismarck la guerra rappresentava l'ultima scelta, da attuare solo dopo aver tentato con i mezzi della diplomazia. Egli da una parte si preoccupò di non alterare gli equilibri internazionali, dall'altra cercò costantemente di non rimanere isolato. Obiettivo principale era l'eliminazione dell'ingerenza dell'Austria nelle questioni tedesche. A tal fine, dapprima si assicurò la neutralità di Gran Bretagna e Francia e successivamente si procurò l'alleanza con il neonato Regno d'Italia. La guerra contro l'Austria si concluse in poche settimane, dal 14 giugno 1866 al 3 luglio, allorché gli Austriaci furono sconfitti a Sadova, nella Boemia meridionale. Con la pace di Praga tutti gli Stati a nord del fiume Meno e la Sassonia entrarono a far parte di una nuova Confederazione della Germania del Nord. Restavano però ancora da annettere alla Prussia gli Stati meridionali della Germania, il più importante dei quali era la Baviera. Tuttavia, i tedeschi del sud erano in maggioranza cattolici e la gran parte dei principi era protetta dal cattolico Napoleone III.

La guerra franco-prussiana: la sconfitta di Napoleone III

Bismarck cercò il pretesto per uno scontro militare con la Francia, cui sperava di sottrarre anche la Lorena e l'Alsazia, regioni di confine che francesi e tedeschi si contendevano da secoli. Nell'estate del 1870 l'occasione si presentò sotto forma di un incidente diplomatico. In Spagna, la regina Isabella II, in seguito a un moto rivoluzionario, era stata costretta ad abbandonare il trono. Bismarck suggerì allora che fosse il principe Leopoldo, del ramo cattolico della famiglia Hohenzollern (il cui capo era il re di Prussia) a salire sul trono di Spagna. Quando a Parigi si seppe che Leopoldo aveva accettato la corona si gridò che la sicurezza della Francia era minacciata. Bisognava approfittarne per attaccare la Prussia prima che questa potesse ulteriormente rafforzarsi. In realtà, l'ambasciatore francese Benedetti, ricevuto da Guglielmo I ai bagni di Ems, aveva ottenuto che Leopoldo rinunciasse al trono; ma Benedetti pretese che il re di Prussia si impegnasse a non permetterne più la candidatura. E questo era troppo. La guerra divenne inevitabile, ma confermò immediatamente la potenza della macchina militare prussiana. Il 2 settembre l'esercito prussiano sbaragliò quello francese a Sedan, nelle Ardenne; lo stesso Napoleone III si consegnò al nemico come prigioniero. Per la Germania la vittoria significò il successo del disegno bismarckiano. Il 18 gennaio 1871, i principi tedeschi del nord e del sud si riunirono a Versailles e proclamarono Guglielmo I imperatore di Germania: nasceva il Secondo Reich. In Francia invece, due giorni dopo la cattura di Napoleone III, il secondo impero veniva rovesciato e nasceva la repubblica, la terza dopo quelle del 1792 e del 1848. Il ministro dell'Interno, Léon Gambetta fu l'anima della resistenza francese (anche Garibaldi giunse in aiuto), ma il 28 gennaio 1871 Parigi capitolava: la Francia fu costretta all'armistizio.

Dalla Comune di Parigi alla «settimana di sangue»

L'accettazione di condizioni di pace fortemente umilianti spinse il popolo di Parigi a insorgere contro lo stesso governo repubblicano. Il 18 marzo 1871, mentre i prussiani occupavano ancora la periferia della città, ebbe inizio la rivolta popolare che portò alla creazione di un governo rivoluzionario di tendenze socialiste, la Comune, il cui nome ricordava l'analoga municipalità creata nel 1792 durante la Rivoluzione francese. I «comunardi» tentarono sia di ricacciare i prussiani sia di attuare una rivoluzione politica e sociale. Fra i provvedimenti previsti vi erano tra gli altri il suffragio universale maschile, l'istruzione laica, obbligatoria e gratuita e la confisca dei beni ecclesiastici. I dirigenti rivoluzionari seguivano le idee estremiste di Blanqui e Proudhon; cercarono di rispondere alle rivendicazioni dei contadini per allargare alle campagne e alle province la loro influenza. In pochi giorni il movimento si allargò sfuggendo al controllo della stessa Comune. Da Versailles, il governo repubblicano ufficialmente in carica e guidato dall'anziano Adolphe Thiers decise allora di allearsi con l'esercito tedesco per porre fine alla Comune parigina. Gli insorti organizzarono allora la resistenza, mentre le strade di Parigi tornavano a riempirsi di barricate. Alla fine, la superiorità militare del governo in carica ebbe la meglio e l'avventura dei comunardi finì tragicamente. L'ultima settimana di maggio del 1871 sarebbe passata alla storia come la «settimana di sangue». Fu una vera e propria caccia all'uomo scatenata dal governo conservatore di Thiers. L'episodio della Comune spaventò i governi e le forze moderate europee e stabilì una netta demarcazione tra coloro che assegnavano al socialismo un contenuto rivoluzionario e quelli che vi attribuivano un puro significato di rappresentanza di classe.

La Terza Repubblica e l'Affaire Dreyfus

Se la Francia poté evitare il rischio di una restaurazione monarchica fu merito di Léon Gambetta, che convinse i repubblicani, d'accordo con i radicali, a seguire una politica più moderata e a respingere il tentativo del generale Mac Mahon che, appoggiato dai conservatori e dai clericali, mirava ad imporre un governo autoritario. La costituzione repubblicana del 1875 (che durò fino al 1940) fu il principale successo di Gambetta, reso possibile soprattutto grazie alla crescente influenza del partito radicale e del movimento operaio e sindacale, che riuscì a contrastare l'opposizione di conservatori, monarchici e clericali. Episodio simbolo di questa lotta fu l'Affaire Dreyfus. Questi era un ufficiale di Stato Maggiore, ebreo, condannato nel 1894 con l'accusa di aver consegnato ai tedeschi documenti di sicurezza nazionale. Fu dunque deportato all'isola del Diavolo, dove sarebbe dovuto restare per tutta la vita. Il 13 gennaio 1898 lo scrittore Emile Zola pubblicò una lettera aperta al Presidente della Repubblica, dal titolo J'accuse, nella quale accusava l'autorità militare, difendeva l'innocenza di Dreyfus e chiedeva la revisione del processo. I falsi erano troppo gravi e la sentenza fu infirmata. Anche il Paese si divise fra dreyfusardi e antidreyfusardi: i primi riuscirono ad ottenere l'annullamento della prima sentenza, ma non poterono evitare una seconda sentenza che condannò Dreyfus a dieci anni di carcere. Questi fu però graziato dal Presidente della Repubblica. I cattolici, che avevano appoggiato gli antidreyfusardi, uscirono dunque sconfitti. Nelle elezioni del 1902, la vittoria andò ai Radicali; il nuovo governo decise lo scioglimento delle congregazioni religiose e la separazione della Chiesa dallo Stato.

La nascita dell'Impero austro-ungarico

La sconfitta di Sadova, che aveva messo fine alla guerra austro-prussiana del 1866, ebbe gravi ripercussioni sull'Impero asburgico, guidato dal 1848 dal giovane ma determinato Francesco Giuseppe. Con la perdita di ogni influenza sulla Germania, il ridimensionamento della dominazione in Italia e la riduzione del ruolo di

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