Documento di Università sulla storia del XIX secolo, inclusi i problemi del nuovo Regno d'Italia, la politica della Destra storica e la Questione romana. Il Pdf, utile per studenti universitari di Storia, esplora anche la terza guerra d'Indipendenza, l'unificazione tedesca con Bismarck e l'espansionismo coloniale.
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· Tra i primi atti legislativi figurava la proclamazione di Roma a futura capitale del Regno. Ma Roma era anche la città del papa e la capitale dello Stato pontificio. La soluzione di Cavour (presidente del nuovo ministero) alla Questione romana si riassume nella famosa formula "libera Chiesa in libero Stato"; ma il 6 giugno 1861 Cavour muore. · Vi era poi la questione istituzionale; lo Statuto piemontese era divenuto legge costituzionale e aveva di fatto sancito la vittoria di quei conservatori moderati che avevano preferito uno Stato forte e accentratore a discapito delle autonomie locali (fallimento del progetto Cavour-Farini-Minghetti). · Vi era poi il brigantaggio meridionale legato alla questione meridionale nato perché ai contadini sembrava di esser passati dal regime borbonico a quello sabaudo.
· Il governo italiano firma l'armistizio di Cormons e Garibaldi risponde con il famoso "Obbedisco" ed è costretto a fermarsi. Il 3 ottobre si giunge alla definitiva pace di Vienna.
Nel 1850 con gli accordi di Olmütz la Prussia aveva promesso all'Austria di rinunciare all'idea di una unione federale tedesca, ma i conservatori e liberal-patrioti tedeschi non vi avevano rinunciato. Nel 1861 salì al trono di Prussia Guglielmo I, il quale impostò i rapporti con l'Austria con spregiudicatezza anche grazie all'abile collaboratore da lui scelto: il nobile Ottone di Bismarck. Rappresentante della destra antiliberale, subito dopo la sua nomina a Primo ministro dichiarò che le grandi questioni del tempo si sarebbero risolte non «con i discorsi e le deliberazioni della maggioranza, ma col ferro e col sangue». In realtà per Bismarck la guerra rappresentava l'ultima scelta, da attuare solo dopo aver tentato con i mezzi della diplomazia. Egli da una parte si preoccupò di non alterare gli equilibri internazionali, dall'altra cercò costantemente di non rimanere isolato. Obiettivo principale era l'eliminazione dell'ingerenza dell'Austria nelle questioni tedesche. A tal fine, dapprima si assicurò la neutralità di Gran Bretagna e Francia e successivamente si procurò l'alleanza con il neonato Regno d'Italia. La guerra contro l'Austria si concluse in poche settimane, dal 14 giugno 1866 al 3 luglio, allorché gli Austriaci furono sconfitti a Sadova, nella Boemia meridionale. Con la pace di Praga tutti gli Stati a nord del fiume Meno e la Sassonia entrarono a far parte di una nuova Confederazione della Germania del Nord. Restavano però ancora da annettere alla Prussia gli Stati meridionali della Germania, il più importante dei quali era la Baviera. Tuttavia, i tedeschi del sud erano in maggioranza cattolici e la gran parte dei principi era protetta dal cattolico Napoleone III.
Bismarck cercò il pretesto per uno scontro militare con la Francia, cui sperava di sottrarre anche la Lorena e l'Alsazia, regioni di confine che francesi e tedeschi si contendevano da secoli. Nell'estate del 1870 l'occasione si presentò sotto forma di un incidente diplomatico. In Spagna, la regina Isabella II, in seguito a un moto rivoluzionario, era stata costretta ad abbandonare il trono. Bismarck suggerì allora che fosse il principe Leopoldo, del ramo cattolico della famiglia Hohenzollern (il cui capo era il re di Prussia) a salire sul trono di Spagna. Quando a Parigi si seppe che Leopoldo aveva accettato la corona si gridò che la sicurezza della Francia era minacciata. Bisognava approfittarne per attaccare la Prussia prima che questa potesse ulteriormente rafforzarsi. In realtà, l'ambasciatore francese Benedetti, ricevuto da Guglielmo I ai bagni di Ems, aveva ottenuto che Leopoldo rinunciasse al trono; ma Benedetti pretese che il re di Prussia si impegnasse a non permetterne più la candidatura. E questo era troppo. La guerra divenne inevitabile, ma confermò immediatamente la potenza della macchina militare prussiana. Il 2 settembre l'esercito prussiano sbaragliò quello francese a Sedan, nelle Ardenne; lo stesso Napoleone III si consegnò al nemico come prigioniero. Per la Germania la vittoria significò il successo del disegno bismarckiano. Il 18 gennaio 1871, i principi tedeschi del nord e del sud si riunirono a Versailles e proclamarono Guglielmo I imperatore di Germania: nasceva il Secondo Reich. In Francia invece, due giorni dopo la cattura di Napoleone III, il secondo impero veniva rovesciato e nasceva la repubblica, la terza dopo quelle del 1792 e del 1848. Il ministro dell'Interno, Léon Gambetta fu l'anima della resistenza francese (anche Garibaldi giunse in aiuto), ma il 28 gennaio 1871 Parigi capitolava: la Francia fu costretta all'armistizio.
L'accettazione di condizioni di pace fortemente umilianti spinse il popolo di Parigi a insorgere contro lo stesso governo repubblicano. Il 18 marzo 1871, mentre i prussiani occupavano ancora la periferia della città, ebbe inizio la rivolta popolare che portò alla creazione di un governo rivoluzionario di tendenze socialiste, la Comune, il cui nome ricordava l'analoga municipalità creata nel 1792 durante la Rivoluzione francese. I «comunardi» tentarono sia di ricacciare i prussiani sia di attuare una rivoluzione politica e sociale. Fra i provvedimenti previsti vi erano tra gli altri il suffragio universale maschile, l'istruzione laica, obbligatoria e gratuita e la confisca dei beni ecclesiastici. I dirigenti rivoluzionari seguivano le idee estremiste di Blanqui e Proudhon; cercarono di rispondere alle rivendicazioni dei contadini per allargare alle campagne e alle province la loro influenza. In pochi giorni il movimento si allargò sfuggendo al controllo della stessa Comune. Da Versailles, il governo repubblicano ufficialmente in carica e guidato dall'anziano Adolphe Thiers decise allora di allearsi con l'esercito tedesco per porre fine alla Comune parigina. Gli insorti organizzarono allora la resistenza, mentre le strade di Parigi tornavano a riempirsi di barricate. Alla fine, la superiorità militare del governo in carica ebbe la meglio e l'avventura dei comunardi finì tragicamente. L'ultima settimana di maggio del 1871 sarebbe passata alla storia come la «settimana di sangue». Fu una vera e propria caccia all'uomo scatenata dal governo conservatore di Thiers. L'episodio della Comune spaventò i governi e le forze moderate europee e stabilì una netta demarcazione tra coloro che assegnavano al socialismo un contenuto rivoluzionario e quelli che vi attribuivano un puro significato di rappresentanza di classe.
Se la Francia poté evitare il rischio di una restaurazione monarchica fu merito di Léon Gambetta, che convinse i repubblicani, d'accordo con i radicali, a seguire una politica più moderata e a respingere il tentativo del generale Mac Mahon che, appoggiato dai conservatori e dai clericali, mirava ad imporre un governo autoritario. La costituzione repubblicana del 1875 (che durò fino al 1940) fu il principale successo di Gambetta, reso possibile soprattutto grazie alla crescente influenza del partito radicale e del movimento operaio e sindacale, che riuscì a contrastare l'opposizione di conservatori, monarchici e clericali. Episodio simbolo di questa lotta fu l'Affaire Dreyfus. Questi era un ufficiale di Stato Maggiore, ebreo, condannato nel 1894 con l'accusa di aver consegnato ai tedeschi documenti di sicurezza nazionale. Fu dunque deportato all'isola del Diavolo, dove sarebbe dovuto restare per tutta la vita. Il 13 gennaio 1898 lo scrittore Emile Zola pubblicò una lettera aperta al Presidente della Repubblica, dal titolo J'accuse, nella quale accusava l'autorità militare, difendeva l'innocenza di Dreyfus e chiedeva la revisione del processo. I falsi erano troppo gravi e la sentenza fu infirmata. Anche il Paese si divise fra dreyfusardi e antidreyfusardi: i primi riuscirono ad ottenere l'annullamento della prima sentenza, ma non poterono evitare una seconda sentenza che condannò Dreyfus a dieci anni di carcere. Questi fu però graziato dal Presidente della Repubblica. I cattolici, che avevano appoggiato gli antidreyfusardi, uscirono dunque sconfitti. Nelle elezioni del 1902, la vittoria andò ai Radicali; il nuovo governo decise lo scioglimento delle congregazioni religiose e la separazione della Chiesa dallo Stato.
La sconfitta di Sadova, che aveva messo fine alla guerra austro-prussiana del 1866, ebbe gravi ripercussioni sull'Impero asburgico, guidato dal 1848 dal giovane ma determinato Francesco Giuseppe. Con la perdita di ogni influenza sulla Germania, il ridimensionamento della dominazione in Italia e la riduzione del ruolo di