La Crisi del 1929: cause, conseguenze e il New Deal di Roosevelt

Slide sulla Crisi del 1929. Il Pdf analizza le politiche repubblicane negli USA, il boom borsistico e i segnali premonitori del crollo, le reazioni di Gran Bretagna, Francia, Italia e Germania, e l'elezione di Roosevelt con il "New Deal". Questo documento, adatto per l'università e la materia di Storia, offre un riassunto schematico degli argomenti principali, utile per lo studio autonomo.

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LA CRISI DEL 1929
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2. IL «BIG CRASH»
La politica dei Repubblicani negli USA
I Repubblicani per tutti gli anni Venti mantennero la presidenza e per favorire gli
investimenti:
Ridussero al minimo le imposte dirette (che colpiscono i redditi) aumentando
quelle indirette (che gravano sui consumi e colpiscono ricchi e poveri allo stesso
modo)
Diminuirono la spesa pubblica
Mantennero basso il tasso di interesse (aumentava la circolazione monetaria e
rendeva più agevole l’accesso al credito)
Rinunciarono a qualsiasi forma di regolazione dell’economia (soprattutto al
controllo sulle grandi concentrazioni finanziarie dove nel 1929 circa 200 imprese
controllavano il 50% del capitale industriale)
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Il Boom della Borsa
Il prezzo delle azioni delle società quotate in Borsa cresce con le ottimistiche previsioni dei
profitti e con un tasso d’interesse molto basso.
Negli anni venti il numero di titoli trattati crebbe ad una velocità impressionante, tra il 1927 ed il
1929 il valore dei titoli raddoppiò da 159 punti a 381!
Aumentò la speculazione borsistica (acquisti e vendite di azioni nel giro di pochi giorni)
Segnali di crisi
Continuavano ad esistere fasce sociali in condizioni di povertà , milioni di agricoltori dovevano
fare i conti con il calo dei prezzi, anche gli operai guadagnavano poco ed il potere dei sindacati
era crollato.
Ampie fasce di popolazioni erano quindi impoverite e non riuscivano ad assorbire la crescente
produzione industriale ed in breve si arrivò ad una saturazione del mercato e molti segnali
dovevano far pensare ad una crisi di sovrapproduzione.
Il «giovedì nero»
24 ottobre 1929
Al produzione industriale nell’estate 1929 ebbe un generale rallentamento, i titoli in borsa
continuavano a salire e molti operatori, che temevano che i titoli prima o poi crollassero
cominciarono a liquidare i propri titoli ed il giovedì 24 ottobre 1929 furono ceduti 13 milioni di
azioni ed il 29 ottobre ne furono ceduti oltre 16 milioni, il valore delle azioni crollò ed in poco
tempo alcune fortune si polverizzarono.

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Anteprima

La Crisi del 1929

Il «Big Crash»

La politica dei Repubblicani negli USA

I Repubblicani per tutti gli anni Venti mantennero la presidenza e per favorire gli investimenti:

  • Ridussero al minimo le imposte dirette (che colpiscono i redditi) aumentando quelle indirette (che gravano sui consumi e colpiscono ricchi e poveri allo stesso modo)
  • Diminuirono la spesa pubblica
  • Mantennero basso il tasso di interesse (aumentava la circolazione monetaria e rendeva più agevole l'accesso al credito)
  • Rinunciarono a qualsiasi forma di regolazione dell'economia (soprattutto al controllo sulle grandi concentrazioni finanziarie dove nel 1929 circa 200 imprese controllavano il 50% del capitale industriale)

Il Boom della Borsa

Il prezzo delle azioni delle società quotate in Borsa cresce con le ottimistiche previsioni dei profitti e con un tasso d'interesse molto basso. Negli anni venti il numero di titoli trattati crebbe ad una velocità impressionante, tra il 1927 ed il 1929 il valore dei titoli raddoppio da 159 punti a 381! Aumentò la speculazione borsistica (acquisti e vendite di azioni nel giro di pochi giorni)

Segnali di crisi

Continuavano ad esistere fasce sociali in condizioni di povertà , milioni di agricoltori dovevano fare i conti con il calo dei prezzi, anche gli operai guadagnavano poco ed il potere dei sindacati era crollato. Ampie fasce di popolazioni erano quindi impoverite e non riuscivano ad assorbire la crescente produzione industriale ed in breve si arrivò ad una saturazione del mercato e molti segnali dovevano far pensare ad una crisi di sovrapproduzione.

Il «giovedì nero»

24 ottobre 1929 Al produzione industriale nell'estate 1929 ebbe un generale rallentamento, i titoli in borsa continuavano a salire e molti operatori, che temevano che i titoli prima o poi crollassero cominciarono a liquidare i propri titoli ed il giovedì 24 ottobre 1929 furono ceduti 13 milioni di azioni ed il 29 ottobre ne furono ceduti oltre 16 milioni, il valore delle azioni crollo ed in poco tempo alcune fortune si polverizzarono.

Il crollo dell'economia

Molte banche dovettero chiudere scatenando il panico tra i piccoli risparmiatori , diminuì la liquidità, molte aziende ridussero la produzione, tagliarono i salari e licenziavano. Nel 1932 la produzione scese del 10% ed i disoccupati giunsero a 14 milioni, la disponibilità finanziaria delle famiglie subì una caduta verticale, non era più possibile accedere a mutui e realizzare acquisti a rate, conseguentemente la contrazione della produzione aumentò.

Le scelte degli Stati Uniti rispetto al sistema internazionale

Il prolungamento della crisi fu imputabile anche alle incertezze della politica finanziaria americana. La Federal Reserve Bank (l'equivalente della Banca Centrale Europea) avrebbe dovuto abbassare i tassi d'interesse o in alternativa fare svalutare il dollaro, in questo modo:

  • Abbassando il valore del denaro sarebbe aumentata la circolazione monetaria
  • Il calo del dollaro avrebbe aumentato il potere d'acquisto delle valute estere avvantaggiando le esportazioni

Il presidente americano Herbert Hoover si rifiuto di svalutare il dollaro e nel 1930 approvò un provvedimento protezionistico lo Smoot-Hawley tariff act, rinunciando di fatto a qualsiasi ruolo di regolazione del sistema economico internazionale e preoccupandosi solo dell'economia interna.

Gran Bretagna, Francia ed Italia

La Gran Bretagna nel 1931 svalutò la sterlina e rese competitive le proprie merci e l'anno successivo creò un sistema di «preferenze imperiali» che favorivano i prodotti inglesi sui mercati coloniali del Commonwealth. La Francia, difese la convertibilità della propria moneta, soprattutto per questioni di prestigio e fu adottata un alinea deflazionistica che penalizzerà le esportazioni fino al 1937. In Italia la crisi del 1929 accentuò il protezionismo e l'intervento dello Stato nell'economia, accelerò il passaggio alla politica autarchica che il fascismo varò nel 1934.

La Germania di fronte alla crisi

In Germania non potevano attuare una politica di svalutazione, era ancora recente il ricordo dell'inflazione vissuto nel paese dal 1924 al 1925, il cancelliere Heinrich Bruning perseguì un apolitica deflazionistica contenendo la spesa pubblica e comprimendo i salari e la recessione si aggravò. Con la crisi americana, che sospese i suoi crediti, fallirono due grandi banche tedesche e così nel 1932 la Conferenza di Losanna ratificò che la parte tedesca non poteva fare fronte alle onerosissime riparazioni di guerra.

Roosevelt e il «New Deal»

L'elezione di Roosevelt

Il democratico Roosevelt per le elezioni del 1932 fece una campagna fortemente alternativa ad Hoover, invita gli americani ad avere fiducia nel futuro e nel novembre 1932 fu eletto presidente con 22,8 milioni di voti contro i 15,7 milioni dello sfidante.

Il «New Deal» - «Nuovo corso»

Roosevelt costituì un brain trust «consorzio di cervelli» per affrontare e risolvere la crisi, era necessario rilanciare gli investimenti delle aziende e i consumi dei cittadini e seguì una politica di gran pragmatismo scegliendo di volta in volta le soluzioni migliori per il momento. Si decise una politica di intervento da parte dello Stato per innalzare il reddito pro- capite, rafforzare la domanda e ridurre le sperequazioni sociali, questa era l'essenza del New Deal basato sul pensiero dell'economista Keynes che non fu un collaboratore di Roosevelt ma ne influenzò le riflessioni e decisioni.

Gli interventi indiretti

Nei primi cento giorni di lavoro furono varati una serie di provvedimenti per migliorare le condizioni delle attività produttive e delle famiglie americane.

  • Riforma del sistema creditizio , sgancio il dollaro dal rapporto con l'oro in modo da potere essere svalutata, favorì le esportazioni per sbloccare la sovrapproduzione interna
  • Emanò la legge AAA - Agricultural Adjustement Act che concedeva premi ai coltivatori che limitavano la loro produzione
  • Il NIRA - National Industrial Recovery Act che imponeva un codice di disciplina produttiva, imponeva dei limiti alla produzione e l'accettazione di un minimo salariale
  • Varò una riforma fiscale con sistemi di tassazione progressivi
  • Promulgò il Wagner Act che sanciva il diritto all'organizzazione sindacale, diritto di sciopero ed alla contrattazione collettiva

Gli interventi diretti

Lo Stato svolse un ruolo diretto nel rilancio dell'economia

  • Venne istituita la TVA - Tennessee Valley Authority agenzia con lo scopo di sfruttare la meglio le risorse idroelettriche del paese (costruzione di dighe)
  • Fu creata la WPA - Work Progress Administration, agenzia che impegno 8 milioni di persone impegnati in enormi cantieri come il Parco di Yellowstone , si sistemava il territorio, si davano lavoro a milioni di disoccupati e di disponeva di energia elettrica a prezzi più bassi
  • Introdusse il Social Security Act, creazione di un sistema pensionistico ed assistenziale, finanziato dal tesoro ma soprattutto dai prelievi sui profitti imprenditoriali e sui salari degli operai.

Le elezioni del 1936

L'uscita dalla crisi fu lenta , nel 1934 c'erano ancora 11 milioni di disoccupati, le comunità nere e le donne non furono coinvolti dai benefici del nuovo governo, Roosevelt accentuò la propria immagine di leader, divennero famose le «chiacchierate al caminetto», conversazioni radiofoniche settimanali in cui illustrava ai cittadini lo stato dell'Unione Nelle elezioni del 1936 ottenne il 60,2% dei voti contro Landon

L'opposizione dell'America conservatrice

Roosevelt ebbe anche moti oppositori, soprattutto le lobby imprenditoriali e finanziarie che poco tolleravano l'ingerenza del governo. La Corte Suprema divenne il riferimento di tutti gli oppositori, la Corte respinse i decreti più sfavorevoli ai potentati economici giudicandoli contrari alla Costituzione perché limitavano la libera iniziativa in campo economico . Roosevelt si appello al popolo, il contrasto fu molto acceso e si concluse quando nel 1937 Roosevelt riuscì a sostituire alcuni giudici con altri a lui più favorevoli.

I risultati generali del New Deal

A partire degli anni Trenta furono poste le basi per il welfare di stato dove lo Stato si prendeva cura dei diritti primari del cittadino, come assisterlo se in condizioni di povertà e garantirgli una vecchiaia dignitosa con una pensione. La crescita del welfare fece nascere agenzie statali e ci fu l'espansione dell'amministrazione pubblica e della burocrazia Cambiò il rapporto tra Stato e l'economia, l'intervento statale regolava il sistema economico Cambiò il ruolo dei nuovi sindacati, che per Roosevelt rappresentavano ampie fasce sociali e ne fece i suoi interlocutori politici ed aiutavano alla ridistribuzione del reddito

Il bilancio economico

I risultati economici del New deal non furono entusiasmanti. La disoccupazione rimase alta e si abbassò solo durante la seconda guerra mondiale utilizzata nell'industria bellica Tuttavia l'età rooseveltiana fu un periodo caratterizzato da grande entusiasmo e speranza ed una fase in cui la politica aveva saputo rispondere alla crisi economica ed alle difficoltà dei cittadini.

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