Pdf sulla Didattica Metacognitiva. Il Materiale di Psicologia, adatto per l'Università, esplora i livelli della metacognizione e le strategie di autoregolazione cognitiva, inclusi i processi di problem solving.
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Merilisa Caracci matr. 92280929 DIDATTICA METACOGNITIVA La metacognizione è un concetto che appartiene all'ambito psicologico, poi declinato nel campo della didattica. Associamo al concetto di metacognizione un altro pilastro molto importante: l'Autoregolazione. La didattica metacognitiva è risultata estremamente utile nei soggetti normodotati così come per chi ha disturbi dell'apprendimento. Il principale obiettivo del docente non è insegnare a fare qualcosa elaborando metodi e materiali, bensì creare ed utilizzare strategie altre, che vadano al di là del meroconcetto di cognizione.
Questo meccanismo trasforma lo studente nel "gestore diretto" dei propri processi cognitivi, ovvero diventa consapevole di ciò che fa, del motivo per cui lo fa e delle condizioni in cui ciò è opportuno. Come già anticipato, questo approccio si è dimostrato notevolmente utile sia quando rivolto in maniera generica a tutti gli alunni, sia quando usato come strumento di sostegno per studenti con difficoltà di apprendimento e con disabilità intellettiva di livello medio o lieve (concetto che si incasella perfettamente nel quadro di "speciale normalità" di Ianes). Con questo approccio, infatti, si sposta il focus dalla disabilità ai punti di forza, permettendo un'attività didattica più produttiva ed in linea con il resto della classe.
Il docente che attua l'approccio metacognitivo, lavora su 4 livelli i quali risultano interconnessi fra loro e con il comune obiettivo di facilitare il superamento di eventuali ostacoli sviluppando apprendimento, ma anche capacità di problem solving, esecuzione, ragionamento, ecc ...
Il primo livello consiste nella conoscenza da parte degli studenti della "teoria della mente", ovvero nozioni generali sul funzionamento della mente umana e sull'ampia varietà di funzioni di cui disponiamo, fra le quali la memoria (o meglio tipi di memoria, ma anche strategie di elaborazione e di immagazzinamento delle informazioni ed il loro recupero, le strategie mnemoniche), la percezione, l'attenzione, gli stili di apprendimento, le emozioni e gli stati d'animo e la loro gestione (paura, collera, desiderio, ansia, gioia, ... ), tipi di intelligenza, il problemi solving, la pianificazione, la valutazione di pro e contro in situazioni concrete della vita, il prendere decisioni o l'accettare tutto ciò che esula le nostre scelte, ecc ... All'interno di questo ambito risultano particolarmente rilevanti 3 aspetti: il funzionamento generale, gli eventuali limiti che si possono presentare e la possibilità di influenzare i processi. Questo primo livello della metacognizione, così carico di concetti astratti, potrebbe risultare difficile da comprendere per gli studenti con disabilità intellettiva, perché non è facile per loro sganciarsi dai concetti concreti, ma anche in questo caso è possibile superare l'ostacolo proponendo informazioni accessibili, comprensibili e legate alla realtà (concetti veri della vita reale).In relazione alla concreta utilità di questo primo livello, gli studiosi Cornoldi e Caponi (autori negli anni '90 dei primi programmi operativi metacognitivi in Italia), si può affermare che in buona parte dei casi la conoscenza del funzionamento della mente umana influenza positivamente i processi cognitivi, in altre parole facilita in concreto le capacità astrattive e di autoconsapevolezza.
Nel secondo livello si ha il passaggio dalle informazioni teoriche generali a quelle individuali (conoscenza dei propri processi cognitivi e comportamentali, consapevolezza dei propri punti di forza e delle proprie debolezze, influenza dell'ambiente esterno sui fattori personali). Si passa, in altre parole, all'introspezione, all'autoanalisi e all'autoconsapevolezza, fasi che indubbiamente possono creare difficoltà negli alunni con disabilità intellettiva o disturbi dell'apprendimento, perché viste come minacce per la propria autostima. Per la risoluzione di questa difficoltà, diventa fondamentale il feedback sociale positivo da parte del docente, feedback di due tipologie:
Analizzando così sia gli errori che le situazioni risolte positivamente, si dà la possibilità agli studenti di maturare e di essere consapevoli di ciò che ha funzionato correttamente e ciò che invece ha rappresentato un problema. Quest'analisi diventa più semplice se i vari processi lasciano una qualche traccia visibile (pensare ad alta voce, registrare e riascoltare questo flusso di pensieri ed ascoltare i processi cognitivi verbalizzati anche dagli altri alunni). Nel caso di alunni con limitazioni cognitive significative, anche in questo secondo livello, possono essere raggiunti degli obiettivi minimali di autoconsapevolezza, per esempio l'insegnante può partire dall'osservazione guidata di caratteristiche di sé, del proprio corpo e delle proprie funzioni per poi introdurre auto- osservazione ed automonitoraggio di attività quotidiane (alimentazione o routine). Se poi l'alunno sarà in grado potrà affiancare all'auto- osservazione e all'automonitoraggio, il raccoglimento di dati e la loro osservazione rendendosi conto delle caratteristiche delle sue prestazioni, ad esempio tempi di attenzione, tempi per svolgere azioni quotidiane, gestione dei conflitti familiari o con i compagni di classe. Questo processo del "guardare dentro di sé" ed "al di fuori di sé" è un ottimo strumento conoscitivo.
Nel processo di controllo o autoregolazione è utile individuare alcune operazioni fondamentali. Possiamo individuare le seguenti fasi o momenti:
L'alunno, dunque, deve gestire attivamente una continua dialettica tra processi di auto-osservazione, auto- direzione e autovalutazione. Ma, questi processi, hanno poi un'utilità nella vita quotidiana? Manzoni e Cornoldi (1991) evidenziano come il fatto che processi di autocontrollo non siano sempre evidenti all'alunno stesso, non significhi che non esistano e siano operanti perché spesso automatizzati, specialmente in alunni dal buon livello operativo.
Ecco quindi l'importanza dell'approccio didattico metacognitivo, che consiste in questo caso nel far "uscire allo scoperto" i processi di autoregolazione negli alunni con Bisogni Educativi Speciali, ovvero renderli sempre più consapevoli dei propri processi cognitivi.
In questo livello metacognitivo l'alunno dovrebbe applicare le sue conoscenze teoriche e personali, così come quelle introspettive, per autoregolarsi efficacemente durante lo svolgimento di un compito concreto. Importante riconoscere il tipo del compito, se di apprendimento, memorizzazione, Problem solving o altro, e dunque le strategie utilizzabili. Per il problem solving, ad esempio, l'alunno dovrebbe guidarsi attraverso :
Le conoscenze razionali giocano un ruolo importante che però non è sufficiente senza prendere in considerazione molti altri fattori extra-razionali. Possiamo ora esplorare il campo dei processi e strategie di controllo cognitivo.
Cornoldi, in tal senso elenca una lunga serie di processi che potrebbero essere inseriti all'interno del lavoro didattico in una specifica disciplina:
Nisbet e Shucksmith ritengono possibile una gerarchizzazione della strategia su tre livelli: