Documento da Università su La Notte Sovietica: L'arcipelago del Terrore Staliniano. Il Pdf esplora il totalitarismo staliniano, confrontandolo con fascismo e nazismo, e analizza le politiche interne ed esterne dell'URSS, inclusi i piani quinquennali e la collettivizzazione, per la materia Storia.
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Alla morte di Lenin nel 1924 egli aveva stabilito che ci fossero due possibili successori alla guida del partito comunista:
Quando Lenin muore, Stalin è il segretario generale del Partito comunista mentre Trockij è il comandante dell'armata rossa: sono quindi i dirigenti di spicco dell'Unione Sovietica. Lenin era preoccupato che Stalin non fosse in grado di gestire tutto il potere che si stava accentrando nelle sue mani ma nonostante ciò prende il potere in maniera totalitaria, ha creato un nuovo regime, uno dei più sanguinosi. Allo stesso tempo riesce a portare la Russia ad avanzati livelli di industrializzazione: è stato un "faro" per i lavoratori di tutto il mondo, egli comprende che, attraverso la selezione e la gestione dei quadri dirigenti, è possibile controllare e indirizzare il governo dello Stato.
➔ Quando facciamo riferimento all'Unione Sovietica di Stalin si parla di regime totalitario come il fascismo nonostante si tratti di realtà radicalmente differenti. A esplicitare per prima in modo compiuto questo controverso paragone è stata la filosofa Hannah Arendt in un saggio del 1951 intitolato Le origini del totalitarismo, che individua nei due sistemi politici ideologicamente contrapposti, quello staliniano e quello nazista- delle peculiari caratteristiche comuni. Per la filosofa il fenomeno totalitario trascende le caratteristiche della semplice dittatura.
Stalin coglie il ruolo cruciale che sta guadagnando il partito e introduce così una novità che avrà ripercussioni rilevanti per il futuro del paese: egli comprende che, attraverso la selezione e la gestione dei quadri dirigenti, è possibile controllare e indirizzare il governo dello Stato. Occupandosi della scelta e dislocazione dei più importanti funzionari politici dell'intero paese, Stalin si assicura un saldo controllo sul partito, che sarà composto da elementi a lui fedeli, e sull'intero Stato, poiché sarà avallata ogni sua decisione politica.
➔ A favorire questa svolta nell'organizzazione del partito era stata la necessità di ampliarne la composizione. Alla morte di Lenin,con la prima stabilità per l'Urss derivante dall'iniziale successo della Nep, il partito non è più quello di un tempo: non è più composto da un ristretto nucleo di militanti rivoluzionari ma sceglie funzionari e sfrutta l'ingresso di giovani ambiziosi. Le nuove iscrizioni arrivano ai vecchi bolscevichi formati in esilio e nelle prigioni dell' Russia zarista: controllare questo flusso in ingresso è dunque indispensabile per assicurarsi il predominio politico.
Tra il gennaio e il febbraio del 1924 si tiene il II Congresso dei Soviet dell'Unione Sovietica. I lavori congressuali si aprono a soli cinque giorni dalla morte di Lenin e in questa occasione Stalin pronuncia un discorso in memoria del leader appena defunto.
Per mantenere il consenso, Stalin ha però bisogno di cingere la propria figura e quella del suo predecessore a un consenso fanatico: è la "mistica del marxismo-leninismo": il pensiero di Lenin, a sua volta ispirato a quello di Marx, viene trasformato in una sorta di religione laica di Stato da rispettare integralmente e avvolta da un'aura sacrale. La dottrina marxista viene semplificata in modo che fosse compresa da un maggior numero di individui possibili (simile a Goebbels).
➔ Ne è degna rappresentazione il cadavere del defunto leader che è imbalsamato ed esposto al Cremlino (Mosca). Stalin, che si fa custode della dottrina leninista e assume il compito di interpretarla e farla rispettare, si propone come il vero erede di Lenin alimentando un vero e proprio "culto della personalità".
> Stalin non è il suo vero nome, è uno pseudonimo: tale soprannome significa "uomo d'acciaio", un uomo che trasmette forza e stabilità.
La contrapposizione tra Stalin e Trockij avviene su due piani intrecciati: quello della prospettiva internazionale e della politica economica.
Per far passare la sua linea politica, Stalin deve però isolare Trockij e può farlo solo se si allea con altri componenti dell'organo politico del partito: Stalin sta accumulando sempre più potere mentre i suoi oppositori sono sempre più deboli. Con Stalin c'è speranza che si verifichi un contagio rivoluzionario e in questo periodo il candidato più papabile per un tentativo rivoluzionario è la Cina.
Dopo la caduta dell'Impero nel 1912, con la proclamazione della Repubblica, la Cina si è frammentata in tanti potentati governati dai cosiddetti "signori della guerra", ricchi e potenti individui, in genere ex funzionari imperiali, che controllano determinate zone con l'ausilio di un seguito armato. L'alleanza tra comunisti e nazionalisti cinesi all'interno del Fronte unito risponde a una disposizione del Comintern. È proprio Stalin a dettare la strategia che diventa la linea d'azione della Terza Internazionale:
> in Europa e nei paesi sviluppati i comunisti devono essere assolutamente indipendenti da qualunque altro partito, perché fascisti, liberali e socialisti riformisti sono tutti egualmente al servizio della borghesia capitalista;
➔ nei paesi colonizzati e in via di sviluppo i comunisti devono stringere alleanze tattiche con i partiti che rappresentano le borghesie nazionali, con il fine comune di cacciare i colonizzatori e gli imperialisti occidentali.
Svanita la possibilità di una rivoluzione immediata in Europa, si sperava in questo modo di garantirsi alleati tra i paesi colonizzati o semi-coloniali. È questo il caso della Cina, dove gli interessi economici degli inglesi, ma anche di altri paesi europei, e soprattutto del Giappone, sono ancora forti.
Accade l'esatto contrario di quanto aveva previsto Stalin: é Chiang Kai-shek a sbarazzarsi, per il momento, dei comunisti cinesi.
➔ Nel 1927 gli operai e i lavoratori portuali di Shanghai si impadroniscono della città, sottraendola al contrario del locale signore della guerra, in attesa che arrivi l'esercito dei Kuomintang. A Shanghai vi è però una grande concentrazione di compagnie commerciali europee e Chiang Kai-shek non può perdere l'appoggio internazionale, dando a vedere che la sua Rivoluzione nazionalista si sta trasformando in un'appendice del bolscevismo sovietico. Il leader dei Kuomintang fa così entrare in città le milizie dei signori della guerra e gli appartenenti alle triadi che hanno carta bianca per sbarazzarsi dei comunisti e dei loro simpatizzanti.➔ A Mosca Stalin stesso e in difficoltà: la sconfitta dei comunisti cinesi porta le opposizioni a contestare la linea politica voluta dal capo sovietico.
Il comunismo cinese è per il momento sconfitto e non si riprenderà più tra la classe operaia delle grandi città; modifichera profondamente la sua natura radicandosi nelle zone rurali della Cina profonda, dove un comunista sta riorganizzando il partito. Si chiama Mao Zedong e, dalle campagne, si mette alla guida dei comunisti nella guerra civile che è ormai in corso contro il Kuomintang.
I nazionalisti di Chiang Kai-shek proveranno a eliminare i comunisti cinesi con ben cinque campagne militari di annientamento tra 1930 e 1934. Con un' inattesa mossa strategica Mao Zedong romperà l'ultimo assedio e farà dirigere il suo esercito popolare verso nord in quella che passerà alla storia come la "lunga marcia" (un cammino faticosissimo durato oltre un anno e lungo quasi 12.000 chilometri).
Stalin, intanto, ha l'assoluta necessità di nascondere i suoi insuccessi internazionali: pensa che sia meglio tornare a ribadire l'idea che la patria del socialismo è solo l'Urss, riportando l'attenzione su quanto accade in politica interna. Grazie all'alleanza con l'ala destra del partito Stalin è riuscito a far votare al Comitato centrale, nel 1925, l'espulsione di Trockij: ai vecchi bolscevichi succedono giovani ambiziosi cresciuti sotto l'ala protettiva di Stalin.
➔ Trotsky viene esiliato, si sposta momentaneamente in Kazakistan per poi essere espulso dall'unione sovietica. Inizia a girare l'europa e poi il Messico fino al 1940, quando in uno dei momenti peggiori dell'Unione sovietica, Stalin fa trovare Trotsky da un sicario che in un primo momento si mostra un sostenitore ma che in realtà tenta di ucciderlo. Trotsky si è difeso, è riuscito a disarmare il sicario ma il giorno dopo è morto.
Dopo aver cacciato Trotsky, dunque, Stalin può fare sue le proposte dell'avversario e decide, tra le altre cose, di porre fine alla NEP e partire con nuove opere di collettivizzazione e industrializzazione dell'URSS, sostenute precedentemente da Trotsky.
La Russia inizia ad avere la necessità di investire nell'industria e, per farlo, ritrova le risorse economiche nella tassazione del lavoro agricolo, sequestrando il cibo in più prodotto nelle fattorie.
Inizia così a perquisire le abitazioni di questi contadini, sequestrare i loro raccolti deportandoli in campi di lavoro chiamati Gulag in cui erano detenuti tutti gli oppositori politici. La differenza con i campi di concentramento era che nei Gulag l'obiettivo non era l'epurazione razziale, ma il punto in comune era l'opportunità per il governo di avere forza lavoro gratuito. Anche in questo caso le persone erano ignare delle crudeltà che stavano avvenendo in questi luoghi.
La condizione delle campagne peggiora in quanto la collettivizzazione forzata è qualcosa che mette in difficoltà. Avvengono così molte resistenze popolari e le persone che ne fanno parte vengono deportate e poi uccise.
Nel 1844, Karl Marx denunciava l'alienazione del lavoratore, condizione in cui l'individuo si espropria della propria essenza attraverso il lavoro salariato, diventando una mera appendice del processo produttivo. Marx sperava in un futuro in cui l'uomo fosse liberato da questa alienazione, con un lavoro che fosse espressione della sua creatività e realizzazione.
➢ Tuttavia, novant'anni dopo, sotto il regime di Stalin, questa visione fu completamente distorto causando un ribaltamento della prospettiva marxista sul lavoro: il governo sovietico abbandonò le idee originali di Marx, promuovendo modelli che esaltino il sacrificio lavorativo, come nel caso di Aleksej Stachanov (= stakanovismo) che riuscì a trovare metodi per cui facendo lavorare la sua squadra di minatori; riusciva ad estrarre quattro volte la quantità di carbone che riuscivano ad ottenere gli altri minatori. Questo esempio divenne simbolo di un nuovo culto del lavoro, fondato sull'emulazione socialista, che incoraggiava il lavoro estenuante, anche gratuito, per il progresso del socialismo.
L'idea di "eroi del lavoro" si diffuse, premiando chi si sacrificava al massimo per la collettività, trasformando il lavoro in una continua sfida competitiva, in aperto contrasto con l'auspicio di Marx di liberare l'uomo da un sistema di sfruttamento.
Vi sono tentativi di opposizione alla torsione incredibile che i principi di giustizia sociale: nelle fabbriche i lavoratori mostrano insofferenza verso un sistema che ha trasformato i sindacati in organi di pianificazione al servizio dello Stato, ha portato a 60 le ore di lavoro settimanale e ha introdotto il razionamento dei viveri. Gli agenti della Gpu (agenti segreti) intanto osservano e annotano meticolosamente le manifestazioni di inquietudine.
Nei Gulag vi è il lavoro forzato di milioni di individui che costituiscono l'universo concentrazionario del regime. I campi di detenzione per gli oppositori svolgevano una funzione essenzialmente punitiva, sono trasformati in efficienti cellule di produzione economica.
Questi "dannati dal regime", data la necessità di manodopera , sono convertiti a forza in costruttori del socialismo: costruiscono città, fabbriche, ferrovie, canali in regioni inospitali.
Anche grazie al lavoro forzato i piani quinquennali sono portati a compimento: il primo va dal 1928 al 1932, il secondo va dal 1933 al 1937.