Documento dall'Università degli Studi di Padova su Economia politica - Macroeconomia Opocher appunti. Il Pdf presenta appunti di Economia per l'Università, focalizzandosi su concetti chiave come il reddito nazionale, le variabili stock e flusso, il moltiplicatore del reddito e i saldi di bilancio, con grafici e tabelle esplicative.
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Diverso punto di vista rispetto alla microeconomia: si occupa del livello generale dei prezzi, la moneta comincia ad avere un ruolo rilevante, consistenza complessiva delle risorse e qual è il risultato aggregato complessivo di beni e servizi. Importante il tema della disoccupazione e della crescita.
Pil (valore aggregato di produzione), che può essere scomposto in:
* Complesso dei redditi percepiti (reddito nazionale) > non c'è reddito senza produzione! Il reddito nazionale (Y) può essere scomposto in:
Il reddito disponibile delle famiglie è destinato a:
Il Pil è il valore complessivo (stimato > stima basata su campioni, aggiornata ogni trimestre) dei beni e servizi prodotti. Il valore del Pil ha significato solo se viene comparato con altre grandezze (es. rispetto alla popolazione o al debito pubblico, al Pil di altri paesi e rispetto al Pil di altri anni). N.B .: il Pil non è un indicatore di ricchezza né del benessere > la ricchezza è una grandezza stock (capitale, edifici, capitale umano, risorse); il Pil è il FLUSSO di produzione che si realizza attraverso questa ricchezza. Il benessere è una cosa molto più complessa, comprende anche ad es. tempo libero. Relazione tra Pil e qualità della vita: Joseph Stiglitz Consideriamo una serie storica (valori in ordine cronologico) del Pil italiano:
PIL a prezzi correnti (milioni di euro) 2005 1.490.409 2006 1.549.188 2007 1.610.305 2008 1.632.933 2009 1.573.655 2010 1.605.694 2011 1.638.857 2012 1.614.672 2013 1.606.895 2014 1.613.859
2009 -> riduzione (a causa della crisi) e nel 2012 ricaduta. Si potrebbero vedere in modo più nitido in un altro modo: non ci interessa il valore assoluto in €, ma in che proporzioni varia il Pil nel corso del tempo, facendo dei rapporti.
(numeri indice a base 2010) 2005 92,8 2006 96,5 2007 100,3 2008 101,7 2009 98,0 2010 100,0 2011 102,1 2012 100,6 2013 100,1 2014 100,5
Prendiamo il Pil del 2010 come termine di paragone (diamo valore 100): come sono stati quelli degli altri anni rispetto a quello del 2010? = > PIL A PREZZI CORRENTI ESPRESSO IN NUMERI INDICE. Pilt (a un certo tempo), Pilo (all'anno base). Proporzioni: 100x(Pil:/Pilo) L'anno base viene cambiato ogni 5 anni. Le variazioni da un anno all'altro dipendono in varia misura da:
PIL ai prezzi del 2010 (milioni di euro) 2005 1.630.722 2006 1.663.441 2007 1.687.963 2008 1.670.242 2009 1.578.690 2010 1.605.694 2011 1.615.117 2012 1.569.604 2013 1.542.176 2014 1.535.331
A tal fine, il Pil dei vari anni viene valutato ai prezzi di un anno base (nella contabilità del 2014 l'anno base è il 2010), ottenendo una misura del PIL A PREZZI COSTANTI (SOLO variazioni di quantità) > Pil dei vari anni viene ricalcolato applicando i prezzi dell'anno base. È un valore ipotetico, astratto (quello che sarebbe stato il Pil se i prezzi fossero stati quelli dell'anno base). 11/12 Scaricato da joaquim mendonca (missira.ci.srl@gmail.com)3
PIL ai prezzi del 2010 PIL ai prezzi del 2010 (milioni di euro) (numeri indice) 2005 1.630.722 101,56 2006 1.663.441 103,60 2007 1.687.963 105,12 2008 1.670.242 104,02 2009 1.578.690 98,32 2010 1.605.694 100,00 2011 1.615.117 100,59 2012 1.569.604 97,75 2013 1.542.176 96,04 2014 1.535.331 95,62
Calo del Pil nel 2009 -> 98,32-104,02 =- 5,7 (-5,7/104,02)*100 =- 5,5% Sarebbe 104,02:100=98,32:x TASSO DI CRESCITA all'anno t > [(PIL -PILt-1)/PILt-1]x100 Possiamo ottenere così dei dati sulla CRESCITA "REALE" DEL PIL e sulla variazione complessiva dei prezzi. Il Pil reale nel 2009 è calato del 5,5%, ma guardando Pil a prezzi correnti è calato meno del 5,5% => nel corso del 2009 c'è stato un TASSO DI INFLAZIONE circa del 2%, perché quello a prezzi correnti diminuisce solo del 3% circa. In parte il valore del Pil è stato sostenuto da un aumento di prezzo.
Si prendono delle quantità ai prezzi dell'anno 0 e poi le stesse quantità valutate ai prezzi dell'anno t => vediamo il tasso di variazione media dei prezzi. Prendiamo un paniere di beni (elenco di quantità di beni da prendere in considerazione) = q1, q2, ... , qn Questo paniere viene valutato ai prezzi correnti: piq1 + pq2 + ... + phqn e ai prezzi di un anno base: pi q1 + p2q2 + ... + påqn Per calcolare l'indice di prezzo si fa il rapporto tra questi due valori: piq1 + p2q2 + ... + phan P = pi q1 + p2q2 + ... + påqn * 100 Il valore dell'indice di prezzo all'anno 0 è 100? Numeratore maggiore del denominatore = aumento medio dei prezzi, valore superiore a 100. Il Pil reale viene calcolato usando il deflatore del Pil, che è un indice di prezzo. Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo > indice che viene utilizzato per calcolare l'inflazione in Europa. Il Pil non può usare indice dei prezzi al consumo, perché Pil non comprende solo beni di consumo. Nel calcolo del deflatore del Pil le quantità devono riferirsi al tempo t.
PIL POTENZIALE = Pil ipotetico (a prezzi costanti) che verrebbe prodotto in un certo anno se tutte le risorse fossero utilizzate ad un grado "normale" (c'è un livello di disoccupazione che non sarà mai 0, è impossibile utilizzare completamente tutte le risorse). La differenza tra Pil (reale) effettivo e Pil potenziale si chiama GAP DEL PIL (o divario del Pil o output gap) e viene normalmente espresso in rapporto al Pil potenziale: This document is available on studocu Scaricato da joaquim mendonca (missira.ci.srl@gmail.com)4
[(Pil effettivo - Pil potenziale)/Pil potenziale]×100 Ci sono quindi due ordini di fattori che concorrono a determinare il Pil effettivo (a prezzi costanti):
Consideriamo i vari settori economici, per es. agroalimentare: se nel Pil conteggiassimo sia i pomodori venduti alla Mutti, sia le scatole di pomodori allora li conteremmo due volte! Anche in altri settori c'è lo stesso problema (es. edilizia > mattoni, cemento, ... e casa) =>conteremmo più volte il valore dei BENI E SERVIZI INTERMEDI = prodotti da un'impresa e interamente consumati da parte di altre imprese nella produzione nel periodo preso in considerazione. Altri es. > farina, consulenza di un libero professionista. Nel Pil dobbiamo conteggiare SOLO i BENI E SERVIZI FINALI (per consumo, per investimento, per esportazioni nette) => dobbiamo escludere gli intermedi! => il PIL è il valore dei beni e servizi 1finali prodotti dalle imprese residenti in un 2certo territorio, nell'unità di 3tempo. Certo territorio > "prodotto INTERNO lordo" => entro i confini dell'Italia. Se un'impresa estera produce per l'Italia è compresa, perché contribuisce al Pil italiano (?) La distinzione tra beni finali e intermedi si definisce attraverso il CALCOLO DEL VALORE AGGIUNTO: il valore aggiunto di un'impresa è la differenza tra il valore della produzione in un certo anno e il valore dei beni e servizi intermedi prodotti da altre imprese. Il valore aggiunto di un'impresa corrisponde ai redditi (salari, rendite, interessi, profitti) corrisposti dall'impresa ai fattori produttivi. Il valore aggiunto dell'intero sistema economico si ottiene sommando i valori aggiunti di tutte le imprese, nell'unità di tempo. [valore del Pil = somma di valori aggiunti nei vari settori produttivi]
Impresa R Impresa 1 Impresa F Tutte A: acquisti da altre imprese 0 100 130 230 B: acquisto di fattori prod. 100 30 50 180 Valore della produzione (A+B) 100 130 180 410
Ci sono 3 imprese: R (materie prime), I (beni intermedi), F (beni finali); Acquisto di fattori produttivi = valore aggiunto. Il valore complessivo della produzione = 410, che non è il Pil (perché ci sono dentro conteggi multipli). Il Pil è 180, come il valore aggiunto totale (410-230) e il reddito nazionale. 17/12/18 Scaricato da joaquim mendonca (missira.ci.srl@gmail.com)