Documento di Università su Cap 3 Teodori: le Finalità della Riclassificazione del Conto Economico e gli Schemi di Riferimento. Il Pdf esplora la riclassificazione del conto economico, illustrando le finalità e gli schemi di riferimento per l'Economia a livello universitario, delineando le diverse gestioni aziendali e i criteri di rilevanza.
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Riclassificare significa attribuire un diverso e specifico ordine di inserimento degli elementi in un documento, in modo da ottenere informazioni che soddisfino gli obiettivi di analisi. La riclassificazione è un momento fondamentale per l'analisi e per gli indici successivamente calcolati, inoltre la sua correttezza dipende direttamente dalla completezza della nota integrativa, poiché non sempre sono disponibili informazioni analitiche che permettano di attribuire in modo univoco un valore in uno degli aggregati dello schema riclassificato. L'analista esterno, disponente solo del fascicolo di bilancio, deve far ricorso, laddove le informazioni fossero insufficienti, ai criteri di rilevanza e prevalenza. Secondo il criterio della rilevanza, il quale si riferisce al valore nel suo complesso, in fase di riclassificazione le operazioni per determinare la corretta collocazione di una voce vanno svolte unicamente se il loro costo, in termini di tempo dedicato, è inferiore al beneficio informativo atteso dall'informazione. Nel caso in cui il valore fosse una percentuale esigua del totale della posta, qualsiasi scelta venga effettuata non inficia sulla significatività dell'analisi. Secondo il criterio della prevalenza, che si riferisce alla composizione del valore, laddove vi sia netta prevalenza di una gestione sulle altre e vi sia difficoltà nella scomposizione, è possibile ricondurre l'intero valore alla gestione principale, svolgendo una scelta soggettiva basata su delle ipotesi.
La riclassificazione del conto economico permette di passare da un'interpretazione contabile ad un interpretazione gestionale dei valori, permettendo di analizzare il contributo offerto alla formazione del reddito d'esercizio dai singoli gruppi omogenei di operazioni svolte durante l'esercizio, anche attraverso il calcolo di risultati intermedi che individuino le gestioni parziali, distinguendo l'ordinario dallo straordinario, l'operativo dal complementare e accessorio, il reddito da investimenti dal costo dei finanziamenti, isolando l'effetto fiscale.Le fasi per riclassificare il conto economico sono 4:
Individuare le gestioni parziali significa scomporre la gestione aziendale in più frammenti, per interpretare meglio costi e ricavi. Questo però non preclude dal dover esprimere un giudizio complessivo sull'azienda.
La prima gestione è la gestione caratteristica, facente riferimento all'attività tipica dell'impresa, ovvero alla sua funzione economica. Essa è l'attività che genera i rapporti di scambio con clienti e fornitori, identificatrice dell'azienda dall'esterno. Da essa dipende la continuità aziendale ed il successo duraturo dell'azienda, per cui dei risultati negativi emergenti da questa gestione esprimono una situazione di elevata criticità, che può anche portare alla crisi dell'impresa. Nel corso della sua ordinaria operatività l'impresa può incontrare delle situazioni che richiedono l'investimento temporaneo di surplus monetari ed i cui effetti reddituali diretti rientrano nella seconda componente della gestione caratteristica, ovvero la gestione complementare e accessoria. A tale gestione afferiscono le operazioni di investimento in immobili materiali non strumentari, in titoli come le partecipazioni e le altre attività finanziarie, alle quali si aggiungono tutti i possibili risultati di attività marginali e temporanee. Ovviamente cosi come esistono situazioni in cui vi è un surplus monetario, esistono anche le situazioni opposte, in cui l'azienda ha un deficit di liquidità da soddisfare con la richiesta di finanziamenti, mediante la gestione finanziaria, alla quale si ricollegano tutti gli oneri finanziari. Per la gestione finanziaria bisogna però ricordarsi che il fabbisogno finanziario dell'azienda è globale, non essendovi correlazione univoca tra singolo impiego e singola fonte di finanziamento, inoltre le decisioni di copertura finanziaria sono correlate alla struttura finanziaria (avente effetto sul reddito netto) e non bisogna mai confondere gli effetti delle scelte di impiego del capitale con quelli derivanti dal suo reperimento.
La seconda gestione è la gestione straordinaria, che accoglie tutti i costi e ricavi formatisi nell'ambito di non ripetitività e di eccezionalità, come plusvalenze e minusvalenze, insussistenze e sopravvenienze. In tale gestione quindi accogliamo quei valori occasionali, cioè tutti quei valori derivanti dalle precedenti 3 gestioni.
La terza gestione è la gestione tributaria che si ricollega alle imposte sul reddito. Essa è ordinaria, ma è influenzata dai valori di costo e ricavo straordinari.
Riclassificare il conto economico permette di identificare il processo che porta alla formazione del reddito.
Il primo modello di riclassificazione è lo schema di riclassificazione a costi e ricavi del venduto, relativamente poco usato nella realtà, che classifica i costi e ricavi per natura, come per il conto economico civilistico italiano, dato che è solitamente usato da analisti esterni che non dispongono di informazioni tali da poter classificare i costi e ricavi per destinazione.
Lo schema è:
Ricavi nettiCosto del venduto Reddito operativo gestione caratteristica (ROGC) Risultato gestione complementare e accessoria Reddito operativo aziendale (ROA) Oneri finanziari Reddito lordo di competenza Componenti straordinari Reddito ante imposte Imposte Reddito netto
I ricavi netti identificano il valore dei beni ceduti ai clienti durante l'anno, esprimendo il volume dell'attività svolta che ha dato luogo ad operazioni di scambio coi terzi. Il fatturato netto è una grandezza importante anche nei confronti delle altre imprese e va considerata al netto di rettifiche dirette (sconti, abbuoni, resi, premi a clienti). Nell'ambito dei ricavi vengono inseriti anche gli interessi attivi su crediti verso clienti se questi ultimi derivano da scelte non temporanee di politica commerciale, perché se fossero scelte temporanee non si andrebbe nella gestione caratteristica.
Il Costo del venduto, o CDV, è l'insieme dei costi operativi netti sostenuti dall'impresa per l'ottenimento del fatturato e dovrebbe essere scomposto nelle singole funzioni aziendali, ergo costi produttivi, commerciali, amministrativi e di R&S. Se ciò non dovesse essere possibile, come nel caso di questa riclassificazione fatta da analisti esterni, il valore complessivo è da considerarsi espressivo nella fase interpretativa dei dati. Esso è composto da: Acquisti + costo del lavoro + TFR + costi per servizi + oneri diversi di gestione caratteristica + ammortamenti di gestione caratteristica + svalutazione crediti commerciali + accantonamenti gestione caratteristica ± ARim -rettifiche di costi (rimborsi e capitalizzazioni) - incrementi per lavori interni.
Bisogna ricordare che esistono anche degli aggregati rilevanti, come i consumi delle materie prime, dati dalla somma di acquisti di materie prime, sussidiarie e di consumo ± ARim, o il margine di intermediazione commerciale, dato da ricavi netti-costo delle merci vendute (consumi) usato per le imprese mercantili.
I valori inclusi nel costo del venduto riguardano solo la gestione caratteristica, pertanto se vi fosse un ammortamento di un capannone concesso in locazione tale ammortamento ed il rispettivo fitto attivo andrebbero nella gestione complementare e accessoria, non nel costo del venduto.
Il Reddito operativo della Gestione Caratteristica, o ROGC, identifica la capacità dell'impresa di produrre reddito mediante la sua attività principale. In tutte le imprese solitamente è l'attività principale a produrre un reddito elevato che copra i costi delle altre gestioni, pertanto se il ROGC dovesse essere negativo per più anni questo sarebbe un campanello d'allarme per l'economicità dell'impresa, oltre a segnalarne l'eccessiva vulnerabilità.
Il Risultato della gestione complementare e accessoria (RGCA) rappresenta il risultato netto ottenuto dall'investimento di surplus monetari e da attività temporanee o marginali. Tali proventi, al netto dei rispettivi costi, partecipano alla copertura dei costi annessi alla struttura finanziaria. Solitamente in questa classe si includono gli interessi attivi, i fitti, i dividendi, i costi di manutenzione e sorveglianza degli immobili locati, le perdite su crediti finanziari, le svalutazioni di titoli e partecipazioni. Solitamente tale gestione contribuisce positivamente al reddito netto, ma potrebbe anche avere saldo negativo se le partecipazioni ed i titoli generano svalutazioni ingenti. Il termine reddito o risultato non è però pienamente adeguato, perché non sono individuabili tutti i componenti negativi di reddito, ma lo sono tutti i positivi. L'aggettivo accessoria richiama poi il ruolo marginale rispetto all'attività caratteristica, segnando la sua differenziazione da quest'ultima. Il termine complementare rievoca il fatto che coi suoi investimenti si persegue l'ottenimento di un ritorno economico indiretto, anche se sono associabili a tale gestione costi e ricavi diretti. Cruciale è la collocazione delle partecipazioni, dato che il ritorno dall'investimento in partecipazioni va considerato nella gestione caratteristica per la parte di ritorno indiretto non valorizzabile dall'analista esterno e nella gestione accessoria per il suo ritorno diretto netto. Analizzare tale ritorno dall'esterno è complicato, per questo si attribuisce tutto alla gestione patrimoniale, seppur al crescere dell'incidenza delle partecipazioni si possa attendere un passaggio interpretativo dalla gestione complementare a quella caratteristica e ad una minore espressività della divisione tra le due gestioni per quanto concerne solo le partecipazioni. È da sottolineare anche che le plusvalenze e minusvalenze da cessione di titoli e partecipazioni vanno collocate nella sezione delle componenti straordinarie.
Il Reddito operativo aziendale somma i due precedenti risultati e identifica il reddito complessivamente ottenuto dall'impresa, derivante dalle globali scelte di investimento attuate sia nella gestione tipica che in quella patrimoniale. Esso è indipendente dalle scelte esplicite di finanziamento, dato che non considera il loro costo, ed è indipendente dai componenti straordinari individuabili e dalle imposte. Tale reddito esprime quindi il ritorno degli investimenti totali dell'impresa, indipendentemente da come questi siano stati finanziati, seppur risenta degli oneri finanziari impliciti derivanti dagli effetti che le forme di finanziamento per le quali non si corrispondono interessi hanno. Ad esempio, il costo delle materie prime terrà conto degli interessi passivi da corrispondere al fornitore in virtù della dilazione di pagamento. Per i beni in leasing occorre ragionare, perché in Italia usiamo la valutazione col metodo dei canoni o patrimoniale. Tali beni, se assumono un valore significativo, inficiano sulla comparabilità con le altre imprese e bisogna tener conto di ciò a livello interpretativo, ricorrendo spesso alla valutazione col metodo finanziario, eliminando dal CE il canone di leasing ed imputandogli la quota di ammortamento e di interessi passivi per competenza, inserendo nell'attivo patrimoniale il valore del bene, svalutato e ammortizzato, e nel passivo il debito verso la società di leasing da ridurre per i rimborsi. Il reddito operativo aziendale è anche chiamato EBIT.
Gli Oneri finanziari, espliciti, sono l'apporto negativo della gestione finanziaria al reddito complessivo, comprendenti gli interessi passivi sui finanziamenti ricevuti da soggetti esterni, i costi di gestione del rapporto e qualunque disponibilità di denaro ricevuta da terzi e soggetta a remunerazione esplicita. Tali sono oneri di competenza, non quelli capitalizzati.
Il Reddito lordo di competenza evidenzia il risultato prodotto dalla gestione ordinaria, quindi dall'insieme di operazioni caratterizzanti e ricorrenti che consistono nell'utilizzo ottimale del capitale disponibile e nel più conveniente finanziamento del medesimo. Tale reddito considera congiuntamente oneri finanziari e risultato complessivo della gestione complementare ed accessoria, cioè tiene conto delle voci finanziarie attive e passive.
I componenti straordinari sono l'effetto netto di operazioni che vanno esaminate in modo autonomo, poiché se tali valori fossero inseriti negli altri aggregati impedirebbero una comprensione sullo stato dell'impresa, impedendo di valutare se questa sia in grado di produrre o meno reddito con continuità.