Documento dall'I.t.i.s. S. Cannizzaro sul romanzo del Novecento, analizzando trasformazioni e tematiche principali. Il Pdf esplora l'influenza di cinema, relatività e psicoanalisi sulla narrativa, con un focus su autori come Franz Kafka e Italo Svevo, e le loro opere principali per la scuola superiore.
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I.T.I.S. S. Cannizzaro, Rho - Classe V Appunti riassuntivi di italiano Modulo 4 Il romanzo del Novecento Con l'avvento del nuovo secolo e con i vistosi mutamenti avvenuti nella società, la letteratura subisce diverse trasformazioni. Una delle più notevoli è quella che si verifica nel romanzo.
Il Romanzo del primo Novecento si configura infatti come un genere decisamente nuovo rispetto al romanzo ottocentesco. Con l'inizio del secolo il romanzo affronterà infatti in maniera sempre più decisa, e talvolta anche con un linguaggio decisamente innovativo e sperimentale, il mondo dell'interiorità.
I romanzieri vogliono infatti descrivere le inquietudini e la sensibilità dell'uomo del loro tempo, una creatura travolta da una crisi esistenziale e privata dalla possibilità sia di essere se stesso che di conoscere oggettivamente la realtà.
Nel Novecento letterario, l'attenzione dello scrittore si sposta dall'esterno all'interno. Al centro della narrazione non vi è più il rapporto tra il personaggio e l'ambiente, ma lo scavo interiore che mette a nudo tutte le sfaccettature dell'interiorità e della personalità dei protagonisti.
Questa trasformazione del romanzo moderno è in gran parte dovuta ad una serie di importanti trasformazioni che all'inizio del secolo hanno investito l'economia, la società, il pensiero scientifico e filosofico e, fra queste, un posto particolare può essere riservato all'avvento del cinema, nel quale l'uomo moderno (e in particolare l'intellettuale) trova un nuovo mezzo per esprimere se stesso in maniera spontanea e per descrivere i suoi sogni e le sue esperienze personali.
Il cinematografo è anche il modo per sottolineare la nuova concezione del tempo, formulata da Henri Bergson, il quale sostiene che gli istanti non si susseguono tutti uno uguale all'altro, ma si dilatano o si restringono a seconda della volontà e della sensibilità del soggetto.
Inoltre attraverso la macchina da presa è possibile percepire le diversità dei punti di vista che, a mano a mano, si possono assumere comunicando così una visione del mondo (e anche delle stesse persone) che non è più lineare, ordinata e uguale per tutti.
Nello stesso tempo gli sviluppi della scienza mettono in crisi l'immagine tradizionale di un mondo in cui i fenomeni possano essere spiegati secondo un preciso ed univoco rapporto di causa ed effetto. La Teoria della Relatività, formulata dal matematico e fisico tedesco Albert Einstein, fa vacillare gli elementi ritenuti più costanti ed eterni della scienza positivistica: lo spazio e il tempo, che cessano di essere assoluti e divengono relativi.
Su un altro versante gli studi della psicoanalisi, portati avanti dal medico austriaco Sigmund Freud, portano alla scoperta dell'inconscio ovvero di quella parte dell'Io che si colloca al di sotto del piano della coscienza e che influenza in modo decisivo il suo comportamento.
Pur nella sua estrema varietà, il romanzo novecentesco si sviluppa principalmente attorno ad alcuni elemnti:
Il PERSONAGGIO si definisce soprattutto per le sensazioni e i pensieri e non è mai uguale a se stesso, ma muta secondo il tempo, alle situazioni in cui si trova e soprattutto in relazione alla molteplicità dei punti di vista attraverso i quali viene presentato. Compare così la figura dell'inetto (specialmente in Svevo), un individuo caratterizzato da una vera e 1propria sfasatura tra il piano della coscienza e quello dell'azione: elabora mille progetti, si propone di assumere determinati comportamenti ma non riesce a tradurre in atto nessuno dei suoi propositi.
Il TEMPO non scorre più in un'unica direzione, in quanto i fatti non vengono narrati secondo il loro ordine cronologico. Si assiste ad un continuo trapassare dal presente al passato, da un ricordo ad un altro; gli episodi non sono sempre vicini nel tempo e non hanno tutti la stessa importanza. Nasce un rapporto ambiguo tra passato e presente in cui i due piani temporali non si succedono l'uno all'altro ma coesistono in una specie di "tempo interiore". Si viene inoltre a creare una sfasatura fra tempo della storia e tempo personale, infatti sensazioni, ricordi, pensieri, in pochi attimi si accavallano nella mente del personaggio, vengono analizzati e descritti a rallentatore, con una forza analitica che arresta il flusso del tempo (La memoria di Proust, ma anche il "libero flusso di coscienza" di Joyce).
Anche lo SPAZIO (il mondo esterno, il paesaggio e l'ambiente sociale) non ha più una sua autonomia, ma esiste in funzione del personaggio che lo guarda, perciò assume una luce diversa a seconda delle angolazioni psicologiche da cui l'io narrante lo contempla.
Tra i principali autori di romanzi del Novecento vanno ricordati:
Franz Kafka (Praga, 1883 - 1924) scrittore boemo (ceco) di lingua tedesca e di religione ebraica, figlio di un agiato commerciante, ha con il padre un rapporto tormentoso. Laureato controvoglia in giurisprudenza, trova lavoro in una ditta di assicurazioni. Dopo contrastate vicende sentimentali si ammala di tubercolosi e muore in sanatorio. Influenzato sia dalla letteratura tedesca che dalla cultura ebraica e slava, Kafka partecipa alla vita letteraria della sua città natale, una delle più intellettualenente stimolanti d'Europa (anche se preferisce non pubblicare gran parte delle sue opere, che, morente, destina alla distruzione e che vengono invece salvate da un amico)
2Il castello (pubblicato nel 1926, romanzo, il viaggio senza speranza di un agrimensore che spera di riuscire ad ottenere il permesso di lavorare dai signori del castello, ma che si scontra fino alla morte con i rappresentanti arcani e distanti di un potere irraggiungibile)
Motivo fondamentale dell'opera di Kafka è la colpa e la condanna. I suoi personaggi, colpiti dalla rivelazione di una colpa sconosciuta, subiscono il giudizio di potenze oscure e invincibili, venendo esclusi da una vita libera e felice. Probabilmente in questo si può vedere l'immagine dell'uomo alienato dalla moderna civiltà industriale e condannato alla solitudine.
Marcel Proust (Parigi 1871 - 1922). Scrittore francese, proveniente da una famiglia benestante, fin da bambino è caratterizzato da una salute cagionevole, è però dotato di un'intelligenza e di una sensibilità precoci che lo portano ad appassionarsi ai libri e alle arti. Inizia presto a scrivere su diverse riviste e a frequentare i salotti aristocratici dove trova i modelli dei personaggi del suo capolavoro. La vita dello scrittore trascorre priva di avvenimenti di rilievo. A partire dal 1906, lo scrittore, che ha già al suo attivo alcuni libri, si trasferisce nella sua casa parigina, dove, in uno studio acusticamente isolato, procede con la stesura del monumentale ciclo di sette romanzi Alla ricerca del tempo perduto, il cui primo volume esce, a spese dell'autore, nel 1913. Le ultime parti dell'opera escono postume.
Alla ricerca del tempo perduto (1913-1927, ciclo di sette romanzi intimamente collegati. Nei testi, il narratore, che parla in prima persona, partendo da un'associazione casuale che gli ridà il gusto del passato [un pasticcino intinto nel tè], inizia la sua monumentale ricostruzione del passato, rivissuto seguendo le linee imperfette della memoria, riportando in vita personaggi e ambienti della sua esistenza, quasi ricreandoli e riscoprendone gli intimi risvolti)
Per Proust solo nella memoria l'uomo può cogliere in un unico sguardo le incessanti trasformazioni a cui il tempo sottopone fatti, persone e sentimenti.
La sua concezione del tempo è vicina a quella della "durata" del filosofo Bergson e alla teoria einsteiniana della relatività, un tempo, cioè non assoluto ma relativo all'osservatore. Per esprimere questo concetto Proust crea un nuovo modo di scrivere, molto soggettivo e ricco di riflessioni interiori, ben distante dallo stile naturalista. Lo stile dei suoi libri è lento e complesso, e corrisponde al flusso continuo e dilagante del ricordo.
James Joyce (Dublino 1882-Zurigo 1941) romanziere e poeta irlandese di lingua inglese, al termine degli studi, compiuti nelle migliori scuole cattoliche della sua città, deve affrontare una situazione di penosa povertà. Nel 1904 lascia per sempre l'Irlanda, 3trasferendosi sul continente come insegnante della Berlitz school. A Trieste conosce e diviene amico di Italo Svevo. Nel 1920 si sposta a Parigi, dove prese contatto con l'ambiente artistico internazionale. Le sue opere, tra le maggiori della narrativa contemporanea, riflettono una costante tensione autobiografica e una vena sperimentale che lo porta a scardinare la struttura tradizionale del romanzo.
Joyce concentra la sua opera su se stesso e sul suo ambiente, nel tentativo di raccontare la verità senza finzioni e senza veli. Per esprimere le realtà interiori Joyce utilizza, nelle sue opere principali, il monologo interiore (la riflessione del personaggio quasi in un dialogo tra se e se) e il "libero flusso di coscienza" in cui l'autore quasi introduce il lettore nei processi mentali dei suoi personaggi, espressi con uno stile assolutamente libero da qualsiasi convenzione formale (niente punteggiatura, niente sintassi, mancanza di linee logiche negli accostamenti di immagini .... ) Queste innovazioni sono così importanti che molti studiosi distinguono la letteratura moderna tra "prima di Joyce" e "dopo Joyce".
Italo Svevo (pseudonimo di Ettore Schmitz, Trieste 1821- Treviso, 1928), romanziere e autore teatrale, è uno dei protagonisti della cultura italiana del primo Novecento. Di padre tedesco e madre italiana, entrambi di fede ebraica, è il quinto di otto figli. Il padre è un facoltoso borghese che, per un affare sbagliato, perde parte delle sue fortune. L'educazione di Ettore procede all'insegna della disciplina e degli studi commerciali, così come vuole il padre. A dodici anni va a studiare, con i fratelli, in un collegio tedesco. A 4