Documento universitario sugli interessi e l'orientamento professionale. Il Pdf esplora il concetto di orientamento come percorso di costruzione del progetto personale e professionale, evidenziando l'importanza dell'autodeterminazione. Tratta gli interessi, i valori e gli atteggiamenti, e delinea gli obiettivi dell'orientamento, inclusa l'autodeterminazione, nella materia di Psicologia.
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Gli interessi, sono da sempre un difficile campo di indagine e di approfondimento che resta ancora un problema aperto per la psicologia, sia per la complessità del costrutto, sia perché gli interessi sono collegati ad altre variabili, alcune di tipo "interno" e soggettivo (altrettanto difficili da individuare e misurare) ed altre esterne, ambientali e oggettive (Soresi, Nota, 2000).
Sul piano storico la nascita degli strumenti di misurazione degli interessi è avvenuta negli Stati Uniti nel periodo successivo alla prima guerra mondiale e già da allora venivano utilizzati principalmente nel campo dell'orientamento scolastico e professionale, nondimeno in Europa i problemi dell'orientamento alla formazione scolastica e professionale sono stati affrontati intorno agli anni '50, per opera di studiosi di diversa estrazione quali filosofi, medici ed educatori che cominciarono a creare dei test d'interesse ma, più frequentemente, hanno realizzato degli adattamenti dei test americani già in uso.
Le tre variabili psicologiche a cui si fa riferimento per misurare le preferenze soggettive, ovvero ciò che "piace" e ciò che "non piace" sono:
Super (1949) individuò quattro diverse modalità di misurazione degli interessi:
Per orientamento si intende quel percorso che aiuta il soggetto a costruire un proprio progetto personale in ordine al lavoro. Non va dimenticato che il primo significato dell'orientamento si colloca in ambito geografico e rinvia alla ricerca di una direzione o di una posizione. Questo significato originario ne condiziona la nostra percezione in ambito educativo, portandoci spesso a concepire l'orientamento soprattutto come un guardarsi intorno, laddove questa operazione senz'altro fondamentale deve essere accompagnata almeno da quella simmetrica del guardarsi dentro, per completare il quadro di una problematica che nasce e cresce nel punto d'incontro tra il soggetto e il mondo, e che fuori da questa relazione rischia di assumere un aspetto falso ed un ruolo unilaterale. Orientare non significa solo informare, ma promuovere l'attitudine e la capacità di auto- orientarsi, ovvero:
Per esprimere le proprie potenzialità è necessario, inoltre, essere convinti delle risorse personali che si hanno a disposizione credendoci veramente e assumendo un atteggiamento positivo nei confronti della vita dimostrandosi coraggiosi, volenterosi e capaci di ricominciare. Il coraggio deve determinare la forza d'animo, la grinta, la caparbietà di raggiungere l'obiettivo per cui si è lottato tanto, la volontà è la spinta interiore che determina le scelte o le rinunce della vita e a cui si è sottoposti ogni giorno, mentre la voglia di ricominciare è l'orgoglio di rialzarsi dopo una delusione o un fallimento.
L'autodeterminazione facilita le scelte e rende l'individuo indipendente dal destino, poiché è l'individuo che decide cosa vuole essere e cosa vuole fare della propria vita, senza questa convinzione si è dipendenti dai condizionamenti familiari e ambientali; per ottenere dei successi e delle soddisfazioni occorre seguire le proprie passioni, i propri sogni e tenere presente i traguardi che ci si prefigge di raggiungere. Sognare non significa evadere dalla realtà ma deve rappresentare una meta, un obiettivo, che obbliga a seguire un determinato itinerario personale o professionale. L'orientamento deve, quindi, porsi l'obiettivo principale di:"( ... ) aiutare i giovani ad effettuare le proprie scelte con la massima consapevolezza, allo scopo di arrivare ad una presa di decisione responsabile che favorisca la possibilità di auto realizzarsi nello studio e nel lavoro" (Castelli, Venini, 2002: p. 21).
In un mercato caratterizzato da rapidi ed accelerati mutamenti, instabilità e complessità quale quello attuale l'orientamento, quale percorso che aiuta il soggetto a costruire un proprio progetto personale in ordine al lavoro, tocca tutto il ciclo di vita dell'individuo e i tempi si ampliano nel loro orizzonte interessandosi anche a funzioni, metodi e strumenti per l'orientamento dei giovani. In particolare l'infanzia e l'adolescenza sono per tutti i giovani un periodo di istruzione e di preparazione per un successiva vita adulta pertanto l'orientamento nelle scuole assume particolare importanza.
L'individuo, ben orientato, sa come muoversi autonomamente, e ciò è tanto più importante nell'epoca attuale, perché il mercato del lavoro è caratterizzato da rapidi ed accelerati mutamenti, instabilità e complessità con i quali dobbiamo convivere quotidianamente. L'orientamento si riferisce, quindi, ad un arco di tempo nel corso del quale il soggetto realizza nel lavoro sé stesso, le proprie potenzialità e le proprie aspirazioni.
L'orientamento indica un percorso da seguire, sul quale investire per focalizzare le risorse interne del soggetto (capacità, competenze, titoli di studio), che consentono allo stesso di affrontare le difficoltà esterne nel mondo lavorativo. La persona orientata deve imparare a raccogliere le informazioni (giornali, riviste, internet) dal mondo circostante, per poter capire quali sono le sue possibilità lavorative.
I giovani allievi hanno quindi bisogno di un sostegno continuo affinché possano trovare la loro strada e le competenze che gli consentano di operate in modo indipendente nelle vita adulta. A volte non sono coniugabili le proprie aspirazioni professionali, o i propri desideri, con la realtà lavorativa, occorre scindere quello che uno vuole fare con quello che il mercato offre, senza questa distinzione si rischia di compiere delle scelte errate, che non portano ad alcun risultato. Questo non significa accontentarsi o rassegnarsi, ma essere coscienti della situazione in cui ci troviamo, per non essere considerati degli utopisti o dei filosofi.
La ricerca di un posto di lavoro necessita di scelte compiute con razionalità e programmate con cognizione, per non rischiare di perdere tempo, inseguendo sogni che al momento non si possono realizzare. Per far ciò, occorre tener presente fin dai tempi della scuola quali sono le proprie capacità e competenze acquisite nel corso del tempo, cominciando ad entrare nel mondo del lavoro a piccoli passi, anche con professionalità non attinenti al titolo di studio conseguito e attività finalizzata alla carriera che si vorrà intraprendere nel futuro.
Gli obiettivi dell'orientamento quindi sono:
È possibile distinguere quattro diverse fasi/prospettive legate al concetto di orientamento, attraverso le quali è possibile ricostruire le diverse concezioni di orientamento e i concetti-chiave che ne costituiscono la struttura portante (Pombeni, D'Angelo, 1994).
La prima fase, denominata diagnostico-attitudinale ha centrato maggiormente l'attenzione sulle componenti psicosensoriali delle prestazioni individuali utilizzando come modello teorico la ricerca psicoficiologica. Alla base di tale teoria vi era la convinzione che studiando le componenti psicosensoriali delle prestazioni individuali era possibile individuare le attitudini dell'individuo definite come disposizioni naturali ereditarie; secondo tale fase ogni individuo possiede abilità e capacità che lo rendono idoneo a un determinato lavoro.
In diversi Paesi (Inghilterra, Francia e Stati Uniti) hanno dato inizio a delle attività di orientamento allo scopo di determinare una concordanza tra le attitudini individuali e i requisiti richiesti da una particolare posizione professionale. La finalità principale era quella di ottenere maggiori profitti, piuttosto che di favorire l'autorealizzazione. Gli strumenti maggiormente utilizzati in questa fase erano i test psicometrici, per la misura delle attitudini e dell'intelligenza.
La fase successiva denominata caratterologica-affettiva pose, invece, l'accento sul concetto di interesse professionale per cui risultava adatto ad un lavoro non solo chi "sapeva fare" determinate cose perché possedeva le attitudini specifiche ma anche chi mostrava particolare piacere nello svolgere il lavoro. Intorno agli anni Trenta al concetto di profitto inizia, quindi, a contrapporsi quello di "interesse al lavoro" da parte dell'individuo che viene considerato il motore primo del rendimento lavorativo. Con questo approccio l'azione orientativa si sposta verso una più appropriata indagine delle dinamiche psichiche; dalla percezione esterna delle attitudini-capacità ci si orienta ad osservare la struttura di personalità, al fine di individuare la disponibilità interiore verso un lavoro, la carica di investimento affettivo-emotivo che l'individuo canalizza su di esso, il livello di partecipazione, di attenzione e di curiosità che una determinata attività suscita (Castelli, Venini, 2002).
Con l'introduzione della dimensione caratteriologica i test psicometrici cessarono di essere gli unici strumenti del processo di orientamento mentre cominciarono ad essere utilizzati maggiormente i colloqui in quanto in grado di cogliere le inclinazioni più profonde. I test persero la loro importanza a favore di un'individuazione delle inclinazioni più profonde rilevabili soprattutto con il colloquio. L'esame d'orientamento in questa fase diviene lo strumento attraverso il quale il soggetto può conoscere le sue tendenze più profonde dalla cui soddisfazione, in armonia con le attività professionali, deriva il suo adattamento emotivo.
Dall'approfondimento di questa prospettiva teorica, che ha per fondamento la psicologia clinica, si sviluppa la terza fase denominata clinico-diagnostica. In