Futuro in bilico: analisi del genere distopico e controllo sociale

Documento dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) su Futuro in bilico - riassunto. Il Pdf analizza il genere distopico, esplorandone la fortuna attuale e le diverse classificazioni, come le distopie dittatoriali e catastrofiche, utile per studenti universitari.

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10 pagine

Futuro in bilico - riassunto
Estetica del Cinema
Libera università di lingue e comunicazione (IULM)
9 pag.
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Riassunto FUTURO IN BILICO
La distopia e i puntini sulle “i”
La fortuna attuale del genere distopico nell’immaginario collettivo si spiega in modo semplice: il sonno del
mondo globale è attraversato da incubi e minacce e, proprio perché il migliore dei mondi possibili ci dicono
essere già tra noi, l’unica cosa che siamo in grado di immaginarci per il futuro è l’allargamento delle
contraddizioni che già si affacciano. Quindi proliferano storie che degenerano verso il peggio.
Tuttavia la fortuna della distopia a volte è una sfortuna e non solo perché qualcuno dice che prevedere il
peggio “porta sfortuna”. Si pensi invece a quanto questo genere, sempre più diffuso e di successo, stia
avendo perdita di incidenza e creando assuefazione. In tutta questa proliferazione vanno perdendosi le
distinzioni tra distopie dittatoriali e distopie catastrofiche (nelle prime il guaio è che tutto resti così come è,
nel secondo che il mondo finisca). Così come vanno confondendosi le distopie pessimistiche e quelle
ottimistiche che promettono l’arrivo di un supereroe a salvare la situazione. Diventa difficile spiegare le
distopie allegoriche nelle quali non si tratta di far fronte a pericoli reali (Cecità di Saramago). Stessa cosa
con le distopie ironiche e, in particolare, quelle antiantropocentriche.
Dunque data tutta questa massa proliferante è necessario “mettere i puntini sulle ‘i’”.
Su questo si basa il lavoro di Elisabetta di Minico (autrice del libro) che rinnova il suo dichiarato interesse
per le distopie dispotiche (il costituirsi di regimi più o meno violenti del consenso sociale) e ne marca la
divisione con la letteratura “catastrofica”. Quest’ultima è quella di tutti gli EVENTI NATURALI che arrivano al
punto tale da sovrastare l’essere umano (il quale combatte per la sua sopravvivenza).
Le distopie a sfondo sociale invece mettono al centro della questione le SCELTE DI UN GRUPPO DI UMANI e
quanto più le menti pensanti sono oppressive tanto più il lettore si schiera in senso opposto.
Quella che l’autrice cercherà di dimostrare è l’ipotesi secondo cui il “fantastico nero” della distopia, quando
sceglie soluzioni rigorose, risulta essere il più esatto realismo dei giorni nostri e la più efficace critica
dell’ideologia dominante. Nel mentre mette in luce tutti gli aspetti dei vari testi distopico (essendo lei un
ottima esperta in materia).
INTRODUZIONE
“Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente
controlla il passato”.
-Orwell
Il libro in questione è 1984 di Orwell e tra i vari slogan della nazione Oceania troviamo anche quello
riportato qui su, il più atroce ed attuale. Sta a significare che: riscrivendola o falsificandola, si può
influenzare o traviare l’opinione pubblica finendo per condannare la verità a una impietosa dammatio
memoriae. Di qui dunque il concetto che chi ha il potere di modificare la storia, può alterare il corso degli
eventi e costruire un futuro in base alle sue necessità socio-politiche. Quindi un popolo senza memoria è
addomesticato e schiacciato, privato di scelta che accetta le paure che gli vengono inculcate, che può
tranquillamente confondere “la guerra con la pace, la libertà con la schiavitù, l’ignoranza con la forza”.
Questo come viene fatto? Attraverso un CONTROLLO VISCERALE E CAPILLARE, che avviene tramite
VIOLENZA E PAURA, sfruttando la PROPAGANDA e manipolando INFORMAZIONE ED EDUCAZIONE e
facendo appello al piacere e al benessere.
Questo libro (tesi di dottorato) infatti ha come radice quello di esaminare le più rilevanti tipologie di
consorto a cui vari governi hanno sottoposto i propri cittadini e smascherare alcuni meccanismi repressivi
che sono entrati nel nostro immaginario comune e assorbiti dalle democrazie anche se ufficialmente
riconosciuti come metodi totalitari. L’analisi fa un focus sul XX e XXI secolo, e descrive la distopia come il
peggiore dei mondi possibili e racconta di popoli pesantemente manipolati. Nelle opere distoniche ogni
elemento interno o esterno ai protagonisti può essere funzionale alla costruzione di una realtà spaventosa.
La forza della distopia come genere è racchiusa nella chiara volontà di critica e di mettere in guardia
l’audience usando mondi immaginari, lontani nel tempo e/o nello spazio per parlare di drammi
contemporanei. Attraverso tortura e ansie, i domini distopici soggiogano e creano una massa debole è
spaventata. Attraverso condizionamento psicologico, biogenetica e droghe plasmano il cittadino perfetto e
devoto. Attraverso la demonizzazione del diverso diffondono odio e timore. Attraverso propaganda, mass
media e istruzione ottengono consenso e annebbiano giudizi. LA DISTOPIA NON È SEMPLICE
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Anteprima

Riassunto FUTURO IN BILICO

La distopia e i puntini sulle "i"

La fortuna attuale del genere distopico nell'immaginario collettivo si spiega in modo semplice: il sonno del mondo globale è attraversato da incubi e minacce e, proprio perché il migliore dei mondi possibili ci dicono essere già tra noi, l'unica cosa che siamo in grado di immaginarci per il futuro è l'allargamento delle contraddizioni che già si affacciano. Quindi proliferano storie che degenerano verso il peggio.

Tuttavia la fortuna della distopia a volte è una sfortuna e non solo perché qualcuno dice che prevedere il peggio "porta sfortuna". Si pensi invece a quanto questo genere, sempre più diffuso e di successo, stia avendo perdita di incidenza e creando assuefazione. In tutta questa proliferazione vanno perdendosi le distinzioni tra distopie dittatoriali e distopie catastrofiche (nelle prime il guaio è che tutto resti così come è, nel secondo che il mondo finisca). Così come vanno confondendosi le distopie pessimistiche e quelle ottimistiche che promettono l'arrivo di un supereroe a salvare la situazione. Diventa difficile spiegare le distopie allegoriche nelle quali non si tratta di far fronte a pericoli reali (Cecità di Saramago). Stessa cosa con le distopie ironiche e, in particolare, quelle antiantropocentriche.

Dunque data tutta questa massa proliferante è necessario "mettere i puntini sulle 'i'".

Su questo si basa il lavoro di Elisabetta di Minico (autrice del libro) che rinnova il suo dichiarato interesse per le distopie dispotiche (il costituirsi di regimi più o meno violenti del consenso sociale) e ne marca la divisione con la letteratura "catastrofica". Quest'ultima è quella di tutti gli EVENTI NATURALI che arrivano al punto tale da sovrastare l'essere umano (il quale combatte per la sua sopravvivenza).

Le distopie a sfondo sociale invece mettono al centro della questione le SCELTE DI UN GRUPPO DI UMANI e quanto più le menti pensanti sono oppressive tanto più il lettore si schiera in senso opposto.

Quella che l'autrice cercherà di dimostrare è l'ipotesi secondo cui il "fantastico nero" della distopia, quando sceglie soluzioni rigorose, risulta essere il più esatto realismo dei giorni nostri e la più efficace critica dell'ideologia dominante. Nel mentre mette in luce tutti gli aspetti dei vari testi distopico (essendo lei un ottima esperta in materia).

INTRODUZIONE

"Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato". -Orwell

Il libro in questione è 1984 di Orwell e tra i vari slogan della nazione Oceania troviamo anche quello riportato qui su, il più atroce ed attuale. Sta a significare che: riscrivendola o falsificandola, si può influenzare o traviare l'opinione pubblica finendo per condannare la verità a una impietosa dammatio memoriae. Di qui dunque il concetto che chi ha il potere di modificare la storia, può alterare il corso degli eventi e costruire un futuro in base alle sue necessità socio-politiche. Quindi un popolo senza memoria è addomesticato e schiacciato, privato di scelta che accetta le paure che gli vengono inculcate, che può tranquillamente confondere "la guerra con la pace, la libertà con la schiavitù, l'ignoranza con la forza". Questo come viene fatto? Attraverso un CONTROLLO VISCERALE E CAPILLARE, che avviene tramite VIOLENZA E PAURA, sfruttando la PROPAGANDA e manipolando INFORMAZIONE ED EDUCAZIONE e facendo appello al piacere e al benessere.

Questo libro (tesi di dottorato) infatti ha come radice quello di esaminare le più rilevanti tipologie di consorto a cui vari governi hanno sottoposto i propri cittadini e smascherare alcuni meccanismi repressivi che sono entrati nel nostro immaginario comune e assorbiti dalle democrazie anche se ufficialmente riconosciuti come metodi totalitari. L'analisi fa un focus sul XX e XXI secolo, e descrive la distopia come il peggiore dei mondi possibili e racconta di popoli pesantemente manipolati. Nelle opere distoniche ogni elemento interno o esterno ai protagonisti può essere funzionale alla costruzione di una realtà spaventosa. La forza della distopia come genere è racchiusa nella sì chiara volontà di critica e di mettere in guardia l'audience usando mondi immaginari, lontani nel tempo e/o nello spazio per parlare di drammi contemporanei. Attraverso tortura e ansie, i domini distopici soggiogano e creano una massa debole è spaventata. Attraverso condizionamento psicologico, biogenetica e droghe plasmano il cittadino perfetto e devoto. Attraverso la demonizzazione del diverso diffondono odio e timore. Attraverso propaganda, mass media e istruzione ottengono consenso e annebbiano giudizi. LA DISTOPIA NON È SEMPLICE Document shared on https://www.docsity.com/it/futuro-in-bilico-riassunto/9307754/ Downloaded by: sara.angelica (sara.angelica008@gmail.com)INTRATTENIMENTO MA PUÒ AIUTARCI A CAPIRE L'ATTUALE STATO DELLE COSE perché la letteratura il cinema e i fumenti riflettono da sempre la società a cui appartengono. In un periodo in cui non si fa che parlare del controllo politico e culturale, incoraggiare ulteriormente la riflessione collettiva serve a ricordarci che solo una FORTE COSCIENZA CRITICA puó evitare di finire come le tristi figure incatenate a una distopia che provano a cambiare le cose solo quando è troppo tardi.

Capitolo 1: Utopia e distopia

1.1 L'utopia

Per comprendere la distopia bisogna analizzare il suo contrario: l'utopia. Quest'ultima è un filone narrativo che illustra una forma di governo ideale, spesso opposta a quella in cui vivono gli autori. È un progetto sociale etico e politico è un topos con un forte intento metaforico e didascalico. Affonda le sue radici nella filosofia classica, nella religione e nella mitologia. Possono essere considerate proto- utopiche le descrizioni di tempi o luoghi incontaminati, pacifici e prosperi. Esse sono classificabili in auree, escatologiche o geografiche. I miti aurei o edenici lamentano la perdita, a causa di un atto di disobbedienza, di un epoca in cui gli uomini non invecchiavano, non si ammalavano o non morivano. Non avevano bisogno di lavorare per vivere ed erano in armonia tra loro e con la natura come nel Paradiso Terrestre. I miti escatologici invece aspettano l'avvento, materiale o spirituale, di un disegno finale in cui regnerà giustizia e beatitudine come nel Paradiso Cristiano. I miti geografici, infine, collocano una comunità felice ed egalitaria in zone immaginarie o remote del mondo. Risentono di questi leitmotiv anche svariati topoi letterari tra cui quello del locus amenous e numerosi corpora leggendari medievali. Nel Ciclo Bretone ad esempio, Avalon è un isola legata a re Artù. Tra i primi progetti utopici ante litteram, La Repubblica che delinea una "forma razionalmente perfetta di città" in cui ogni individuo ha una destinazione sociale, un compito specifico scelto in base alle proprie attitudini. La giustizia si realizza nell'armonia tra uomo e stato: l'individuo accetta una coesistenza di tipo gerarchico in nome del bene collettivo. Il padre dell'utopia, nonché coniatore del termine e a Thomas More, il quale unisce speculazione filosofica ed elemento narrativo. Nella sua opera del 1516, l'esploratore Raphael Hythlodaeus (Itlodeo) narra del suo viaggio sull'isola di Utopia, dove ha sede una società perfetta governata dal sovrano illuminato Utopos (Utopo). Attraverso le riflessioni del suo alter ego Raphael, l'autore critica satiricamente i tratti negativi della sua società come la disuguaglianza profonda tra le classi , il malcostume, la fuga verso la città, la criminalità dovuta all'incremento della povertà. A Utopia invece, gli uomini sono giusti e solidali, e nell'isola sono garantite libertà di pensiero, tolleranza religiosa o istruzione, proprietà privata e commercio sono aboliti, l'oro e l'argento non hanno valore, tutti hanno un impiego e a turno si occupano dell'agricoltura. Pur suggerendo l'isola come modello, lascia aperto il dialogo, sperando di stimolare la riflessione politica. "La speranza nella razionalità umana porta a sperare che l'Utopia sarà realtà domani". Ma l'Utopia di More nasconde un ambivalenza. Il termine infatti significa sia "buon luogo" sia "nessun luogo". Le due cose vanno spesso in contraddizione perché la bontà spinge a costruirla, l'inesistenza ne rivela l'irrealizzabilità.

Dopo More, numerosi scrittori comprendono e utilizzano la carica espressiva di questo nuovo genere. Tra le utopie più rilevanti ci sono La Città del Sole (1602) di Tommaso Campanella e La Nuova Atlantide (1627) di Francis Bacon, che pur unite da un desiderio di sviluppo umano, muovono da ispirazioni opposte. Il primo descrive un' utopia metafisica e teologica, basata sulle sue teorie animiste che gli procurarono carcere e accuse di eresia. La città del sole è retta da un principe sacerdote: Sole o Metafisico. Egli incarna la religione dettata dalla pura ragione ed è coadiuvato da altri tre principi ausiliari Pon, Sin e Mor (che stanno per potere, sapere e amore ... le tre primalità). Il secondo invece, delinea un'utopia scientifica. La Rivoluzione Scientifica, convenzionalmente iniziata con Le rivoluzioni degli Astri Celesti di Copernico del 1543, presenta un modo differente di osservare e interagire con la natura oltre che una possibilità pratica di migliorare la condizione umana con esperimenti e scoperte. L'incompiuta Nuova Atlantide è una trasposizione letteraria del pensiero di Bacon possa dominare la natia solo attraverso scienza e coscienza poiché sapere e potere coincidono. Parla di un gruppo di esploratori che naufragano nell'isola di Bensalem, nell'oceano Pacifico. Uno dei superstiti racconta di una società basata sul culto della scienza in cui gli abitanti, poliglotti e cristianizzati, si dedicano alla ricerca tecnica per il bene della collettività. Ma invece che soffermarsi sulla organizzazione politica e Document shared on https://www.docsity.com/it/futuro-in-bilico-riassunto/9307754/ Downloaded by: sara.angelica (sara.angelica008@gmail.com)

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