Giovanni Verga: vita, opere principali e l'evoluzione del suo stile letterario

Documento di Scuola superiore su Giovanni Verga. Il Pdf analizza la vita, le opere pre-veriste e veriste, l'influenza di Zola e la poetica di Verga, con un focus particolare sul romanzo 'I Malavoglia'. Questo materiale didattico di Letteratura è ben organizzato e autoesplicativo.

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10 pagine

GIOVANNI VERGA
(Catania, 1840- 1922)
La vita
1865: a 25 anni si trasferisce a Firenze dove conosce Luigi Capuana ed entra in contatto con i gruppi
intellettuali della città.
1872: si trasferisce a Milano, dove rimane per i venti anni successivi ed è in questo periodo che scrive
le sue opere più importanti.
1877: Luigi Capuana si trasferisce a Milano e in quell’anno traduce il romanzo L’Assomoir di Zola.
Grazie a questa recensione, Verga viene a conoscenza di questa opera e di conseguenza della nuova
tendenza letteraria è a questo punto che matura la sua adesione al Verismo.
1893: torna in Sicilia e in quel momento la sua vena creativa si blocca e vive i suoi ultimi anni in una
condizione di vita appartata.
1920: viene nominato senatore del Regno d’Italia.
1922: muore a Catania.
Le opere
Considerando il 1877 come punto di svolta nella sua produzione letteraria, possiamo distinguere le
opere di Verga in opere pre-veriste e opere veriste.
Tra le opere di stampo pre-verista rientrano i romanzi di tipo romantico e di tipo storico ambientati
nel mondo aristocratico.
Tra le opere veriste rientrano, invece, quelle prodotte dopo il 1877, quando accoglie la nuova
tendenza letteraria per cui l’opera si fa documento storico della società.
Tra le opere veriste:
- Nedda (1874): novella considerata prima opera di stampo verista, anche se non presenta
una vera e propria adesione ai principi del verismo: manca la tecnica dello straniamento,
l’autore presenta ancora commenti personali, come l’espressione ‘povera Nedda’.
- Rosso Malpelo (1878): prima opera che risente totalmente della nuova tendenza letteraria.
Confluirà nella raccolta di novelle Vita dei campi.
Le due raccolte di novelle:
- Vita dei campi (1880): raccolta di 8 novelle, tutte pubblicate singolarmente nel periodo tra
il 1878 e il 1880. Tutte le novelle della raccolta hanno come protagonisti i contadini,
pastori, minatori siciliani, che si muovono nel contesto di una campagna arcaica, che non
ha nulla di idilliaco.
- Novelle rusticane (1883): pubblicata nel 1882, è una raccolta di novelle molto simile a
Vita dei campi sia per l'ambientazione siciliana, sia per la tecnica verista
dell'impersonalità. In questa raccolta però il tono è più pessimista e più disperato, come
nella famosa novella La Roba.
- Il ciclo dei vinti: ciclo di romanzi con il quale Verga si propone di analizzare il
meccanismo della lotta per l’esistenza nella società del suo tempo, a partire dalle basse
sfere della società (l’ambiente popolare di un villaggio di pescatori ne I Malavoglia) per
risalire fino agli ambienti dellalta società, della politica, dell’ambiente artistico-
intellettuale. In ognuno di questi romanzi lo scopo di Verga è quello di focalizzare
l’attenzione sui vinti, gli sconfitti del fatale meccanismo della lotta per l’esistenza, in cui
i deboli sono destinati ad essere sopraffatti.
Il progetto prevedeva la realizzazione di cinque romanzi, incentrati sulla lotta per il
miglioramento delle condizioni di vita, lotta che culmina ina una inesorabile sconfitta (da
cui deriva il titolo del ciclo).
Vennero realizzati solo i primi due romanzi, I Malavoglia e il Mastro Don Gesualdo.
Gli altri tre romanzi che avrebbero dovuto far parte del Ciclo dei vinti sono:
- La duchessa di Leyra: vi si voleva ritrarre la vanità aristocratica
- L’onorevole Scipione: doveva rappresentare l’ambizione politica
- L’uomo di lusso: rappresentava una sintesi di tutte le ambizioni e vanità
Influenza di Zola su Verga
Riprendendo Zola, anche Verga sviluppa nelle sue opere l’idea di una narrativa che si deve fare
documento realistico della società, attraverso una scrittura caratterizzata dall’imparzialità dell’autore.
L’influenza di Zola è evidente anche nella volontà di realizzare un ciclo di romanzi, che permettesse
di osservare la società nei vari aspetti che la formano, sull’esempio del ciclo di romanzi I Rougon-
Macquart, realizzato da Zola tra il 1871 e il 1893.
La poetica di Verga
1. Aderisce all’idea di poetica caratterizzata dall’impersonalità, che si realizza con:
- l’eclissi dell’autore: l’autore, con il suo linguaggio, con la sua ideologia e le sue
riflessioni, deve scomparire dalla narrazione, eclissarsi.
- la tecnica della regressione dell’autore: l’autore deve regredire al livello sociale,
culturale e linguistico della società rappresentata, di cui si fa portavoce.

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Anteprima

GIOVANNI VERGA

La vita di Giovanni Verga

1865: a 25 anni si trasferisce a Firenze dove conosce Luigi Capuana ed entra in contatto con i gruppi intellettuali della città. 1872: si trasferisce a Milano, dove rimane per i venti anni successivi ed è in questo periodo che scrive le sue opere più importanti. 1877: Luigi Capuana si trasferisce a Milano e in quell'anno traduce il romanzo L'Assomoir di Zola. Grazie a questa recensione, Verga viene a conoscenza di questa opera e di conseguenza della nuova tendenza letteraria-> è a questo punto che matura la sua adesione al Verismo. 1893: torna in Sicilia e in quel momento la sua vena creativa si blocca e vive i suoi ultimi anni in una condizione di vita appartata. 1920: viene nominato senatore del Regno d'Italia. 1922: muore a Catania.

Le opere di Verga

Considerando il 1877 come punto di svolta nella sua produzione letteraria, possiamo distinguere le opere di Verga in opere pre-veriste e opere veriste. Tra le opere di stampo pre-verista rientrano i romanzi di tipo romantico e di tipo storico ambientati nel mondo aristocratico. Tra le opere veriste rientrano, invece, quelle prodotte dopo il 1877, quando accoglie la nuova tendenza letteraria per cui l'opera si fa documento storico della società.

Opere veriste

  • Nedda (1874): novella considerata prima opera di stampo verista, anche se non presenta una vera e propria adesione ai principi del verismo: manca la tecnica dello straniamento, l'autore presenta ancora commenti personali, come l'espressione 'povera Nedda'.
  • Rosso Malpelo (1878): prima opera che risente totalmente della nuova tendenza letteraria. Confluirà nella raccolta di novelle Vita dei campi.

Le due raccolte di novelle

  • Vita dei campi (1880): raccolta di 8 novelle, tutte pubblicate singolarmente nel periodo tra il 1878 e il 1880. Tutte le novelle della raccolta hanno come protagonisti i contadini, pastori, minatori siciliani, che si muovono nel contesto di una campagna arcaica, che non ha nulla di idilliaco.
  • Novelle rusticane (1883): pubblicata nel 1882, è una raccolta di novelle molto simile a Vita dei campi sia per l'ambientazione siciliana, sia per la tecnica verista dell'impersonalità. In questa raccolta però il tono è più pessimista e più disperato, come nella famosa novella La Roba.

Il ciclo dei vinti

  • Il ciclo dei vinti: ciclo di romanzi con il quale Verga si propone di analizzare il meccanismo della lotta per l'esistenza nella società del suo tempo, a partire dalle basse sfere della società (l'ambiente popolare di un villaggio di pescatori ne I Malavoglia) per risalire fino agli ambienti dell'alta società, della politica, dell'ambiente artistico- intellettuale. In ognuno di questi romanzi lo scopo di Verga è quello di focalizzare l'attenzione sui vinti, gli sconfitti del fatale meccanismo della lotta per l'esistenza, in cui i deboli sono destinati ad essere sopraffatti.

Il progetto prevedeva la realizzazione di cinque romanzi, incentrati sulla lotta per il miglioramento delle condizioni di vita, lotta che culmina ina una inesorabile sconfitta (da cui deriva il titolo del ciclo). Vennero realizzati solo i primi due romanzi, I Malavoglia e il Mastro Don Gesualdo.

I romanzi del Ciclo dei vinti

Gli altri tre romanzi che avrebbero dovuto far parte del Ciclo dei vinti sono:

  • La duchessa di Leyra: vi si voleva ritrarre la vanità aristocratica
  • L'onorevole Scipione: doveva rappresentare l'ambizione politica
  • L'uomo di lusso: rappresentava una sintesi di tutte le ambizioni e vanità

Influenza di Zola su Verga

Riprendendo Zola, anche Verga sviluppa nelle sue opere l'idea di una narrativa che si deve fare documento realistico della società, attraverso una scrittura caratterizzata dall'imparzialità dell'autore. L'influenza di Zola è evidente anche nella volontà di realizzare un ciclo di romanzi, che permettesse di osservare la società nei vari aspetti che la formano, sull'esempio del ciclo di romanzi I Rougon- Macquart, realizzato da Zola tra il 1871 e il 1893.

La poetica di Verga

  1. Aderisce all'idea di poetica caratterizzata dall'impersonalità, che si realizza con:
    • l'eclissi dell'autore: l'autore, con il suo linguaggio, con la sua ideologia e le sue riflessioni, deve scomparire dalla narrazione, eclissarsi.
    • la tecnica della regressione dell'autore: l'autore deve regredire al livello sociale, culturale e linguistico della società rappresentata, di cui si fa portavoce.
    • il discorso indiretto libero: quando il narratore dà indirettamente la parola ai suoi personaggi e si omettono i verbi di dire o di pensare che introducono il miglioramento delle parole dei personaggi.

Verga spiega che impersonalità, eclisse dell'autore e regressione sono strumenti necessari per permettergli di esprimere al meglio la sua ideologia: "chi osserva lo spettacolo della lotta per l'esistenza non ha il diritto di giudicarlo; è già molto se riesce a trarsi un istante fuori dal campo della lotta per studiarla senza passione, e rendere la scena nettamente, coi colori adatti". Lo scrittore, quindi, si mette in disparte e osserva, come uno scienziato, lo svolgersi del meccanismo dell'esistenza.

  1. Caratterizzata da una visione negativa/ pessimistica della realtà: la realtà è immobile e immutabile ed è governata dalla legge del più forte.
  2. Sfata il mito del progresso: l'impossibilità di un vero progresso all'interno della storia è il principio alla base del Ciclo dei vinti, con i romanzi incentrati sulla lotta per il miglioramento delle condizioni di vita, che culmina in una inesorabile sconfitta.
  3. L'ideale dell'ostrica: nel quadro negativo della società, secondo Verga ci sono ancora dei valori positivi in cui credere e a cui rimanere legati. Sono i valori della famiglia, del lavoro e della casa e l'attaccamento a questi valori tradizionali è, secondo l'autore, l'unico modo per i deboli per contrastare la dura realtà del progresso.

L'espressione deriva dall'immagine dell'ostrica che vive al sicuro attaccata allo scoglio in cui è nata, così come la povera gente potrebbe vivere meglio se rimane attaccata alle proprie radici. Un esempio sarà fornito da 'Ntoni (nipote) dei Malavoglia: Verga crede, infatti, che se un individuo si distacca dalla classe sociale di cui fa parte o se cerca di elevare la propria condizione, sarà condannato a soffrire, a fallire e persino a perdere tutto ciò che già possiede.

La lingua di Verga

La lingua di Verga è una lingua originale, antiletteraria e vicina al parlato. L'attenzione al mondo degli umili e ai loro valori, tramite la tecnica della regressione, avviene anche attraverso l'utilizzo della lingua del popolo, piena di termini dialettali: l'autore si abbassa al loro livello, si fa uno di loro e parla come loro. La descrizione sembra raccontata da uno dei personaggi e Verga, per rendere tutto più credibile, utilizza il "discorso indiretto libero", che si configura come una sorta di imitazione della lingua parlata. Attraverso l'utilizzo di una struttura linguistica popolare, si dà l'impressione che "l'opera si sia fatta da sé" e che sia vera, come scriveva lo stesso Verga. Moltissimi storici della letteratura hanno puntato l'attenzione sulla differenza tra la lingua di Manzoni e quella di Verga: Manzoni innalza i personaggi al suo livello e persino Renzo e Lucia, personaggi umili, parlano in modo "colto". Verga, invece, con la tecnica della regressione, si abbassa al livello dei personaggi e parla come loro.

La novella Rosso Malpelo

Prima novella strettamente verista scritta da Verga nel 1878, nella quale l'autore affronta il tema del lavoro minorile. Venne in seguito inserita nella raccolta Vita dei campi, la prima grande raccolta di novelle dell'autore.

Trama di Rosso Malpelo

Narra la storia di Malpelo, un ragazzino disprezzato a causa del pregiudizio secondo cui i capelli rossi erano indice di malizia, cattiveria in quanto rimandavano alla figura del diavolo. Malpelo lavora in una cava di sabbia, vivendo un'esistenza dura, priva di affetto: la stessa famiglia si vergogna di lui e lo disprezza. Anche nella cava vive i maltrattamenti dei suoi compagni e del suo datore di lavoro, che continuava a tenerlo a lavorare solo perché il padre di Malpelo era morto nella cava in seguito al crollo di una parete. A questo punto, attraverso un flashback, viene descritta la morte del padre, Mastro Misciu, a cui assiste lo stesso Malpelo. Il padre trova la morte dopo aver accettato un lavoro estremamente pericolo in cambio di pochi soldi. Dopo il crollo, tutti gli uomini giunti in soccorso rinunciano subito a salvarlo, giudicando l'impresa impossibile, e solo Malpelo continua a scavare inutilmente per tirarlo fuori dalle macerie. Tornato al lavoro dopo la morte del genitore, Malpelo è ancora più solitario e i compagni si accaniscono ulteriormente su di lui e gli vengono affidati tutti i lavori più duri e pericoli. A questo punto entra in scena un altro personaggio, il giovane Ranocchio, momentaneamente zoppo dopo un incidente: Malpelo inizia a tormentare il ragazzo, ma in questo comportamento si cela il suo modo di essergli amico e di prepararlo per il mondo duro che lo aspetterà. In realtà, il comportamento di Malpelo, che prende sotto la sua protezione il giovane Ranocchio, è la conseguenza del mondo in cui è stato cresciuto, in un'esistenza breve ma priva di affetto. Viene anche descritto un ritorno a casa del protagonista, che si reca dalla madre e dalla sorella, ma le due si vergognano di lui e non vedono l'ora che torni alla cava a lavorare. A questo punto della narrazione, avviene il ritrovamento del corpo del padre, evento che sconvolge Malpelo, che decide di conservare i vestiti e gli attrezzi del genitore. La condizione di isolamento di Malpelo si aggrava ulteriormente quando Ranocchio si ammala e si trova costretto a lasciare la cava. Viene descritto l'episodio in cui Malpelo fa visita alla casa in cui Ranocchio vive con la madre e Malpelo si stupisce per il dolore che la madre prova verso il figlio malato, che sarebbe morto entro pochi giorni. Nel finale Malpelo, ormai solo al mondo, accetta di essere mandato in esplorazione di una galleria abbandonata, da cui non farà più ritorno, terminando la sua vita nello stesso modo in cui il padre terminò la sua.

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