Documento di Biochimica Clinica del Prof. Gambino sui test di funzionalità epatica e metabolismo osseo. Il Pdf, utile per l'università, esplora le transaminasi, la calcemia, il PTH e la vitamina D, con una sezione sulla storia del dosaggio del PTH.
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8.Biochimica Clinica - Prof. Gambino
11/11/2024
In questa lezione verranno trattati due ambiti molto importanti nella pratica clinica.
Il primo argomento sarà il fegato: i test di funzionalità epatica ci informano riguardo diversi aspetti
del fegato, e di condizioni istologiche e patologiche.
Bisogna ricordare il significato che ha un test, e cosa viene misurato dal punto di vista analitico,
biochimico e clinico (sono tre livelli diversi di analisi).
I test epatici sono molto semplici dal punto di vista analitico (soprattutto quelli dell'attività enzimatica
e test colorimetrici) e soprattutto sono quasi tutti automatizzati e molto veloci. Ormai la parte analitica
è parte integrante del laboratorio.
I test di funzionalità epatici vengono richiesti in relazioni a diagnosi, come indicatori prognostici (se
risponderà bene o male), per lo screening per ad esempio epatiti, per differenziare il tipo di
epatopatia.
Il fegato ha due componenti cellulari molto importanti:
· le cellule delle vie biliari (sia intraepatiche che extraepatiche)
· gli epatociti, che a seguito di infezioni vanno incontro a morte e sono responsabili delle
epatiti principali del fegato.
Con epatite non si intendono solo quelle virali, ma ci sono anche epatiti da alcol, tossine o
ad esempio autoimmuni. Soprattutto nell'ambito di epatiti autoimmuni/infiammatorie ci sono
le epatiti non alcoliche legate a disfunzioni metaboliche (NASLD).
I "liver function test (test di primo livello)" sono:
Le transaminasi o aminotransferasi che studiamo sono:
· La AST (aspartato-amino-transferasi)
· La ALT (alanina-amino-transferasi).
La AST è ubiquitaria, infatti risulta falsamente
aumentata in caso di emolisi, in quanto i
globuli rossi ne contengono cospicue
quantità.
Esistono 2 isoforme di AST, ovvero due forme
dello stesso enzima codificate dallo stesso
gene ma
modificate a
livello
post-
trascrizionale con ad esempio glicosilazione.
Una volta le due isoforme venivano distinte
ma oggi è considerato inutile.
La ALT, invece, è specifica degli epatociti, ed
è presente in misura minore nei tessuti
extraepatici (risente poco della emolisi).
Aminotransferasi (transaminasi)
Aspartato aminotransferasi (AST) presente in:
Fegato, muscolo cardiaco e scheletrico, rene, cervello,
pancreas, polmone, WBC e RBC
Isoforme mitocondriale e citoplasmatica
(immunosottrazione)
mAST (mitocondriale) proposta come marcatore per
differenziare epatite alcolica vs non-alcolica
Alanina transaminasi (ALT) presente in:
come AST ma in misura minore nei tessuti non-epatici
Enzima citoplasmatico
La ALT è l'enzima più legato ad
un'indicazione di danno epatico; quando si
fanno gli esami dei donatori di sangue
l'enzima richiesto è l'ALT, in quanto riflette in
maniera più fedele al danno e alla necrosi epatica. Questi esami sono automatizzati e molto poco
SBOBINATORE: Paolo Faccio
REVISORE: Sofia Galletto8.Biochimica Clinica - Prof. Gambino
11/11/2024
costosi, per questo vengono fatti comunque entrambi (ALT e AST). Soprattutto nel mondo
anglosassone la AST si troverà come GOT e la ALT come GTP.
I metodi di analisi di transaminasi sono test
colorimetrici standardizzati tra tutti i laboratori
internazionali.
C'è
un'associazione
internazionale che certifica i metodi di
colorazione.
Sono due reazioni accoppiate, e la seconda è
quella che rende evidente l'attività dell'enzima;
si utilizza l'ossidoriduzione del NADH.
Si ha la liberazione di energia, cioè, fotoni che
viene letto da uno strumento che ne determina
l'intensità e la concentrazione (in questo modo
non
viene
misurata la quantità della
proteina/enzima, ma viene misurata la sua
attività). Per questo i test di transaminasi
vengono espressi come unità catalitiche per
ml (U/L).
AST (GOT) = Aspartato aminotrasferasi
AST
Aspartato + a-chetoglutarato > ossalacetato + glutammato
MDH
Ossalacetato + NADH + H+ > malato + NAD+
Reazione indicatrice
accoppiata
ALT (GPT) = Alanina aminotrasferasi
ALT
Alanina + a-chetoglutarato
>
piruvato + glutammato
LDH
Piruvato + NADH + H+
1.
Lattato + NAD+
Reazione indicatrice
accoppiata
Per una spiegazione più comprensibile del processo si riporta una spiegazione presa da internet:
La misurazione delle transaminasi si basa su reazioni enzimatiche in cui ALT e AST catalizzano il
trasferimento di un gruppo amminico. Durante queste reazioni, si forma un prodotto che può essere
misurato spettrofotometricamente.
- L'origine
non-epatica
riguarda
prevalentemente la AST (una volta veniva
addirittura considerato marcatore cardiaco),
ma può essere distinta da quella epatica se
assieme alla AST vengono analizzati altri
biomarcatori.
Le AST possono aumentare per stress
cardiaco, emolisi o ad esempio esercizio
fisico.
Cause di un aumento di AST / ALT
>10x ULN ("upper limit of normality")
Epatite acuta, ipossiemia tessutale (shock)
5-10x ULN
infarto miocardico, trauma, malattie del muscolo
scheletrico, colestasi, epatiti croniche, epatite autoimmune
< 5x ULN
Condizioni fisiologiche (neonati), altre malattie epatiche
(Wilson, emocromatosi, deficit di alfa1-antitripsina),
pancreatite, emolisi in vivo e in vitro, abuso alcolico
SBOBINATORE: Paolo Faccio
REVISORE: Sofia Galletto8.Biochimica Clinica - Prof. Gambino
11/11/2024
- L'origine epatica di aumenti di transaminasi, invece, indica un danno epatico. Gli esami di
transaminasi vengono interpretati valutando la gradazione dell'entità dell'aumento.
Normalmente questo viene espresso utilizzando il "limite superiore di normalità", in quanto
diversi laboratori possono utilizzare valori di riferimento diversi.
Le alterazioni di transaminasi possono essere fisiologiche (come, ad esempio, nei neonati a
causa dell'immaturità degli epatociti) oppure patologiche; nelle malattie croniche, nell'emolisi
o nell'abuso alcolico c'è un aumento di transaminasi intermedio, mentre nelle epatiti acute e
nell'ipossiemia tissutale ci sono danni di tutto il parenchima epatico e causa aumenti
significativi.
Per interpretare i risultati degli esami è anche importante collegare i risultati clinici con la
patologia.
La causa infettiva è la più frequente nel danno epatico.
Ci sono molti patogeni che possono causare alterazione di transaminasi, non solo i virus
delle epatiti (ad esempio l'influenza). Le epatiti possono essere anche autoimmuni, ed in
questo caso bisogna associare la ricerca di autoanticorpi. Gli anticorpi associati alle epatiti
autoimmuni sono gli anticorpi antinucleo, gli anticorpi diretti contro gli LKM
(liver/kidney/microsomal) ecc ...
Ci sono anche altre sostanze che possono causare un'alterazione delle transaminasi, a volte anche
transitorio:
La bilirubina è un vero test di funzionalità epatica: essa non solo indica se gli epatociti sono intatti e
funzionano, ma può anche informarci se il metabolismo epatico viene svolto correttamente. Questo
perché la bilirubina viene prodotta e coniugata a livello epatico. La coniugazione della bilirubina
serve per aumentarne la solubilità e per fare in modo che arrivi fino all'intestino (per svolgere le
funzioni di digestione).
La differenziazione tra bilirubina coniugata e non coniugata permette di distinguere due estremi del
danno:
Questo è uno degli enzimi più complicati: ne esistono più isoenzimi (ovvero più enzimi codificati da
geni diversi). Alcuni di questi isoenzimi non sono tessuto-specifici, mentre altri si.
Esiste un isoenzima placentare (molto importante); la fosfatasi alcalina nel terzo mese della
gravidanza si trova aumentata senza significato patologico.
Esiste anche un isoenzima intestinale: l'intestino è un organo molto grosso, che in caso di danno
può rilasciare un'importante quantità di questo enzima.
Infine, è anche presente un isoenzima germinale che in caso di neoplasie o altri danni può
causarne l'aumento in circolo.
Le modificazioni post-traslazionali (glicosilazione) producono isoforme diverse: le più importanti
sono epatica, renale e ossea. Come nel caso delle transaminasi, una volta venivano differenziate
le diverse isoforme, ma oggi non viene più fatto.
In laboratorio viene misurata l'attività della fosfatasi totale, ma esiste anche un metodo
immunometrico specifico per una isoforma ossea che si chiama BAP, che può essere utile per
definire l'origine della fosfatasi. La reazione del test ha un determinato pH, determinati substrati e
cofattori, anch'essa standardizzata a livello internazionale.
Quando l'aumento di fosfatasi è di origine epatica è maggiormente dovuto a danni alle vie biliari
piuttosto che a danni ad epatociti.
Le origini non epatiche e fisiologiche sono:
- la gravidanza
- l'iperfosfatasemia transitoria (sindrome di Ulisse); questa è una condizione benigna
transitoria (aumento marcato con una riduzione nel giro di qualche settimana) descritta nei
SBOBINATORE: Paolo Faccio
REVISORE: Sofia Galletto