Documento dall'Università degli Studi della Tuscia su Riassunto Museologia. Il Pdf esplora la definizione di museo, le sue funzioni e la storia delle collezioni museali, con un focus sull'evoluzione dall'antichità al XIX secolo, utile per lo studio universitario.
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Il museo è un'istituzione studiata su 2 principali tagli: quello storico che guarda all'evoluzione del museo e quello sistematico che ne analizza struttura e funzionamento. È stato spesso definito con accezione negativa "casa dell'incoerenza" o "tomba per oggetti morti"; presenta problemi di conciliazione tra le diverse istanze quali: conservazione-fruizione-sicurezza-accessibilità- contestualizzazione-decontestualizzazione-interpretazione-esperienza. Il museo ha quindi l'obiettivo di dare un senso all'accumularsi di oggetti trasformandoli in eredità comune.
Il termine museo evoca le muse a cui era intitolato anche il palazzo di Alessandria D'Egitto sede della biblioteca. Il termine assunse la connotazione attuale durante il rinascimento e diventa connotativo di tutte le raccolte naturalia e artificialia che si distinguono per le loro caratteristiche in gabinetti, studioli ecc.
Le collezioni passarono dall'uso privato a quello pubblico nel corso del '700 in concomitanza col processo di democratizzazione della società occidentale come mezzo per esercitare il diritto alla cultura. Il museo è però figlio della memoria e del proprio tempo; il suo rapporto con il pubblico passa attraverso l'esposizione e le testimonianze visive.
La definizione ufficiale di museo fu data dall'ICOM (international council of museums): istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze dell'uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone ai fini di studio, educazione e diletto.
Nel museo convive la dimensione materiale con quella immateriale, è una realtà complessa dalla struttura semplice e si fonda su 4 elementi: collezione, pubblico, personale e sede.
La collezione è l'insieme degli oggetti che si costituiscono nel tempo attraverso donazioni, lasciti, acquisti e ricerche mediate dal passaggio attraverso raccolte private. La collezione inserisce gli oggetti in un sistema di rapporto che si istituisce tra i reperti basato su scelte culturali ma anche politiche ed economiche. Le sale espositive dei musei inoltre non sempre rendono visibile le intere collezioni, l'esposizione implica infatti la selezione. I depositi dei musei non sono accessibili bensì consultabili. La collezione ha anche il compito di caratterizzare la tipologia di museo e le sue dimensioni. I criteri di crescita delle collezioni devono essere coerenti con gli oggetti già presenti nel museo che a sua volta deve essere in grado di conservarli, documentarli ed esporli.
Il pubblico è divisibile in tre categorie:
Ognuna di queste categorie ha obiettivi diversi per via dell'età, dell'estrazione sociale e della cultura di appartenenza. Si ritiene quindi più corretto parlare di PUBBLICI.
Il personale è l'insieme delle risorse umane che occorrono al funzionamento del museo e funge da mediatore tra la collezione e il pubblico favorendo la fruizione, la comunicazione, l'accoglienza, la conservazione, lo studio e la cura degli oggetti. La formazione del personale dei musei è molto varia come varie sono le funzioni da svolgere che necessitano di competenze specifiche ma anche di un'apertura interdisciplinare.
La sede consiste in uno spazio sia esso chiuso o aperto. Nel caso si tratti di un edificio vengono distinti quelli di destinazione museale da quelli preesistenti riconvertiti a tale uso. Gli spazi inoltre si dividono in "serviti"(sale espositive, aree di accoglienza, biblioteche) e spazi "che servono" (uffici, laboratori, depositi e magazzini) Creando percorsi diversi per il pubblico e per le opere.
Le scienze che studiano i musei prendono nome di museografia e museologia. La prima si occupa degli allestimenti, la seconda narra la storia del museo come istituzione dal ruolo socio-culturale.
Le funzioni del museo si dividono in attività di studio, documentazione, conservazione ed esposizioni e in attività di comunicazione, educazione e accoglienza.
Le funzioni dirette alle collezioni comprendono lo studio e la documentazione degli oggetti, l'inventariazione patrimoniale e la catalogazione scientifica; la conservazione; l'ordinamento e l'allestimento nell'organizzazione concettuale e fisica delle opere.
This document is available free of charge on studocu Scaricato da Federico Santini (federicolebon22@gmail.com)Le funzioni dirette al pubblico riguardano invece l'accessibilità, i servizi educativi e la comunicazione culturale, i servizi di accoglienza e di vendita.
Le mostre fanno parte delle funzioni del museo e consentono approfondimento scientifico e rafforzamento del dialogo con un pubblico purché i temi siano coerenti con con le collezioni permanenti.
I musei nascono da raccolte private con lo scopo di ostentare la ricchezza e il prestigio sociale del possidente. Nel mondo antico accompagnavano il defunto nella tomba ed erano proiezione di egli dopo la morte. Si riteneva inoltre che oggetti di oreficeria. Pietre preziose e gemme avessero potere taumaturgico (meraviglia nei confronti della grandezza divina e contemplazione con conseguente elevazione spirituale di chi li possiede).
Nel corso del medioevo l'arte assunse finalità strumentale riutilizzando le spolia per nuove costruzioni. Federico II di Svevia fu il 1º sovrano a riscoprire il valore dell'arte classica.
In toscana emerse invece l'ammirazione per le tecniche ceramiste romane e una nuova venerazione nei confronti del passato. Le opere giungevano in maniera copiosa anche da Venezia che aveva stretto importanti commerci con l'Impero D'Oriente. Lo studio di testi ed opere in questo periodo avveniva in silenzio, nello studio (scriptorium) che si presentava come una sorta di paradiso perduto ricco di monete, gemme e piccoli oggetti semiofori dal ruolo evocativo. La decorazione di tali ambienti era legata al programma iconografico.
Lo studiolo nasce e si sviluppa durante l'Umanesimo/ Rinascimento ad opera di grandi proprietari che si circondavano di un entourage di artisti e studiosi come Leonello d'Este o Federico da Montefeltro. Lo studiolo più ricco fu quello di Lorenzo il Magnifico grazie anche alle collezioni di Cosimo il Vecchio, e prevedeva una decorazione con 12 tondi raffiguranti i mesi. Era collocato nella zona più appartata del palazzo e prevedeva una raccolta di gemme, di carte geografiche, bronzetti, monete e codici miniati. Il Magnifico fu anche fondatore dell'Accademia delle Arti e del Disegno. L'unica donna a possedere uno studiolo era Isabella D'Este all'interno del quale vi era una tela del Mantegna raffigurante il Parnaso e quindi le virtù e il buon governo dei Gonzaga.
A Roma, dove i reperti erano principalmente di tipo archeologico sovvenne la necessità di tutelarli e di disporli in modo armonico, adattandoli ai vari ambienti e dividendo i contenuti/temi.
Numerosi papi furono coinvolti in questo processo di tutela e allestimento delle collezioni a partire da Pio II Piccolomini, Gregorio XIII, Sisto IV che fece dono al popolo romano di 4 sculture bronzee (Lupa capitolina, Spinario, Camillo, Testa di Costantino con la mano e il globo) simbolo della continuità tra Impero e Chiesa. Giulio II affido al Bramante il progetto del Cortile del Belvedere dove raccogliere la dieta statuaria. A pianta quadrata con nicchie angolari e 4 al centro di ogni lato (Apollo, Cleopatra, Torso, Laocoonte, Tevere e Nilo). Andrea Della Valle fu il primo a far restaurare le proprie sculture e le dispose in tutto il palazzo in apposite nicchie la statuaria monumentale e al secondo ordine clipei e bassorilievi.
Ferdinando de' Medici fece costruire Villa Medici, a Trinità dei Monti utilizzando cortili e facciate come piani espositivi. Creò una galleria che si protendeva sul giardino; tale tema architettonico nacque in Francia a Fointaibleau e venne introdotta in Italia con funzione espositiva. Una trentina di anni dopo il granduca Francesco I allestì a Firenze una galleria che ereditava i caratteri della loggia amplia e luminosa, inizialmente sede di uffici poi dedicata alla celebrazione del potere mediceo. Culmine di tale costruzione fu la tribuna ottagonale vero e proprio scrigno dell'arte.
Nel '600 si diffusero anche cabinets scientifici dove erano raccolte opere naturalistiche. Ulisse Aldrovandi sostenne per primo l'utilità pubblica delle collezioni donandole all'università di Bologna.
La quadreria è un sistema espositivo che prevede il rivestimento totale delle pareti con i quadri; tra gli esempi più importanti troviamo la galleria Doria Pamphilj che prevede questo tipo di allestimento e la galleria Colonna che nonostante fossero private prevedevano accessi e visite a persone qualificate e viaggiatori. Fu introdotto il vincolo del fedecommesso cioè l'obbligo di trasmettere intatta la collezione per prevenirne la disperazione nel corso delle generazioni e Scaricato da Federico Santini (federicolebon22@gmail.com)l'emorragia di statue antiche a causa di acquirenti stranieri. La prima raccolta pubblica fu inaugurata nel 1734 e ordinata secondo nuclei tematici nel Musei Capitolini e fu presto affiancata da un museo archeologico. L'EDITTO ALBANI sancì la pubblica utilità delle opere e la presa di coscienza del loro valore artistico e sociale. Si favorì inoltre un'estetica razionalista a discapito dell'eccesso barocco; tra i temi principali troviamo la presenza di un portico, di una pianta centrale sovrastata da una cupola, la galleria dedicata all'esposizione statuaria. Il British Museum nel 1753 fu il primo ad introdurre una sala di lettura per studenti e fu il 1° museo Nazionale, non ecclesiastico, con aspirazione enciclopedica. Il museo Federiciano introdusse il tema classico come connotazione specifica per la progettazione museale e nel 1769 aprì al pubblico la Galleria degli Uffizi proponendosi scopi didattici e riorganizzando a tal fine le raccolte. Fu realizzato il gabinetto delle gemme e quello delle miniature; gli oggetti che lasciarono l'edificio andarono a costituire il museo del Bargello. Le opere erano disposte in sequenza cronologica e per scuole favorendo la lettura in chiave storicistica e scientifica; furono inoltre compilati cataloghi delle raccolte.
In Francia le collezioni reali erano inaccessibili se non come oggetti di studio ma nel 1775 si propose di trasformare il LOUVRE in palazzo delle arti. Nel regno di Napoli Carlo III fu promotore del Museo Farnesiano e della Reggia di Capodimonte con una ricca esposizione di dipinti a quadreria, su più ordini. Il collezionismo privato continuava ad espandersi come nel caso del Cardinale Albani che si fece costruire una villa dove disporre tutte le sue antichità organizzate in nuclei tematici (imperatori, dei, poeti, condottieri).
Wincklemann commissario delle antichità di Roma contribuì alla nascita di numerosi musei romani tra cui il museo delle antichità cristiane, il museo sacro, il museo profano, e soprattutto il Museo Pio Clementino. L'architetto Michelangelo Simonetti creò una struttura di collegamento tra il cortile del Belvedere e la Galleria delle Statue, entro questa sequenza di ambienti era collocato un Vestibolo Rotondo, il tutto all'insegna del riuso e riadattamento di strutture preesistenti e di materiali. Tale museo fu subito celebrato per la sua estensione e per la quantità e qualità delle opere ivi contenute. Inizialmente non era aperto al pubblico ma facilmente accessibile.
In Francia i musei nacquero a seguito della spinta portata dalla rivoluzione francese e si andò a formare il museo rivoluzionario poi ribattezzato museo centrale delle arti dove erano raccolte opere di confisca ecclesiastica e aristocratica. Il diritto di accedere alle collezioni rientrò nelle finalità perseguite dallo Stato. Il museo inizialmente era scarsamente illuminato da poche finestre laterali, i quadri erano disposti su doppio ordine e divisi in scuola francese, italiana e fiamminga. Le opere ritenute di maggior pregio erano disposte su cavalletti. L'ingresso era gratuito ed ogni opera aveva una didascalia esplicativa. Le campagne napoleoniche e i furti d'arte fecero giungere in Francia grandi quantità di opere anche perché Napoleone non era visto come un conquistatore bensì come un liberatore dal governo pontificio. Con il trattato di Campoformio, Venezia cedette un'ingente quantità di opere alla Francia ma il bottino più ricco fu prelevato a Roma. Durante il trasporto delle operazioni furono attuati atti di vandalismo e poiché le opere più insigni viaggiavano esposte su carri furono soggette alle intemperie e agli scossoni del tragitto. Il Louvre fu ribattezzato museo napoleonico e vi fu creato uno scalone monumentale che avrebbe ospitato il Laocoonte. Tutta questa campagna fu giustificata dalla funzione didattica attribuita al museo con l'obiettivo di glorificare il potere napoleonico. Dopo la sconfitta di Waterloo e il congresso di Vienna le opere rubate furono oggetto di negoziati e recuperate dagli stati vinti in maniera parziale. Tale episodio fece crescere la coscienza dell'appartenenza ad un popolo che ha come fondamento della sua identità culturale il patrimonio artistico (beni legati alla Nazione)
Il museo inizia ad essere visto come un luogo di deportazione e decontestualizzazione dell'opera anche se con l'Editto del cardinale camerlengo Doria Pamphilj si sostiene la responsabilità dello stato di tutelare il patrimonio artistico in quanto "dividere è distruggere".
Nel 1809 viene inaugurata la pinacoteca di Brera: un complesso di diversi istituti che corrispondevano a diversi orientamenti economico-giuridici, letterari, scientifici, manifatturieri; furono privilegiati gli strumenti utili all'insegnamento, calchi e incisioni, fu inoltre aperta l'accademia nazionale. Vi erano 3 sale dedicate alla pittura ed una serie di ambienti che ospitavano This document is available free of charge on studocu Scaricato da Federico Santini (federicolebon22@gmail.com)