L'interazione simbolica: comunicazione e agire umano, Università degli Studi della Tuscia

Documento dall'Università degli Studi della Tuscia sull'interazione simbolica. Il Pdf esplora le basi della comunicazione e l'agire umano culturale, con un focus sulle discipline della comunicazione, la realizzazione della comunicazione e le regole per descrivere, utile per lo studio universitario.

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L'interazione simbolica-riassunto
Pragmatica e argomentazione (Università degli Studi della Tuscia)
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L’interazione simbolica-Riassunti
Cap 1-Le basi della comunicazione
Le discipline della comunicazione
La comunicazione viene studiata da discipline quali semiotica/semiologia. La comunicazione
avviene mediante l’uso di segni di un linguaggio. Infatti, le discipline prendono il loro nome proprio
dalla nozione greca di segno osservo, esamino, significo, faccio comprendere.
La comunicazione può prendere un’accessione anche più generale (derivante dal latino)mettere
in comune, condividere. Unendo queste due accezioni si potrebbe definire la comunicazione come
mettere in comune qualcosa tramite l’ausilio di segni. In tempi recenti si è sviluppata anche la
zoosemiotica (studia la comunicazione animale).
Cosa è, dunque, la comunicazione e come si realizza?
Si tratta sicuramente di un concetto semplice quanto complesso. La comunicazione può essere
definita come il compimento di un insieme di movimenti (delle mani, il guardare uno specchio,
suonare un campanello, pronunciare una parola, etc.). A questo va ricollegato anche il significato
del concetto di agire, che significa comportarsi in un dato modo/compiere movimenti.
Comunicare quindi equivale ad agire. La comunicazione, e quindi l’agire, non avviene in maniera
isolata. Chi comunica lo fa per e con qualcun altro, il che implica una risposta da parte dell’altro in
questione, ovvero linterlocutore. Si parla quindi di dare il vita ad un interazione/interagire.
Cap 2-Lagire umano culturale a paragone dellattività umana naturale
Come già visto, agire significa compiere un movimento per raggiungere uno scopo. L’agire non
avviene mai senza uno scopo e questi sono veramente numerosi. La difficoltà sta nellindividuarli.
A differenza dei movimenti che sono direttamente percepibili, gli scopi non lo sono anche se sono
fondamentali in quanto è grazie a loro che si giustificano le nostre azioni. Questi scopi vanno quindi
individuati. È anche Jürgen Trabant che nella sua opera intitolata elementi di semiotica spiega bene
quanto sia fondamentale lo scopo:
- Quanto chiediamo qualcosa a qualcuno lo facciamo non tanto perché vogliamo ci venga
confermata l’azione che sta svolgendo quanto più per capire a cosa serve quell’azione, con
quale fine viene svolta. È importante che si possa associare una data azione a uno scopo.
Solo così l’interesse viene giustamente colmato (esempio della donna che fa la maglia).
Abbiamo necessità di comprendere lo scopo di un’azione soprattutto quando ci si trova davanti a
qualcosa di sconosciuto. La stessa cosa capita quando si vuole entrare in contatto con culture e
lingue differenti dalle nostre. Vogliamo comprenderle e per farlo dobbiamo individuare gli scopi
delle loro azioni che ci permettono di capire le loro diverse realtà.
Per descrivere l’agire umano è necessario individuare tutti i suoi componenti fondamentali.
Individuo che agisce/interagisce
Scopo perseguito
Entità fisiche
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Anteprima

L'interazione simbolica: riassunto

Pragmatica e argomentazione (Università degli Studi della Tuscia) Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da AMANDA VELAZQUEZ LOPEZ (amanda.velazquezlop@studenti.unitus.it)L'interazione simbolica-Riassunti

Cap 1-Le basi della comunicazione

Le discipline della comunicazione

La comunicazione viene studiata da discipline quali semiotica/semiologia. La comunicazione avviene mediante l'uso di segni di un linguaggio. Infatti, le discipline prendono il loro nome proprio dalla nozione greca di segno-> osservo, esamino, significo, faccio comprendere. La comunicazione può prendere un'accessione anche più generale (derivante dal latino) >mettere in comune, condividere. Unendo queste due accezioni si potrebbe definire la comunicazione come mettere in comune qualcosa tramite l'ausilio di segni. In tempi recenti si è sviluppata anche la zoosemiotica (studia la comunicazione animale).

Cosa è, dunque, la comunicazione e come si realizza?

Si tratta sicuramente di un concetto semplice quanto complesso. La comunicazione può essere definita come il compimento di un insieme di movimenti (delle mani, il guardare uno specchio, suonare un campanello, pronunciare una parola, etc.). A questo va ricollegato anche il significato del concetto di agire, che significa "comportarsi in un dato modo/compiere movimenti". Comunicare quindi equivale ad agire. La comunicazione, e quindi l'agire, non avviene in maniera isolata. Chi comunica lo fa per e con qualcun altro, il che implica una risposta da parte dell'altro in questione, ovvero l'interlocutore. Si parla quindi di dare il vita ad un interazione/interagire.

Cap 2 L'agire umano "culturale" a paragone dell'attività umana"natural"

Come già visto, agire significa "compiere un movimento per raggiungere uno scopo". L'agire non avviene mai senza uno scopo e questi sono veramente numerosi. La difficoltà sta nell'individuarli. A differenza dei movimenti che sono direttamente percepibili, gli scopi non lo sono anche se sono fondamentali in quanto è grazie a loro che si giustificano le nostre azioni. Questi scopi vanno quindi individuati. È anche Jürgen Trabant che nella sua opera intitolata elementi di semiotica spiega bene quanto sia fondamentale lo scopo:

  • Quanto chiediamo qualcosa a qualcuno lo facciamo non tanto perché vogliamo ci venga confermata l'azione che sta svolgendo quanto più per capire a cosa serve quell'azione, con quale fine viene svolta. È importante che si possa associare una data azione a uno scopo., Solo così l'interesse viene giustamente colmato (esempio della donna che fa la maglia).

Abbiamo necessità di comprendere lo scopo di un'azione soprattutto quando ci si trova davanti a qualcosa di sconosciuto. La stessa cosa capita quando si vuole entrare in contatto con culture e lingue differenti dalle nostre. Vogliamo comprenderle e per farlo dobbiamo individuare gli scopi delle loro azioni che ci permettono di capire le loro diverse realtà. Per descrivere l'agire umano è necessario individuare tutti i suoi componenti fondamentali. Individuo che agisce/interagisce Scopo perseguito Entità fisiche This document is available free of charge on studocu Scaricato da AMANDA VELAZQUEZ LOPEZ (amanda.velazquezlop@studenti.unitus.it)Bisogna, però, fare una distinzione tra attività proprie dell'essere umano (o attività naturali) dall'agire umano. Un aiuto per questa definizione viene data dall'austriaco Ludwig Wittgenstein che definisce gli atti naturali dell'essere umano come animali e sono quegli atti che l'uomo compie per necessità, innati (comportamenti di difesa o conservazione che sono spontanei). Sono quei comportamenti che l'uomo condivide con gli animali perché anch'essi li svolgono per necessità. Gli atti dell'agire umano invece sono da lui chiamati atti rituali che sono invece compiuti intenzionalmente dall'uomo per raggiungere un qualcosa o obiettivo. Si può dunque parlare di:

  • Azioni naturali
  • Azioni utili

AZIONI ATTIVITÀ NATURALI AZIONI DI UTILITÀ - lo scopo è: obbligato - lo scopo è: costruito - intervegono su: - intervengono su: altre azioni naturali, mondo il mondo materiale materiale, altri individui esempi: esempi: · mangiare · guidare · dormire · costruire una casa · respirare · potare una pianta · digerire · fare la spesa · camminare · lavorare a maglia · afferrare · comunicare: · guardare - usare segnali · esprimere - parlare una lingua . ( ... ) · ( ... ) SVILUPPO APPRENDIMENTO fig. 2 - Attività naturali e Azioni di utilità Si è iniziato a pensare che, tuttavia, non solo l'essere umano sia in grado di fare questa differenza nell'agire. Nonostante ciò, secondo numerosi zoologi solamente l'uomo è in grado di diventare animale culturale (l'agire culturale per noi diventa di fondamentale importanza e complessità a differenza di altre specie animali). Le attività naturali sono date da ciò che concerne il nostro fisico (biologico e fisiologico) regolato dal nostro patrimonio genetico. Lo scopo principali di queste azioni da noi compiute è quello di sopravvivere: camminare, mangiare o bere, respirare, ecc. Sono degli atti necessari (non possiamo vivere senza magiare) e soprattutto involontari o automatici. Giustamente anche in questo caso ritorna la nozione di scopo anche se in questo caso non è qualcosa di prefissato (non decido di respirare solo qualche ora al giorno). Agire quindi diventa uguale al rispetto di una serie di ordini genetici. Inoltre queste azioni vengono svolte in base ad un condizionamento che proviene dal fisico stesso (stimoli interni o sollecitazioni esterne). Proprio per questo motivo si definisce l'agire naturale come automatico, in quanto queste attività non possono non essere eseguite (vista la necessaria sopravvivenza). In questo l'essere umano è simile all'animale i cui comportamenti sono il diretto controllo genetico. Scaricato da AMANDA VELAZQUEZ LOPEZ (amanda.velazquezlop@studenti.unitus.it)Per riassumere si può dire che le attività naturali sono riconoscibili grazie a quattro fattori:

  • Hanno obiettivi predeterminati: anche queste attività hanno degli scopi, che sono però fissi e predeterminati. Sono degli atti necessari e obbligati in cui lo scopo coincide con l'atto stesso (dormire, mangiare, digerire, etc.). Il compimento di tali atti non dipende da una decisione volontaria. Per questo, sarebbe meglio abbandonare il termine scopi e preferire per questi la definizione di concatenazioni operative vitali/motilità vitale.
  • Sono eseguite agendo sul mondo esterno percepito: il mondo naturale in quale espletare esigenze naturali è solitamente colto tramite l'attività percettiva che viene realizzata tramite i sensi e il movimento fisico. Il mondo può essere definito come la controparte di quel dispositivo dinamico che è la corporeità > è dalla natura e dal mondo che si ricevono percezioni sensibili e motorie. Ovviamente gli elementi del mondo dai quali riceviamo percezioni sensibili e motorie dovranno comunque concordare con le nostre attività naturali e con le rispettive esigenze. Ad es. un'orchidea seppur bella non sarà mai per noi un oggetto nutritivo.
  • Sono eseguite da ogni essere umano singolarmente e in modo costante ed omogeneo: l'esecuzione delle attività naturali sono prefissate senza variazioni significative da umano ad umano (non c'è influenza culturale o storica che tenga). Basta pensare al movimento delle gambe o delle braccia, l'apparato digerente, etc. Per tutti gli esseri umani, si può dire, sono equivalenti: i bisogni naturali (obiettivi delle AN); gli atti (movimenti fisici) attraverso i quali i bisogni sono soddisfatti. L'AN è l'azione del singolo, di ogni singolo essere umano, quindi intra-soggettiva nel senso che si svolge nel mondo ma per sé stessi.
  • Per essere realizzate, le AN richiedono lo sviluppo fisico adatto: esse possono essere realizzate solo quando lo sviluppo fisico è adatto. Questo è importante perché permette di comprendere come la crescita del corpo implichi lo sviluppo di nuove attività naturali. Ad es. il respirare è un'attività che l'essere umano ha sin da quando nasce, la vista si sviluppa nel tempo, questo vale anche per il camminare e così via. Co l'aumentare dell'età la capacità di compiere AN ad un certo punto inizia a scadere (es. un anziano che perde la vista). L'invecchiamento porta quindi ad uno sviluppo a ritroso delle AN che rimane comunque soggettivo.

Si può usare anche uno schema per descrivere le AN:

chi è attivo ciascun singolo individuo le entità fisiche su cui / con cui si realizza l'atto sono percettive e motorie obiettivi vitali (tutto un piccolo mondo organizzato mediante i sensi e il movimento) fig. 3 - schema delle ATTIVITÀ NATURALI Sono fondamentali tre punti in questo schema:(a) non si hanno scopi ma obiettivi vitali prefissati; non prevedono l'intersoggettività )le entità fisiche coinvolte sono di natura percettiva e motoria. This document is available free of charge on studocu Scaricato da AMANDA VELAZQUEZ LOPEZ (amanda.velazquezlop@studenti.unitus.it)Quando urtiamo qualcosa o c'è qualcosa o qualcuno che ci colpisce tendiamo ad avere una reazione immediata a tale fenomeno (un urlo o un movimento, etc.). Questa reazione immediata e irriflessa è ciò che chiamiamo esprimere. Anche l'esprimere è qualcosa che accomuna l'uomo ad altri esseri viventi. Espressione reattiva non è da collegarsi solamente ad un movimento o ad un suono ma anche, ad esempio, ad un'espressione facciale di cui spesso non ci rendiamo neanche conto. L'espressione è una reazione fisica immediata e irriflessa alle sensazioni (positive o negative) di qualche tipo che colpiscono l'essere animato. L'espressione arriva in maniera automatica e quindi istintiva ed è chiaramente manifestata attraverso comportamenti vari e ben percepibili. Questa precisazione è necessaria per collocare l'esprimere nella colonna delle AN e non delle AU. Anche per l'esprimere manca l'intersoggettività e l'intenzione volontaria di produrre l'atto. L'espressione è, quindi, la reazione fonetica del singolo alla modifica accidentale del suo stato.

Cap 4 L'agire utile il punto di vista della paleontologia

Se nel capitolo precedente è stato descritto nel dettaglio AN, adesso si da spazio anche alla definizione dell'AU. Un primo elemento caratterizzante è quello dello scopo. La ricerca scientifica, partendo dalla paleontologia (studia le forme di vita animale/umana in epoca preistorica), ha affermato che non oltre all'agire naturale si debba riconoscere un'altra forma di agire, quella che prevede il raggiungimento di uno scopo esplicito. È una forma di azione che, a differenza dell'AN, prevede l'interagire (contesto quindi intersoggettivo e non più intrasoggettivo). Questo tipo di azione viene chiamato agire utile e si caratterizza anche questo da tre elementi: per lo scopo, per l'intersoggettività, per il contesto in cui si realizza. L'uomo si differenzia per tre aspetti dalle altre specie animali:

  • La stazione eretta
  • La faccia corta
  • La mano libera

Queste tre caratteristiche possono comparire, ciascuna e separatamente dalle altre, anche in altre specie animali. Compaiono tutte insieme solo nell'essere umano. La stazione eretta: va da intendersi come la capacità di deambulare usando soltanto i due arti posteriori. Si può osservare anche in alcuni animali come nei canguri. La faccia corta: è un elemento presente anche in alcuni animali come il gatto. La mano libera: l'uso della mano è evidente anche in alcuni animali, in particolare la scimmia. Questo permette di capire, però, che tutti e tre gli elementi insieme sono osservabili solo nell'essere umano. Ognuno di questi tre elementi è interconnesso: se cambia uno verranno influenzati automaticamente anche gli altri due. I diversi assetti incidono su quattro aspetti:

  • La locomozione: questa è determinata dal modo in cui la testa è collegata alla colonna vertebrale.
  • La dentatura: dipende dalla lunghezza della faccia a sua volta attaccata alla colonna vertebrale. Più la faccia è corta e più diminuiscono le funzioni che la dentatura può svolgere (negli animali è essenziale, perché devono cacciare; nell'uomo ha sola funzione di preparazione degli alimenti per la digestione).

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