Slide sull'integrazione dal punto di vista della normativa. Il Pdf analizza le recenti modifiche normative sull'integrazione scolastica, in particolare il D.Lgs 96/2019, per il grado universitario in Diritto. Spiega la transizione dalla Diagnosi Funzionale al Profilo di Funzionamento.
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cosa cambia in questi ultimi anni nel mondo delle scuola
IL D.Lgs 96/2019, Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante: «Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera c) , della legge 13 luglio 2015, n. 107».
dal 1º gennaio 2019 la Diagnosi Funzionale e il Profilo Dinamico Funzionale vengono sostituiti da un nuovo e unico documento, il Profilo di Funzionamento, esso sarà propedeutico e necessario alla predisposizione del Progetto Individuale e del PEIL'INTEGRAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DELLA NORMATIVA cosa cambia in questi ultimi anni nel mondo delle scuola
L'unità di valutazione multidisciplinare, nell'ambito del SSN, composta da:
documento propedeutico al "Piano Educativo Individualizzato (PEI) e del Progetto Individuale"; definisce le competenze professionali e la tipologia delle misure di sostegno e delle risorse strutturali utili per l'inclusione scolastica; è redatto con la collaborazione dei genitori dell'alunno, nonché, nel rispetto del diritto di autodeterminazione, nella massima misura possibile, dello studente con disabilità, con la partecipazione del dirigente scolastico ovvero di un docente specializzato sul sostegno didattico della scuola; è aggiornato al passaggio di ogni grado di istruzione, è trasmesso dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale alla scuola e all'ente locale competente, ai fini della predisposizione rispettivamente del PEI e del Progetto individuale, qualora questo venga richiesto.L'INTEGRAZIONE DAL PUNTO DI VISTA DELLA NORMATIVA cosa cambia in questi ultimi anni nel mondo delle scuola
Maggiore insistenza sul principio di accomodamento ragionevole come principio guida per l'utilizzo delle risorse per il sostegno dei singoli PEI Estensione dell'adozione dei criteri dell'ICF anche all'accertamento della condizione di disabilità Modifica delle commissioni mediche per l'accertamento della disabilità e precisazione dei partecipanti alla stesura dei documenti per l'Inclusione Circoscrizione più puntuale del PEI Più enfasi al coinvolgimento diretto dello studente con disabilità nel progetto di inclusione in virtù del suo diritto all'autodeterminazione (il decreto specifica che la "partecipazione attiva" )
Già durante la frequenza della scuola dell'obbligo, il Piano educativo individualizzato deve venir pensato in prospettiva allargata, tanto da includere nella progettazione sia la vita extrascolastica del bambino, sia quello che potrebbe diventare il "Progetto di vita", ovvero una prima proiezione del bambino stesso nel suo futuro Si tratta quindi di pensare obiettivi orientati il più possibile alla vita adulta e favorire il loro apprendimento e il loro esercizio.
Le competenze della vita adulta sono relative ai ruoli lavorativi, alla gestione del tempo libero, alla gestione autonoma o assistita di un proprio luogo di vita, allo sviluppo e al mantenimento di una rete di supporto sociale, alla gestione delle proprie risorse economiche, all'affettività e alla sessualità, alla realizzazione di una propria vita familiare. UN RUOLO IMPORTANTE VIENE ASSUNTO DAI SERVIZI PER LE PERSONE CON DISABILITA'
Obiettivo realizzare politiche territoriali che integrano i servizi sociali dei Comuni e l'area socio-sanitaria. Servizi finalizzati alla promozione della salute , della prevenzione, della cura, della riabilitazione e della piena inclusione sociale della persona. Ricordiamo di questa legge ...
1. Per favorire l'attuazione del principio di sussidiarietà, gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell'ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, promuovono azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetti operanti nel terzo settore anche attraverso politiche formative ed interventi per l'accesso agevolato al credito ed ai fondi dell'Unione europea.
Si tratta di documenti di programmazione territoriale di durata triennale, con i quali, in ciascun ambito territoriale, Comuni e Ulss mettono a punto le politiche sociosanitarie rivolte alla popolazione. In base alla legge quadro sui Servizi sociali(328/2000) il Piano di zona deve contenere obiettivi di intervento in aree tipicamente sociali e in quelle dove si richiede una forte sinergia tra servizi sociali e sanitari: minori, giovani e famiglia, anziani, tossicodipendenze, salute mentale, disabilità, immigrazione, povertà ed emarginazione.
Obiettivi precisi, azioni mirate, risorse dedicate, in armonia con il Piano regionale dei servizi alla persona e alla comunità.
Approfondire i bisogni del territorio, riflettere sull'organizzazione dei servizi, elaborare nuove forme di intervento, destinare risorse aggiuntive. Costruire un sistema integrato di interventi e servizi, attraverso la collaborazione di più soggetti.
Comune e Ulss - ruolo di promozione, governo e direzione del processo di realizzazione del Piano. promuove la programmazione partecipata, attivando gruppi di lavoro territoriali e gruppi di analisi e approfondimento per le diverse aree. Associazioni di volontariato, le cooperative sociali, le rappresentanze dei cittadini, le organizzazioni sindacali e le imprese.