Pedagogia sociale e modelli educativi: agire e progettazione

Documento su Pedagogia Sociale e Modelli Educativi. Il Pdf, un saggio di Psicologia di livello universitario, esplora l'agire educativo, i modelli e la progettazione, evidenziando l'importanza della riflessione e dell'adattamento ai contesti contemporanei.

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12 pagine

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PEDAGOGIA SOCIALE E MODELLI EDUCATIVI lagire educativo
Capitolo primo
L’agire educativo: verso un nuovo paradigma
1. L’agire educativo individuale come socialmente e culturalmente situato
L’educatore quando agisce lo fa davanti alle persone di cui ha cura, in un contesto educativo più o meno strutturato,
animato da certi obbiettivi e finalità, radicato in un certo territorio che ha le sue tradizioni culturali, sociali ed
economiche; tale contesto si colloca in un sistema di welfare che ha proprie logiche, vincoli e priorità, che a sua volta è
influenzato dalle condizioni socio-economiche che caratterizzano il periodo storico in cui l’educatore agisce.
Nel momento in cui agisce l’educatore fa esperienza di abitudini e modi di dare significato alle situazioni in cui lavora,
costruisce modalità di pensiero che talora emergono nelle finalità dei progetti e fa riferimento, più o meno
consapevolmente, a ciò che ha imparato nel suo percorso formativo (in famiglia e le esperienze educative formali, non
formali e informali), così si crea una visione del mondo, di sé e dell’altro e si fa portatore di un sapere esperienziale.
Quindi l’educatore fa esperienza del macrocosmo sociale, culturale e politico che costituisce l’orizzonte della sua
professione e in cui l’educazione accade in quanto non è un atto privato ma sociale e politico, essendo l’insieme di
pratiche attraverso cui un ambiente riproduce il suo assetto incidendo sugli stili di vita individuali.
Da un lato l’agire educativo individuale è vincolato alle condizioni materiali che lo rendono possibile, quali tempi e
spazi in cui può avvenire, oggetti che può utilizzare, ruoli professionali che gli danno corpo e regole che lo disciplinano,
stabilite sulla base di valutazioni economiche e decisioni politiche; dall’altro si esprime all’interno di un paradigma
culturale che caratterizza l’assetto socio-politico del contesto, vincoli, metodologie e strumenti del lavoro
dell’educatore, cioè il modo in cui una comunità pensa la realtà ed opera in essa.
Immergendosi in un particolare paradigma culturale si acquisiscono dei modelli antropologici (uomo, donna,
bambino), sociali (tipo di comunità o aggregazione), culturali (i modi di interpretare il quotidiano), educativi, che
interpretano la realtà secondo determinate categorie e che vengono seguite dall’educatore quando agisce su un
soggetto, secondo il senso comune della pedagogia popolare, primo motore di chi educa.
2. Il modello educativo e il suo valore pragmatico
Un modello educativo è ciò che media fra teoria e prassi, cioè che connette un determinato modo di pensare persone,
mondo, società con il fare dell’educazione, quindi è ciò che rende coerente il modo in cui si agisce e quello in cui si
pensa l’educazione, il cui perno è l’educatore che orienta, sorregge e norma l’agire educativo.
Dewey sostiene che l’educazione è sempre influenzata da valori esterni e contemporaneamente ha proprie modalità
di funzionamento e di elaborazione di quei valori, per questo può promuovere cambiamento individuale e sociale.
Ciò che permette all’educatore di essere consapevole delle condizioni di possibilità e di senso del suo agire è
l’operazione riflessiva sul proprio pensiero educativo e sui modelli di riferimento; ciò comporta come conseguenza la
relazione imprescindibile tra orientamenti, metodi, strumenti e procedure attraverso cui si esprime l’agire educativo,
legata al contesto e che presuppone la scelta di come trattare i destinatari dell’intervento, la comprensione del
sistema filosofico reggente del modello educativo e di come si radica nell’esperienza, e infine la riflessività su come
l’agire educativo individuale sia influenzato dai modelli impliciti socialmente e culturalmente radicati, che crea
equilibrio tra le due tendenze dei contesti, quali autoreferenzialità e disconoscimento del valore del lavoro educativo,
cioè che non venga riconosciuto il valore dell’esperienza educativa e definito inadeguato rispetto agli obbiettivi.
3. L’agire educativo oggi: verso un nuovo paradigma e nuovi modelli educativi
Ad oggi, nell’età del disincanto, è ancora più importante ricercare i modelli educativi dei paradigmi socio-culturali a cui
è sottoposto l’agire educativo; la crisi attuale in cui il benessere convive con la povertà, l’inclusione porta
all’esclusione e inadeguatezza, e in cui il mondo virtuale e il possibile contatto con chiunque si affianca alla solitudine,
cambia la possibilità che i soggetti hanno di fare esperienza ed è evidente la nuova necessità di nuove vie per dare
senso all’esistenza; l’età del disincanto offre l’occasione di cambiamento ma se si accetta di cambiare il paradigma
socio-culturale, occorre quindi modificare i modelli antropologici e culturali.
Agire come educatore professionale oggi significa continuare a chiedersi quali strumenti usare per comprendere la
complessità delle situazioni in cui lavora, ed elaborare modelli educativi critici ma flessibili e sensibili delle diverse
forme di esistenza che si incontrano nei contesti educativi, cambiando i paradigmi di riferimento.
2
Capitolo secondo
La mediazione “plurale” nel lavoro educativo
1. Le ragioni del plurale
L’agire educativo è limitato ma profondamente influente nella costruzione dell’identità del soggetto, se l’educatore
ottiene il consenso del soggetto stesso, compito della mediazione educativa è quindi quello di suscitare nel soggetto il
desiderio della propria formazione, un processo che richiede fiducia e che se ben impostato contribuisce alla crescita
reciproca.
Con la scoperta delle neuroscienze nel nuovo metodo efficace l’apprendere consiste anche nella formazione situata di
competenze inedite, quali saper decidere, prevedere, empatizzare, creare relazioni, deve quindi confrontarsi coi nuovi
orizzonti conoscitivi e costruire una nuova didattica dell’agire educativo che si risolva nella scuola e nei luoghi esterni
per creare persone umane che abbiano coscienza di chi potrebbero e vorrebbero essere e sappiano cogliere valori;
questo percorso per svolgersi chiede una specifica competenza educativa, cioè il metodo.
2. Il problema del metodo come terzo educativo
Il metodo è la via per far crescere il soggetto nell’autenticità, un percorso per imparare a vedere il positivo che ha
bisogno di procedure rigorose nel conseguimento di determinati apprendimenti; il metodo educativo si colloca come
elemento terzo nella relazione binaria tra educatore ed educando che, dipendentemente dall’oggetto e dal caso
singolo del lavoro educativo, può essere rinforzo di competenze, prevenzione di comportamenti, recupero di soggetti
detenuti; è quindi l’elemento connettore che fornisce azioni, strumenti e tecniche diverse.
Il metodo permette inoltre di preparare l’atto di libertà dell’educando e di separarsi dall’educatore, con cui non ha
scelto di incontrarsi ma ne ha la necessità, per evitare la direttività bloccante, mentre dal lato dell’educatore la
relazione può essere esposta a rischi di equivoci di manipolazione o seduzione attraverso i gesti impliciti nella
comunicazione con l’educando.
Il metodo dell’agire educativo è un dispositivo pedagogico preciso che ha dei principi evidenti, tra cui attestare nei
fatti la propria adesione a quella interpretazione di mondo che si offre all’educando, testimoniando la coerenza fra
condotta personale e affermazioni ideali si rende credibile la relazione, e il metodo mantiene la caratteristica propria
di separazione e partecipazione.
Questo metodo è diverso da uno scientifico perché risiede nel rapporto e nella competenza affettiva dell’educatore,
che deve cogliere e rispondere con amore al bisogno dell’educando ed accettare il rischio di ricevere un no
dall’educando e sospendere la sua azione nel rispetto della sua libertà.
3. Principi di metodo propri dell’agire educativo (e una possibile cornice)
Qualsiasi intervento educativo si attua su quattro costanti, quali soggetto educando, mediatori specifici, contesti in cui
ha luogo l’intervento, lavoro educativo di progettazione, valutazione, documentazione, formazione in servizio degli
educatori; e inoltre, su quello dell’inclusione che aiuta a leggere le condizioni oggettive che possono frenare le
possibilità educative degli educanti e quelle che possono accrescere il rischio di essere esclusi, integrato con la visione
politica di mettere al centro l’educazione della persona nell’ottica dello sviluppo sostenibile, che scollega le persone
da standardizzazione e bisogno ma ne riconosca i diritti umani.
L’inclusività inserisce nella progettualità interistituzionale, che ha una gran rilevanza nella costruzione del progetto
educativo, l’integrazione di interventi istituzionali, confronto fra professionisti a lavoro nel campo del disagio e
armonizzazione delle loro competenze, cioè elementi essenziali di ogni metodo educativo.
In questa cornice la declinazione dei principi di metodo si compie entro tre criteri, quali l’attenzione alle condizioni di
attivazione di una relazione autenticamente educativa, riconfigurazione architettonica e tecnologica di ambienti
educativi di apprendimento secondo i criteri della progettazione inclusiva, e l’attenzione nella strutturazione dei
metodi educativi alla struttura del cervello (impatto delle emozioni sull’apprendimento, relazione fra attività motoria e
memoria, in generale, la relazione fra corpo e apprendimento).
3.1. Il principio della valorizzazione
Il principio della valorizzazione nasce per affrontare i problemi del disagio, della marginalità e della difficoltà a farsi
soggetto, il gesto professionale consiste nel valorizzare il valore del rapporto con sé e il mondo dell’educando ed
educare a leggere il positivo nel negativo.
3.2. Il principio della personalizzazione
La personalizzazione è la realizzazione e riconoscimento di sé al massimo del grado possibile partendo
dall’individuazione del proprio talento; presuppone l’assunzione di un paradigma antropologico che interpreta l’agire
educativo nei termini di un accompagnamento intenzionale dell’educando nel riconoscersi per ciò che è, nella pratica

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Anteprima

L'agire educativo: verso un nuovo paradigma

L'agire educativo individuale come socialmente e culturalmente situato

L'educatore quando agisce lo fa davanti alle persone di cui ha cura, in un contesto educativo più o meno strutturato, animato da certi obbiettivi e finalità, radicato in un certo territorio che ha le sue tradizioni culturali, sociali ed economiche; tale contesto si colloca in un sistema di welfare che ha proprie logiche, vincoli e priorità, che a sua volta è influenzato dalle condizioni socio-economiche che caratterizzano il periodo storico in cui l'educatore agisce. Nel momento in cui agisce l'educatore fa esperienza di abitudini e modi di dare significato alle situazioni in cui lavora, costruisce modalità di pensiero che talora emergono nelle finalità dei progetti e fa riferimento, più o meno consapevolmente, a ciò che ha imparato nel suo percorso formativo (in famiglia e le esperienze educative formali, non formali e informali), così si crea una visione del mondo, di sé e dell'altro e si fa portatore di un sapere esperienziale. Quindi l'educatore fa esperienza del macrocosmo sociale, culturale e politico che costituisce l'orizzonte della sua professione e in cui l'educazione accade in quanto non è un atto privato ma sociale e politico, essendo l'insieme di pratiche attraverso cui un ambiente riproduce il suo assetto incidendo sugli stili di vita individuali. Da un lato l'agire educativo individuale è vincolato alle condizioni materiali che lo rendono possibile, quali tempi e spazi in cui può avvenire, oggetti che può utilizzare, ruoli professionali che gli danno corpo e regole che lo disciplinano, stabilite sulla base di valutazioni economiche e decisioni politiche; dall'altro si esprime all'interno di un paradigma culturale che caratterizza l'assetto socio-politico del contesto, vincoli, metodologie e strumenti del lavoro dell'educatore, cioè il modo in cui una comunità pensa la realtà ed opera in essa. Immergendosi in un particolare paradigma culturale si acquisiscono dei modelli antropologici (uomo, donna, bambino), sociali (tipo di comunità o aggregazione), culturali (i modi di interpretare il quotidiano), educativi, che interpretano la realtà secondo determinate categorie e che vengono seguite dall'educatore quando agisce su un soggetto, secondo il senso comune della pedagogia popolare, primo motore di chi educa.

Il modello educativo e il suo valore pragmatico

Un modello educativo è ciò che media fra teoria e prassi, cioè che connette un determinato modo di pensare persone, mondo, società con il fare dell'educazione, quindi è ciò che rende coerente il modo in cui si agisce e quello in cui si pensa l'educazione, il cui perno è l'educatore che orienta, sorregge e norma l'agire educativo. Dewey sostiene che l'educazione è sempre influenzata da valori esterni e contemporaneamente ha proprie modalità di funzionamento e di elaborazione di quei valori, per questo può promuovere cambiamento individuale e sociale. Ciò che permette all'educatore di essere consapevole delle condizioni di possibilità e di senso del suo agire è l'operazione riflessiva sul proprio pensiero educativo e sui modelli di riferimento; ciò comporta come conseguenza la relazione imprescindibile tra orientamenti, metodi, strumenti e procedure attraverso cui si esprime l'agire educativo, legata al contesto e che presuppone la scelta di come trattare i destinatari dell'intervento, la comprensione del sistema filosofico reggente del modello educativo e di come si radica nell'esperienza, e infine la riflessività su come l'agire educativo individuale sia influenzato dai modelli impliciti socialmente e culturalmente radicati, che crea equilibrio tra le due tendenze dei contesti, quali autoreferenzialità e disconoscimento del valore del lavoro educativo, cioè che non venga riconosciuto il valore dell'esperienza educativa e definito inadeguato rispetto agli obbiettivi.

L'agire educativo oggi: verso un nuovo paradigma e nuovi modelli educativi

Ad oggi, nell'età del disincanto, è ancora più importante ricercare i modelli educativi dei paradigmi socio-culturali a cui è sottoposto l'agire educativo; la crisi attuale in cui il benessere convive con la povertà, l'inclusione porta all'esclusione e inadeguatezza, e in cui il mondo virtuale e il possibile contatto con chiunque si affianca alla solitudine, cambia la possibilità che i soggetti hanno di fare esperienza ed è evidente la nuova necessità di nuove vie per dare senso all'esistenza; l'età del disincanto offre l'occasione di cambiamento ma se si accetta di cambiare il paradigma socio-culturale, occorre quindi modificare i modelli antropologici e culturali. Agire come educatore professionale oggi significa continuare a chiedersi quali strumenti usare per comprendere la complessità delle situazioni in cui lavora, ed elaborare modelli educativi critici ma flessibili e sensibili delle diverse forme di esistenza che si incontrano nei contesti educativi, cambiando i paradigmi di riferimento.

La mediazione "plurale" nel lavoro educativo

Le ragioni del "plurale"

L'agire educativo è limitato ma profondamente influente nella costruzione dell'identità del soggetto, se l'educatore ottiene il consenso del soggetto stesso, compito della mediazione educativa è quindi quello di suscitare nel soggetto il desiderio della propria formazione, un processo che richiede fiducia e che se ben impostato contribuisce alla crescita reciproca. Con la scoperta delle neuroscienze nel nuovo metodo efficace l'apprendere consiste anche nella formazione situata di competenze inedite, quali saper decidere, prevedere, empatizzare, creare relazioni, deve quindi confrontarsi coi nuovi orizzonti conoscitivi e costruire una nuova didattica dell'agire educativo che si risolva nella scuola e nei luoghi esterni per creare persone umane che abbiano coscienza di chi potrebbero e vorrebbero essere e sappiano cogliere valori; questo percorso per svolgersi chiede una specifica competenza educativa, cioè il metodo.

Il problema del metodo come terzo educativo

Il metodo è la via per far crescere il soggetto nell'autenticità, un percorso per imparare a vedere il positivo che ha bisogno di procedure rigorose nel conseguimento di determinati apprendimenti; il metodo educativo si colloca come elemento terzo nella relazione binaria tra educatore ed educando che, dipendentemente dall'oggetto e dal caso singolo del lavoro educativo, può essere rinforzo di competenze, prevenzione di comportamenti, recupero di soggetti detenuti; è quindi l'elemento connettore che fornisce azioni, strumenti e tecniche diverse. Il metodo permette inoltre di preparare l'atto di libertà dell'educando e di separarsi dall'educatore, con cui non ha scelto di incontrarsi ma ne ha la necessità, per evitare la direttività bloccante, mentre dal lato dell'educatore la relazione può essere esposta a rischi di equivoci di manipolazione o seduzione attraverso i gesti impliciti nella comunicazione con l'educando. Il metodo dell'agire educativo è un dispositivo pedagogico preciso che ha dei principi evidenti, tra cui attestare nei fatti la propria adesione a quella interpretazione di mondo che si offre all'educando, testimoniando la coerenza fra condotta personale e affermazioni ideali si rende credibile la relazione, e il metodo mantiene la caratteristica propria di separazione e partecipazione. Questo metodo è diverso da uno scientifico perché risiede nel rapporto e nella competenza affettiva dell'educatore, che deve cogliere e rispondere con amore al bisogno dell'educando ed accettare il rischio di ricevere un no dall'educando e sospendere la sua azione nel rispetto della sua libertà.

Principi di metodo propri dell'agire educativo (e una possibile cornice)

Qualsiasi intervento educativo si attua su quattro costanti, quali soggetto educando, mediatori specifici, contesti in cui ha luogo l'intervento, lavoro educativo di progettazione, valutazione, documentazione, formazione in servizio degli educatori; e inoltre, su quello dell'inclusione che aiuta a leggere le condizioni oggettive che possono frenare le possibilità educative degli educanti e quelle che possono accrescere il rischio di essere esclusi, integrato con la visione politica di mettere al centro l'educazione della persona nell'ottica dello sviluppo sostenibile, che scollega le persone da standardizzazione e bisogno ma ne riconosca i diritti umani. L'inclusività inserisce nella progettualità interistituzionale, che ha una gran rilevanza nella costruzione del progetto educativo, l'integrazione di interventi istituzionali, confronto fra professionisti a lavoro nel campo del disagio e armonizzazione delle loro competenze, cioè elementi essenziali di ogni metodo educativo. In questa cornice la declinazione dei principi di metodo si compie entro tre criteri, quali l'attenzione alle condizioni di attivazione di una relazione autenticamente educativa, riconfigurazione architettonica e tecnologica di ambienti educativi di apprendimento secondo i criteri della progettazione inclusiva, e l'attenzione nella strutturazione dei metodi educativi alla struttura del cervello (impatto delle emozioni sull'apprendimento, relazione fra attività motoria e memoria, in generale, la relazione fra corpo e apprendimento).

Il principio della valorizzazione

Il principio della valorizzazione nasce per affrontare i problemi del disagio, della marginalità e della difficoltà a farsi soggetto, il gesto professionale consiste nel valorizzare il valore del rapporto con sé e il mondo dell'educando ed educare a leggere il positivo nel negativo.

Il principio della personalizzazione

La personalizzazione è la realizzazione e riconoscimento di sé al massimo del grado possibile partendo dall'individuazione del proprio talento; presuppone l'assunzione di un paradigma antropologico che interpreta l'agire educativo nei termini di un accompagnamento intenzionale dell'educando nel riconoscersi per ciò che è, nella pratica

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