Documento di Università su X Agosto di Giovanni Pascoli. Il Pdf offre un'analisi approfondita della poesia, esaminando il contesto autobiografico, la struttura metrica e le interpretazioni critiche, utile per lo studio della Letteratura.
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LEZIONE 19/11/2024 X AGOSTO La poesia X Agosto è legata all'ossessione di Giovanni Pascoli per l'omicidio del padre e rappresenta uno dei suoi componimenti più conosciuti, spesso affrontato nelle scuole. La sua notorietà, se da un lato la rende facilmente riconoscibile da un vasto pubblico, dall'altro rischia di banalizzarne la profondità, riducendola a una semplice cantilena didattica. Per anni, infatti, è stata presentata principalmente in chiave scolastica, ma recenti rivalutazioni critiche ne hanno evidenziato la complessità e l'accurata costruzione.
X Agosto è toccante per le immagini legate alla morte del padre e per l'uso ricorrente di alcune parole chiave che ne strutturano il significato. Dal punto di vista metrico, è composta da sei quartine di decasillabi e novenari alternati, con rime alternate, una scelta stilistica poco frequente nella tradizione letteraria italiana.
La poesia ruota attorno all'evento centrale dell'uccisione del padre e fu pubblicata da Pascoli il 9 agosto 1896 sulla rivista Il Marzocco, in coincidenza con l'anniversario del tragico evento, sottolineandone così il forte significato personale e simbolico.
Inoltre, accompagnò il componimento con una dedica significativa: «Questo ricordo del X Agosto 1867 io dedico ad alcuni ignoti uomini atroci; siano essi ora spettri che vagano perpetuamente dal luogo ove uccisero al luogo ove furono uccisi, o siano teste rugose e bianche che sempre più si chinano all'ombra estrema, che cova la vendetta, o siano fronti pallide che provano a rialzarsi lentamente, sperando che essa Ate non venga più, non ci sia più ... un po' di pazienza ancora, un po' di pazienza! pazienza! pazienza!». La dedica di questo componimento è quindi molto esplicita. Pascoli scrive: «Io dedico ad alcuni ignoti uomini atroci», riferendosi direttamente all'evento che sarà meglio descritto nel testo. Sottolinea, inoltre, come questi uomini siano rimasti ignoti, non essendo mai stati identificati nemmeno nel 1896.
Pascoli aveva considerato a lungo una pubblicazione più ampia dedicata al tema dell'uccisione del padre, una vera ossessione per lui. X Agosto, in particolare, era già in lavorazione dal 1893, come dimostrano le sue carte. Il processo di scrittura fu lungo e complesso, e anche il titolo subì diverse modifiche. Inizialmente intitolata Le lagrime di San Lorenzo, in riferimento all'incipit strutturato come una preghiera, la poesia divenne successivamente San Lorenzo per poi assumere il titolo definitivo X Agosto, più preciso dal punto di vista storico ed emotivo.
Quando il componimento venne inserito nella raccolta Myricae, fu collocato nella sezione Elegie, che raccoglie testi di natura autobiografica e legati a esperienze personali. Un altro esempio significativo di questa tematica è La cavalla storna, anch'esso legato al dramma dell'uccisione del padre. Entrambe le poesie sono state spesso proposte in ambito scolastico, sebbene il loro valore letterario sia stato talvolta semplificato o banalizzato. La cavalla storna, in particolare, presenta una struttura con ritornelli e rime che ne hanno facilitato la memorizzazione da parte degli studenti, pur mantenendo una notevole complessità e profondità.
Inoltre, Pascoli aveva scritto una prefazione inedita per Myricae poco prima della composizione di X Agosto. In questo testo autobiografico, l'autore racconta con precisione e intensità emotiva gli eventi legati all'omicidio del padre, anticipando alcuni elementi che sarebbero poi confluiti nel componimento.
Ecco un estratto significativo: *«Non hanno che questo loro babbo, otto ragazzini - Ma pensateci dunque! Perché lo voleteuccidere? Pensate a lui: va a casa fidente, pieno d'amore, avrà qualche regaluccio per i suoi bambini, per la sua santa moglie - voi lo fate rimanere a mezzo la strada. Vedeste una rondine col verme nel becco nell'atto di darlo ai suoi rondinini, non la uccidereste, non è vero? Non siete mica di cuor duro. L'aspettano a cena: non cenerà più. Eccolo. Vedete [ ... ] No: eccolo: voi prendete il vostro infame strumento di mano; lo alzate con precauzione; lo ponete alla spalla; senza affrettarvi, lentissimamente, per mirar bene; mirate alla tempia, un piccolo punto in quella testa di padre [ ... ]» (Prefazione inedita a Myricae, composta nel 1892).
La prefazione inedita di Myricae, pur mai pubblicata, rappresenta una testimonianza significativa della carica autobiografica e funebre che permea l'opera. In essa emergono dettagli minuziosi, come la rondine, la cena a cui il padre non arriverà mai e il regaluccio per i bambini, che ritroviamo in X Agosto. Questi elementi, già delineati nel 1893, confluiranno nella stesura definitiva della poesia.
Alcuni critici hanno evidenziato un possibile legame tra X Agosto e due stesure provvisorie della Pentecoste (1817 e 1819) di Alessandro Manzoni. In queste, l'immagine della rondine è sostituita dalla tortora, ma il tema simbolico resta simile: un animale che nutre i propri piccoli. Tuttavia, l'elemento centrale della poesia di Pascoli è il riferimento alla leggenda popolare delle stelle cadenti, assimilate alle lacrime di San Lorenzo nella notte del 10 agosto. Questa tradizione, profondamente radicata nella cultura popolare e universalmente nota, ha avuto un'influenza decisiva nella costruzione del componimento, più del possibile legame con Manzoni.
La poesia si apre con un'invocazione a San Lorenzo, collegandosi direttamente alla leggenda. La data del 10 agosto richiama immediatamente le stelle cadenti, un'immagine simbolica familiare che Pascoli utilizza come punto di partenza per costruire il suo testo.
METRO: sei quartine di decasillabi e novenari alternati; la rima è alternata. X Agosto San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l'aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla.
3 Anche un uomo tornava al suo nido: l'uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: 15 portava due bambole in dono ...
Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: 18 Ritornava una rondine al tetto: l'uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de' suoi rondinini.
6 egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano.
Ora è là come in croce, che tende 9 quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell'ombra, che attende, che pigola sempre più piano.
12 E tu, Cielo, dall'alto dei mondi 21 sereni, infinito, immortale, Oh! d'un pianto di stelle lo inondi quest'atomo opaco del Male!
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La poesia X Agosto si apre con un'invocazione diretta a San Lorenzo, in cui l'io lirico, rappresentato dal poeta stesso, entra nella scena e si rivolge al lettore in prima persona. L'esordio, "Io lo so perché tanto di stelle", introduce il tema della riflessione e della ricerca di un significato nascosto. "Io lo so perché tanto di stelle per l'aria tranquilla arde e cade": le stelle cadenti, simbolo centrale del componimento, sono descritte in un'atmosfera inizialmente serena, nel loro cadere, sembrano bruciare nel cielo, evocando un'immagine di movimento e luce. L'"aria tranquilla" evoca calma e imperturbabilità. Tuttavia, questa serenità apparente si carica progressivamente di significati più complessi, rappresentando l'indifferenza del cielo rispetto al dolore umano. "Perché sì, gran pianto, nel Concavo cielo sfavilla", il poeta, con l'uso ripetuto di perché, si interroga sulle cause di questo fenomeno, cercando un senso nascosto. L'immagine del "gran pianto" che "sfavilla nel concavo cielo" unisce immagini di sofferenza e bellezza sublime. Le stelle sono assimilate a lacrime, che brillano in un cielo concavo, evocando un senso di vastità e vuoto, in contrasto con la sofferenza terrena. Il cielo emerge subito come un elemento centrale e ricorrente nella poesia. Rappresenta non solo l'indifferenza cosmica verso il dolore umano, ma anche una tensione verso l'alto e il trascendente. Questo tema, introdotto nella prima strofa, si svilupperà e troverà una conclusione nell'ultima, creando un forte legame strutturale e simbolico.
Vengono introdotti episodi di grande intensità, alcuni già anticipati nella prefazione inedita. La scena si apre con l'immagine della rondine: "Ritornava una rondine al tetto". Il tetto, simbolo della casa, rappresenta il nido sottostante, richiamando protezione e intimità. L'uso dell'imperfetto in "ritornava" suggerisce un'azione abituale, in netto contrasto con il passato remoto di "L'uccisero", che interrompe bruscamente questo equilibrio con un'azione improvvisa e definitiva. L'immagine successiva, "Cadde tra spini", richiama il sacrificio e la sofferenza universale, evocando un parallelo con la croce di spine e la morte di Cristo. La rondine, ulteriormente descritta con "Ella aveva nel becco un insetto: la cena dei suoi rondinini", diventa simbolo di vita e cura, portando nutrimento ai suoi piccoli. I due punti assumono un ruolo significativo, introducendo gradualmente dettagli che amplificano il valore simbolico della scena. Il diminutivo "rondinini" aggiunge tenerezza, sottolineando la fragilità e la vicinanza emotiva dei piccoli. La narrazione procede con un ritmo crescente: dalla rondine in volo, alla sua uccisione e caduta tra gli spini, fino alla spiegazione del gesto di cura interrotto, rendendo il contesto ancora più drammatico e significativo.
Nella terza strofa continua l'immagine cristologica, con un richiamo alla croce e alle spine: "Ora è là come in croce che tende quel verme a quel cielo lontano". Il cielo, già introdotto nelle strofe precedenti, si arricchisce dell'aggettivo "lontano", che sottolinea una distanza simbolica e un'assenza di connessione tra la terra e il divino, un tema ricorrente nel componimento. Segue l'immagine del nido: "E il suo nido è nell'ombra che attende, che pigola sempre più piano". Qui il nido, simbolo della casa e della protezione, si unisce al suo contenuto, i rondinini, in un'unità narrativa e simbolica. L'ombra evoca incertezza e attesa, mentre il "pigolare" sempre più fievole dei piccoli riflette il passare del tempo e la loro inevitabile fine. Questa scena, intrisa di struggente desolazione, chiude con l'idea dell'attesa vana e del destino dei rondinini, rimasti senza la madre, amplificando il senso di perdita e abbandono.
La seconda immagine si sposta dal mondo animale a un tema più intimo, centrale per il poeta: "Anche un uomo tornava al suo nido: l'uccisero". La costruzione ricalca quella della strofa precedente, con "l'uccisero" in posizione di rilievo, a sottolineare la tragica istantaneità dell'evento.