L'incontro della fede ebraico-cristiana con la filosofia greca, Presentazione

Slide dall'Università Guglielmo Marconi su L'incontro della fede ebraico-cristiana con la filosofia greca. Il Pdf esplora il rapporto tra il messaggio biblico e la filosofia greca, con focus su figure come Filone Alessandrino e i Padri della Chiesa, utile per lo studio universitario di Filosofia.

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18 pagine

L’incontro della fede ebraico-cristiana
con la filosofia greca
Argomenti
La visione del mondo ebraico-cristiana: novità teoretiche e mutamenti etico-
sociali
Ellenismo ed ebraismo: la prospettiva ermeneutica di Filone Alessandrino
I Padri apostolici e le prime espressioni dell’apologetica
Fede e ragione in Clemente Alessandrino e Origene
La Patristica greca e Pseudo-Dionigi Areopagita
Lo gnosticismo e le sue tendenze dualistiche
«Credo quia absurdum est»: la posizione fideistica di Tertulliano
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Università degli Studi Guglielmo Marconi
Obiettivi
Gli obiettivi della lezione sono:
comprendere le novità culturali apportate nel mondo antico dalla diffusione del
cristianesimo;
conoscere la prospettiva esegetica inaugurata da Filone Alessandrino: i molteplici
sensi della Sacra Scrittura;
comprendere le motivazioni del recupero del pensiero platonico e stoico da parte di
Giustino Martire, Clemente Alessandrino ed Origene;
conoscere i tratti peculiari dello gnosticismo;
conoscere la posizione anti-intellettualistica e fideistica di Tertulliano;
comprendere le principali affinità e differenze tra la Patristica greca e la Patristica
latina.
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Messaggio biblico e filosofia greca
Nel III sec. a.C. si stabilì ad Alessandria d’Egitto una
numerosa comunità ebraica. Secondo la tradizione, il re
TolomeoIIfecetradurrela
Bibbia
dall’ebraico al greco da 72
sapienti: è questa la cosiddetta
Septuaginta
,cioèlaversione
dei Settanta.
É ad Alessandria d’Egitto che avviene il primo incontro tra
l’ebraismo e la filosofia greca: è significativo che il libro
della
Bibbia
intitolato
Sapienza
sia stato scritto ad Alessandria,
direttamente in greco e contenente nozioni tipiche della filosofia
greca. La nozione di “Sapienza divina” è simile al
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degli
stoici, mentre i temi dell’immortalità dell’anima e la creazione di
una materia anteriore al mondo ricordano Platone (i dialoghi
Fedone
e
Timeo
).
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Università degli Studi Guglielmo Marconi

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Anteprima

Marconi

L'incontro della fede ebraico-cristiana con la filosofia greca metali Studi Guglielmo

Argomenti

  • La visione del mondo ebraico-cristiana: novità teoretiche e mutamenti etico- sociali
  • Ellenismo ed ebraismo: la prospettiva ermeneutica di Filone Alessandrino
  • I Padri apostolici e le prime espressioni dell'apologetica
  • Fede e ragione in Clemente Alessandrino e Origene
  • La Patristica greca e Pseudo-Dionigi Areopagita
  • Lo gnosticismo e le sue tendenze dualistiche

«Credo quia absurdum est»: la posizione fideistica di Tertulliano 2 Univers®

Obiettivi della lezione

  • Gli obiettivi della lezione sono:
    • comprendere le novità culturali apportate nel mondo antico dalla diffusione del cristianesimo;
    • conoscere la prospettiva esegetica inaugurata da Filone Alessandrino: i molteplici sensi della Sacra Scrittura;
    • comprendere le motivazioni del recupero del pensiero platonico e stoico da parte di Giustino Martire, Clemente Alessandrino ed Origene;
    • conoscere i tratti peculiari dello gnosticismo;
    • conoscere la posizione anti-intellettualistica e fideistica di Tertulliano;
    • comprendere le principali affinità e differenze tra la Patristica greca e la Patristica latina.

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Messaggio biblico e filosofia greca

  • Nel III sec. a.C. si stabilì ad Alessandria d'Egitto una numerosa comunità ebraica. Secondo la tradizione, il re Tolomeo II fece tradurre la Bibbia dall'ebraico al greco da 72 sapienti: è questa la cosiddetta Septuaginta, cioè la versione dei Settanta.
  • É ad Alessandria d'Egitto che avviene il primo incontro tra l'ebraismo e la filosofia greca: è significativo che il libro della Bibbia intitolato Sapienza sia stato scritto ad Alessandria, direttamente in greco e contenente nozioni tipiche della filosofia greca. La nozione di "Sapienza divina" è simile al logos degli stoici, mentre i temi dell'immortalità dell'anima e la creazione di una materia anteriore al mondo ricordano Platone (i dialoghi Fedone e Timeo).

SEPTUAGINTA VETUS TESTAMENTUM GRAECUM Auctoritate Academiae Scientiarum Gottingensis editum XV JEREMIAS . BARUCH . THRENI EPISTULA JEREMIAE Joseph Ziegler 4. Auflage Vandenhoeck & Ruprecht 4 Universsarconi

Messaggio biblico e filosofia greca: diffusione della fede

  • La graduale diffusione della fede ebraico-cristiana portò una vera e propria rivoluzione culturale rispetto alle tradizionali concezioni filosofico-religiose del mondo greco-romano.
  • Presentiamo alcune idee bibliche fondamentali aventi una particolare rilevanza filosofica: esse portarono concezioni teologiche, antropologiche e politiche sconosciute all'orizzonte intellettuale greco-romano.

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I concetti filosofici portati dalla fede ebraico-cristiana alla cultura greco-romana

A. Il monoteismo

Con la diffusione del messaggio biblico nell'Occidente si impone la concezione di un Dio unico, assoluto (indipendente da ogni realtà) e trascendente (cioè totalmente separato e superiore rispetto a qualsiasi realtà esistente). Differenziandosi nettamente dal politeismo delle società antiche, ebraismo e cristianesimo portano nel mondo ellenizzato la concezione di un Dio che è persona, cioè soggetto che ha intelligenza e volontà, un Dio che è amore e misericordia. I 46 libri dell'Antico Testamento ci parlano dell'alleanza che Jawé (il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe) ha offerto al popolo di Israele: l'alleanza è un "patto" liberamente voluto da Jawé (tale patto è detto in ebraico berit, in greco diathéke, in latino testamentum); i 27 libri del Nuovo Testamento ci parlano invece della "nuova alleanza" che Dio ha stabilito con tutti gli uomini, inviando il suo figlio unigenito, Gesù di Nazareth, il salvatore, in greco il Christos, cioè l'unto di Dio, corrispondente all'ebraico ņ'Ųjųmashìach, il Messìa.

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B. Il creazionismo

Differentemente da ogni forma di panteismo e di materialismo, il libro della Genesi e il libro della Sapienza ci parlano di una creazione diretta del mondo e dell'uomo da parte di Dio. Si tratta di una creatio ex nihilo: tutte le cose hanno avuto origine dal nulla e sono state create tramite un libero atto di volontà, a motivo del bene: « Vidit Deus omnia, quae fecit et ecce erant valde bona». Nel terzo libro dell'Esodo - parlando a Mosé - Jawé definisce se stesso come pienezza d'essere, plenitudo essendi. «Io sono colui che sono (nel latino della Vulgata di San Girolamo "Ego sum qui sum"), (in ebraico אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה / eie aschér eié: che letteralmente significa "Io sarò colui che sarò"» (Esodo 3,14). Ciò significa che Dio è l'essere sommo ed originario (Ipsum esse subsistens): tutte le cose create hanno ricevuto l'essere per partecipazione: è questo uno dei capisaldi della metafisica cristiana ed in particolare di quella tomista.

La creazione dell'uomo ad imaginem Dei. Mosaico della Cattedrale di Monreale.

Studi GR

C. Antropocentrismo

Il pensiero greco, tranne rare eccezioni come quelle rappresentate dal sofista Protagora e da Socrate, ha un carattere fortemente cosmocentrico: uomo e cosmo sono strettamente congiunti e il cosmo stesso è per lo più concepito come dotato di anima e di vita (la dottrina dell'anima mundi) così come lo è l'uomo. Nella concezione biblica l'uomo è visto come creatura privilegiata da Dio, fatta a sua stessa immagine. Nella Genesi (in ebraico Bereschit) si legge: «Dio (in ebraico Eloim - ed è un nome plurale) disse: facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza (Faciemus hominem ad imaginem et similitudinem), e abbia dominio sui pesci del mare e sui volatili del cielo». Nel Salmo 8 si possono inoltre rinvenire i presupposti dell'umanesimo ebraico-cristiano: «quando contemplo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, mi domando: chi è mai l'uomo perché ti ricordi di lui? E il figlio dell'uomo perche ti interessi di lui? Lo hai reso poco meno di Dio, di gloria e splendore lo hai coronato. Lo hai fatto signore delle opere delle tue mani. Tutto hai posto sotto i suoi piedi».

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D. Eguaglianza e fratellanza tra gli uomini

Essendo ad immagine di Dio ogni essere umano ha in quanto tale una dignità incommensurable: non esiste più una differenza ontologica tra servo e padrone, tra libero e schiavo ma tutti gli uomini sono costitutivamente uguali. Questo concetto, che trova analogie presso gli stoici, viene così espresso da San Paolo: «Tutti voi siete figli di Dio [ ... ]. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo» (Lettera ai Galati, 3, 26-28).

  • Il filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) ha individuato nella visione del mondo ebraico-cristiana i fondamenti culturali dei diritti umani: la persona umana in quanto imago Dei è portatrice di una dignità e di un rispetto assoluti. Secondo Maritain ed altri interpreti gli stessi ideali positivi della Rivoluzione francese (Liberté, Égalité, Fraternité) costituirebbero un'eredità di valori cristiani secolarizzati e laicizzati.

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E. Dio come nomoteta

Mentre nel mondo greco classico la legge morale viene concepita come legge della natura stessa (della physis), nel mondo ebraico- cristiano è Dio stesso che dà la legge (in ebraico Thorà), cioè l'insieme dei comandamenti da osservare. Tuttavia il cristianesimo rispetto all'ebraismo interiorizza di più la legge morale e libera l'uomo da ogni osservanza farisaica ed esteriore: «Amerai il Signore tuo con tutto il cuore [ ... ]. Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge (la Thorà)» (Vangelo di Matteo, 22, 37).

  • Secondo il Nuovo Testamento «Dio e amore (ό θεός αγάπη έστίν/ ο Theos agàpe estì)» (Prima Lettera di Giovanni, 4,8): questo libera l'uomo da ogni norma dal carattere semplicemente esteriore. Commentando questi passi di Giovanni, Sant'Agostino afferma «ama e fa ciò che vuoi (ama et quod vis fac)» (In Io. Ep. 7, 8).

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I concetti filosofici portati dalla fede ebraico-cristiana alla cultura greco-romana: la natura umana "decaduta"

F. La natura umana segnata dal peccato originale

In opposizione all'intellettualismo greco per il quale l'uomo - se lo conosce - non può non fare il bene, la concezione cristiana evidenzia il fatto che l'azione umana è sempre il frutto di una scelta volontaria. L'uomo, pur conoscendo qual è il bene, può volontariamente scegliere di fare il male. Secondo la visione ebraico-cristiana la natura umana è segnata da un peccato d'origine, da un male radicale che spinge l'uomo a comportarsi negativamente. A proposito della natura umana i Padri della Chiesa parlarono di uno status naturae lapsae, cioè di uno "stato di natura decaduta". Per Sant'Agostino il peccato originale si decina in un triplice modo: è libido sciendi, sentiendi et dominandi.

arconi Adamo ed Eva, celebre dipinto di Lucas Cranach, datato 1528.

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I concetti filosofici portati dalla fede ebraico-cristiana alla cultura greco-romana: la storia come storia della salvezza

G. La storia umana come storia della salvezza

una storia come progresso lineare e finalizzato alla redenzione, «i cieli nuovi e terra nuova». Alla concezione greca di una storia ciclica e senza un fine ultimo - si pensi all'apocatastasi degli stoici, l'eterno ritorno dell'uguale -, il cristianesimo propone una concezione della storia "rettilinea" e teleologica. Uno dei primi Padri della Chiesa che propose una teologia della storia di carattere cristiano fu Ireneo di Lione (130-202 d.C.). Gli elementi fondamentali della storia umana - secondo Ireneo - sono la creazione, la caduta di Adamo, la redenzione ad opera di Cristo (il nuovo Adamo), il Giudizio universale, cioè la venuta finale di Cristo (la parousia). Si tratta di una teologia della storia di carattere cristocentrico che si ispira ai testi di San Paolo dove si parla di una «ricapitolazione (in latino recapitulatio, in greco ανακεφαλαιωσις/anakephalaiosis) di tutte le cose in Cristo» (Lettera agli Efesini, 1,9).

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