Slide dall'Università Guglielmo Marconi su L'incontro della fede ebraico-cristiana con la filosofia greca. Il Pdf esplora il rapporto tra il messaggio biblico e la filosofia greca, con focus su figure come Filone Alessandrino e i Padri della Chiesa, utile per lo studio universitario di Filosofia.
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L'incontro della fede ebraico-cristiana con la filosofia greca metali Studi Guglielmo
«Credo quia absurdum est»: la posizione fideistica di Tertulliano 2 Univers®
3 GugR
SEPTUAGINTA VETUS TESTAMENTUM GRAECUM Auctoritate Academiae Scientiarum Gottingensis editum XV JEREMIAS . BARUCH . THRENI EPISTULA JEREMIAE Joseph Ziegler 4. Auflage Vandenhoeck & Ruprecht 4 Universsarconi
5 studi Guglielmoa pal Mol
Con la diffusione del messaggio biblico nell'Occidente si impone la concezione di un Dio unico, assoluto (indipendente da ogni realtà) e trascendente (cioè totalmente separato e superiore rispetto a qualsiasi realtà esistente). Differenziandosi nettamente dal politeismo delle società antiche, ebraismo e cristianesimo portano nel mondo ellenizzato la concezione di un Dio che è persona, cioè soggetto che ha intelligenza e volontà, un Dio che è amore e misericordia. I 46 libri dell'Antico Testamento ci parlano dell'alleanza che Jawé (il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe) ha offerto al popolo di Israele: l'alleanza è un "patto" liberamente voluto da Jawé (tale patto è detto in ebraico berit, in greco diathéke, in latino testamentum); i 27 libri del Nuovo Testamento ci parlano invece della "nuova alleanza" che Dio ha stabilito con tutti gli uomini, inviando il suo figlio unigenito, Gesù di Nazareth, il salvatore, in greco il Christos, cioè l'unto di Dio, corrispondente all'ebraico ņ'Ųjųmashìach, il Messìa.
Unives 6arconi
Differentemente da ogni forma di panteismo e di materialismo, il libro della Genesi e il libro della Sapienza ci parlano di una creazione diretta del mondo e dell'uomo da parte di Dio. Si tratta di una creatio ex nihilo: tutte le cose hanno avuto origine dal nulla e sono state create tramite un libero atto di volontà, a motivo del bene: « Vidit Deus omnia, quae fecit et ecce erant valde bona». Nel terzo libro dell'Esodo - parlando a Mosé - Jawé definisce se stesso come pienezza d'essere, plenitudo essendi. «Io sono colui che sono (nel latino della Vulgata di San Girolamo "Ego sum qui sum"), (in ebraico אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה / eie aschér eié: che letteralmente significa "Io sarò colui che sarò"» (Esodo 3,14). Ciò significa che Dio è l'essere sommo ed originario (Ipsum esse subsistens): tutte le cose create hanno ricevuto l'essere per partecipazione: è questo uno dei capisaldi della metafisica cristiana ed in particolare di quella tomista.
La creazione dell'uomo ad imaginem Dei. Mosaico della Cattedrale di Monreale.
Studi GR
Il pensiero greco, tranne rare eccezioni come quelle rappresentate dal sofista Protagora e da Socrate, ha un carattere fortemente cosmocentrico: uomo e cosmo sono strettamente congiunti e il cosmo stesso è per lo più concepito come dotato di anima e di vita (la dottrina dell'anima mundi) così come lo è l'uomo. Nella concezione biblica l'uomo è visto come creatura privilegiata da Dio, fatta a sua stessa immagine. Nella Genesi (in ebraico Bereschit) si legge: «Dio (in ebraico Eloim - ed è un nome plurale) disse: facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza (Faciemus hominem ad imaginem et similitudinem), e abbia dominio sui pesci del mare e sui volatili del cielo». Nel Salmo 8 si possono inoltre rinvenire i presupposti dell'umanesimo ebraico-cristiano: «quando contemplo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, mi domando: chi è mai l'uomo perché ti ricordi di lui? E il figlio dell'uomo perche ti interessi di lui? Lo hai reso poco meno di Dio, di gloria e splendore lo hai coronato. Lo hai fatto signore delle opere delle tue mani. Tutto hai posto sotto i suoi piedi».
8 UKiverarconi
Essendo ad immagine di Dio ogni essere umano ha in quanto tale una dignità incommensurable: non esiste più una differenza ontologica tra servo e padrone, tra libero e schiavo ma tutti gli uomini sono costitutivamente uguali. Questo concetto, che trova analogie presso gli stoici, viene così espresso da San Paolo: «Tutti voi siete figli di Dio [ ... ]. Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo» (Lettera ai Galati, 3, 26-28).
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Mentre nel mondo greco classico la legge morale viene concepita come legge della natura stessa (della physis), nel mondo ebraico- cristiano è Dio stesso che dà la legge (in ebraico Thorà), cioè l'insieme dei comandamenti da osservare. Tuttavia il cristianesimo rispetto all'ebraismo interiorizza di più la legge morale e libera l'uomo da ogni osservanza farisaica ed esteriore: «Amerai il Signore tuo con tutto il cuore [ ... ]. Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge (la Thorà)» (Vangelo di Matteo, 22, 37).
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In opposizione all'intellettualismo greco per il quale l'uomo - se lo conosce - non può non fare il bene, la concezione cristiana evidenzia il fatto che l'azione umana è sempre il frutto di una scelta volontaria. L'uomo, pur conoscendo qual è il bene, può volontariamente scegliere di fare il male. Secondo la visione ebraico-cristiana la natura umana è segnata da un peccato d'origine, da un male radicale che spinge l'uomo a comportarsi negativamente. A proposito della natura umana i Padri della Chiesa parlarono di uno status naturae lapsae, cioè di uno "stato di natura decaduta". Per Sant'Agostino il peccato originale si decina in un triplice modo: è libido sciendi, sentiendi et dominandi.
arconi Adamo ed Eva, celebre dipinto di Lucas Cranach, datato 1528.
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una storia come progresso lineare e finalizzato alla redenzione, «i cieli nuovi e terra nuova». Alla concezione greca di una storia ciclica e senza un fine ultimo - si pensi all'apocatastasi degli stoici, l'eterno ritorno dell'uguale -, il cristianesimo propone una concezione della storia "rettilinea" e teleologica. Uno dei primi Padri della Chiesa che propose una teologia della storia di carattere cristiano fu Ireneo di Lione (130-202 d.C.). Gli elementi fondamentali della storia umana - secondo Ireneo - sono la creazione, la caduta di Adamo, la redenzione ad opera di Cristo (il nuovo Adamo), il Giudizio universale, cioè la venuta finale di Cristo (la parousia). Si tratta di una teologia della storia di carattere cristocentrico che si ispira ai testi di San Paolo dove si parla di una «ricapitolazione (in latino recapitulatio, in greco ανακεφαλαιωσις/anakephalaiosis) di tutte le cose in Cristo» (Lettera agli Efesini, 1,9).
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