Giacomo Leopardi: classicismo, romanticismo e fasi del suo pensiero

Documento da Università su Giacomo Leopardi. Il Pdf esplora la complessa relazione di Leopardi con il classicismo e il romanticismo, analizzando la sua formazione culturale, il "bello poetico" e il pessimismo cosmico, utile per studenti di Letteratura.

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18 pagine

GIACOMO LEOPARDI
LEOPARDI TRA CLASSICISMO E ROMANTICISMO
A cavallo tra due mondi: quello dell’illuminismo di fine ‘700, quello del romanticismo dell’inizio
dell’800; ma Leopardi ha una voce tutta sua, anche all’interno di questa diatriba tra neoclassicisti
e romantici. !
Non si colloca realmente da una parte o dall’altra, è incollocabile, anche se Leopardi si schiera
contro il romanticismo. Non può dirsi romantico ma neanche classicista benché simpatizzi
chiaramente per certi autori neoclassici, uno di questi è Pietro Giordani, uno dei grandi amici di
Leopardi, colui che lo aiuterà a svincolarlo da quella vita famigliare di Recanati. !
Dal punto di vista della sua poetica, c’è un principio anti romantico. !
E’ un autore che si colloca in una posizione svincolata ed è profondamente innovativo, è un
autore che introduce elementi di grandissima novità in ambito filosofico, poetico (apre le porte alla
poesia in senso moderno, dal punto di vista metrico, formale, tematico) ma anche dal punto di
vista della filologia. Leopardi è stato tante cose, ma tra queste dobbiamo annoverare anche la sua
straordinaria conoscenza della classicità. Il giovane Leopardi si era formato nella straordinaria
biblioteca paterna a Recanati, dove aveva avuto l’opportunità di legge grandi testi antichi. Tanto
colto da poter disquisire con i più grandi filologi italiani e tedeschi del tempo. !
Leopardi matura una visione tutta sua del mondo antico e di come ci si debba accostare all’
interpretazione dei testi latini e greci. Ci insegna, non a osannare i testi antichi perché gli antichi
non possono aver mai sbagliato e scritto niente che non sia perfetto, ma che non può esserci
imitazione alcuna rispetto a quella poesia che è stata straordinaria in quell’epoca ma che è frutto
di quei tempi e di un rapporto con la natura che gli uomini moderni hanno perso. Questa
ispirazione per la natura è un’imitazione fasulla, si basa sul falso e quindi non può produrre niente
di buono. Ecco perché Leopardi non può essere un neoclassicista. Allora studiamo quei testi
antichi perché in questi possiamo specchiarci oppure possiamo trovare delle grandi dierenze,
ma sono alla base della cultura moderna, quel mondo fatto di valori, ideali, che non abbiamo
tradito ma sono andati modificandosi.!
Leopardi è il primo a leggere i classici per quello di eternamente vivo hanno da dirci. !
Leopardi era molto attento a capire la vitalità delle cose che studiava; tutto ciò che non vibra di
vitalità, vibra di falsità. I testi antichi sono un nutrimento per l’anima.!
Leopardi si fa maestro da solo, le scopre, le comprende, le sore e le lascia, le trasmette. !
Giacomo Leopardi si muove tra classicismo e romanticismo, ma non appartiene pienamente né
all’uno né all’altro. Il classicismo gli ore un ideale estetico e formale, mentre il romanticismo gli
consente di esplorare la profondità dei sentimenti e il confronto con l’infinito. Tuttavia, la sua
visione del mondo, caratterizzata dal rifiuto delle illusioni e da un radicale pessimismo, lo pone
oltre queste categorie, rendendolo uno degli autori più originali della letteratura moderna.!
Il classicismo si manifesta:!
a. Nella formazione culturale!
Leopardi riceve una rigorosa educazione basata sullo studio dei classici greci e latini durante gli
anni del cosiddetto “studio matto e disperatissimo” (1809-1816). Approfondisce autori come
Omero, Virgilio, Orazio, Esiodo e i poeti alessandrini, interiorizzandone i modelli estetici.!
Per Leopardi, i classici rappresentano un ideale di bellezza, equilibrio e armonia, un riferimento
costante nel suo pensiero e nella sua poetica.!
b. Nell’idea del "bello poetico"!
Leopardi eredita dai classici l’idea che la poesia debba suscitare il sublime e l’illusione, elementi
capaci di trascendere la realtà concreta. Nella sua poetica, questa concezione si traduce in una
tensione verso l’infinito e il vago, come emerge in componimenti come “L’infinito”, dove la
bellezza nasce dall’indefinito e dall’immaginazione.!
Il suo attaccamento alla mitologia classica e alla natura come entità personificata e madre (anche
se matrigna) riflette la tradizione classica.!
c. Nei modelli poetici!
Leopardi si ispira alla tradizione poetica greca e latina non solo per i temi, ma anche per lo stile.
La sua poesia si distingue per la purezza formale, l’armonia ritmica e la ricerca di perfezione
stilistica, caratteristiche tipicamente classiche.!
Le canzoni civili (ad esempio, "All’Italia" e "Bruto minore") mostrano un’influenza diretta della
retorica classica, riprendendo temi come la patria, la virtù e l’eroismo.!
Nonostante la sua formazione classica, Leopardi si avvicina al romanticismo, anche se con una
prospettiva critica e personale.!
Ricordiamo la “conversione letteraria” del 1816. Dopo il 1816, Leopardi abbandona
progressivamente l’erudizione giovanile per avvicinarsi alla poesia e al pensiero romantico. È
influenzato dal dibattito tra classicisti e romantici (in particolare, dall’articolo di Madame de Staël
sul romanticismo).!
Inizia a percepire la poesia non solo come un esercizio di bellezza formale, ma come espressione
autentica dei sentimenti e delle emozioni profonde.!
Come i romantici, Leopardi mette al centro della sua poetica il sentimento, l’immaginazione e la
soggettività. Nelle sue opere, l’individuo vive un confronto continuo con il proprio destino, il
tempo e l’infinito, temi centrali del romanticismo.!
Il pessimismo leopardiano, pur unico nel suo genere, è ane al sentimento romantico della
malinconia e al senso di solitudine dell’uomo moderno.!
c. Il ruolo della natura!
La natura, seppur matrigna, è una presenza costante nella poesia di Leopardi. Nei suoi
componimenti, la natura rappresenta un rifugio per il cuore umano, ma anche una forza
indierente e crudele. Questo duplice ruolo della natura lo avvicina al romanticismo, pur con una
visione più disillusa.!
d. La tensione verso l’infinito!
La poetica leopardiana condivide con il romanticismo il fascino per l’infinito e il sublime, che
Leopardi definisce “indefinito”. Nei suoi idilli, come “L’infinito” o “Alla luna”, questa tensione si
traduce in un desiderio di oltrepassare i limiti del finito attraverso l’immaginazione e il sogno.!
Sebbene Leopardi condivida molti temi con il romanticismo, si distanzia dalle sue tendenze
principali:!
Critica l’idea di progresso e di ottimismo romantico. A dierenza di molti romantici, Leopardi non
crede nel progresso come forza positiva né nella possibilità di un riscatto per l’umanità. La sua
visione del mondo è pessimistica: per lui, l’uomo è destinato al dolore e l’esistenza è
intrinsecamente infelice.!
Leopardi critica l’uso delle illusioni, tipico del romanticismo, come un rifugio dal dolore. La sua
poesia tende a svelare la verità crudele dell’esistenza, piuttosto che cercare consolazioni spirituali
o sentimentali.!
Per i romantici, inoltre, la natura è spesso vista come una guida benevola o un’alleata dell’uomo.
Per Leopardi, invece, la natura è indierente alle soerenze umane, quando non apertamente
ostile.!
La vera originalità di Leopardi sta proprio nella sua capacità di superare sia il classicismo che il
romanticismo, elaborando una visione autonoma del mondo. Il suo pessimismo cosmico, che
identifica nella vita stessa la radice del dolore, non ha precedenti né nei classici né nei romantici,
ponendolo come un pensatore unico nel panorama letterario e filosofico.!
VITA
Nasce a Recanati (il ‘natio borgo selvaggio’) il 29/6/1798, alla fine del secolo. Nasce da una
famiglia molto nobile, il padre Monaldo Leopardi è un conte ed è sempre stato molto attento
all’educazione dei propri figli, dei quali sei muoiono: restano in vita, Giacomo, la sorella Paolina, il
fratello Carlo e Pierfrancesco. La madre Adelaide Antici, una marchesa, era una donna bellissima,
che influì tantissimo nell’educazione di Leopardi dal punto di vista religioso, era una donna
estremamente religioso, era ossessionata dal rispetto delle buone norme religiose e del peccato.
Aveva quindi cresciuto con regole molto ferree dal punto di vista religioso. Il rapporto con la
madre è sempre più dicile: è fredda, lontana, attaccata morbosamente alla religione. La famiglia
di Leopardi avrebbe voluto che Giacomo intraprese la strada ecclesiastica (inoltre la sua
formazione culturale è adata a precettori casalinghi di gusto classico e religioso) tanto che
Leopardi dichiara di essere ateo. Il pensiero di Leopardi è intriso profondamente di meccanismo e
quindi è un PENSIERO del tutto LAICO, ATEO. !

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Anteprima

Giacomo Leopardi: Tra Classicismo e Romanticismo

A cavallo tra due mondi: quello dell'illuminismo di fine '700, quello del romanticismo dell'inizio dell'800; ma Leopardi ha una voce tutta sua, anche all'interno di questa diatriba tra neoclassicisti e romantici. Non si colloca realmente da una parte o dall'altra, è incollocabile, anche se Leopardi si schiera contro il romanticismo. Non può dirsi romantico ma neanche classicista benché simpatizzi chiaramente per certi autori neoclassici, uno di questi è Pietro Giordani, uno dei grandi amici di Leopardi, colui che lo aiuterà a svincolarlo da quella vita famigliare di Recanati. Dal punto di vista della sua poetica, c'è un principio anti romantico. E' un autore che si colloca in una posizione svincolata ed è profondamente innovativo, è un autore che introduce elementi di grandissima novità in ambito filosofico, poetico (apre le porte alla poesia in senso moderno, dal punto di vista metrico, formale, tematico) ma anche dal punto di vista della filologia. Leopardi è stato tante cose, ma tra queste dobbiamo annoverare anche la sua straordinaria conoscenza della classicità. Il giovane Leopardi si era formato nella straordinaria biblioteca paterna a Recanati, dove aveva avuto l'opportunità di legge grandi testi antichi. Tanto colto da poter disquisire con i più grandi filologi italiani e tedeschi del tempo. Leopardi matura una visione tutta sua del mondo antico e di come ci si debba accostare all' interpretazione dei testi latini e greci. Ci insegna, non a osannare i testi antichi perché gli antichi non possono aver mai sbagliato e scritto niente che non sia perfetto, ma che non può esserci imitazione alcuna rispetto a quella poesia che è stata straordinaria in quell'epoca ma che è frutto di quei tempi e di un rapporto con la natura che gli uomini moderni hanno perso. Questa ispirazione per la natura è un'imitazione fasulla, si basa sul falso e quindi non può produrre niente di buono. Ecco perché Leopardi non può essere un neoclassicista. Allora studiamo quei testi antichi perché in questi possiamo specchiarci oppure possiamo trovare delle grandi differenze, ma sono alla base della cultura moderna, quel mondo fatto di valori, ideali, che non abbiamo tradito ma sono andati modificandosi. Leopardi è il primo a leggere i classici per quello di eternamente vivo hanno da dirci. Leopardi era molto attento a capire la vitalità delle cose che studiava; tutto ciò che non vibra di vitalità, vibra di falsità. I testi antichi sono un nutrimento per l'anima. Leopardi si fa maestro da solo, le scopre, le comprende, le soffre e le lascia, le trasmette. Giacomo Leopardi si muove tra classicismo e romanticismo, ma non appartiene pienamente né all'uno né all'altro. Il classicismo gli offre un ideale estetico e formale, mentre il romanticismo gli consente di esplorare la profondità dei sentimenti e il confronto con l'infinito. Tuttavia, la sua visione del mondo, caratterizzata dal rifiuto delle illusioni e da un radicale pessimismo, lo pone oltre queste categorie, rendendolo uno degli autori più originali della letteratura moderna.

Manifestazioni del Classicismo

Il classicismo si manifesta:

  1. Nella formazione culturale Leopardi riceve una rigorosa educazione basata sullo studio dei classici greci e latini durante gli anni del cosiddetto "studio matto e disperatissimo" (1809-1816). Approfondisce autori come Omero, Virgilio, Orazio, Esiodo e i poeti alessandrini, interiorizzandone i modelli estetici. Per Leopardi, i classici rappresentano un ideale di bellezza, equilibrio e armonia, un riferimento costante nel suo pensiero e nella sua poetica.
  2. Nell'idea del "bello poetico" Leopardi eredita dai classici l'idea che la poesia debba suscitare il sublime e l'illusione, elementi capaci di trascendere la realtà concreta. Nella sua poetica, questa concezione si traduce in una tensione verso l'infinito e il vago, come emerge in componimenti come "L'infinito", dove la bellezza nasce dall'indefinito e dall'immaginazione. Il suo attaccamento alla mitologia classica e alla natura come entità personificata e madre (anche se matrigna) riflette la tradizione classica.
  3. Nei modelli poetici Leopardi si ispira alla tradizione poetica greca e latina non solo per i temi, ma anche per lo stile. La sua poesia si distingue per la purezza formale, l'armonia ritmica e la ricerca di perfezione stilistica, caratteristiche tipicamente classiche.Le canzoni civili (ad esempio, "All'Italia" e "Bruto minore") mostrano un'influenza diretta della retorica classica, riprendendo temi come la patria, la virtù e l'eroismo.

Leopardi e il Romanticismo

Nonostante la sua formazione classica, Leopardi si avvicina al romanticismo, anche se con una prospettiva critica e personale. Ricordiamo la "conversione letteraria" del 1816. Dopo il 1816, Leopardi abbandona progressivamente l'erudizione giovanile per avvicinarsi alla poesia e al pensiero romantico. È influenzato dal dibattito tra classicisti e romantici (in particolare, dall'articolo di Madame de Staël sul romanticismo). Inizia a percepire la poesia non solo come un esercizio di bellezza formale, ma come espressione autentica dei sentimenti e delle emozioni profonde. Come i romantici, Leopardi mette al centro della sua poetica il sentimento, l'immaginazione e la soggettività. Nelle sue opere, l'individuo vive un confronto continuo con il proprio destino, il tempo e l'infinito, temi centrali del romanticismo. Il pessimismo leopardiano, pur unico nel suo genere, è affine al sentimento romantico della malinconia e al senso di solitudine dell'uomo moderno.

Il Ruolo della Natura nella Poetica Leopardiana

  1. Il ruolo della natura La natura, seppur matrigna, è una presenza costante nella poesia di Leopardi. Nei suoi componimenti, la natura rappresenta un rifugio per il cuore umano, ma anche una forza indifferente e crudele. Questo duplice ruolo della natura lo avvicina al romanticismo, pur con una visione più disillusa.
  2. La tensione verso l'infinito La poetica leopardiana condivide con il romanticismo il fascino per l'infinito e il sublime, che Leopardi definisce "indefinito". Nei suoi idilli, come "L'infinito" o "Alla luna", questa tensione si traduce in un desiderio di oltrepassare i limiti del finito attraverso l'immaginazione e il sogno.

Distanza di Leopardi dal Romanticismo

Sebbene Leopardi condivida molti temi con il romanticismo, si distanzia dalle sue tendenze principali: Critica l'idea di progresso e di ottimismo romantico. A differenza di molti romantici, Leopardi non crede nel progresso come forza positiva né nella possibilità di un riscatto per l'umanità. La sua visione del mondo è pessimistica: per lui, l'uomo è destinato al dolore e l'esistenza è intrinsecamente infelice. Leopardi critica l'uso delle illusioni, tipico del romanticismo, come un rifugio dal dolore. La sua poesia tende a svelare la verità crudele dell'esistenza, piuttosto che cercare consolazioni spirituali o sentimentali. Per i romantici, inoltre, la natura è spesso vista come una guida benevola o un'alleata dell'uomo. Per Leopardi, invece, la natura è indifferente alle sofferenze umane, quando non apertamente ostile. La vera originalità di Leopardi sta proprio nella sua capacità di superare sia il classicismo che il romanticismo, elaborando una visione autonoma del mondo. Il suo pessimismo cosmico, che identifica nella vita stessa la radice del dolore, non ha precedenti né nei classici né nei romantici, ponendolo come un pensatore unico nel panorama letterario e filosofico.

Vita di Giacomo Leopardi

Nasce a Recanati (il 'natio borgo selvaggio') il 29/6/1798, alla fine del secolo. Nasce da una famiglia molto nobile, il padre Monaldo Leopardi è un conte ed è sempre stato molto attento all'educazione dei propri figli, dei quali sei muoiono: restano in vita, Giacomo, la sorella Paolina, il fratello Carlo e Pierfrancesco. La madre Adelaide Antici, una marchesa, era una donna bellissima, che influì tantissimo nell'educazione di Leopardi dal punto di vista religioso, era una donna estremamente religioso, era ossessionata dal rispetto delle buone norme religiose e del peccato. Aveva quindi cresciuto con regole molto ferree dal punto di vista religioso. Il rapporto con la madre è sempre più difficile: è fredda, lontana, attaccata morbosamente alla religione. La famiglia di Leopardi avrebbe voluto che Giacomo intraprese la strada ecclesiastica (inoltre la sua formazione culturale è affidata a precettori casalinghi di gusto classico e religioso) tanto che Leopardi dichiara di essere ateo. Il pensiero di Leopardi è intriso profondamente di meccanismo e quindi è un PENSIERO del tutto LAICO, ATEO.Il carattere di Giacomo Leopardi è un carattere fortemente ribelle, mai avrebbe scelto una strada non adatta a se. Era un giovane che cresce in una famiglia conservatrice. Leopardi matura ben presto l'esigenza di scappare da questo mondo: anche il palazzo per Leopardi era un vero e proprio carcere nel quale già si immaginava di finire i suoi giorno; anche al di fuori del palazzo, vi era un borgo di artigiani e imprenditori. Arriva il 1809, quando Giacomo, a circa 10 anni, si tufferà nello "studio matto e disperatissimo": dal 1809 al 1816 Leopardi si dedica allo studio forsennato di tutti i libri della straordinaria biblioteca paterna, costituita dai 10 ai 15mila volumi, fatti arrivare dall'estero per arricchire questa biblioteca; il padre aveva acquistato infatti non solo volumi antichi, ma anche quei testi molto moderni della letteratura illuminista in francese, le cui idee avversava, però ebbe l'apertura mentale dal punto di vista di questa scelta con ogni genere di libri, anche i più moderni. Leopardi era competente dunque in tantissime materie e già a 10 anni dimostra una grande abilità nelle scrittura di trattazioni filosofiche in italiano e in latino. Durante questi anni inoltre si dedica allo studio delle lingue classiche e alla traduzione di importanti autori come Esiodo, Omero, Orazio, Virgilio e gli alessandrini. Iniziano le sue prime prove poetiche e traduttive. Questo primo periodo (1809-1816) si è soliti definirlo il PERIODO DELL'ERUDIZIONE. Lo studio della tradizione classica è l'unica possibilità di evasione. Ha gravi problemi alla schiena e alla vista, ha sacrificato allo studio la migliore parte della sua giovinezza.

La Conversione Letteraria del 1816

Nel 1816, anno di svolta per Leopardi, si parla di CONVERSIONE LETTERARIA, o CONVERSIONE AL BELLO, alla poesia e a una maggiore sensibilità per il pensiero filosofico e per le posizioni romantiche. Leopardi comincia a maturare l'idea che per scrivere letteratura in senso moderno bisognasse lasciare da parte quell'erudizione che potrebbe portare all'imitazione di quei grandi testi antichi.

L'Incontro con Pietro Giordani e lo Zibaldone

L'INCONTRO CON PIETRO GIORDANI. Giacomo Leopardi comincia a scrivere, nel 1817, a Pietro Giordani, perché lo ammira tantissimo e vorrebbe rivolgersi a lui perché Pietro Giordani lo possa aiutare ad allontanarsi da quel piccolo mondo chiuso di Recanati per avvicinarsi a quel mondo di grandi intellettuali. Pietro Giordani viene ospitato dunque a casa Leopardi e li nasce questa grande amicizia. Si innamora per la prima volta della cugina Geltrude Cassi Lazzari. Il 1817 è un anno importante per Leopardi, da tanti punti di vista. Inizia a scrivere lo "Zibaldone", diario di appunti, progetti, riflessioni, che continuerà a scrivere fino alla sua morte (1817-1832). Lo "Zibaldone di pensieri" è un insieme di pensieri, ordinati dal punto di vista cronologico, che Leopardi ritiene importanti e che costituiranno la sua sua principale opera filosofica. Troviamo un po' di tutto: da semplici annotazioni, riflessioni di carattere filologico, etimologico, a il suo pensiero filosofico e poetico. È un librone, alla fine del quale lo stesso Leopardi stilerà un indice tematico. In quell'anno inizia anche la lunga trafila degli amori di Leopardi: il mondo di Leopardi è caratterizzato da grandi amori, mai corrisposti e dunque infelici. Era una persona di vitalità estrema, e dunque aveva avuto tantissimi amici, che non solo lo stimavano, ma gli volevano bene. Ha avuto dunque un mondo di relazioni e di amicizie.

Rottura con il Mondo Cristiano e Prime Prove Poetiche

Tra il 1819 e il 1822 i genitori lo vogliono avviare alla carriera ecclesiastica: sarebbe una beffa crudele perché Leopardi è ateo e ha abbracciato definitivamente il pensiero illuminista; avviene la ROTTURA con quel mondo cristiano rappresentato dalla madre Adelaide Antici. La madre era una madre completamente inaffettiva, incapace di mostra affetto nei confronti dei propri figli, non riesce o non vuole avere rapporti d'affetto. Inizia quindi le PRIME PROVE POETICHE (1818-1822). Le prime prove poetiche sono canzoni civili, e poi tra il 1819 e il 1822 nascono tre grandissimi testi, che prendono il nome di IDILLI, tra i quali l'Infinito, Alla Luna, e a distanza di un paio d'anni, La sera di un dì di festa. Nascono in questo periodo anche le grandi canzoni civili Bruto Minore, e l'Ultimo canto di Saffo (tema del suicidio). Questi sono gli anni della scoperta del bello poetico. Prima della composizione degli Idilli, nasce il primo tentativo di fuga del giovane Leopardi, che vuole andare a Roma; allora era un viaggio complicato per il fatto che era necessario, per passare

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