Verga: la vita, le opere e il Verismo, un'analisi completa

Documento di Università su Verga la Vita e le Opere. Il Pdf offre un'analisi approfondita della carriera letteraria di Giovanni Verga, esaminando romanzi e novelle come 'Storia di una capinera' e 'Mastro-don Gesualdo', con un focus sulla poetica verista e il ciclo dei Vinti per la materia Letteratura.

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13 pagine

VERGA
LA VITA E LE OPERE
A Catania 1840-1869: nasce nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di antica ascendenza nobiliare. Aveva
20 anni quando Garibaldi guidò in Sicilia l’impresa dei Mille, data importantissima perché resterà fedele ai valori
dell’unità nazionale e al culto del Risorgimento. Da ragazzo va a scuola da un letterato e patriota siciliano
Antonino Abate, si appassiona ai romanzi patriottici di Domenico Castorina, assimila le tendenze
antispiritualistiche e scientifiche catanesi, legge Alexander Dumas e Guerrazzi. A 16 anni prova a scrivere un
romanzo Amore e patria. Dopo l’arrivo di Garibaldi dirige vari giornali; pubblica a proprie spese un romanzo
storico I carbonari della montagna (lotta dei calabresi contro gli invasori francesi di Murat), poi un romanzo
patriottico ambientato a Venezia Sulle lagune, infine un romanzo romantico sostenuto dall’ideale
dell’amore-passione Una peccatrice.
A Firenze 1869-1872: qui si stabilisce definitivamente nel 69, in seguito a un precedente soggiorno, allora era la
capitale d’Italia. Frequenta il romantico Francesco Dall’Ongaro e viene influenzato dalla letteratura
filantropico-sociale (riprendeva i modelli del racconto campagnolo, affrontava il problema sociale in prospettiva
religiosa e paternalistica che continuava la lezione manzoniana, Nedda rientra in questo clima) di Caterina
Percoto. Qui compone Storia di una capinera, romanzo epistolare di grande successo, e il dramma Rose
caduche. Comincia ad apparire qualche segno di un atteggiamento moralistico e critico, e di un interesse per le
situazioni estreme ed esasperate.
A Milano 1872-1893: nel 72 si stabilisce qui seppur con lunghi viaggi in Sicilia. Milano era la capitale letteraria,
che con l’esperienza della Scapigliatura era entrata in contatto con le ricerche più avanzate degli altri paesi;
soprattutto Francia. Frequenta i salotti e i caffè dove si ritrovano gli artisti e diventa amico di diversi scrittori
scapigliati. Milano era anche la capitale economica; studiando il comportamento degli uomini e i meccanismi
economici, Verga si convince che l’epoca romantica è finita e che l’arte è diventata un lusso inutile in una società
in cui domina il guadagno. Pubblica Eva, libro di crisi, Tigre reale, influenzato dalla Scapigliatura, Eros, tentativo
di romanzo oggettivo e Nedda, in cui emergono le tematiche siciliane che caratterizzano l’adesione al Verismo. Il
primo racconto naturalista o verista è Rosso Malpelo, contemporaneamente butta l’abbozzo di romanzo Padron
‘Ntoni e lo riscrive in chiave verista, compone Vita dei campi e Malavoglia. Il decennio 1880-1889 è quello dei
capolavori: Novelle rusticane, Per le vie, il dramma scenico Cavalleria rusticana, le novelle Vagabondaggio,
Mastro-don Gesualdo. Verga scrive anche testi di un filone narrativo minore, destinato al grande pubblico che
preferiva le opere di argomento mondano e a cui non erano piaciuti quelli veristi. Pubblica Il marito di Elena e
Drammi intimi, novelle ambientate nel mondo altoborghese e nobiliare. Conosce Zola e Maupassant. Sul piano
politico appare vicino alla Destra storica, che avrebbe ridotto il potere degli industriali settentrionali a vantaggio
dei proprietari terrieri del sud. Collabora alla rivista di destra “Rassegna settimanale” di Sonnino e Franchetti.
Dopo 82 si allontana da qualsiasi prospettiva politica assumendo atteggiamenti sempre più conservatori e
talvolta reazionari. Esce Mastro-don Gesualdo, ma non riesce a completare il progetto dei Vinti, che doveva
descrivere l’Italia moderna, inizia la Duchessa di Leyra senza finirlo, e pubblica I ricordi del capitano d’Arce e Don
Candelotto e C.i.
Ritorno a Catania 1893-1922: dal 93 torna a risiedere qui. Il suo pessimismo scettico (chi esclude la possibilità di
una conoscenza assoluta delle cose e quindi del raggiungimento della verità) sfiora in cinismo (mettere in
mostra/ostentare disprezzo e indifferenza verso gli ideali o le convenzioni della società in cui vive) anche nei
rapporti privati. Cerca di lavorare per il teatro preparando scene per La Lupa e Dal tuo al mio, in cui rappresenta
la lotta di classe nelle zolfatare da una prospettiva antisocialista. Scrive una crudele novella La caccia al lupo.
Litiga continuamente, anche a livello giudiziario, con il musicista Mascagni, per l’opera musicale Cavalleria
rusticana. Nel 1920 viene nominato senatore del regno e assiste a Catania alle celebrazioni in suo onore.
Proprio quando sta iniziando un momento p favorevole per la sua fortuna di scrittore muore nel 22.
STORIA DI UNA CAPINERA
È un romanzo fiorentino del 1871. Si ispira a una letteratura di tipo filantropico volta a documentare
un’ingiustizia sociale: la monacazione coatta di cui erano vittime le ragazze povere. Il romanzo oltre ad essere
una denuncia sociale, vuole essere una di quelle intime storie che passano tutti i giorni inosservate. Tratta di
un’educanda, Maria, orfana di madre, vissuta sempre in un collegio di monache. Prima di prendere i voti, in
occasione di un’epidemia di colera, torna qualche mese nella casa di campagna che il padre condivide con la
nuova compagna e la figlia di questa (lui è povero, lei ricca ma favorisce solo sua figlia naturale). Maria per la
prima volta ha la possibilità di conoscere il mondo, e passa del tempo col giovane Nino, del quale si innamora.
Ma la legge economica. Non avendo la dote è costretta a tornare in convento e prendere definitivamente il
velo. Non riesce a rinunciare all’amore e a dimenticarsi di Nino, che si sposa con la sorellastra di Maria, la quale
possiede una ricca dote. Per la passione d’amore Maria si ammala, sfiora la follia e muore.
I punti di interesse del romanzo: per la prima volta Verga compie una scelta antiretorica e si sforza di assumere
il punto di vista di un personaggio semplice e il suo linguaggio ingenuo ed elementare e per questo viene scelta
la forma di romanzo epistolare (Maria scrive a un’amica), la lingua è il fiorentino (per i dettami del
manzonismo), il tema dell’orfano e dell’escluso (ripreso poi in Nedda, Rosso Malpelo e nel Malavoglia), il motivo
dell’esclusione sociale e della vittima si congiunge a quello economico (prevale sempre la legge della roba e del
denaro, mentre i sentimenti risultano impotenti) e i sentimenti infatti vengono confessati solo nel segreto
rapporto delle lettere mai espressi direttamente (il linguaggio dell’amore è un linguaggio negato).
È ancora presente un Verga romantico: la donna rappresenta l’ideale romantico dell’amore-passione come forza
inarrestabile e invincibile contrapposta alla società, non conosce la rinuncia e resta fedele ai suoi sentimenti
fino a morire.
NEDDA
È una novella di ambiente rusticano e siciliano (definito bozzetto siciliano), del 1874. Per la prima volta sceglie
protagonisti umili della sua terra, collocati in un ambiente contadino e arretrato, descritto realisticamente.
Tratta di una povera raccoglitrice di olive, costretta fin dall’infanzia a lavorare in un podere alle falde dell’Etna.
La scelta di personaggi e ambienti rusticani non rappresenta ancora un’adesione al Verismo, infatti Nedda non è
una novella verista, perché manca del tutto l’impersonalità. Lautore interviene di continuo s difendere il proprio
personaggio con un atteggiamento moralistico. Oltre a dare spiegazioni causali, interviene direttamente a
stabilire la verità difendendo la ragazza dalle accuse delle comari e attestandone la bon d’animo. Segue la
letteratura filantropico-sociale. Il narratore non assume l’ottica e il linguaggio del personaggio; il linguaggio è
quello di un fiorentinismo di maniera mentre le espressioni locali sono scritte in corsivo, per dimostrarne
l’estraneità dal registro. Sono presenti toni patetici ed è presente un impegno realistico (vuole sottolineare il
primato economico e il parallelismo tra uomo e animale).
Nedda è orfana, è una raccoglitrice di olive ed è trattata peggio delle sue compagne in quanto più povera e
indifesa. Dopo la morte della madre è rimasta sola al mondo. Si innamora di un contadino, Janu, va a lavorare
nella piana di Catania e si ammala di malaria, nonostante sia stremato continua a lavorare, ma mentre stava
potando un olivo cade e muore. Nedda sta aspettando un figlio, è una femminuccia e decide di non portarla alla
Ruota del convento (dove si abbandonavano i figli illegittimi), per questo viene condannata dal prete e criticata
dalle comari. Nedda sperimenta la situazione di estraneità. Alla fine la figlia muore di stenti e Nedda ritorna sola
con il suo dolore e la sua miseria.
LADESIONE AL VERISMO E IL CICLO DEI VINTI: LA POETICA E IL PROBLEMA DELLA CONVERSIONE
Tre fatti favoriscono, tra la fine del 1877 e la primavera del 1878, l’adesione di Verga al Verismo:
1. Esce il capolavoro del Naturalismo francese, Lammazzatoio, di Zola, che viene subito recensito da Capuana
nel Corriere della Sera e lo propone come modello ai narratori che seguono una poetica del vero.
2. Capuana si trasferisce a Milano, e con Verga, Sacchetti e Cameroni forma un gruppo che intende a dare vita
anche in Italia al romanzo moderno traendo ispirazione dalla lezione zoliana.
3. Viene diffusa l’Inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino, e si apre la discussione intorno alla questione
meridionale”.

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Anteprima

VERGA: LA VITA E LE OPERE

A Catania 1840-1869

nasce nel 1940 da una famiglia di proprietari terrieri di antica ascendenza nobiliare. Aveva 20 anni quando Garibaldi guidò in Sicilia l'impresa dei Mille, data importantissima perché resterà fedele ai valori dell'unità nazionale e al culto del Risorgimento. Da ragazzo va a scuola da un letterato e patriota siciliano Antonino Abate, si appassiona ai romanzi patriottici di Domenico Castorina, assimila le tendenze antispiritualistiche e scientifiche catanesi, legge Alexander Dumas e Guerrazzi. A 16 anni prova a scrivere un romanzo Amore e patria. Dopo l'arrivo di Garibaldi dirige vari giornali; pubblica a proprie spese un romanzo storico I carbonari della montagna (lotta dei calabresi contro gli invasori francesi di Murat), poi un romanzo patriottico ambientato a Venezia Sulle lagune, infine un romanzo romantico sostenuto dall'ideale dell'amore-passione Una peccatrice.

A Firenze 1869-1872

qui si stabilisce definitivamente nel 69, in seguito a un precedente soggiorno, allora era la capitale d'Italia. Frequenta il romantico Francesco Dall'Ongaro e viene influenzato dalla letteratura filantropico-sociale (riprendeva i modelli del racconto campagnolo, affrontava il problema sociale in prospettiva religiosa e paternalistica che continuava la lezione manzoniana, Nedda rientra in questo clima) di Caterina Percoto. Qui compone Storia di una capinera, romanzo epistolare di grande successo, e il dramma Rose caduche. Comincia ad apparire qualche segno di un atteggiamento moralistico e critico, e di un interesse per le situazioni estreme ed esasperate.

A Milano 1872-1893

nel 72 si stabilisce qui seppur con lunghi viaggi in Sicilia. Milano era la capitale letteraria, che con l'esperienza della Scapigliatura era entrata in contatto con le ricerche più avanzate degli altri paesi; soprattutto Francia. Frequenta i salotti e i caffè dove si ritrovano gli artisti e diventa amico di diversi scrittori scapigliati. Milano era anche la capitale economica; studiando il comportamento degli uomini e i meccanismi economici, Verga si convince che l'epoca romantica è finita e che l'arte è diventata un lusso inutile in una società in cui domina il guadagno. Pubblica Eva, libro di crisi, Tigre reale, influenzato dalla Scapigliatura, Eros, tentativo di romanzo oggettivo e Nedda, in cui emergono le tematiche siciliane che caratterizzano l'adesione al Verismo. Il primo racconto naturalista o verista è Rosso Malpelo, contemporaneamente butta l'abbozzo di romanzo Padron 'Ntoni e lo riscrive in chiave verista, compone Vita dei campi e Malavoglia. Il decennio 1880-1889 è quello dei capolavori: Novelle rusticane, Per le vie, il dramma scenico Cavalleria rusticana, le novelle Vagabondaggio, Mastro-don Gesualdo. Verga scrive anche testi di un filone narrativo minore, destinato al grande pubblico che preferiva le opere di argomento mondano e a cui non erano piaciuti quelli veristi. Pubblica Il marito di Elena e Drammi intimi, novelle ambientate nel mondo altoborghese e nobiliare. Conosce Zola e Maupassant. Sul piano politico appare vicino alla Destra storica, che avrebbe ridotto il potere degli industriali settentrionali a vantaggio dei proprietari terrieri del sud. Collabora alla rivista di destra "Rassegna settimanale" di Sonnino e Franchetti. Dopo 82 si allontana da qualsiasi prospettiva politica assumendo atteggiamenti sempre più conservatori e talvolta reazionari. Esce Mastro-don Gesualdo, ma non riesce a completare il progetto dei Vinti, che doveva descrivere l'Italia moderna, inizia la Duchessa di Leyra senza finirlo, e pubblica I ricordi del capitano d'Arce e Don Candelotto e C.i.

Ritorno a Catania 1893-1922

dal 93 torna a risiedere qui. Il suo pessimismo scettico (chi esclude la possibilità di una conoscenza assoluta delle cose e quindi del raggiungimento della verità) sfiora in cinismo (mettere in mostra/ostentare disprezzo e indifferenza verso gli ideali o le convenzioni della società in cui vive) anche nei rapporti privati. Cerca di lavorare per il teatro preparando scene per La Lupa e Dal tuo al mio, in cui rappresenta la lotta di classe nelle zolfatare da una prospettiva antisocialista. Scrive una crudele novella La caccia al lupo. Litiga continuamente, anche a livello giudiziario, con il musicista Mascagni, per l'opera musicale Cavalleria rusticana. Nel 1920 viene nominato senatore del regno e assiste a Catania alle celebrazioni in suo onore. Proprio quando sta iniziando un momento più favorevole per la sua fortuna di scrittore muore nel 22.

STORIA DI UNA CAPINERA

È un romanzo fiorentino del 1871. Si ispira a una letteratura di tipo filantropico volta a documentare un'ingiustizia sociale: la monacazione coatta di cui erano vittime le ragazze povere. Il romanzo oltre ad essere una denuncia sociale, vuole essere una di quelle intime storie che passano tutti i giorni inosservate. Tratta di un'educanda, Maria, orfana di madre, vissuta sempre in un collegio di monache. Prima di prendere i voti, in occasione di un'epidemia di colera, torna qualche mese nella casa di campagna che il padre condivide con la nuova compagna e la figlia di questa (lui è povero, lei ricca ma favorisce solo sua figlia naturale). Maria per la prima volta ha la possibilità di conoscere il mondo, e passa del tempo col giovane Nino, del quale si innamora. Ma la legge economica. Non avendo la dote è costretta a tornare in convento e prendere definitivamente il velo. Non riesce a rinunciare all'amore e a dimenticarsi di Nino, che si sposa con la sorellastra di Maria, la quale possiede una ricca dote. Per la passione d'amore Maria si ammala, sfiora la follia e muore.

Punti di interesse del romanzo

per la prima volta Verga compie una scelta antiretorica e si sforza di assumere il punto di vista di un personaggio semplice e il suo linguaggio ingenuo ed elementare e per questo viene scelta la forma di romanzo epistolare (Maria scrive a un'amica), la lingua è il fiorentino (per i dettami del manzonismo), il tema dell'orfano e dell'escluso (ripreso poi in Nedda, Rosso Malpelo e nel Malavoglia), il motivo dell'esclusione sociale e della vittima si congiunge a quello economico (prevale sempre la legge della roba e del denaro, mentre i sentimenti risultano impotenti) e i sentimenti infatti vengono confessati solo nel segreto rapporto delle lettere mai espressi direttamente (il linguaggio dell'amore è un linguaggio negato).

Verga romantico

È ancora presente un Verga romantico: la donna rappresenta l'ideale romantico dell'amore-passione come forza inarrestabile e invincibile contrapposta alla società, non conosce la rinuncia e resta fedele ai suoi sentimenti fino a morire.

NEDDA

È una novella di ambiente rusticano e siciliano (definito bozzetto siciliano), del 1874. Per la prima volta sceglie protagonisti umili della sua terra, collocati in un ambiente contadino e arretrato, descritto realisticamente. Tratta di una povera raccoglitrice di olive, costretta fin dall'infanzia a lavorare in un podere alle falde dell'Etna. La scelta di personaggi e ambienti rusticani non rappresenta ancora un'adesione al Verismo, infatti Nedda non è una novella verista, perché manca del tutto l'impersonalità. L'autore interviene di continuo d difendere il proprio personaggio con un atteggiamento moralistico. Oltre a dare spiegazioni causali, interviene direttamente a stabilire la verità difendendo la ragazza dalle accuse delle comari e attestandone la bontà d'animo. Segue la letteratura filantropico-sociale. Il narratore non assume l'ottica e il linguaggio del personaggio; il linguaggio è quello di un fiorentinismo di maniera mentre le espressioni locali sono scritte in corsivo, per dimostrarne l'estraneità dal registro. Sono presenti toni patetici ed è presente un impegno realistico (vuole sottolineare il primato economico e il parallelismo tra uomo e animale).

La storia di Nedda

Nedda è orfana, è una raccoglitrice di olive ed è trattata peggio delle sue compagne in quanto più povera e indifesa. Dopo la morte della madre è rimasta sola al mondo. Si innamora di un contadino, Janu, va a lavorare nella piana di Catania e si ammala di malaria, nonostante sia stremato continua a lavorare, ma mentre stava potando un olivo cade e muore. Nedda sta aspettando un figlio, è una femminuccia e decide di non portarla alla Ruota del convento (dove si abbandonavano i figli illegittimi), per questo viene condannata dal prete e criticata dalle comari. Nedda sperimenta la situazione di estraneità. Alla fine la figlia muore di stenti e Nedda ritorna sola con il suo dolore e la sua miseria.

L'ADESIONE AL VERISMO E IL CICLO DEI VINTI: LA POETICA E IL PROBLEMA DELLA CONVERSIONE

Fatti che favoriscono l'adesione al Verismo

Tre fatti favoriscono, tra la fine del 1877 e la primavera del 1878, l'adesione di Verga al Verismo:

  1. Esce il capolavoro del Naturalismo francese, L'ammazzatoio, di Zola, che viene subito recensito da Capuana nel Corriere della Sera e lo propone come modello ai narratori che seguono una poetica del vero.
  2. Capuana si trasferisce a Milano, e con Verga, Sacchetti e Cameroni forma un gruppo che intende a dare vita anche in Italia al romanzo moderno traendo ispirazione dalla lezione zoliana.
  3. Viene diffusa l'Inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino, e si apre la discussione intorno alla "questione meridionale".

La poetica verista

Dall'Ammazzatoio Verga elabora una poetica fondata sulla teoria della "forma inerente al soggetto" (la forma deve dipendere dal soggetto rappresentato), mentre dall'Inchiesta deriverà i contenuti di Vita dei campi e dei Malavoglia. La poetica verista elaborata da Verga e Capuana dipende da quella naturalistica francese, rivela un'impostazione di tipo positivistico, materialistico e deterministico:

  • È positivistica perché parte dal presupposto che la verità sia oggettiva e scientifica, solo l'analisi e lo studio dei fenomeni può permettere di conoscere la verità.
  • È materialistica/naturalistica perché il comportamento umano è assimilato a quello di ogni altro animale, perché proprio come lui dipende dalle leggi della natura (bisogni sesso) ed è individualista.
  • È deterministica perché nega la libertà del soggetto, il quale è determinato dall'ambiente e dalla società in cui vive, e dallo stato sociale in cui è nato.

Poetica antiromantica

Da tale impostazione deriva una poetica antiromantica: esclude sia l'idealismo (per i romantici gli ideali modificavano la realtà, per i veristi è la realtà a modificare i comportamenti) sia la soggettività dell'io narrante (espressione diretta dei sentimenti). La psicologia dei personaggi non viene espressa dal narratore ma deve essere compresa solo tramite la descrizione del comportamento del personaggio. L'esclusione della soggettività dell'autore implica l'impersonalità (in Francia teorizzata da Flaubert); nell'opera l'autore deve limitarsi a rappresentare la realtà oggettiva senza offrire al lettore i propri giudizi o sentimenti. Lo scrittore-scienziato deve solo mostrare i rapporti causa-effetto, i nessi deterministici che legano l'uomo all'ambiente e ai condizionamenti naturali. Verga quindi sostiene la necessità di procedere dal semplice al complesso; partirà dalle classi più basse, nella rappresentazione delle quali è più semplice cogliere il rapporto fra causa ed effetto, per poi risalire a quelle più elevate, in cui lo studio del condizionamento è più complesso dato che la civiltà insegna all'uomo a nascondere i sentimenti e a razionalizzare i comportamenti quindi è meno evidente la radice materiale che li determina. Nasce l'idea di un ciclo di romanzi, prima chiamato La Marea, poi I Vinti, rappresenta la vita di dei pescatori e dei contadini (Malavoglia), poi la borghesia di provincia (Mastro-don Gesualdo), poi la nobiltà cittadina (La duchessa di Leyra), poi il mondo parlamentare romano (L'onorevole Scipioni) e infine scrittori e artisti (L'uomo di lusso, artista è un uomo di lusso ma ormai superfluo nella società). Verga sostiene la necessità dell'eclissi dell'autore, che deve sparire dalla propria opera senza lasciarvi tracce della propria personalità. È esclusa anche la presentazione dei protagonisti da parte dell'autore, è il lettore che deve imparare a riconoscerli attraverso le loro azioni, le parole che dicono ma anche quelle che gli vengono attribuite da altri. C'è una completa rottura con la tradizione manzoniana.

La forma inerente al soggetto

A narrare le vicende devono essere i personaggi stessi, da qui nasce la teoria della forma inerente al soggetto, cioè ogni ambiente sociale deve raccontarsi da solo, con le proprie immagini e con la propria prospettiva culturale e linguistica, per questo la forma deve cambiare di continuo a seconda dell'ambiente rappresentato. Quando cambia il livello sociale deve cambiare anche quello linguistico. Ciò non comporta l'uso del dialetto per le classi più povere, Verga non lo usa per ragioni politiche (era fautore dell'Unità d'Italia) sia per ragioni artistiche (vuole compiere un'operazione di avanguardia a livello nazionale). Tuttavia nelle novelle rusticane si sforza di rendere il ritmo della sintassi siciliana e di adoperare un lessico immediato e semplice. Attraverso la conquista dell'impersonalità Verga giunge all'approdo ultimo della crisi della propria formazione romantica. Lo scrittore romantico interviene perché crede nel valore degli ideali e ha fiducia nella possibilità di modificare la società. Lo scrittore verista ha perso questa speranza, e può solo registrare la realtà oggettiva. L'intellettuale ha ormai perso il ruolo ideologico e la centralità protagonistica che aveva avuto nel romanticismo.

ROSSO MALPELO E LE ALTRE NOVELLE DI VITA NEI CAMPI

La prima opera verista è la raccolta di 8 novelle con il titolo di Vina dei campi, i protagonisti sono contadini, pastori, minatori e proprietari terrieri della società delle campagne siciliane in cui domina il latifondo. La novità non sta nel fatto che vengano scelti personaggi di bassa estrazione sociale ma che l'autore assume la loro prospettiva culturale e linguistica. L'adesione alla nuova poetica è dichiarata nella lettera dedicatoria a Farina premessa alla novella L'amante di Gramigna ma è evidente anche in Fantasticheria, genesi dei Malavoglia. Alla

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