Edith Stein fenomenologa: Husserl e il metodo fenomenologico

Slide di Università su Edith Stein fenomenologa. Il Pdf, una presentazione di Filosofia, esplora la figura di Edith Stein, il suo legame con la fenomenologia di Husserl, il metodo fenomenologico e lo studio dell'empatia.

Mostra di più

18 pagine

Edith Stein
fenomenologa
Husserl e la fenomenologia
Edmund Husserl (1859-1938) austriaco naturalizzato tedesco
membro di una famiglia della ricca borghesia ebraica
convertito al cristianesimo
studioso di astronomia e matematica
fondatore della Fenomenologia
docente in diverse sedi universitarie, anche dopo il ritiro dall’insegnamento
all’avvento della dittatura nazista escluso dai ranghi universitari in quanto
ebreo

Visualizza gratis il Pdf completo

Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.

Anteprima

Edith Stein fenomenologa

Husserl e la fenomenologia

Edmund Husserl (1859-1938) austriaco naturalizzato tedesco

  • membro di una famiglia della ricca borghesia ebraica
  • convertito al cristianesimo
  • studioso di astronomia e matematica
  • fondatore della Fenomenologia
  • docente in diverse sedi universitarie, anche dopo il ritiro dall'insegnamento
  • all'avvento della dittatura nazista escluso dai ranghi universitari in quanto ebreo

Cos'è la fenomenologia

  • è una risposta alla crisi valoriale, al soggettivismo e all'irrazionalismo del pensiero occidentale tra XIX e XX secolo;
  • è una critica della scienza positivista, considerata ingenua perché pone la realtà come un dato di fatto, mentre l'esperienza delle cose é variabile e mutevole e, dunque, la scienza entra in crisi perché non può garantire l' oggettività e la validità della conoscenza ne spiegare il suo senso.
  • studia oggettivamente gli atti conoscitivi della coscienza umana, individuando le essenze (gli universali), il senso oggettivo e immanente nella coscienza (ad esempio l'idea di rosso), sottraendolo al soggettivismo.
  • è eidetica, cioè 'scienza di essenze': a differenza dei fatti empirici, esistenti nello spazio e nel tempo, che possono essere diversi da come sono, le essenze sono necessarie ed universali. Esse rappresentano le strutture a priori, costanti e generali, dell'esperienza, le quali hanno per correlato il mondo come insieme degli oggetti di un'esperienza possibile. Il mondo e la realtà hanno senso solo se riferiti alla coscienza, la quale ha appunto la proprietà di conferire senso ad essi.
  • non nega l'esistenza del mondo ne lo muta, ma rivela il significato che esso ha per l'uomo.

Il metodo fenomenologico: epochè e riduzione

La prima mossa della fenomenologia per cogliere le essenze è la messa tra parentesi (epoché) dell'esistenza reale del mondo quotidiano che ci circonda. In questo modo ci si focalizza sul "fenomeno", ovvero sulla manifestazione del mondo che colpisce la nostra coscienza e ne diventa oggetto. Ad esempio vedo di fronte a me un tavolo e, in opposizione al procedere della scienza, metto tra parentesi l'esistenza reale del tavolo e mi concentro sul fatto indubitabile che io stia percependo, ricordando etc un tavolo. La coscienza è infatti sempre una "coscienza di", cioè caratterizzata da intenzionalità, un "tendere verso", un moto orientato verso un «oggetto» interno alla coscienza (il percepito, il ricordato, etc), una "direzione intenzionale" specifica, perché nella nostra percezione il ricordo differisce per esempio dal desiderio. In questo modo, esaminando gli atti intenzionali e i loro oggetti specifici interni alla coscienza stessa, posso individuare le essenze, i dati "a priori", le strutture universali, attraverso un processo detto di riduzione eidetica (eidos=essenza)

Edith Stein

Edith Stein (1891-1942) tedesca di origine ebraica, vittima della Shoah

  • all'Università di Gottinga studentessa di Husserl e sua assistente all'Università di Friburgo
  • dottore in filosofia con una dissertazione sotto la guida di Husserl "Sul Problema dell'Empatia"
  • atea dall'adolescenza, successivamente conversione al cattolicesimo e battesimo dopo la lettura dell'autobiografia della mistica carmelitana S. Teresa d'Avila,
  • dopo la rinuncia al posto di assistente di Husserl, prima insegnante presso una scuola domenicana per ragazze a Speyer e poi lettore all'Istituto di Pedagogia a Munster, infine obbligata a dimettersi dalle leggi razziali del governo nazista nel 1933
  • ingresso nel convento Carmelitano a Colonia con il nome di Teresa Benedetta della Croce ( Lì scrisse il suo libro metafisico "Essere finito ed essere eterno" con l'obiettivo di conciliare le filosofie di Tommaso d'aquino e Husserl)
  • trasferimento al convento Carmelitano di Echt nei Paesi Bassi (Lì scrisse la "La Scienza della Croce: Studio su Giovanni della Croce")
  • dopo il proclama il proclama contro il razzismo nazista fatto leggere in tutte le chiese dell'Olanda dalla conferenza dei vescovi olandesi e la risposta di Hitler di arrestare i convertiti ebraici (che fino a quel momento erano stati risparmiati), internamento ad Auschwitz con la sorella Rosa, pure lei convertita, e morte di entrambe nelle camere a gas
  • canonizzata da San Giovanni Paolo nel 1998 e nel 1999 dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell'Europa.

Lo studio fenomenologico dell'empatia

Seguendo il seminario di Husserl del semestre estivo del 1913 Edith Stein rimane colpita dal problema della conoscenza oggettiva del mondo esterno. Husserl ritiene che l'oggettività colta dalla coscienza individuale nei suoi atti conoscitivi possa essere condivisa in maniera intersoggettiva, grazie a individui che comunicano fra loro in uno scambio reciproco di conoscenze. Ma come è possibile cogliere i contenuti conoscitivi della coscienza dell'altro? Husserl chiama empatia (Einfühlung) l'intuizione che ha come oggetto i contenuti della coscienza degli altri individui. Stein, nella sua tesi di laurea, decide perciò di studiare approfonditamente l'atto di empatia. (per approfondire http://www.prepos.it/l'empatia%20EdithStein.pdf)

Al tema dell'empatia Edith Stein ha legato la propria considerazione della condizione femminile: è proprio la maggiore possibilità e capacità di partecipazione empatica a costituire il tratto peculiare e filosoficamente più significativo che distingue le donne dagli uomini, e apre loro una sfera di possibilità cognitive che gli uomini invece spesso si precludono.

Che cos'è l'empatia

L'empatia è quell'atto conoscitivo attraverso il quale si coglie un vissuto estraneo in modo non originario (il contenuto non sgorga dall'lo che empatizza, ma si origina in un altro). Es. Un amico viene da me e mi dice di aver perduto un fratello, e io mi rendo conto del suo dolore. In questo caso l'empatia consiste nel cogliere il dolore dell'amico come il suo dolore, come qualcosa di non originario rispetto al mio vissuto.

"Nella mia esperienza vissuta non originaria, io mi sento accompagnato da un'esperienza vissuta originaria, la quale non è stata vissuta da me, eppure si annunzia in me, manifestandosi nella mia esperienza vissuta non originaria".

Come si attua l'empatia

Secondo Stein, che usa il metodo fenomenologico ideato da Husserl per conoscere i vissuti della coscienza, vi sono tre gradi di attuazione dell'empatia. Va tenuto presente che l'empatia non consiste necessariamente nel raggiungimento del livello più alto ma, anzi, spesso si limita all'attuarsi del livello più basso. L'empatia, essendo una forma di conoscenza, non implica necessariamente l'insorgere originario nel soggetto di sentimenti corrispondenti a quelli empatizzati: non va cioè confusa col contagio emotivo.

Primo livello empatico

  • L'emersione del vissuto altrui: consiste nella lettura di un'espressione emotiva sul volto di qualcuno (esempio un'espressione di pianto); è un primo grado, perché è difficile dalla sola osservazione
  • dell'atteggiamento corporeo comprendere l'emozione che l'ha diretto

Secondo livello empatico

2. l'esplicitazione riempiente del vissuto altrui: consiste nel dirigersi intenzionale dell'attenzione verso lo stato d'animo dell'altro. L'oggetto del vissuto non è più l'espressione emotiva, quanto piuttosto lo stato d'animo dell'altro (esempio il dolore), con il quale ci si immedesima.

la mia "esplicitazione riempiente", cioè il mio rivolgermi con attenzione verso lo stato d'animo dell'altro, che così riempie il mio animo: in questo momento non sono concentrato sull'espressione emotiva esteriore dell'altro (sul suo pianto, sulla sua voce bassa ... ) ma sul suo stato d'animo interiore, e cerco di immedesimarmi con esso. In questo momento è come se io mi avvicinassi il più possibile al vissuto dell'altro, come un "essere presso di lui";

Terzo livello empatico

3. l'oggettivizzazione comprensiva del vissuto esplicitato: pone attenzione allo stato d'animo dell'altro (esempio il dolore), colto, a questo livello, come oggetto, come vissuto altrui. Se il secondo grado era un «essere presso» il vissuto altrui, questo grado comporta una riguadagnata distanza, arricchita però dalla consapevolezza conseguita nel grado precedente.

Empatia vs co-sentire e unipatia

L'empatia è un'esperienza empatica originaria in quanto avviene nel soggetto che la vive, ma il suo contenuto non è originario perché si origina nell'lo altrui. L'lo dunque non si unisce a un altro io, ma rimane sempre se stesso. Il co-sentire è un'esperienza non empatica in cui i vissuti sono entrambi originari. Si immagini, ad esempio, che qualcuno concordi con un amico di compiere un viaggio con lui, dopo che questi abbia superato un esame. Quando egli lo supera, entrambi gli amici gioiscono, e lo fanno per lo stesso motivo, ma non si tratta di empatia, piuttosto di un con-gioire (genericamente co-sentire), un vissuto egualmente originario in entrambi i soggetti. L'unipatia è invece la scoperta nell'altro dello stesso sentimento che l'io sperimenta in sè. La Stein fa l'esempio di alcuni concittadini che gioiscono alla notizia che una fortezza nemica è capitolata. Ciascuno di loro si accorge che anche gli altri provano la stessa gioia. Nell'unipatia si forma, tra l'lo e il Tu, un Noi. E proprio questa forma di unità superiore che manca al co-sentire e all'empatia.

Ciò che l'empatia consente

"Nell'empatia colgo l'altro non solo come corpo, ma come corpo vivente, come essere vivente: oltre al corpo, colgo il soggetto che vi abita, colgo l'altro come persona spirituale e scopro che i suoi gesti, le sue parole sono motivati dalla sua struttura personale. E' lo spirito dell'altro che parla al mio spirito. Lo sforzo di penetrare nel suo mondo di valori mi porta ad approfondire la conoscenza del mio Io, a confrontare il mio mondo di valori con il suo, a volte fa risvegliare quanto in noi sta dormendo e scoprire quello che siamo e quello che non siamo".

  • Conoscere l'altro: l'empatia mi apre alla conoscenza dell'altro; a volte trarre delle conclusioni a partire dalla conoscenza empatica dell'altro può condurre all'errore, ma il metodo per accorgersi dell'errore è sempre l'apertura empatica all'altro: attraverso un più profondo atto di empatia è possibile comprendere qualcosa che prima, magari a motivo di un'inconsapevole proiezione sull'altro di attese o preconcetti, era sfuggito.
  • Conoscersi: l'empatia non serve solo a conoscere l'altro, ma anche a risvegliare ciò che è in noi, ma di cui non siamo consapevoli.

"Quando prendiamo il nostro io come assoluto criterio, allora ci chiudiamo nella prigione della nostra particolarità: gli altri diventano degli enigmi per noi o, cosa ancora peggiore, li modelliamo secondo la nostra immagine e falsiamo la verità storica".

Non hai trovato quello che cercavi?

Esplora altri argomenti nella Algor library o crea direttamente i tuoi materiali con l’AI.