Farsi persona: lo sguardo fenomenologico in pedagogia e cura educativa

Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano (UCSC Mi) su Farsi persona: lo sguardo fenomenologico. Il Pdf, di Psicologia e destinato all'Università, analizza il concetto di "persona" in pedagogia, le dinamiche della cura educativa e l'etica fenomenologica per gli educatori, come delineato nell'abstract e nell'outline.

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28 pagine

Farsi persona. lo sguardo
fenomenologico
Pedagogia
Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano (UCSC MI)
27 pag.
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Pedagogia
L’educazione non è un’operazione meramente pratica
, le nostre idee, prima delle nostre
azioni,
ci permettono di cambiare la realtà. Infatti ogni azioni presuppone un’idea dietro di
essa, così ogni azione educativa presuppone di sapere, chi si stia educando e perché.
Edith Stein fa notare come l’educazione non sia riducibile soltanto a una prassi fondata sul
buon senso e sull’esperienza. Infatti ogni azione educativa tesa a formare l’essere umano, è
accompagnata da una visione dell’uomo.
- Se dietro il metodo educativo, c’è sempre una teoria nascosta, o una visione del mondo,
dobbiamo chiederci quali siano i presupposti teorici
di ogni concreta esperienza educativa. E in
secondo luogo se sia possibile identificare una pedagogia,
la quale sia più adatta all’essere
umano, o se si possa parlare di pedagogie
, poiché a differenti concezioni dell’uomo
corrispondono diverse impostazioni educative.
- E.S. evidenzia come la pedagogia sia legata a un’immagine generale del mondo
, cioè a una
metafisica, e l’IDEA DI ESSERE UMANO
è quella parte di immagine generale cui essa stessa è
legata. Nel panorama educativo l’idea di essere umano a cui si fa riferimento con più
frequenza è il concetto di PERSONA
. Concetto adottato come valore universale ogniqualvolta
si affrontano questioni antropologiche sulla quale vi sono differenti punti di vista.
L’idea di persona infatti richiama a un valore assoluto
e inviolabile. Non sempre però viene
rispettata. Infatti molte volte la politica, disinvestendo sulla cultura erode ciò che dichiara
ufficialmente di perseguire. Le scuole vivono il paradosso di essere deputate alla
personalizzazione dei percorsi formativi, pur essendo, improntate alla logica
dell’impersonalità
. A volte quindi il concetto di persona rischia di essere strumentalizzato.
DEFINIZIONI DI PERSONA:
Tommaso D’Aquino: “sostanza individuale di natura razionale”
Riccardo da S. Vittore: “esistenza individuale di natura razionale”
Max Scheler: centro propulsivo di atti spirituali.
La persona è essenza o esistenza? Persone si è o si diventa?
Flores d’Arcais definisce l’essenza della persona nel suo DA FARSI, nel proiettarsi OLTRE IL
PRESENTE. L’individuo si fa continuamente persona. La persona esprime uno statuto
originario oltre che destinale
.
Gli esseri umani infatti sono autonomi,
in quanto entrando nell’esistenza, sono rimessi a se
stessi. Ma questa autonomia, non la si ha subito, ma la si acquisisce
e sviluppa nel corso
dell’esistenza. Su questo concetto Bertolini sosteneva che l’essere persona non sia una
prerogativa certa, ma un COMPITO
a cui si lavora per tutta la vita.
Ma come si diventa una persona?
Come afferma E.S. se vogliamo conoscere l’essere umano, dobbiamo fare esperienza del suo
ESSERCI, ovvero di ciò che sperimentiamo in noi stessi e di ciò che sperimentiamo
nell’incontro con gl’altri.
Precisazione che invita a prendere le distanze da qualsiasi pretesa di
ridurre la ricchezza dell’umanità all’interno di schemi oggettivi. Infatti la persona si coglie
soltanto nella sua ESISTENZA e nell’esperienza diretta che ne abbiamo in quanto persone in
relazione con altre persone. Si può affermare con certezza che l’esperienza personale sia il
punto di partenza di ogni conoscenza di sé e degl’altri.
Da queste premesse parte la FENOMENOLOGIA, infatti adotta un preciso sguardo” sulle cose,
ambisce a raggiungerle nella loro essenza. Essa lasciando da parte qualsiasi precomprensione
ideologica, parte dall’esperienza e cerca una via alla comprensione del soggetto che passi per il
soggetto stesso.
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Anteprima

Pedagogia e visione dell'uomo

L'educazione non è un'operazione meramente pratica, le nostre idee, prima delle nostre azioni, ci permettono di cambiare la realtà. Infatti ogni azioni presuppone un'idea dietro di essa, così ogni azione educativa presuppone di sapere, chi si stia educando e perché. Edith Stein fa notare come l'educazione non sia riducibile soltanto a una prassi fondata sul buon senso e sull'esperienza. Infatti “ ogni azione educativa tesa a formare l'essere umano, è accompagnata da una visione dell'uomo.

  • Se dietro il metodo educativo, c'è sempre una teoria nascosta, o una visione del mondo, dobbiamo chiederci quali siano i presupposti teorici di ogni concreta esperienza educativa. E in secondo luogo se sia possibile identificare una pedagogia, la quale sia più adatta all'essere umano, o se si possa parlare di pedagogie, poiché a differenti concezioni dell'uomo corrispondono diverse impostazioni educative.
  • E.S. evidenzia come la pedagogia sia legata a un'immagine generale del mondo, cioè a una metafisica, e l'IDEA DI ESSERE UMANO è quella parte di immagine generale cui essa stessa è legata. Nel panorama educativo l'idea di essere umano a cui si fa riferimento con più frequenza è il concetto di PERSONA. Concetto adottato come valore universale ogniqualvolta si affrontano questioni antropologiche sulla quale vi sono differenti punti di vista.

L'idea di persona infatti richiama a un valore assoluto e inviolabile. Non sempre però viene rispettata. Infatti molte volte la politica, disinvestendo sulla cultura erode ciò che dichiara ufficialmente di perseguire. Le scuole vivono il paradosso di essere deputate alla personalizzazione dei percorsi formativi, pur essendo, improntate alla logica dell'impersonalità. A volte quindi il concetto di persona rischia di essere strumentalizzato.

Definizioni di persona

Tommaso D'Aquino: "sostanza individuale di natura razionale" Riccardo da S. Vittore: "esistenza individuale di natura razionale" Max Scheler: centro propulsivo di atti spirituali. La persona è essenza o esistenza? Persone si è o si diventa? Flores d'arcais definisce l'essenza della persona nel suo "DA FARSI, nel proiettarsi OLTRE IL PRESENTE. L'individuo si fa continuamente persona. La persona esprime uno statuto originario oltre che destinale. Gli esseri umani infatti sono autonomi, in quanto entrando nell'esistenza, sono rimessi a se stessi. Ma questa autonomia, non la si ha subito, ma la si acquisisce e sviluppa nel corso dell'esistenza. Su questo concetto Bertolini sosteneva che l'essere persona non sia una prerogativa certa, ma un COMPITO a cui si lavora per tutta la vita. Ma come si diventa una persona? Come afferma E.S. se vogliamo conoscere l'essere umano, dobbiamo fare esperienza del suo ESSERCI, ovvero di ciò che sperimentiamo in noi stessi e di ciò che sperimentiamo nell'incontro con gl'altri. Precisazione che invita a prendere le distanze da qualsiasi pretesa di ridurre la ricchezza dell'umanità all'interno di schemi oggettivi. Infatti la persona si coglie soltanto nella sua ESISTENZA e nell'esperienza diretta che ne abbiamo in quanto persone in relazione con altre persone. Si può affermare con certezza che l'esperienza personale sia il punto di partenza di ogni conoscenza di sé e degl'altri. Da queste premesse parte la FENOMENOLOGIA, infatti adotta un preciso "sguardo" sulle cose, ambisce a raggiungerle nella loro essenza. Essa lasciando da parte qualsiasi precomprensione ideologica, parte dall'esperienza e cerca una via alla comprensione del soggetto che passi per il soggetto stesso.

Critica al riduzionismo scientifico

In quest'epoca, con la moltiplicazione dei saperi sull'uomo, derivata dalla divisione delle diverse scienze particolari, anziché rendere più comprensibile la natura e i comportamenti umani, ne ha complicato l'interpretazione. Citando Scheler: "in nessuna epoca storica come in quella attuale l'uomo è risultato così enigmatico a se stesso. Il problema non sta tanto nella divisione delle scienze, ma in chi semplifica, dimenticandosi del fatto che una scienza è sempre parziale, e pretende di poter spiegare il tutto come se fosse un effetto dei suoi elementi più semplici > RIDUZIONISMO

  • Il positivismo scientifico, sottoponendo lo studio delle persone ai rigidi criteri dell'osservazione naturalistica, ha dato vita alle scienze umane, dimenticandosi però dell'elemento caratterizzante dell'essere umano, lo spirito, e riducendo l'uomo alla sua dimensione psico-fisica.
  • trattando l'uomo come una COSA, la scienza positiva lo riporta entro l'ordine della natura. Ma l'essere umano, pur appartenendo all'ordine naturale, non si può ridurre ad esso. Infatti l'OGGETTO naturale uomo, non è SOGGETTO, persona, ma a ciascuno di questi OGGETTI, corrisponde una persona.
  • Le scienze naturali hanno tentato di capire l'uomo alla stregua di una cosa, come un meccanismo funzionante su nessi causali. Ma ciò che emerge è che sia impossibile ridurre l'uomo a un semplice apparato regolato da leggi universali. Citando Binswager "l'uomo è più di una macchina, poiché può sempre assumere un certo atteggiamento verso i suoi meccanismi."
  • L'uomo non è dunque solo "homo natura" delle scienze positive, governato da rapporti deterministici, ma è anche "homo existentia" capace di autodeterminarsi e di prendere posizione rispetto ai condizionamenti esterni.

L'esistenza però compare, soltanto se si riabilita la soggettività. L'esperienza immediata che abbiamo delle persone è soggettiva e solo secondariamente può essere ricondotta a esperienza oggettiva. Così nella riconduzione dell'uomo alla natura, attraverso la sua riduzione a oggetto dell'osservazione scientifica, va smarrita l'umanità dell'uomo stesso. La fenomenologia ha proprio il compito di smentire il paradigma naturalistico come unica via d'accesso alla conoscenza autentica.

Il soggetto assente e il non-senso delle scienze umane

La scienza moderna ambisce a conquistare una conoscenza certa, che permetta di prevedere e controllare ciò che accade. La scienza "ferma il reale" attraverso la legge causale. Ferma la realtà e la interpella come se ogni volta si presenti come una concatenazione di cause.

  • La scienza però si fonda sul presupposto dell'oggettivazione, ovvero dell'operazione secondo cui il ricercatore delimita anticipatamente l'ambito dei possibili problemi, ma dato che non tutto ciò di cui abbiamo esperienza si può oggettivare, ampi stralci della realtà_sono estromessi dallo studio scientifico. Infatti le scienze positive ci presentano una realtà privata di ciò che non si può indagare in modo oggettivo.
  • Soprattutto sull'attuale dibattito sulla mente, la fenomenologia è fondamentale, poiché la scienza del cervello, non può fare a meno di una scienza dell'esperienza, a meno che non si riduca la coscienza a un mero effetto psico-fisico. È chiaro che ogni vissuto suppone un correlato neurofisiologico, ma il senso di quegli atti, non è contenuto nel correlato neurofisiologico, che pure lo rende possibile.

Lo stesso Freud, inventore della psicanalisi, primo tra tutti ad addentrarsi nell'inconscio, occupandosi di ciò che non essendo osservabile, era stato tralasciato dalla psicologia naturalistica, dovrà poi per interagire con la comunità scientifica, tradurre le sue scoperte in un sistema deterministico. Solo con Jung la psicoanalisi riesce ad abbandonare il naturalismo, e a riabilitare la sfera spirituale, affermando di dover fondare il lavoro sull'uomo. Del resto appare paradossale, l'intento di fondare la scienza oggettiva della soggettività. Come scrive Husserl nella "crisi delle scienze europee", il miraggio del progresso scientifico ha comportato un abbandono dei problemi metafisici, considerati insignificanti, ciò ha comportato un allontanamento da quei problemi che invece sono decisivi per l'umanità. Citando Heidegger "la scienza non pensa". Occorre recuperare in contrapposizione all'alienazione compiuta delle scienze naturali, la filosofia come fondamento critico di ogni scienza. La scienza potrà ritrovare il suo compito, ovvero rischiarare il cammino dell'essere umano verso la comprensione del proprio destino solo se avrà di nuovo la capacità di pensare le questioni del senso e del non senso.

Fenomenologia e crisi del senso

Husserl aveva capito che con il tramonto della metafisica, era crollata la fede nella ragione, cioè in una razionalità capace di dare senso al mondo e all'uomo. Individua la causa nel ridurre l'uomo a un oggetto di indagine scientifica, in questo modo, smarrendo la chiave di comprensione di sé. Infatti pur venendo a conoscenza di tutte le leggi e condizionamenti a cui è sottoposta, l'umanità perde il senso della propria esistenza e della propria libertà.

  • Qui sia apre l'era post moderna, caratterizzata da una crisi del senso dell'esistenza e connotata dalle "passioni tristi". In questo contesto l'educazione, può essere l'unica soluzione per i mali sociali. La pedagogia se non si limita a regolare le pratiche educative, può restituire all'umanità la fiducia perduta, se si pone con uno sguardo trasformativo sul mondo.
  • La fenomenologia, si pone come cultura alternativa. Essa fa affidamento a una razionalità meno eterna, ma che coglie gli aspetti non quantificabili ma che pure hanno un senso nell'esperienza educativa.

Nonostante il tempo dei grandi sistemi e delle ideologie totalitariste sia ormai finito, non bisogna rinunciare a dare significato all'esistenza, lo si può fare con una ragione più proteiforme, meno categorica, più capace di cogliere le dimensioni sfuggenti dell'esistenza. È necessaria una razionalità gentile, unita alla sensibilità. E proprio la fenomenologia rende praticabile il riavvicinamento tra la ragione e le emozioni.

  • Nel lavoro educativo, ogni persona esige che la sua singolarità e la sua vocazione siano riconosciute. Esiste però un approccio che garantisca la comprensione dell'individuale, senza cadere nel soggettivismo o nel relativismo?

Dilthey divide le scienze in scienze della natura e scienze dello spirito. A quest'ultima spetta lo studio dei fenomeni umani. Sono i prodotti dello spirito, più delle conoscenze della natura umana, che ci consentono di comprendere la vita individuale. Così molto più della psicologia sperimentale, varranno i contributi di letterati, filosofi, artisti che conoscendo la vita umana l'hanno espressa.

  • Husserl ha condotto la sua battaglia contro il naturalismo e lo storicismo per rivendicare un'immagine dell'uomo che non fosse il prodotto del sangue e del suolo, ovvero dell'ambiente e dell'eredità. Il soggetto umano è senza dubbio il risultato anche dei condizionamenti interni ed esterni, ma gioca in maniera fondamentale la capacità di autodeterminarsi. L'intento di Husserl era quello di trovare un METODO che permettesse di pensare l'esteriorità, che è il principio della scienze dell'uomo e l'interiorità che è condizione della filosofia.
  • Le singole scienze hanno bisogno di un'ontologia che chiarisca l'oggetto di indagine. Ad esempio ogni psicologia empirica, ha bisogno di una psicologia eidetica, cioè da uno sforzo riflessivo, per il quale attraverso l'esperienza elaboriamo le nozioni fondamentali di cui si serve la psicologia in ogni momento. Alla pedagogia serve un operazione analoga, l'educazione deve partire dall'unicità di ciascuno per far progredire l'umanità di ognuno.

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