Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano (UCSC Mi) su Farsi persona: lo sguardo fenomenologico. Il Pdf, di Psicologia e destinato all'Università, analizza il concetto di "persona" in pedagogia, le dinamiche della cura educativa e l'etica fenomenologica per gli educatori, come delineato nell'abstract e nell'outline.
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L'educazione non è un'operazione meramente pratica, le nostre idee, prima delle nostre azioni, ci permettono di cambiare la realtà. Infatti ogni azioni presuppone un'idea dietro di essa, così ogni azione educativa presuppone di sapere, chi si stia educando e perché. Edith Stein fa notare come l'educazione non sia riducibile soltanto a una prassi fondata sul buon senso e sull'esperienza. Infatti “ ogni azione educativa tesa a formare l'essere umano, è accompagnata da una visione dell'uomo.
L'idea di persona infatti richiama a un valore assoluto e inviolabile. Non sempre però viene rispettata. Infatti molte volte la politica, disinvestendo sulla cultura erode ciò che dichiara ufficialmente di perseguire. Le scuole vivono il paradosso di essere deputate alla personalizzazione dei percorsi formativi, pur essendo, improntate alla logica dell'impersonalità. A volte quindi il concetto di persona rischia di essere strumentalizzato.
Tommaso D'Aquino: "sostanza individuale di natura razionale" Riccardo da S. Vittore: "esistenza individuale di natura razionale" Max Scheler: centro propulsivo di atti spirituali. La persona è essenza o esistenza? Persone si è o si diventa? Flores d'arcais definisce l'essenza della persona nel suo "DA FARSI, nel proiettarsi OLTRE IL PRESENTE. L'individuo si fa continuamente persona. La persona esprime uno statuto originario oltre che destinale. Gli esseri umani infatti sono autonomi, in quanto entrando nell'esistenza, sono rimessi a se stessi. Ma questa autonomia, non la si ha subito, ma la si acquisisce e sviluppa nel corso dell'esistenza. Su questo concetto Bertolini sosteneva che l'essere persona non sia una prerogativa certa, ma un COMPITO a cui si lavora per tutta la vita. Ma come si diventa una persona? Come afferma E.S. se vogliamo conoscere l'essere umano, dobbiamo fare esperienza del suo ESSERCI, ovvero di ciò che sperimentiamo in noi stessi e di ciò che sperimentiamo nell'incontro con gl'altri. Precisazione che invita a prendere le distanze da qualsiasi pretesa di ridurre la ricchezza dell'umanità all'interno di schemi oggettivi. Infatti la persona si coglie soltanto nella sua ESISTENZA e nell'esperienza diretta che ne abbiamo in quanto persone in relazione con altre persone. Si può affermare con certezza che l'esperienza personale sia il punto di partenza di ogni conoscenza di sé e degl'altri. Da queste premesse parte la FENOMENOLOGIA, infatti adotta un preciso "sguardo" sulle cose, ambisce a raggiungerle nella loro essenza. Essa lasciando da parte qualsiasi precomprensione ideologica, parte dall'esperienza e cerca una via alla comprensione del soggetto che passi per il soggetto stesso.
In quest'epoca, con la moltiplicazione dei saperi sull'uomo, derivata dalla divisione delle diverse scienze particolari, anziché rendere più comprensibile la natura e i comportamenti umani, ne ha complicato l'interpretazione. Citando Scheler: "in nessuna epoca storica come in quella attuale l'uomo è risultato così enigmatico a se stesso. Il problema non sta tanto nella divisione delle scienze, ma in chi semplifica, dimenticandosi del fatto che una scienza è sempre parziale, e pretende di poter spiegare il tutto come se fosse un effetto dei suoi elementi più semplici > RIDUZIONISMO
L'esistenza però compare, soltanto se si riabilita la soggettività. L'esperienza immediata che abbiamo delle persone è soggettiva e solo secondariamente può essere ricondotta a esperienza oggettiva. Così nella riconduzione dell'uomo alla natura, attraverso la sua riduzione a oggetto dell'osservazione scientifica, va smarrita l'umanità dell'uomo stesso. La fenomenologia ha proprio il compito di smentire il paradigma naturalistico come unica via d'accesso alla conoscenza autentica.
La scienza moderna ambisce a conquistare una conoscenza certa, che permetta di prevedere e controllare ciò che accade. La scienza "ferma il reale" attraverso la legge causale. Ferma la realtà e la interpella come se ogni volta si presenti come una concatenazione di cause.
Lo stesso Freud, inventore della psicanalisi, primo tra tutti ad addentrarsi nell'inconscio, occupandosi di ciò che non essendo osservabile, era stato tralasciato dalla psicologia naturalistica, dovrà poi per interagire con la comunità scientifica, tradurre le sue scoperte in un sistema deterministico. Solo con Jung la psicoanalisi riesce ad abbandonare il naturalismo, e a riabilitare la sfera spirituale, affermando di dover fondare il lavoro sull'uomo. Del resto appare paradossale, l'intento di fondare la scienza oggettiva della soggettività. Come scrive Husserl nella "crisi delle scienze europee", il miraggio del progresso scientifico ha comportato un abbandono dei problemi metafisici, considerati insignificanti, ciò ha comportato un allontanamento da quei problemi che invece sono decisivi per l'umanità. Citando Heidegger "la scienza non pensa". Occorre recuperare in contrapposizione all'alienazione compiuta delle scienze naturali, la filosofia come fondamento critico di ogni scienza. La scienza potrà ritrovare il suo compito, ovvero rischiarare il cammino dell'essere umano verso la comprensione del proprio destino solo se avrà di nuovo la capacità di pensare le questioni del senso e del non senso.
Husserl aveva capito che con il tramonto della metafisica, era crollata la fede nella ragione, cioè in una razionalità capace di dare senso al mondo e all'uomo. Individua la causa nel ridurre l'uomo a un oggetto di indagine scientifica, in questo modo, smarrendo la chiave di comprensione di sé. Infatti pur venendo a conoscenza di tutte le leggi e condizionamenti a cui è sottoposta, l'umanità perde il senso della propria esistenza e della propria libertà.
Nonostante il tempo dei grandi sistemi e delle ideologie totalitariste sia ormai finito, non bisogna rinunciare a dare significato all'esistenza, lo si può fare con una ragione più proteiforme, meno categorica, più capace di cogliere le dimensioni sfuggenti dell'esistenza. È necessaria una razionalità gentile, unita alla sensibilità. E proprio la fenomenologia rende praticabile il riavvicinamento tra la ragione e le emozioni.
Dilthey divide le scienze in scienze della natura e scienze dello spirito. A quest'ultima spetta lo studio dei fenomeni umani. Sono i prodotti dello spirito, più delle conoscenze della natura umana, che ci consentono di comprendere la vita individuale. Così molto più della psicologia sperimentale, varranno i contributi di letterati, filosofi, artisti che conoscendo la vita umana l'hanno espressa.