Documento dall'Università sulle teorie della relazione comunicativa, definendo la comunicazione come trasmissione di messaggi e processo di condivisione. Il Pdf, utile per lo studio della Psicologia a livello universitario, esamina gli assiomi della comunicazione e l'approccio non direttivo di Carl Rogers, sottolineando l'importanza della comunicazione nella relazione tra operatore socio-sanitario e assistito.
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La comunicazione è un processo sociale che, al suo livello elementare, può essere definito come una "trasmissione di messaggi". Affinché tale trasmissione si verifichi, è sufficiente che un soggetto A invii un messaggio (vocale, gestuale, scritto) a un altro soggetto B o a un gruppo di persone (che chiameremo C), come ad esempio: «Ieri Gianna e Jacopo si sono sposati». Se poi da B o C arriva una risposta, come: «Che bella notizia! Sono/siamo felice/i per loro!», oppure una domanda: «E dove sono andati in viaggio di nozze?», che richiede a sua volta una risposta, si verifica uno scambio comunicativo.
Se il gioco di domande-risposte va avanti, lo scambio comunicativo può diventare una conversazione, in cui ci si può allontanare considerevolmente dall'argomento iniziale (l'annuncio di un matrimonio) per affrontarne di nuovi, ad esempio il tema della "moda" dei viaggi in località esotiche o l'aumento del costo della vita che riguarda tutti.
In ogni caso, nella comunicazione interpersonale c'è sempre qualcosa di più del meccanico invio di un messaggio, anche a partire dalla trasmissione di un semplice contenuto informativo come il matrimonio di Gianna e Jacopo: colui che ha deciso di diffondere la notizia forse era mosso da qualche intenzione particolare, ad esempio rendere partecipi altre persone di una bella novità, oppure allentare la tensione in un gruppo introducendo un dialogo "lieve" o magari inserirsi in modo "simpatico" in una conversazione già strutturata.Quindi ogni atto comunicativo, anche il più semplice, ha degli aspetti emotivi e sociali che vanno oltre la secca "trasmissione di informazioni" e qualificano la comunicazione come un processo di condivisione, in cui ogni partecipante mette in gioco e rivela (o nasconde, data la possibilità della menzogna e della simulazione) qualcosa di sé agli altri.
Potremmo dunque asserire che il termine "comunicazione" può avere due significati, di cui uno più tecnico e "debole" (trasmettere messaggi), l'altro più forte per via delle sue implicazioni sociali (mettere in comune, condividere).
La comunicazione è uno dei principali strumenti a disposizione dell'operatore socio-sanitario per avviare, mantenere e concludere positivamente la relazione di assistenza e cura. E' attraverso specifiche modalità comunicative, infatti, che l'operatore si avvicina al paziente, lo informa sulle prestazioni di cura e sui servizi che gli saranno offerti, lo incoraggia e conforta, entra in sintonia con il suo mondo interiore. Egli, inoltre, deve sapere interagire sul piano comunicativo anche con i famigliari dell'assistito, rispondendo alle loro domande con un linguaggio rigoroso ma comprensibile.
E' pertanto essenziale che l'operatore conosca le principali teorie che consideriamo la comunicazione come una relazione, in cui i partecipanti sono coinvolti a più livelli (professionale, cognitivo, emotivo, sociale), si mettono in gioco e condividono esperienze ed emozioni.In questo gruppo di teorie, le più ricche di suggerimenti operativi per l'ambito socio- sanitario sono:
Per fissare i concetti:
La psicologia sistemica trae le sue origini dalle ricerche dello psicologo e antropologo britannico Gregory Bateson (1904-1980) ed è stata poi sviluppata presso il Mental Research Institute di Palo Alto in California, negli anni Sessanta del Novecento.
Secondo l'approccio sistemico la comprensione di un fenomeno, a qualsiasi ambito appartenga (biologico, psicologico, sociale ecc.), richiede che esso sia studiato nel suo intreccio con altre realtà appartenenti allo stesso contesto, ovvero come elemento di un sistema di realtà reciprocamente collegate.
In alcuni scritti degli anni Cinquanta, a proposito della malattia mentale (in particolare della schizofrenia) Bateson sottolinea l'esigenza di spostarne la considerazione dall'analisi del soggetto isolato (il "caso clinico") al contesto (famigliare, sociale) in cui il paziente vive e in cui è probabilmente maturato il disturbo.
Bateson concentra la sua analisi sui meccanismi della comunicazione interpersonale, individuando alcune "patologie comunicative", di cui il doppio legame è una situazione esemplare. Questa condizione si verifica ad esempio quando, all'interno di un rapporto comunicativo intenso, come quello tra madre e figlio, quest'ultimo è vittima di messaggi contraddittori che non riesce a decodificare e che lo intrappolano in una situazione paradossale, come accade nei casi seguenti:
Gli autori della scuola di Palo Alto, tra cui lo psicologo Paul Watzlawick (1921-2007), la psicologa Janet Beavin (nata nel 1940) e lo psichiatra Don Jackson (1920-1968), tutti statunitensi, individuano alcuni principi fondamentali della comunicazione che chiamano assiomi.
In questa sede gli assiomi aiutano a comprendere come e perché ogni singolo comportamento non possa venire considerato e spiegato isolatamente, ma debba venire messo in relazione al sistema in cui è inserito.Il primo assioma afferma che in un contesto sociale ogni comportamento ha valore comunicativo; anche il silenzio o la volontà di isolarsi comunicano qualcosa: ad esempio, in uno scompartimento ferroviario, chi si nasconde dietro un giornale aperto o guarda fisso un punto davanti a sé manifesta il suo desiderio di non comunicare, di evitare ogni contatto con altri viaggiatori.
Il secondo assioma distingue in ogni messaggio il contenuto informativo dal modo in cui si esprime quel contenuto, e afferma che è il secondo livello a definire il tipo di relazione che intercorre tra i parlanti. Ad esempio, le frasi: «Metti subito in ordine la tua stanza» e «Mi piacerebbe che trovassi un po' di tempo per sistemare la tua stanza», pur avendo lo stesso contenuto informativo, definiscono due relazioni diverse: di dominio-sottomissione la prima, di collaborazione-partecipazione la seconda.
Il terzo assioma afferma che la stessa sequenza comunicativa può essere interpretata in modo diverso dai partecipanti. Un caso classico è quello del conflitto di coppia, in cui a un certo punto uno dei due si chiude nel mutismo. L'altro coniuge spiegherà: «La crisi è colpa sua, perché non è possibile parlare con chi non risponde», mentre chi ha interrotto la sequenza comunicativa dirà: «La colpa è sua, delle sue aggressioni verbali a cui io non rispondo più».
Il quarto assioma distingue il ruolo della comunicazione verbale (scambio di informazioni) dal ruolo della componente non verbale (gesti, tono della voce, espressioni del volto, posizioni del corpo, distanza interpersonale), a cui è affidato il compito di definire la relazione tra i parlanti. In ogni messaggio vi sono entrambi i tipi di comunicazione e sono parimenti importanti.Il quinto assioma differenzia la comunicazione simmetrica, in cui le persone sono su un piano di parità (amici, fratelli), dalla comunicazione asimmetrica o complementare, in cui tra gli interlocutori c'è differenza di posizione (insegnante- allievo, medico-paziente).
Sul piano terapeutico, l'approccio sistemico-relazionale mira a riequilibrare un sistema in situazione critica, agendo sulle modalità comunicative adeguate, di cui gli elementi del sistema stesso si devono riappropriare.
Per fissare i concetti:
Lo psicologo e pedagogista statunitense Carl Rogers (1902-1987) è una delle figure principali della psicologia umanistica (che si basa su una concezione positiva e ottimistica della persona, vista nella sua totalità); la sua opera spazia dalla psicologia clinica, alla teoria e pratica educativa, alla riflessione sulle relazioni sociali in generale.
Egli ha un concetto "forte" di comunicazione: la intende, cioè, non come semplice trasmissione di messaggi o scambio di informazioni, ma in quanto esperienza intensa che coinvolge totalmente i partecipanti.
Poiché Rogers si è occupato in particolar modo di comunicazione didattica e terapeutica, le sue considerazioni sono preziose per chi, come l'operatore socio- sanitario, lavora a contatto con il pubblico e si trova spesso nella necessità di dover modulare il proprio approccio comunicativo.
Rogers ritiene che i rapporti tra le persone debbano fondarsi, oltre che sull'empatia, sull'autenticità; pertanto, secondo lo studioso, occorre liberarsi di maschere e corazze difensive e proporsi agli altri per come si è realmente.
Non si dovrà temere di esporsi nella propria fragilità e con i propri difetti, perché l'autenticità innesca un circolo virtuoso: chi si apre fiduciosamente agli altri sarà ricompensato con altrettanta naturalezza e sincerità, e la comunicazione fluirà apertamente e in modo libero.