Documento dall'Università degli Studi Gabriele D'annunzio - Chieti e Pescara su L'eredità del presente. Il Pdf esplora i concetti di capitalismo, utopia e forme di vita, analizzando le loro interconnessioni e implicazioni sociologiche, con contributi di pensatori come Marx, Weber e Simmel.
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Capitalismo, forme di vita e utopia sono, senza dubbio, tre concetti stratificati, profondi, impermutabili e, in parte per quello di utopia e certamente per quello di forma di vita, anche poco esplorati o di rado considerati negli studi sociologici in modo sistematico, che danno luogo a relazioni tra loro non del tutto prevedibili o scontate.
Considerati nel modo più semplice, il concetto di capitalismo rimanda a uno stato del mondo reale i cui principi fondativi e fondamentali sono la proprietà privata, il mercato e la ricerca del profitto. L'utopia è un topos paradossale e un flusso carsico dell'immaginario sociale i cui elementi distintivi sono la rappresentazione di una società ideale, con diverso grado di dettaglio e approfondimento, unita a una critica, implicita o esplicita, delle società reali e storiche.
Le forme di vita costituiscono, da tale punto di vista, il luogo di articolazione teoretica della relazione tra capitalismo e utopia capace di metterne in discussione gli assunti e di problematizzarne le prospettive. il concetto di forma di vita funziona, infatti, come un punto di snodo rende il capitalismo un topos e un flusso dell'immaginario riconoscendone l'incessante potenza trasformativa e auto-trasformativa.
Il capitalismo definisce un regime di realtà integrale e totalitario nel quale l'utopia rappresenta il punto di fuga prospettico sull'infinito possibile: non si dà l'uno senza l'altra e per entrambi la posta in gioco concerne le forme di vita dell'umano.
Capitalismo, forme di vita e utopia sono, in tal senso, la difficile eredità del presente che non è consentito ignorare: ciò che abbiamo ricevuto dal passato e ciò che lasceremo al futuro.
Si riprende il problema del capitalismo provando a ritrovare, ripartendo criticamente dal pensiero di Adam Smith e sviluppando il ragionamento da una tradizione di studi soprattutto di area tedesca, che va da Karl Marx alla Scuola di Francoforte passando per Werner Sombart, Georg Simmel e György Lukács, caratteri essenziali del capitalismo e l'uno in relazione all'altro.
Ponendo attenzione alle più classiche forme di vita capitalistiche, quelle del borghese e del proletario, oggi si può facilmente riconoscere che esse rinviavano a una sotterranea coerenza da ricondurre a un orizzonte socio- antropologico più ampio e pervasivo. Gli spiriti del capitalismo continuano a incarnarsi incessantemente in spettri molteplici in un processo che non sembra poter avere fine sempre più sorretto dall'ampliamento del sistema tecnico e dal potere della tecnoscienza.
L'interpretazione unilateralmente materialistica del capitalismo cui si riferiva Weber era, evidentemente, quella del marxismo ortodosso. Le parole di Weber hanno il merito di puntualizzare una questione di metodo più generale: nel processo analitico lo studioso privilegia quelle istanze interpretative che ritiene più adeguate in relazione alle ipotesi che guidano il lavoro, ma non perde mai di vista lo sfondo più ampio in cui le sue analisi potranno trovare luogo accanto ad altre differenti se non apparentemente inconciliabili.
Su un piano più specifico, questo brano invita a pensare il capitalismo almeno in una doppia prospettiva: il capitalismo è una cosa che è possibile interpretare in chiave sociologica con un focus economico-politico o materialistico (Marx), oppure socioculturale o spiritualistico (Weber), nella consapevolezza che entrambe le prospettive possono convergere su un medesimo orizzonte interpretativo.
Individuare con una certa precisione alcuni specifici temi e problemi nella loro articolazione concettuale che consentono di iniziare a definire e dimostrare l'ipotesi del capitalismo come forma di vita. Secondo orientamenti differenti e riferentesi a uno stato del capitalismo passato, sembrano tuttavia di straordinaria importanza e utilità per comprendere il capitalismo presente.
È un brano nel quale Marx individua un problematico punto di contatto tra il modo di produzione dominante in una società e la dimensione religiosa, coscienze individuali socialmente plasmate in forme sociali corrispondenti a un certo sviluppo delle forze produttive del lavoro. Marx ha una concezione più mossa e problematica delle dinamiche intercorrenti tra la struttura e le sovrastrutture, tra il piano economico e quello ideologico.
D'altra parte, ed è ciò che più interessa, in questo brano si riconosce la tesi marxiana maggiore di considerare la forma dei rapporti di produzione come la forma reale dei rapporti sociali consonante con la forma religiosa prevalente in una società, ma è propriamente alla concezione di una specifica forma di vita sociale che occorre rinviare questa correlazione.
Il problema del capitalismo come forma di vita, Marx spiega molto bene l'effetto illusorio cui sono soggetti tutti gli individui di una società capitalistica nella considerazione della sua reale articolazione, i rapporti sociali sono rapporti reificati e coperti dalla forma del denaro. La società si articola e funziona secondo una logica di inversione, riconducibile alla matrice hegeliana, per la quale i rapporti tra umani appaiono come rapporti tra cose.
Le forme di vita sociale sono intese come inevitabili perché pensate e vissute dagli individui come naturali e naturalmente date, pertanto, ritenute non più mutabili. Marx descrive il meccanismo della naturalizzazione è un principio sociologico generale, il principio della naturalizzazione della dimensione storico-sociale.
Quel che si intende sottolineare è che, proprio nei termini di Marx, la questione posta dal capitalismo riguarda l'affermazione di una forma di vita sociale la cui logica non è immediatamente riconoscibile agli umani e la cui realtà è da essi intesa come naturale e non storicamente determinata.
L'estrema sofisticatezza di questo impianto reale è l'oggetto dell'analisi marxiana, il problema delle relazioni tra struttura e sovrastrutture non riducibile a un determinismo unidirezionale dal primo alle seconde. Sono da rilevare, nel pensiero di Marx, le evocazioni della magia, del misticismo e della stregoneria, così come è da ricordare il carattere enigmatico della merce come feticcio e il prodotto del lavoro come geroglifico sociale. Spiriti e spettri sono evocati come manifestazioni di potenze storiche e costituiscono chiavi di lettura indispensabili per iniziare a definire il capitalismo, le forme di vita e l'utopia.
Il collegamento con Weber, che parlò appunto di spirito del capitalismo, in pagine che colgono la medesima preoccupazione dell'imperatività della forma di vita capitalistica come forma di vita che si riproduce nelle fogge di un fenomeno ritenuto dagli umani un qualcosa di naturale, forse non immutabile, ma certamente come un destino collettivo che dalla dimensione sociale si allarga alla generalità della specie umana e cattura ciascun individuo.
Il capitalismo moderno va letto oltre il livello delle singole appropriazioni soggettive, deve essere decifrato a un livello più ampio, propriamente storico e socioculturale, in cui il confine tra cultura e natura tende a scomparire. Per Weber il capitalismo odierno è un cosmo enorme, ha un carattere imperativo che si fonda su meccanismi di autoriproduzione di cui gli umani sembrano essere oggetti non meno che inconsapevoli strumenti, una forma di vita sociale totale perché riflette un determinato modo di vivere. Per Weber è questo in estrema sintesi lo spirito del capitalismo moderno: uno stile di vita ben preciso, vincolato da norme e vestito dei panni di un'etica.
La critica va inquadrata proprio nel senso metodologico da lui stesso indicata chiaramente: evitare facili rapporti causali tra dimensioni diverse della vita sociale, come quella culturale o weberianamente spiritualistica e quella economica o marxianamente materialistica.
Le fluttuazioni della vita, è stato osservato da Georg Simmel, trovano sussunzione nel mondo umano in forme che danno a esse contenuto, ordine, senso e senza le quali saremmo dinanzi a una vita non qualificata. Nella relazione tra queste formazioni e la vita, Simmel individua un problema sociologico, in senso più ampio autenticamente filosofico, di assoluta rilevanza.
La Cultura nel senso di Civiltà, in un significato classico che attraversa tutto il pensiero tedesco della prima metà del Novecento; Kultur come insieme delle misure prese e progettate dagli umani nel tempo: tutte le attività e i valori che sono utili all'uomo per piegare la terra al suo servizio, per proteggerlo dalla violenza delle forze naturali e così via.
Per Simmel, le forme della civiltà tendono a solidificarsi opponendosi, in tal modo, al fluire incessante della vita stessa e impedendo che nuove forme possano trovare la luce e affermarsi contro di esse. Il conflitto della civiltà moderna è allora il conflitto di forme della vita con altre forme della vita, è una contraddizione inevitabile poiché la vita è vincolata alla necessità di diventare reale solo in forma del suo opposto.
La questione di Simmel rinvia al tema del vitalismo e delle filosofie della vita, cioè al concetto di vita stesso inteso come una forza presente nell'universo in tutti gli organismi, il concetto di vita trova collocazione concettuale accanto a quello di forma nell'espressione forma di vita.
Nell'epoca attuale il termine life-form sembra assumere sempre più un valore di testimonianza della fine della scomparsa di forme di vita sul pianeta Terra. Forma di vita come life-form diventa un termine fantasma della nostra cultura, del nostro linguaggio, della nostra esperienza. Accanto a quest'ambito di senso, forma di vita espresso come form of life è un sintagma che rinvia a un secondo ordine di significati, più difficili e propriamente filosofici e socio- antropologici, di cui il principale può essere indicato nell'organizzazione dell'esistenza da parte degli umani.
Form of life rinvia in tale accezione a come gli umani vivono in società secondo un punto di vista che potrà variare il suo fuoco da un massimo grado di generalità fino al livello del dettaglio microscopico, ma che non sarà in ogni caso mai coincidente esaustivamente con la vita della singola persona in quanto tale, con la sua biografia individuale, unica, irripetibile.
Denaro, proprietà privata e mercato sono tre cardini socioculturali che hanno effetti produttori di realtà al livello individuale, soggettivo, personale e al livello collettivo, oggettivo, impersonale. Questi tre elementi sono sufficienti per definire la forma di vita capitalistica nel senso più astratto e generale possibile: un cosmo e un'antropologia.
Nell'intreccio complesso e nella coesistenza problematica di tali piani all'interno della dimensione esistenziale vissuta dalla persona, cioè mediati dai processi di soggettivazione e socializzazione per i quali siamo quel che siamo in una determinata situazione storica, si individuano molteplici forme di vita più specifiche, tutte appartenenti al macro-tipo capitalistico di cui condividono, anche quando li rifiutano, gli assunti di base, ma dotate di caratteri propri.
Beck impiega l'espressione senza offrirne una definizione puntuale e affidandosi in tal modo al comune understanding con il lettore, impiega il concetto per indicare il complesso delle forme che la vita associata e individuale assume in un determinato tempo storico. Forme di vita sono pertanto individuabili come categorizzazioni generali in connessione con caratterizzazioni provenienti da elementi quali la classe, il ceto, la gerarchia sociale, la cultura e altri termini che sono associabili a condizioni di esistenza tradizionali o moderne e quelle proprie della seconda modernità da lui definita.
A una prima considerazione il capitalismo sembrerebbe essere soprattutto o soltanto un sistema economico: un insieme di elementi e fattori tra loro interrelati e interconnessi (sistema), inerenti e finalizzati alle attività di