Slide sul passaggio dal latino ai volgari nel Medioevo. La Pdf esplora i principali volgari letterari, come la Lingua d'oïl, la Lingua d'oc e la Lingua del sì, e il policentrismo linguistico in Italia, con le quattro aree principali dei volgari illustri, utile per la Letteratura nella Scuola superiore.
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MEDIOEVO® PASSAGGIO DAL LATINO AL VOLGARESERMO DOCTUS E SERMO VULGARIS L'antica Roma conquista un vastissimo impero in tutta l'area del Mediterraneo, dall'Europa all'Asia mediorientale, al Nordafrica. Dovunque arrivi, Roma porta la propria cultura e anche la propria lingua, il latino => processo di romanizzazione. Vi sono però delle profonde differenze nella conoscenza e nell'uso del latino fra gli abitanti dell'impero: si distinguono progressivamente 2 tipi di latino.
a) Il SERMO DOCTUS: è il latino classico, insegnato nelle scuole e usato sia nella comunicazione orale sia nei testi scritti dalle persone colte, che conoscono bene la lingua. È molto curato nel lessico, rispetta le regole grammaticali, ha una costruzione del periodo ampia, con molte subordinate. b) Il SERMO VULGARIS: è il latino volgare, parlato quotidianamente dal popolo (vulgus). Tende a semplificare la lingua in tutti i suoi aspetti: non si pronunciano le consonanti a fine parola, si trascurano le regole morfo- sintattiche, s'inseriscono termini dialettali, diminutivi ed espressioni spesso sgrammaticate.
Nelle varie zone dell'impero, il SERMO VULGARIS si differenzia in una miriade di varietà locali ("latini volgari regionali") poiché il latino si mescola e si sovrappone alle «lingue di sostrato», cioè quelle parlate localmente prima dell'arrivo dei Romani. Queste differenze sono tanto più evidenti quanto più ci si allontana dal cuore dell'impero, cioè da Roma. Es. il latino parlato da un contadino della Gallia è molto diverso da quello parlato da uno italico o da uno iberico. Dal II-III sec. d. C. il latino volgare si afferma sempre di più sul latino classico, sia per la decadenza della classe colta romana sia per la diffusione del Cristianesimo, che rivolge il suo messaggio al popolo e conia nuovi termini per esprimere parole originariamente in ebraico, aramaico o greco. Dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente, avvenuto nel 476 d.C. a causa delle invasioni e migrazioni dei popoli germanici, la parte occidentale dell'impero si disgrega in tante realtà politiche autonome, con le loro peculiarità e l'importazione delle loro lingue, dette «di superstrato». La frantumazione politica provoca anche un ulteriore aumento del tasso di analfabetismo e una frammentazione linguistica. In Europa lentamente s'impongono 3 famiglie linguistiche:
Si chiamano anche lingue romanze perché derivate dal romànice loqui (il «parlare come i Romani»).
Lingue indo-europee Neolatine Islandese Samoiedo Lappone Slave e g 0 Celtiche Greche Albanesi NO Svedese Lingue non indo-europee Uralo-altaiche e Lingue turche Basche Scozzese Estone Letfone Russo Fandese Danese Inglese S Russo Gallese Bielorusso Needandese Lingue turche Polacco Bretone Ucraino Francese S Slovacco Galiziano Magiaro Sloveno Occitano Croato Romeno Caucasi Lingue turche Serbo Armeno Bulgaro Catalano Macedone Turco Albanese Sardo ₹ Greco Portoghese Spagnolo Corso Italiano Lusaziano Tede Ceco Calmucco Romancio Ungherese Casico Germaniche Baltiche Komo Finnico Catelico Ugro-finniche Lituano
Nell'Alto Medioevo il latino continua a essere usato come lingua ufficiale nei documenti scritti (nelle chiese, nei tribunali, ... ), ma non viene più usato come lingua parlata nel quotidiano perché prevalgono i diversi volgari. Il latino di questo periodo, pur conservando le strutture grammaticali tradizionali, si differenzia ormai da quello classico nel lessico (ricco di neologismi) e nella sintassi (spesso lontana dalle regole classiche. Es. verbo non più in fondo al periodo). Oggi, per distinguerlo da quello classico, lo si chiama latino medievale (o mediolatino).
La conoscenza del latino e la cultura diventano sempre più riservate a un'élite costituita quasi esclusivamente dai chierici, persone con una formazione ecclesiastica. Inoltre resta a lungo come l'unica lingua scritta. Nel IX secolo Carlo Magno adotta proprio il latino come lingua ufficiale del Sacro Romano Impero per formare la futura classe dirigente nei settori politico e amministrativo. Ma nel frattempo si amplia sempre di più il divario fra questa lingua e i diversi volgari: già dal 600-650 la gente comune non capisce più il latino.
All'inizio i volgari sono lingue d'uso esclusivamente orale. Molto gradualmente, a partire dalla metà del IX secolo, queste lingue iniziano a comparire e ad affermarsi in documenti di carattere pratico (es. testimonianze in processi). NB: per gli esempi specifici vedi file «Primi docum in volgare» Si ha una vera e propria rivoluzione culturale quando si comincia a usarle anche per comporre opere letterarie, prima destinate alla sola comunicazione orale, poi fissate anche dalla scrittura. Da questa rivoluzione nascono le letterature moderne dell'Europa.
Soprattutto a partire dal Basso Medioevo (XI secolo) i volgari iniziano ad essere impiegati a scopi letterari. Le lingue più rilevanti al riguardo sono indicate con la parola usata per esprimere il «sì»:
Dal XIII secolo in Italia il volgare viene impiegato per scrivere testi letterari: questo fenomeno deriva anche da VIP trasformazioni sociali, come la formazione di un pubblico laico nelle corti e l'ascesa della classe borghese-mercantile che abitualmente si serve del volgare. Tuttavia, per l'Italia si parla di policentrismo linguistico, ossia di tanti volgari regionali. Riguardo ai volgari «illustri» (cioè usati in letteratura), si distinguono 4 aree: