Documento dall'Università su Umberto Eco: La guerriglia semiologica. Il Pdf, di Filosofia per l'Università, esplora il rapporto tra media e pubblico, le strategie di interpretazione dei messaggi e le dinamiche culturali, citando opere chiave e concetti come l'interrelazione dei media e le trasformazioni culturali.
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1. Umberto Eco. La guerriglia semiologica La metafora usata da Eco per definire la semiotica è quella appunto di un campo di studi, non chiuso né unificato, che molte discipline possono condividere per opporsi al conformismo e mediare fra saperi alti e cultura di massa emergente a quel tempo. Il gesto fuori norma di un filosofo che cominciava a indagare, con lo stesso interesse per i classici dell'antichità, personaggi del mondo televisivo, del fumetto, della pubblicità, scatenò reazioni violente. Fu visto dalle élite di allora come un "degrado" del sapere, laddove Eco invece voleva mettere il suo sapere al servizio di tutti ed essere un intellettuale mediatore: guidare chi non ha conoscenze e competenze filosofiche a difendersi dalla manipolazione e a leggere le ideologie sottese alla comunicazione dei media. Per non farsi ingannare. Il modello che poteva tenere uniti basso e alto era l'enciclopedia: un sistema di conoscenze concepito in forme di relazione, fatto di storie culturali stoccate e intrecciate con altre.
Fin dagli anni Sessanta Eco propone ricerche interdisciplinari sul rapporto fra media e pubblico. Parte dalla constatazione che tra il messaggio codificato alla fonte e il messaggio ricevuto dal destinatario ci sono notevoli margini di difformità. Quindi, se da un lato i messaggi influenzano le opinioni degli utenti e addirittura forgiano le coscienze, dall'altro bisogna considerare i filtri, le strategie che determinano la ricezione di questi messaggi. E, come fa Barthes con i Miti d'oggi (1957), decostruirli. Sulla centralità del destinatario Eco si esprime nella sua comunicazione al Congresso Vision 67 che si tiene a New York nell'ottobre 1967, organizzato dall'International Center for Communication, Art and Sciences (Eco 1967). Qui Eco introduce l'idea di guerriglia semiologica. Come si può migliorare - si chiede il semiologo - la qualità con cui i destinatari ricevono i messaggi dei mass media?
Eco propone una soluzione di "guerriglia", cioè "un'azione per spingere l'audience a controllare il messaggio e le sue molteplici possibilità di interpretazione", e ne specifica le modalità:Bisogna occupare, in ogni luogo del mondo, la prima sedia davanti ad ogni apparecchio televisivo (e naturalmente: la sedia del leader di gruppo davanti ad ogni schermo cinematografico, ad ogni transistor, ad ogni pagina di quotidiano). Se volete una formulazione meno paradossale, dirò: la battaglia per la sopravvivenza dell'uomo come essere responsabile nell'era della comunicazione non la si vince là dove la comunicazione parte, ma là dove arriva (Eco 1967: 297).
Eco ha in mente un'azione che porti i vari tipi di pubblico a discutere dei messaggi che arrivano dai mezzi di comunicazione di massa, affinché i contenuti possano essere criticati e anche capovolti. L'obiettivo non è il controllo politico dell'opinione pubblica, ma il miglioramento delle forme ricettive e interpretative del pubblico.
L'idea di una guerriglia interpretativa combattuta porta a porta ha un che di utopistico, ma a seguire Eco prefigura una possibilità più realista quando pensa a un'interrelazione dei vari media, dove un medium può dare dei giudizi sui messaggi di un altro medium in un esame reciproco che aumenti la consapevolezza del pubblico. È il caso dei giornali che criticano la televisione o dei programmi televisivi che parlano di altri programmi televisivi o delle trasmissioni radiofoniche che esaminano giornali e televisioni: una "rete intermediale" che Eco ha immaginato con notevole preveggenza e che può forse aumentare la dimensione critica della ricezione. Oggi, anche rispetto al caos di Internet, dove fra appiattimenti di opinione e hater, il giudizio critico scompare, i festival o talk show come Tv Talk e Propaganda Live rappresentano un momento di riflessione importante per il pubblico nel senso indicato da Eco.
2. Da Mike Bongiorno (1961) ad Apocalittici e integrati (1964) Una missione così ambiziosa negli intenti avrebbe potuto attirare l'astio del pubblico, se Eco si fosse mostrato borioso o altezzoso nello smontare la comunicazione mediatica. Barthes ha fatto ricorso alla leggerezza, alla soavità del pensiero e del linguaggio, nel senso di Italo Calvino (1985). Eco ha scelto il registro comico, brioso e pieno di spirito anche nell'esprimere giudizi molto negativi. È stato un riso aperto inconfondibile il suo, provocato da cose buffe, strane e bizzarre. Un "ridere con", un ammiccare al lettore per infondergli il dubbio sulla buona fede della comunicazione.
2.1. Fenomenologia di Mike Bongiorno (1961) Nel caso di Mike Bongiorno, Eco stronca di fatto il conduttore, ma ricorrendo al genere della parodia: Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie, e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia ... ") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino", "signor contadino" [ ... ]. Convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione fra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti (Eco 1961, corsivo ns.).
"Ridere con" non significa fare il cabaret. Chiunque capirebbe che Eco non apprezza Bongiorno. Lo disapprova imbastendo però una parodia del personaggio, cioè una descrizione che fa leva sul sensibile, un suo travestimento burlesco, utile a legare a sé il pubblico con l'adiuvante della "simpatia", del "sentire insieme". Gli basta caricare di poco il ductus di Bongiorno, che in sé è già una macchietta. E mescolare questa parodia, il "verso" del conduttore, con metafore tratte da universi religiosi e filosofici. L'assumere linguaggi bassi e linguaggi alti o meglio il servirsi dei primi per parlare dei secondi e viceversa è una tecnica costante nello stile di Eco. Coglie di sorpresa il lettore e, mentre lo fa ridere, lo sollecita ad attivarsi seriamente e a compiere passaggi logici. Il registro comico è subordinato a un programma politico. L'obiettivo di Eco è sempre e comunque la formazione della res publica, mediante la televisione prima e con la controinformazione e la "guerriglia semiologica" poi. Funzionario della RAI dal 1954 al 1960, Eco ha coltivato il pensiero del pubblico e orientato il suo incarico a "un'organizzazione della presa di parola" da parte del pubblico, a una ricerca degli "spazi intermedi", delle "regole di scambio" nella comunicazione.
2.2. Apocalittici e integrati (1964) Una domanda potrebbe sorgere spontanea: siamo sicuri che la gente non sappia difendersi dai media? La raccolta di saggi Apocalittici e integrati che esce nel 1964 e che ha come specifico oggetto di analisi la cultura e le comunicazioni di massa risponde a questo quesito. Eco lo scrive nell'Introduzione: il problema non è se le masse si facciano manipolare o meno: Che poi le cosiddette masse stiano o no al gioco, se in realtà abbiano uno stomaco più forte di quanto credono i loro manipolatori, se sappiano esercitare una facoltà di discriminazione sui prodotti che vengono loro offerti da consumare, se sappiano risolvere in stimoli positivi, volgendoli a impieghi imprevisti, messaggi che erano stati emessi con tutt'altra intenzione - questo è un altro problema (Eco 1964: 13).
La televisione, avverte Eco in una premessa necessaria, non è certo un sistema monolitico, ma un macro-servizio che ha al suo interno molti generi e discorsi differenti (il quiz, il telegiornale, la rappresentazione teatrale, il film, lo spettacolo musicale, etc.). Vi sono dunque contenuti diversi per pubblici diversi. Tuttavia alcuni programmi inducono una ricezione passiva, quasi ipnotica del mezzo televisivo, in opposizione quindi a un atteggiamento critico di una ricezione più consapevole. Assecondano il gusto medio del pubblico sulla base dei dati dello share, con una funzione di controllo ispirata alla conservazione dell'ordine sociale. Eco parla di "direzionamento occulto" da parte di un'industria culturale che dà al pubblico ciò che esso vuole, imponendogli di fatto ciò che deve volere.
Dunque, indipendentemente dalle capacità delle persone di filtrare i messaggi che arrivano, essere consapevoli e lottare contro questa tendenza è cruciale per Eco. Pensiamo oggi allo stesso discorso elevato al potere di chi controlla Internet: la rete si appropria di nostri dati su gusti e stili di vita personali, violando di fatto la nostra privacy, e ci rimpalla prodotti e servizi a pagamento che confermano e assecondano i nostri voleri o ciò che noi dobbiamo voler consumare (per il profitto di altri). In Apocalittici e integrati Eco osserva la civiltà di massa e, di fronte all'atteggiamento intellettualistico e aristocratico dei cosiddetti "apocalittici" e all'atteggiamento disinvolto e ingenuo dei cosiddetti "integrati", propone la via dell'analisiscientifica dei media.
Eco non crede che la cultura si possa rappresentare secondo livelli rigidi, separando appunto "forme alte" e "forme basse" e riunisce qui in modo innovativo Platone, Kant, Nietzsche, Marcuse e l'estetica del bello con Superman, Charlie Brown, Rita Pavone, Elvis Presley e il kitsch. Per gli "apocalittici", che pensano alla cultura come gelosa coltivazione, assidua e solitaria, di un'interiorità che si affina e che si oppone alla volgarità della folla (Eco 1964: 3), la cultura di massa è un'anticultura, del tutto negativa e livellante e che segue solo criteri economici. Per gli "integrati", al contrario, i media rendono la massa protagonista della storia e la cultura consumata dalla massa è un fatto positivo, perchè attenua le differenze sociali e introduce invece nuovi linguaggi, nuovi schemi percettivi. Gli "apocalittici" trovano il loro sostegno teorico nei filosofi della Scuola di Francoforte, soprattutto Horkheimer, Adorno, Marcuse e Habermas; gli "integrati" hanno il loro portavoce in Marshall Mcluhan (1962), che contestualizza storicamente i media delineando gli elementi dell'"uomo gutenberghiano". La posizione di Eco fra i due fronti è decisa: senza demonizzare la civiltà di massa, il semiologo suggerisce uno studio scientifico dei programmi che ne sveli le caratteristiche e permetta una comprensione più analitica.
3. Scritti sulla televisione (2019) Un anno fa Gianfranco Marrone ha curato e pubblicato le analisi di Eco della televisione, dal 1956 al 2015. Qui si vede molto bene che, insieme alla volontà di far chiarezza in un linguaggio limpido, ragione dell'apprezzamento da parte di ampie fasce di pubblico, la cifra di Eco è uno humour irresistibile. La risata contagiosa e distensiva notata a proposito di Bongiorno diventa, nel tempo, un umorismo pirandelliano, venato di compassione fino al sarcasmo, da "Corrado e il paese reale" (1995) in poi. Eco aveva scommesso sulla tv come strumento educativo e visto affermarsi invece il realytismo, che promuove la trivialità. Deluso, ha però continuato a dire: "non spegnete la tv, accendete la libertà creativa". Un lungo saggio ("Per una definizione della critica televisiva", 1972) è ancora molto attuale. La critica della tv, secondo Eco, dev'essere descrittiva e al contempo inventiva: spiegare come un'opera funziona e insieme attivare immaginazione e intelligenza, ma esprimendo giudizi di valore.
Da questi saggi si scopre come è cambiato l'immaginario del popolo italiano. Se in un primo tempo gli si faceva desiderare di essere Superman, di proiettarsi in Kirk Douglas, presto il