Compendio di Sociologia: concetti fondamentali e autori principali

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ELENA VILLEGGIAA.S. 2023 - 2024
Compendio di Sociologia – Delli Poggi
Divisione dell’indice in: Autori Struttura Cultura Note sulla ricerca; ogni parte sintetizzata per
facilitare la comprensione
1. Sociologia (pag. 13 – 16)
Sociologia: studio della società. (La definizione cambia in base all’autore che si studia; per Weber è lo studio
dell’agire sociale)
Deve il nome ad Auguste Comte, filosofo francese, che dopo il periodo travagliato di Napoleone, della
Restaurazione e delle prime rivoluzioni industriali vuole fondare una “scienza della società” per sapere come
riorganizzarla; lo intende in senso positivista, quindi alla ricerca di leggi che regolino i fenomeni sociali. Con
Comte ancora non si parla di scienza della sociologia, ma si parla di scienza generica di una “filosofia sociale”.
Allo stesso modo, Machiavelli parla di potere e morale, e Vico parla di una scienza che sia
coniugazione tra filosofia e filologia.
XVIII – XIX sec.: periodo di grandi e veloci cambiamenti che investono tanti campi diversi e danno il via allo
sviluppo di diverse scienze (psicologia, economia, statistica). Questi cambiamenti sono oggetto di studio della
sociologia. Essa, infatti, ha senso quando diventa utile ed applicabile come metro di lettura dei cambiamenti
sociali. Perché utile? Le società europee in pieno cambiamento diventano un oggetto di interesse scientifico;
un oggetto (di studio, in questo caso) assume senso e consenso quando diventa utile o piacevole.
Gli autori che studiamo si collocano storicamente in questo periodo: Max Weber, Emile Durkheim vengono
identificati come i padri della sociologia come scienza moderna.
Weber: sociologia con carattere comprendente, tramite l’analisi di tipo storico dei fenomeni.
Durkheim: sociologia con carattere esplicativo, tramite la costruzione di un fenomeno.
Con “scienza moderna” si intende la relazione necessaria e reciproca, in un circolo continuo, tra teoria e
ricerca. Questo perché le affermazioni scientifiche devono essere risultati di ricerche, e perché devono essere
utili ed applicabili.
La ricerca della sociologia non serve a prevedere l’agire sociale. Si propone invece un ragionamento sulle
società umane, ponendo al centro la riflessione sull’agire sociale come oggetto principale di studio della
sociologia.
2. Autori (pag. 17 – 40)
Comprendere gli autori e le teorie per riuscire a leggere meglio le situazioni.
2.1 Karl Marx (pag. 17 – 21)
È un economista fondamentale del XIX secolo, in un contesto di Europa rivoluzionaria; autore del
Manifesto assieme ad Engels, è riconosciuto come uno dei padri della teoria economica socialista-
comunista – le ripercussioni politiche e le interpretazioni della teoria non sono oggetto di studio.
I suoi studi hanno come domanda di ricerca (ogni ricerca parte da una domanda): Da dove deriva il
profitto, nel sistema economico del Capitale?
“Il Capitale è il rapporto sociale tra persone, mediato da cose” – è un rapporto di produzioni tra classi
sociali. Con “produzione” si intende “produzione e riproduzione della vita”, inteso come il ciclo
(mezzi e modi) con cui un essere umano porta avanti (riproduce) la propria vita. Affinché questo
avvenga l’uomo deve possedere i “mezzi di produzione e riproduzione della vita”; il Capitale è uno
di questi.
Semplificando la teoria di Marx, gli esseri umani sono divisi in due classi: i capitalisti (possessori dei
mezzi di produzione, rappresentanti del Capitale) e i proletari (non possessori, detentori della forza
lavorativa). Con “forza lavorativa” si intende la somma delle capacità fisiche ed intellettuali di cui la
persona è in possesso. Per poter vendere la forza lavoro, il proletario deve essere in pieno controllo
di essa, decidendo quindi quando e quanto alienare la sua forza lavoro (soltanto gli schiavi, infatti,
non hanno libertà/controllo sulla propria forza lavoro). Nel momento in cui l’operaio vende la forza
lavorativa riceve in cambio denaro, che utilizzerà per l’acquisto di altra merce, in un ciclo M-D-M:
vende la propria merce, riceve denaro, lo utilizza per comprare altra merce e riprodursi.
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ELENA VILLEGGIAA.S. 2023 - 2024
Il lavoro è la riunione della forza lavorativa acquistata (detta capitale variabile) ed il capitale costante
(materie prime, macchinari, ecc.); è dal lavoro che il capitalista trae profitto, in un ciclo D-M-D: con
il denaro si acquista la merce (capitale variabile e costante), con la quale si ricava altro denaro.
Cavillo: la generalizzazione secondo cui l’operaio non può essere anche capitalista è valida fino a un
certo punto; nel mondo contemporaneo l’uomo può essere entrambe le cose.
Risulta interessante ai fini dello studio sociologico il modo in cui gli esseri umani vivono
assumendo il Capitale come modo “naturale” di gestione della vita e dell’economia, come se non
esistessero alternative.
2.2 Emile Durkheim (pag. 22 – 26)
Durkheim viene comunemente indicato come il padre della sociologia come scienza moderna.
Sostiene la corrente dell’olismo, considerando quindi la società come più dell’insieme degli individui;
li trascende e ne determina ed influenza i comportamenti individuali.
Un approccio importante alla materia è con Le regole del metodo sociologico”, edito 1895, con il
quale lui affronta la scienza del sociale con criterio ed approccio positivista. Infatti, il metodo di ricerca
sociale che adotta si definisce “statistico-quantitativo”, in quanto si componeva della raccolta di un
insieme di variabili, di dati, rispetto ad un fenomeno.
Metodo delle variazioni concomitanti: metodo di ricerca usato da Durkheim. Si tratta della raccolta
di dati (variabili) rispetto ad un fenomeno qualsiasi. Le variabili vengono scelte dal ricercatore e
possono essere caratteristiche associate ad ogni essere umano, poiché ogni caratteristica influisce
sull’agire. Le variabili diventano rilevanti per la spiegazione di un fenomeno quando esse influenzano
i dati e le percentuali. Si accetta un’approssimazione al punto limite dove l’errore non influisce sul
risultato finale
Studio sul suicidio: Durkheim affronta il fenomeno del suicidio da un punto di vista sociologico,
volendo dimostrare la diversa utilità della sociologia rispetto alla psicologia. Durkheim individua,
dunque, quattro tipi di suicidio: egoistico, altruistico, anomico e fatalista.
o Suicidio egoistico: avviene quando l’individuo non è integrato nel gruppo sociale, che anzi lo
esclude. Spesso avviene quando prevale l’Ego sul collettivo, e avviene in gruppi poco
omogenei.
o Suicidio altruistico: avviene, al contrario, in gruppi fin troppo coesi. Porta l’individuo ad un
sacrificio in nome dei valori etici del proprio gruppo sociale, o nella convinzione che esso
porti a qualcosa di migliore. È generalmente compreso e ben visto dalla società.
o Suicidio anomico: avviene in situazioni di instabili delle norme sociali che regolano il
gruppo, quando l’individuo perde fiducia e smette di riconoscerle (es. della finanza)
o Suicidio fatalista: avviene quando il suicidio viene vista come unica alternativa ad un futuro
altrimenti estremamente controllato e repressivo. Avviene in società oppressive.
Da questo studio escono fuori molteplici risultati ed analisi articolate, contenute più approfonditamente
in “Le Suicide”, edito 1897. È importante dare la definizione di anomia secondo Durkheim: essa è lo
stato di cambiamento tra le aspettative normative e la realtà vissuta, che crea sradicamento
nell’individuo. Può essere acuta (dipendente da cambiamenti improvvisi) o cronica (dipendente da
mutamenti sociali). Durkheim va a identificare le norme morali come leggi oggettive, e l’anomia
rappresenta quindi una mancanza di una regolazione morale, che porterebbe alla disintegrazione del
gruppo sociale.
Nello spiegare i fenomeni sociali, Durkheim afferma che essi mutano assieme alle situazioni o alle
diverse circostanze, che sono esterni alla coscienza, nonostante la influenzino, e che non sono da
considerare soltanto come la somma di azioni individuali. Da questo si trae la definizione di fatto
sociale: è un elemento preesistente alla nascita dell’individuo, insito nella società, che la influenza
dall’esterno. Ha tre caratteri: collettivo – quindi rappresenta una tendenza, un modo di agire proprio
del gruppo sociale; esteriore è esterno all’individuo; coercitivo obbliga e condiziona l’agire
individuale. Sono tutti gli elementi esterni, i modi di agire e pensare, che costituiscono la cultura di
una società, e che la società stessa costituisce. Esse, infatti, si creano e cambiano nel tempo grazie
all’agire stesso degli individui in relazione all’agire di altri individui.

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Sociologia: Concetti Fondamentali

Compendio di Sociologia - Delli Poggi › Divisione dell'indice in: Autori - Struttura - Cultura - Note sulla ricerca; ogni parte sintetizzata per facilitare la comprensione

  1. Sociologia (pag. 13 - 16) Sociologia: studio della società. (La definizione cambia in base all'autore che si studia; per Weber è lo studio dell'agire sociale) Deve il nome ad Auguste Comte, filosofo francese, che dopo il periodo travagliato di Napoleone, della Restaurazione e delle prime rivoluzioni industriali vuole fondare una "scienza della società" per sapere come riorganizzarla; lo intende in senso positivista, quindi alla ricerca di leggi che regolino i fenomeni sociali. Con Comte ancora non si parla di scienza della sociologia, ma si parla di scienza generica di una "filosofia sociale". › Allo stesso modo, Machiavelli parla di potere e morale, e Vico parla di una scienza che sia coniugazione tra filosofia e filologia. XVIII - XIX sec .: periodo di grandi e veloci cambiamenti che investono tanti campi diversi e danno il via allo sviluppo di diverse scienze (psicologia, economia, statistica). Questi cambiamenti sono oggetto di studio della sociologia. Essa, infatti, ha senso quando diventa utile ed applicabile come metro di lettura dei cambiamenti sociali. Perché utile? Le società europee in pieno cambiamento diventano un oggetto di interesse scientifico; un oggetto (di studio, in questo caso) assume senso e consenso quando diventa utile o piacevole. Gli autori che studiamo si collocano storicamente in questo periodo: Max Weber, Emile Durkheim vengono identificati come i padri della sociologia come scienza moderna.
  • Weber: sociologia con carattere comprendente, tramite l'analisi di tipo storico dei fenomeni.
  • Durkheim: sociologia con carattere esplicativo, tramite la costruzione di un fenomeno. Con "scienza moderna" si intende la relazione necessaria e reciproca, in un circolo continuo, tra teoria e ricerca. Questo perché le affermazioni scientifiche devono essere risultati di ricerche, e perché devono essere utili ed applicabili. La ricerca della sociologia non serve a prevedere l'agire sociale. Si propone invece un ragionamento sulle società umane, ponendo al centro la riflessione sull'agire sociale come oggetto principale di studio della sociologia.

Autori e Teorie Sociologiche

  1. Autori (pag. 17 - 40)
  • Comprendere gli autori e le teorie per riuscire a leggere meglio le situazioni.

Karl Marx: Teoria Economica e Classi Sociali

2.1 Karl Marx (pag. 17-21)

  • È un economista fondamentale del XIX secolo, in un contesto di Europa rivoluzionaria; autore del Manifesto assieme ad Engels, è riconosciuto come uno dei padri della teoria economica socialista- comunista - le ripercussioni politiche e le interpretazioni della teoria non sono oggetto di studio.
  • I suoi studi hanno come domanda di ricerca (ogni ricerca parte da una domanda): Da dove deriva il profitto, nel sistema economico del Capitale? "Il Capitale è il rapporto sociale tra persone, mediato da cose" - è un rapporto di produzioni tra classi sociali. Con "produzione" si intende "produzione e riproduzione della vita", inteso come il ciclo (mezzi e modi) con cui un essere umano porta avanti (riproduce) la propria vita. Affinché questo avvenga l'uomo deve possedere i "mezzi di produzione e riproduzione della vita"; il Capitale è uno di questi.
  • Semplificando la teoria di Marx, gli esseri umani sono divisi in due classi: i capitalisti (possessori dei mezzi di produzione, rappresentanti del Capitale) e i proletari (non possessori, detentori della forza lavorativa). Con "forza lavorativa" si intende la somma delle capacità fisiche ed intellettuali di cui la persona è in possesso. Per poter vendere la forza lavoro, il proletario deve essere in pieno controllo di essa, decidendo quindi quando e quanto alienare la sua forza lavoro (soltanto gli schiavi, infatti, non hanno libertà/controllo sulla propria forza lavoro). Nel momento in cui l'operaio vende la forza lavorativa riceve in cambio denaro, che utilizzerà per l'acquisto di altra merce, in un ciclo M-D-M: vende la propria merce, riceve denaro, lo utilizza per comprare altra merce e riprodursi. ELENA VILLEGGIA - A.S. 2023 - 2024
  • Il lavoro è la riunione della forza lavorativa acquistata (detta capitale variabile) ed il capitale costante (materie prime, macchinari, ecc.); è dal lavoro che il capitalista trae profitto, in un ciclo D-M-D: con il denaro si acquista la merce (capitale variabile e costante), con la quale si ricava altro denaro.
  • Cavillo: la generalizzazione secondo cui l'operaio non può essere anche capitalista è valida fino a un certo punto; nel mondo contemporaneo l'uomo può essere entrambe le cose.
  • Risulta interessante ai fini dello studio sociologico il modo in cui gli esseri umani vivono assumendo il Capitale come modo "naturale" di gestione della vita e dell'economia, come se non esistessero alternative.

Emile Durkheim: Sociologia e Fatti Sociali

2.2 Emile Durkheim (pag. 22 - 26)

  • Durkheim viene comunemente indicato come il padre della sociologia come scienza moderna. Sostiene la corrente dell'olismo, considerando quindi la società come più dell'insieme degli individui; li trascende e ne determina ed influenza i comportamenti individuali.
  • Un approccio importante alla materia è con "Le regole del metodo sociologico", edito 1895, con il quale lui affronta la scienza del sociale con criterio ed approccio positivista. Infatti, il metodo di ricerca sociale che adotta si definisce "statistico-quantitativo", in quanto si componeva della raccolta di un insieme di variabili, di dati, rispetto ad un fenomeno.
  • Metodo delle variazioni concomitanti: metodo di ricerca usato da Durkheim. Si tratta della raccolta di dati (variabili) rispetto ad un fenomeno qualsiasi. Le variabili vengono scelte dal ricercatore e possono essere caratteristiche associate ad ogni essere umano, poiché ogni caratteristica influisce sull'agire. Le variabili diventano rilevanti per la spiegazione di un fenomeno quando esse influenzano i dati e le percentuali. Si accetta un'approssimazione al punto limite dove l'errore non influisce sul risultato finale
  • Studio sul suicidio: Durkheim affronta il fenomeno del suicidio da un punto di vista sociologico, volendo dimostrare la diversa utilità della sociologia rispetto alla psicologia. Durkheim individua, dunque, quattro tipi di suicidio: egoistico, altruistico, anomico e fatalista.
    • Suicidio egoistico: avviene quando l'individuo non è integrato nel gruppo sociale, che anzi lo esclude. Spesso avviene quando prevale l'Ego sul collettivo, e avviene in gruppi poco omogenei.
    • Suicidio altruistico: avviene, al contrario, in gruppi fin troppo coesi. Porta l'individuo ad un sacrificio in nome dei valori etici del proprio gruppo sociale, o nella convinzione che esso porti a qualcosa di migliore. È generalmente compreso e ben visto dalla società.
    • Suicidio anomico: avviene in situazioni di instabilità delle norme sociali che regolano il gruppo, quando l'individuo perde fiducia e smette di riconoscerle (es. della finanza)
    • Suicidio fatalista: avviene quando il suicidio viene vista come unica alternativa ad un futuro altrimenti estremamente controllato e repressivo. Avviene in società oppressive.
    Da questo studio escono fuori molteplici risultati ed analisi articolate, contenute più approfonditamente in "Le Suicide", edito 1897. È importante dare la definizione di anomia secondo Durkheim: essa è lo stato di cambiamento tra le aspettative normative e la realtà vissuta, che crea sradicamento nell'individuo. Può essere acuta (dipendente da cambiamenti improvvisi) o cronica (dipendente da mutamenti sociali). Durkheim va a identificare le norme morali come leggi oggettive, e l'anomia rappresenta quindi una mancanza di una regolazione morale, che porterebbe alla disintegrazione del gruppo sociale.
  • Nello spiegare i fenomeni sociali, Durkheim afferma che essi mutano assieme alle situazioni o alle diverse circostanze, che sono esterni alla coscienza, nonostante la influenzino, e che non sono da considerare soltanto come la somma di azioni individuali. Da questo si trae la definizione di fatto sociale: è un elemento preesistente alla nascita dell'individuo, insito nella società, che la influenza dall'esterno. Ha tre caratteri: collettivo - quindi rappresenta una tendenza, un modo di agire proprio del gruppo sociale; esteriore - è esterno all'individuo; coercitivo - obbliga e condiziona l'agire individuale. Sono tutti gli elementi esterni, i modi di agire e pensare, che costituiscono la cultura di una società, e che la società stessa costituisce. Esse, infatti, si creano e cambiano nel tempo grazie all'agire stesso degli individui in relazione all'agire di altri individui. ELENA VILLEGGIA - A.S. 2023 - 2024

Max Weber: Agire Sociale e Potere

2.3 Max Weber (pag. 26-34)

  • Altro autore di riferimento per la sociologia, vive a cavallo fra il XIX e il XX sec. Le sue teorie sull'agire sociale sono alla base per lo sviluppo della sociologia in Italia. Nasce originariamente come economista. L'opera più importante per la comprensione delle sue teorie è "Economia e Società", pubblicata postuma nel 1922. Ricordiamo che Weber è un esponente dell'individualismo metodologico, secondo cui ogni fenomeno è riconducibile ad un'azione individuale. I fenomeni sociali vanno quindi analizzati come insieme di azioni individuali. È la corrente opposta all'olismo.
  • La sociologia, per Weber, è la scienza che si occupa dello studio dell'agire sociale. L'agire sociale è un qualsiasi agire, che sia un subire o un tralasciare, di carattere esterno o interno, dotato di senso soggettivo (da parte di chi lo compie) e orientato nel suo corso al comportamento di altri. Non importa che il senso sia riconosciuto dagli altri, basta che lo abbia; ogni fenomeno è una conseguenza dell'agire individuale e sociale.
  • Weber effettua una quadripartizione dell'agire sociale, che tuttavia è una classificazione ideale e generalizzata. Lui stesso afferma infatti che l'agire è fluido, che può mutare nel tempo, e sottolinea che la sua è una costruzione di "tipi ideali", cioè puri, da utilizzare come modelli. Ogni azione, partendo da un punto, da uno scopo, può svilupparsi in qualsiasi direzione.
    • Agire razionale rispetto allo scopo: teso ad un obiettivo stabilito che si vuole raggiungere;
    • Agire razionale rispetto al valore: teso al valore incondizionato dell'azione stessa, è il suo valore il fine ultimo dell'azione;
    • Agire tradizionale: agire sulla base di consuetudini, tradizioni e abitudini (eterno ieri);
    • Agire affettivo: agire motivato da passioni o sentimenti (è irrazionale)
  • Parliamo di idealtipo: è un modello, costruito dal ricercatore, che serve ad orientarlo durante la ricerca, verso un'ipotesi di spiegazione che può condurre alla soluzione. Rimane compito del ricercatore constatare la distanza che l'idealtipo ha rispetto alla realtà.
  • Potere: Weber individua tre concetti fondamentali per riconoscere le modalità in cui la categoria del "potere" può essere applicata ai fenomeni sociali.
    • Potenza (Macht): si trova quando si fa prevalere la propria volontà su quella altrui in una qualsiasi relazione sociale, escludendo l'agire di chi subisce questa imposizione. Si tratta di un potere non legittimato, e che è definito da Weber stesso "sociologicamente amorfo".
    • Potere (Herrschaft): avviene quando un numero di persone obbedisce ad un comando riconoscendogli una determinata legittimità. È un potere riconosciuto.
    • Disciplina (Diszpline): avviene quando si trova un'obbedienza cieca e priva di critiche e resistenze ad un certo comando da parte di un certo numero di persone, che obbedisce in maniera schematica.
    Potere e disciplina hanno caratteristica comune di essere agire sociale, perché entrambe sono comandi che trovano ubbidienza negli altri individui. Sono proprio gli individui che infatti mantengono in forza ed esercitano il potere, legittimando chi lo detiene.
  • Weber distingue anche tre idealtipi di potere, con annessi apparati amministrativi:
    • Carismatico: si trova quando una società designa il proprio leader in base a delle qualità e doti che vede in lui. L'apparato amministrativo è il gruppo di discepoli.
    • Tradizionale: è il potere delle tradizioni, delle consuetudini che danno forma ai modi di fare - i fenomeni sono quindi determinati dal passato. L'apparato amministrativo è il consiglio degli anziani-saggi.
    • Razional-legale: potere proprio della modernità occidentale. L'apparato amministrativo è la burocrazia, dove la selezione avviene per la funzionalità e non per l'individualità.
  • La burocrazia viene vista da Weber come la pietra angolare di qualsiasi ordine sociale o raggruppamento, in quanto non esisterebbero senza amministrazione. L'idealtipo della burocrazia può essere sintetizzato come: "individui che esercitano una specifica attività con ruoli impersonali sulla base di procedure standardizzate, obbedendo ad un ente (non una persona singola), senza possedere i mezzi di lavoro, ricevendo un compenso, venendo assunti in base a concorsi e selezioni (escludendo la nomina in base a simpatie o perché appartenente ad una classe/ceto)". ELENA VILLEGGIA - A.S. 2023 - 2024

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