• Il lavoro è la riunione della forza lavorativa acquistata (detta capitale variabile) ed il capitale costante
(materie prime, macchinari, ecc.); è dal lavoro che il capitalista trae profitto, in un ciclo D-M-D: con
il denaro si acquista la merce (capitale variabile e costante), con la quale si ricava altro denaro.
• Cavillo: la generalizzazione secondo cui l’operaio non può essere anche capitalista è valida fino a un
certo punto; nel mondo contemporaneo l’uomo può essere entrambe le cose.
• Risulta interessante ai fini dello studio sociologico il modo in cui gli esseri umani vivono
assumendo il Capitale come modo “naturale” di gestione della vita e dell’economia, come se non
esistessero alternative.
2.2 Emile Durkheim (pag. 22 – 26)
• Durkheim viene comunemente indicato come il padre della sociologia come scienza moderna.
Sostiene la corrente dell’olismo, considerando quindi la società come più dell’insieme degli individui;
li trascende e ne determina ed influenza i comportamenti individuali.
• Un approccio importante alla materia è con “Le regole del metodo sociologico”, edito 1895, con il
quale lui affronta la scienza del sociale con criterio ed approccio positivista. Infatti, il metodo di ricerca
sociale che adotta si definisce “statistico-quantitativo”, in quanto si componeva della raccolta di un
insieme di variabili, di dati, rispetto ad un fenomeno.
• Metodo delle variazioni concomitanti: metodo di ricerca usato da Durkheim. Si tratta della raccolta
di dati (variabili) rispetto ad un fenomeno qualsiasi. Le variabili vengono scelte dal ricercatore e
possono essere caratteristiche associate ad ogni essere umano, poiché ogni caratteristica influisce
sull’agire. Le variabili diventano rilevanti per la spiegazione di un fenomeno quando esse influenzano
i dati e le percentuali. Si accetta un’approssimazione al punto limite dove l’errore non influisce sul
risultato finale
• Studio sul suicidio: Durkheim affronta il fenomeno del suicidio da un punto di vista sociologico,
volendo dimostrare la diversa utilità della sociologia rispetto alla psicologia. Durkheim individua,
dunque, quattro tipi di suicidio: egoistico, altruistico, anomico e fatalista.
o Suicidio egoistico: avviene quando l’individuo non è integrato nel gruppo sociale, che anzi lo
esclude. Spesso avviene quando prevale l’Ego sul collettivo, e avviene in gruppi poco
omogenei.
o Suicidio altruistico: avviene, al contrario, in gruppi fin troppo coesi. Porta l’individuo ad un
sacrificio in nome dei valori etici del proprio gruppo sociale, o nella convinzione che esso
porti a qualcosa di migliore. È generalmente compreso e ben visto dalla società.
o Suicidio anomico: avviene in situazioni di instabilità delle norme sociali che regolano il
gruppo, quando l’individuo perde fiducia e smette di riconoscerle (es. della finanza)
o Suicidio fatalista: avviene quando il suicidio viene vista come unica alternativa ad un futuro
altrimenti estremamente controllato e repressivo. Avviene in società oppressive.
Da questo studio escono fuori molteplici risultati ed analisi articolate, contenute più approfonditamente
in “Le Suicide”, edito 1897. È importante dare la definizione di anomia secondo Durkheim: essa è lo
stato di cambiamento tra le aspettative normative e la realtà vissuta, che crea sradicamento
nell’individuo. Può essere acuta (dipendente da cambiamenti improvvisi) o cronica (dipendente da
mutamenti sociali). Durkheim va a identificare le norme morali come leggi oggettive, e l’anomia
rappresenta quindi una mancanza di una regolazione morale, che porterebbe alla disintegrazione del
gruppo sociale.
• Nello spiegare i fenomeni sociali, Durkheim afferma che essi mutano assieme alle situazioni o alle
diverse circostanze, che sono esterni alla coscienza, nonostante la influenzino, e che non sono da
considerare soltanto come la somma di azioni individuali. Da questo si trae la definizione di fatto
sociale: è un elemento preesistente alla nascita dell’individuo, insito nella società, che la influenza
dall’esterno. Ha tre caratteri: collettivo – quindi rappresenta una tendenza, un modo di agire proprio
del gruppo sociale; esteriore – è esterno all’individuo; coercitivo – obbliga e condiziona l’agire
individuale. Sono tutti gli elementi esterni, i modi di agire e pensare, che costituiscono la cultura di
una società, e che la società stessa costituisce. Esse, infatti, si creano e cambiano nel tempo grazie
all’agire stesso degli individui in relazione all’agire di altri individui.