Documento sui Bisogni Educativi Speciali e l'autismo, con un focus sulle teorie e strategie didattiche inclusive. Il Pdf di Psicologia, utile per l'Università, tratta l'introduzione ai BES, le teorie sull'autismo (socio-affettiva, genetica, neurobiologica, cognitiva) e la strutturazione del tempo.
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Nel 1997 l'Unesco dava la definizione del concetto di Bisogno Educativo Speciale, quale condizione riferibile all'infanzia:
"Un Bisogno Educativo Speciale è una qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo e apprenditivo, espressa in un funzionamento problematico anche per il soggetto, in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall'eziologia, e che necessita di educazione speciale" lanes, D., Bisogni Educativi Speciali e Inclusione - ed Erickson (2005), pg 33
Partendo dal principio che tutti hanno necessità e diritto ad una didattica inclusiva, è importante verificare che esistano 4 elementi che possiamo definire colonne portanti: Collaborazione, progettazione, efficacia, relazioni ed emozioni
Sarà quindi importante investire:
Quando tutto ciò sarà stato rispettato e messo in atto si potrà parlare di didattica di qualità per tutti, ovvero di una didattica improntata alla valorizzazione delle singole differenze individuali presenti in tutti gli allievi, ma con una maggiore attenzione alle situazioni in cui tali differenze creano consistenti barriere sia all'apprendimento che alla partecipazione alla vita sociale.
«Definire, cercare e riconoscere i Bisogni Educativi Speciali non significa "fabbricare" alunni diversi per emarginarli o discriminarli in qualche modo, anche nuovo e sottile. Significa invece rendersi ben conto delle varie difficoltà, grandi e piccole, per sapervi rispondere in modo adeguato ..... è discriminante doversi per forza sottoporre a una diagnosi medica per ottenere qualche risorsa in più». (Dario Ianes)
L'autismo non è una malattia ma una sindrome. L'autismo è una complessa sindrome dello sviluppo che si manifesta con:
Il fatto che il bambino sia autistico non dipende assolutamente dal tipo di rapporto che si è instaurato con lui.
L'autismo non ha una singola causa ma nasce da un insieme di fattori: "genetici, organici e biochimici, che interferiscono creando una frattura nello sviluppo celebrale normale, in una fase precoce della vita fetale e la componente genetica sembra responsabile solo di una maggiore vulnerabilità a sviluppare la malattia" (tratto da : The National Autistic Society, 1997);
Cosa causa l'autismo? Circa la causa dell'autismo esistono differenti Teorie:
Suppone che alla base di tale disturbo vi sia una mancanza di un rapporto affettivo con il mondo, in associazione non soltanto a carenze nella percezione sociale diretta, ma anche a difficoltà di categorizzare e di rapportarsi con il mondo in relazione a sé. Secondo la teoria socio-affettiva quindi esisterebbe nell'autismo un'innata incapacità, biologicamente determinata, di interagire emozionalmente con l'altro che inibirebbe lo sviluppo di una reciprocità intersoggettiva, del linguaggio e della cognizione sociale.
Teorie genetiche: molte indagini familiari confermano un ruolo importante svolto dall'ereditarietà legata all'insorgere del disturbo dello spettro autistico.
Teoria neurobiologica: L'autismo è un disturbo dello sviluppo biologicamente determinato che si traduce in un funzionamento mentale atipico che accompagna il soggetto per tutto il suo ciclo vitale (Sinpia 2005). Le basi neurobiologiche dell'autismo investigate sono: dati anatomici; studio microscopico del cervello (amigdala e ippocampo sottosviluppati); tecniche di Brain Imaging non invasive (TAC e RMN) che dimostrano aumento o riduzione di dimensioni in diverse regioni cerebrali quali cervelletto, lobo, frontale, sistema limbico; tecniche di neuroimaging funzionale(RM funzionale, PET; SPECT).
Le teorie cognitive si distinguono in: deficit della coerenza centrale, deficit delle funzioni esecutive, deficit nello sviluppo della teoria della mente .
Il profilo cognitivo di un bambino autistico permette di rilevare un'incapacità di cogliere lo stimolo nel suo complesso, un'elaborazione segmentata dell'esperienza, una difficoltà di accedere dal particolare al generale, una polarizzazione esasperata su frammenti di esperienza.
Tali elementi hanno indotto Uta Frith a formulare l'ipotesi di una debolezza della coerenza centrale cioè "la capacità di sintetizzare in un tutto coerente, o meglio l'abilità di condensare e schematizzare in un tutto congruente le svariate esperienze che impegnano i sensi".
I soggetti DSA avrebbero una predizione cognitiva a focalizzare l'attenzione solo su dettagli piuttosto che su oggetti o figure nella loro interezza come se prestassero molta attenzione al significato delle singole parole ma non a quello della frase di cui fanno parte. Questa teoria spiega anche alcuni tratti dei soggetti autistici quali «possibili» grosse crisi per minimi cambiamenti di programmi, straordinaria capacità di individuare particolari nascosti, (a volte) orecchio musicale assoluto, interpretazione «letterale» delle frasi.
https://youtu.be/pMuoeF9uNNk
Deficit delle funzioni esecutive, ove si intende la difficoltà nel formulare mentalmente un piano di azione, e il rimanere rigidamente ancorati nella formulazione della risposta ai dati percettivi che vengono dal contesto, senza riuscire a sbloccare o inibire risposte impulsive.
La Teoria della mente, ovvero la teoria che ad oggi fornisce una delle ipotesi eziologiche più convincenti dell'autismo, puntando proprio sull'analisi delle difficoltà relazionali del bambino. Possedere una teoria della mente significa possedere la capacità di riflettere sulle emozioni sui desideri e sulle credenze proprie ed altrui e di comprendere il comportamento degli altri in rapporto non solo a quello che ciascuno di noi sente, desidera o conosce, ma in rapporto a quello che ciascuno di noi pensa che l'altro sente, desidera o conosce.
A mezzo della teoria della mente è possibile attribuire stati mentali (emozioni, intenzioni, pensieri e credenze) a sè stessi ed agli altri e prevedere quindi il comportamento degli altri sulla base dei propri stati interni.
Nello spettro autistico sembra essere estremamente deficitaria l'attività essenziale per la cognizione sociale lasciando supporre che almeno parte della sintomatologia autistica sia riconducibile ad un malfunzionamento del sistema specchio ed alcune evidenze sperimentali sembrano sostenere questa ipotesi.
Per esempio, Oberman e colleghi (2005) hanno registrato l'elettroencefalogramma (EEG) di bambini autistici e bambini a sviluppo tipico durante l'esecuzione o l'osservazione di alcuni gesti manuali. In un individuo senza diagnosi, una componente dell'EEG consiste nelle cosiddette onde mu (8-13 HZ), onde che tendono a ridursi sia durante l'esecuzione che l'osservazione di un'azione (rispetto a quando l'individuo è a riposo), rappresentando quindi una sorta di firma neurale del sistema mirror.
I risultati dell'esperimento hanno evidenziato che nel gruppo con autismo, rispetto a quello a sviluppo tipico, la soppressione delle onde mu avviene solamente durante l'esecuzione, ma non durante l'osservazione dei gesti manuali, evidenziando quindi in questo gruppo un malfunzionamento del sistema mirror. Considerato il fatto che buona parte dei neuroni mirror sono una classe di neuroni motori, questo può suggerirci un orientamento riabilitativo più su un versante motorio piuttosto che quasi esclusivamente cognitivo.
Oltre alla «International Classification of Diseases» ( ICD, ora ICD 10) ovvero la classificazione internazionale delle malattie, esiste il manuale diagnostico DSM, oggi alla sua quinta edizione. Il DSM-I uscì nel 1952 e «rappresentò il debutto dell'Autismo nella bibbia della psichiatria, come «reazione schizofrenica, tipo infantile». Nel 1968 uscì il DSM-II Il DSM-III uscì nel 1980 nel 1987 DSM-III-R (in questa edizione sparisce il termine «infantile», sostituito dal termine «disturbo autistico») nel 1994 DSM-IV nel 2000 DSM- IV-TR nel 2013 DSM-V
DOPO L'USCITA DEL DSM V QUESTI SONO I NUOVI CRITERI DIAGNOSTICI I Disturbi dello Spettro Autistico sono caratterizzati da una compromissione grave e generalizzata in 2 aree dello sviluppo: quella delle capacità di comunicazione e interazione sociale (Deficit nella comunicazione della reciprocità sociale ed emotiva, nella comunicazione non verbale usata a scopo sociale, nella creazione e mantenimento di legami sociali adeguatamente al livello generale di sviluppo) e quella nell'area degli interessi e delle attività.
Nuovi criteri proposti per la diagnosi dello Spettro Autistico DSM V
Dominio 1: deficit socio-comunicativo (componente sociale dei DSA) Dominio 2: interessi ristretti e comportamenti ripetitivi (componente non sociale dei DSA)
Livello di gravità Ogni dimensione deve essere specificata in relazione alla gravità: Richiesta di assistenza - Richiesta di assistenza sostanziale - Richiesta di assistenza molto sostanziale
LIVELLO DI GRAVITÀ PRIMO LIVELLO "È necessario un supporto"
COMUNICAZIONE SOCIALE In assenza di supporto, i deficit della comunicazione sociale causano notevoli compromissioni. Difficoltà ad avviare le interazioni sociali e chiari esempi di risposte atipiche o infruttuose alle aperture sociali da parte di altri. L'individuo può mostrare un interesse ridotto per le interazioni sociali.
COMPORTAMENTI RISTRETTI, RIPETITIVI L'inflessibilità di comportamento causa interferenze significative con il funzionamento in uno o più contesti. Difficoltà nel passare da un'attività all'altra. I problemi nell'organizzazione e nella pianificazione ostacolano l'indipendenza.
Esempio: un soggetto in grado di formulare frasi complete e che partecipa alla comunicazione, ma la cui conversazione attiva e passiva con gli altri non ha successo e i cui tentativi di crearsi delle amicizie sono casuali e tipicamente fallimentari.
LIVELLO DI GRAVITÀ SECONDO LIVELLO "È necessario un supporto significativo"
COMUNICAZIONE SOCIALE Deficit marcati delle abilità di comunicazione sociale verbale e non verbale; compromissioni sociali visibili anche in presenza di supporto; avvio limitato delle interazioni sociali; reazioni ridotte o anomale alle aperture sociali da parte di altri.
COMPORTAMENTI RISTRETTI, RIPETITIVI Inflessibilità di comportamento, difficoltà nell'affrontare i cambiamenti o altri comportamenti ristretti/ripetitivi sono sufficientemente frequenti da essere evidenti a un osservatore casuale e interferiscono con il funzionamento in diversi contesti. Disagio/difficoltà nel modificare l'oggetto dell'attenzione o l'azione.
Esempio: un soggetto che pronuncia frasi semplici, la cui interazione è circoscritta a interessi particolari e limitati e che ha una comunicazione non verbale marcatamente casuale.
LIVELLO DI GRAVITÀ TERZO LIVELLO "È necessario un supporto molto significativo"