Documento dall'Università degli Studi di Napoli Federico II su Musicologia - Careri - riassunto del libro del professore sugli argomenti che chiede all'esame. Il Pdf esplora beni musicali e forme come aria con da capo, rondò, fuga e forma-sonata, con riferimenti a compositori e periodi specifici per studenti universitari di Musica.
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Fino a prima del decreto/legislativo n. 112/1998 e del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali del 1999, le partiture musicali non erano considerate bene a pare di un dipinto o un sito archeologico. Ciò ha gravemente danneggiato il nostro patrimonio musicale il nostro patrimonio musicale perché non è stato protetto, molti manoscritti andati perduti o danneggiati irreversibilmente perché considerati cartaccia, marciti negli archivi perché nessuno ne comprendeva il valore. Il decreto legislativo n. 490/1999 del Testo unico - oggi superato da quello del 2004 - inserisce per la prima volta gli spartiti musicali nella più vasta categoria dei beni librari; ma non si parla ancora di beni musicali: l'articolo 2 comma 2, stabilisce che "le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio artistico" fanno parte dei beni librari. Il criterio è poco preciso perché:
* secondo la legge italiana si dovrebbe tutelare l'edizione ricordi del 61 ma non l'autografo rossiniano della Cenerentola Con il nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo 42/2004, stabilisce che sono da sottoporre a tutela gli spartiti musicali in quanto tali e non più considerando il pregio storico. Anche qui non viene inserito l'aggettivo musicale e gli spartiti ricadono sempre nell'interesse bibliografico. Il codice dovrebbe dare il via all'ampio intervento di manutenzione, ristrutturazione e salvaguardia, intervento ovviamente necessario. È importante avere leggi che riconoscono il valore del patrimonio musicale ma non sono sufficienti se non accompagnate da ingenti risorse finanziarie per coprire i costi necessari. Potremmo dire che questo scarso interesse è dovuto in primo luogo alla scarsa cultura musicale presente in Italia poiché lo studio della musica è regalato solo alle scuole medie inferiori o al singolo che mostra interesse in maniera autonoma o famigliare. Oltre ai testi musicali, di importante testimonianza ci sono anche archivi sonori, audiovisivi, iconografie musicali, biblioteche, strumenti, musica elettronica o anche le sale da concerto e i teatri d'opera. Un motivo principale per tutelare gli strumenti musicali antichi è la possibilità di ascoltare come in passato questi strumenti venissero utilizzati durante le esecuzioni oltre al pregio estetico e di bellezza. Le testimonianze iconoclastiche ovvero i disegni e dipinti, ci mostrano le prassi esecutive antiche e gli ambienti ma anche di costruire strumenti che non sono sopravvissuti; è stato possibile formare cantanti e strumentisti in grado di eseguire questo repertorio. Fino alla fine del XVIII sec la musica si era posta all'ultimo grado nella gerarchia delle arti perché considerata inespressiva a differenza di poesie o quadri. I compositori, i musicisti a pari di un falegname quindi lontanissimi sulla gerarchia sociale da un poeta o un pittore. Nel XIX sec invece con Beethoven si ha un capovolgimento delle considerazioni: la musica diventa la prima arte che da sola riesce ad esprimere l'infinito; arrivando alla considerazione del compositore come un genio. Ciò avvenne in Germania dove si svilupparono i primi generi strumentali perfetti per esprimere la concezione romantica. In Italia però le arti figurative e letterarie non vengono messe in discussione rimanendo socialmente considerate più auliche a differenza della musica che invece era rimasta "un bel gioco" sostanzialmente inutile. Forse ciò ha contribuito a lasciare la musica fuori dai programmi scolastici se non a pagamento nei collegi o come hobby aristocratico. Non è necessario essere musicisti o musicalmente alfabetizzati per provare piacere all'ascolto di un qualsiasi compositore ma bisogna avere un'adeguata educazione all'ascolto critico perché la musica si deve ascoltare e non sentire. La musica comunque è stata ed è ancora oggi presente in maniera costante nelle nostre vite specialmente allo sfruttamento commerciale della musica per vendere e quindi appare ancora più grave che questo bisogno sia soddisfatto solo dalla musica di consumo prodotta solo per fare cassa.
Il degrado nasce dalla stessa matrice dell'ignoranza musicale ma è anche legato al fatto che il consumo di musica colta è rivolto ad un repertorio che va dal tardo '700 al primo '900. Nelle sale da concerto e nei teatri d'opera il repertorio è principalmente dell'800. Gli schemi riportati sul libro, rappresentanti la ricerca di esecuzione riguardanti la musica strumentale sacra hanno dimostrato quanto sia poco il consumo che il pubblico ne fa e di come i teatri e le sale da concerto abbiano calato la proposta verso questo tipo di musica se non affrontando musicalmente autori come Vivaldi o Bach. Purtroppo, si è andato a privilegiare un ristrettissimo numero di composizioni riproponendole ossessivamente ad ogni nuova stagione teatrale senza curarsi del repertorio antico, moderno o contemporaneo. Quindi la cultura viene vista solo da un punto di vista commerciale, di business. C'è bisogno che radio, televisioni pubbliche diano spazio in orari decenti anche alla musica colta, alle programmazioni concertistiche, una politica culturale che offra possibilità agli ensembles di musica antica e ai giovani musicisti. Ciò porterebbe anche a degli effetti positivi ai giovani musicisti diplomati nei conservatori.
Il primo importante momento di tutela è la realizzazione degli inventari o meglio cataloghi e repertori che indichino che quel particolare manoscritto o strumento è conservato in un determinato fondo, biblioteca o museo. È chiaro che non può esserci tutela se il bene appartiene ad una biblioteca priva di catalogo perché la sua esistenza è ignorata nei repertori: il bene non esiste perché non può essere fruito o può esserlo solo da chi ha accesso al luogo che lo conserva. I bibliotecari privi di competenze musicali non sono, molte volte, in grado di creare un catalogo rendendo così il materiale irreperibile.
Contiene informazioni di base, è poco più di un elenco disposto in ordine alfabetico o di collocazione delle fonti musicali conservate in una parte della biblioteca: autore, titolo, segnatura. Il numero di informazioni è legato alla competenza musicologica di chi lo redige. Chi non ha le competenze adeguate, se manca l'autore scriverà "anonimo" senza provare e riuscire ad individuare il compositore. Esso rappresenta il primo punto di partenza per la catalogazione del fondo. Il riordino ovviamente è fondamentale sia per la verifica che per l'individuazione dei testi aggiunti ai quali è bisogna dare una segnatura; le segnature, specie se si ha un grande acquisto dopo la prima donazione, sono consigliabili nuove così da non creare confusione.
Aggiunge alle indicazioni dell'inventario un gran numero di informazioni relative allo stato del bene, datazione.
Una sorta di registro che consente di individuare la biblioteca dove esso è conservato. Importante esempio è quello del fondo Chiti-Corsini che può illustrare le diverse fasi: dall'atto di donazione al catalogo ultimamente aggiornato per essere in linea a quelle che sono le nuove ricerche e scoperte musicologhe. L'autore di un catalogo non si limita a trascrivere informazioni minime ma in maniera precisa redige una scheda descrittiva molto precisa: autore, numero della scheda, titolo abbreviato con l'organico, n dell'opera, la segnatura, trascrizione diplomatica, frontespizio, luogo d'edizione, anno e tipo di stampa, dimensioni, n di parti e pagine, e altre indicazioni. Il restauro, inoltre, è un altro doloroso argomento da trattare. Come abbiamo già detto nei capitoli precedenti, il fondo musicale non è conservato in maniera adeguata. Il pentagramma e la notazione musicale corrodono la carta rendendo il restauro complesso. Proprio questa complessità rende i costi molto elevati oltre all'impossibilità di procedere su tutte le fonti che ne avrebbero bisogno. Necessario, dunque, che il fondo sia completamente microfilmato per ridurre la possibilità di degrado. I microfilm devono essere conservati in diversi luoghi dalle partiture in modo che se accadrà un incendio si eviterà una perdita consistente. Permettono la fotocopiatura che vengono poi inviate a musicologi e musicisti. Ci sono poi le edizioni che garantiscono la sopravvivenza del bene. Esistono 3 edizioni: