Documento dall'Università degli Studi di Palermo su "modificato - ruffino-profili-linguistici sicilia, 2021". Il Pdf analizza le variazioni fonetiche, morfologiche e sintattiche del siciliano rispetto al latino e all'italiano, con un focus sul lessico e le sue origini storiche e geografiche, utile per lo studio della linguistica universitaria.
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Studocu modificato - ruffino-profili-linguistici sicilia, 2021 Linguistica generale (Università degli Studi di Palermo) StuDocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Giuseppe Fauci (giuseppe.fauci@community.unipa.it)StuDocu.com
Ruffino, profili linguistici sicilia. Linguistica italiana (Università degli Studi di Palermo) This document is available free of charge on StuDocu.com Downloaded by Giuseppe Fauci (giuseppe.fauci@community.unipa.it)CAPITOLO 1 LA REGIONE E LA SUA STORIA
Il siciliano è un dialetto o una lingua? Il siciliano è un dialetto, ma non un dialetto unitario, esso è infatti costituito dalle singole varietà locali che spesso sono assai diverse l'una dall'altra. Il dialetto siciano ha subito nel corso dei secoli numerose e profonde trasformazioni. Il Ruffino fa riferimento alla metafora degli strati geologici per spiegare la genesi del siciliano: vari strati linguistici si sono sovrapposti uno sull'altro.
Parole e cose che scompaiono: Questa sovrapposizione ha portato alla scomparsa di molte parole; in realtà oggi molti termini scompaiono anche perché ad essi vengono attribuiti connotazioni negative; appaiono infatti troppo marcati e quindi volgari (ad esempio non troviamo più burcetta per forchetta o muccaturi per fazzoletto). Un altro motivo per cui le parole scompaiono è dovuto al fatto che le parole seguono la sorte delle cose, quindi, sparita la cosa spariscono i termini (caddiari, fare la pasta con le mani); la spinta verso l'italiano esiste, però il dialetto si continua a parlare più di quanto si creda.
La lingua tra storia e geografia: La lingua è una delle testimonianze più dirette della storia, e nel nostro caso, il dialetto siciliano narra la nostra storia. La Sicilia, data la sua lunghissima storia e la sua centralità nel Mediterraneo, rappresenta una mirabile sintesi e un luogo privilegiato per gli studi linguistici1. Se per assurdo si smarrissero tutti i documenti, attraverso lo studio della lingua si potrebbe comunque ricostruire a grandi linee la storia millenaria dell'isola. Così ad esempio, se prendiamo tutti i termini siciliani che indicano i gemelli, abbiamo: jemiddi (dal greco ghiemellos); minzuddi ed emmuli (dal latino medius e gemulus); bizzuni (dal francese besson); giamelli (dall'italiano gemelli). E' questo un autentico caso di stratigrafia linguistica che mostra, oltre ad un'evoluzione linguistica, anche e soprattutto un'evoluzione storica.
La Sicilia prima della colonizzazione greca: prendendo in considerazione un testo di Tucidide del V secolo a.C., e tenendo conto di alcune sue fantasiose tradizioni, siamo in grado di ricostruire la carta etnica della Sicilia, che vede i Sicani (autoctoni) in Sicilia centrale, i Siculi (di origine italica e calabrese) in Sicilia orientale, gli elmi (origine incerta) nella Sicilia nord-occidentale e i Fenici (Africa del Nord) in Sicilia occidentale. Senza dubbio queste popolazione pre-elleniche hanno lasciato traccia (pronuncia dd e tr in parole come cavaddu Downloaded by Giuseppe Fauci (giuseppe.fauci@community.unipa.it)e strata) dal punto di vista linguistico. Tuttavia è un campo molto difficile per via dell'assenza di testimonianze scritte.
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La Sicilia greca: I greci giunsero in Sicilia nel 750 a.C., fondando prima Nasso, poi Siracusa, Lentini, Catania, Megara Iblea; poi si spostarono ad Occidente, fondando Gela, Selinunte, Akragas. L'arrivo dei greci spinse i siculi nell'entroterra e i sicani e gli elimi nella parte occidentale, e i fenici nelle coste Nord dell'isola. Col loro arrivo i greci rivoluzionarino l'isola, con la creazione delle poleis e una progressiva ellenizzazione che comportò una profonda penetrazione linguistica, anche se questa si realizzò soprattutto nella Sicilia orientale (dove rimase fino al Medioevo, poiché dal 535 all' 827 d.C. vi furono i bizantini, che rafforzarono la precedente ellenizzazione e introdussero nuovi termini). Inoltre molti termini giunsero al Siciliano non direttamente dal greco, ma attraverso il latino.
Esempi:
E' anche possibile che alcuni grecismi antichi (anche se non è certo) siano passati nel siciliano senza alcuna mediazione latina.
Esempi:
Al periodo greco appartengono molti toponimi, tra cui Palermo, Siracusa, Catania, Gela e Lentini.
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La Sicilia latina: I romani, dunque, trovarono un'isola profondamente ellenizzata, ma non omogenea. Il loro arrivo si deve alla richiesta di aiuto dei mamertini, assediati a Messina, da Cartaginesi e Siracusani. Il console Appio Claudio sconfisse il siracusano Gerone II e insieme a lui espugnò Messina nel 264 a.C ..
Nel 241 a.C. la vittoria della prima guerra punica scacciò i Cartaginesi dall'isola; tra il 219 e il 209 a.C. anche l'ultimo baluardo Siracusano (con Archimede), che dopo la morte di Gerone si era alleata con Agrigento e Cartagine, fu conquistata al termine della seconda guerra punica (Zama 202 a.C.).
Nonostante la Sicilia fosse la prima provincia, il latino s'impose pienamente nell'isola solamente con l'impero ai tempi di Augusto (I secolo d.C.).
La romanizzazione è fondamentale poiché è indubbio che il siciliano sia un dialetto neolatino: ne sono esempi la conservazione del dittongo "au" (tauru - toro/ addauru - alloro), della desinenza "-imu" (finimu, sintimu).
Sono latini i cosiddetti toponimi prediali formati dal nome del proprietario del fondo seguito dal suffisso "-anum (Favignana, Giuliana).
Toponimi prediali: Gagliano (provincia di Enna) nome del proprietario Gallius con suffisso -aum; Favignana (isole Egadi) nome Favonius con suffisso -anum
La diffusione del cristianesimo: La diffusione del cristianesimo nei primi secoli dopo Cristo è un evento da seguire con attenzione anche dal punto di vista linguistica. Fu Siracusa la prima città dell'isola e forse d'Europa ad ospitare il Cristianesimo. Originariamente la lingua dei riti cristiani fu il greco che, tra il IV e il V secolo, lascia spazio al latino.
La conquista bizantina e la nuova grecita: La fine dell'Impero Romano d'Occidente trascinò la Sicilia nell'instabilità. Nel 440 vennero dall'Africa i vandali di Genserico, nel 476 la consegnarono ad Odoacre (che depose l'ultimo imperatore legittimo Romolo Augusto nel 395) e successivamente ai goti di Teodorico. Alla morte di questi la Sicilia passò a Giustiniano, che prese Catania nel 535. Si apre così la fase della dominazione bizantina, che durò fino al 827 con una nuova ondata di grecità linguistica, l'influsso linguistico greco- bizantino è assai forte ed esteso nella Sicilia orientale, in particolare nel triangolo compreso Messina, Taormina e Naso e che recuperò i termini della prima ellenizzazione.
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Si tratta di parole sconosciute nelle altre zone:
La Sicilia araba: Dopo la presa di Pantelleria gli arabi sbarcano a Mazara nel 827, prendendo Palermo nell' 831 e siglando la pace coi bizantini nel 895. L'isola fu ben presto islamizzata. L'arabizzazione riguardò soprattutto la zona centro-occidentale.
La nuova situazione etnica e demografica venne accompagnata ad una rivoluzione in campo agricolo. In questo periodo vennero avviate le coltivazione dell'arancio e del limone, della canna da zucchero, del gelso e del riso; vennero anche introdotte delle nuove tecniche di irrigazione e di canalizzazione.
Parole arabe che si riferiscono alle acque e ai sistemi di irrigazione:
Toponimi arabi: sono quelli con cala, calt-/castello (Calatafimi e Caltagirone), gebel/monte (Gibilmanna), ral/casale (Ragalmuto), manzil/luogo di sosta (Misilmeri, Mezzojuso). Anche a Palermo molti quartieri devono il loro nome agli arabi (Latterini via dei droghieri, attarin, la Kalsa (l'eletta), il Cassero, la Zisa da aziz (splendido). Molti sono anche i cognomi di origine araba (Zarcone da Zarcun, colorito in viso, Garufi crudele).
Oltre ai nomi di città e di persona, i vocaboli accolti nel siciliano, riguardano numerosi settori della vita siciliana: terminologia geografica (sciara, zona lavica), unità di misure (tummino), utensili (burnia, barattolo, tabutu, cassa da morto), botanica, animali (giurana, la rana), alimentazione (giuggiulena, calia, ceci abbrustoliti). Molti termini in c iniziale, ad esempio carruba, originariamente avevano il colpo di glottide a inizio parola; dammusu tipica costruzione araba.
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Normanni, svevi e angioini: i contrasti interni al mondo arabo portarono i normanni a conquistare Messina nel 1061. Il papa conferì una sorta di investitura a Roberto il Guiscardo, il quale insieme a Ruggero d'Altavilla e al successore Ruggero II, conquistò l'intera isola, fondendo lo stile normanno con quello arabo in una perfetta sintesi. I successori di Ruggero, Guglielmo I il Malo e Guglielmo II il Buono, arricchirono l'isola e in particolare Palermo (Zisa, Cuba, Monreale). Alla morte di Guglielmo II il regno passò alla zia Costanza, la quale sposò l'imperatore Enrico VI, segnando l'inizio del periodo svevo. Morto a soli 32 anni, il regno di Sicilia passò al piccolo Federico II di Svevia (1197-1250). Durante il suo regno Palermo raggiunse il massimo splendore e rifiorì la scuola poetica siciliana. Alla sua morte il papa passò il regno a Carlo d'Angiò, che, dopo aver sconfitto il figlio di Federico II Manfredi, dominò per 20 anni l'isola, fino alla rivolta del Vespro del 1282. Durante la rivolta per scovare i francesi fu ideato un escamotage linguistico: a tutti coloro che sembravano stranieri veniva fatta pronunciare la parola ciciri, e da qui l'antica poesia popolare che recita così: "oggi cu dici chichiri in Sicilia, ci si tagghia lu coddu pi sso gloria".
I normanni, i lombardi e la formazione del siciliano moderno Al tempo dei Normanni e degli Svevi, vivevano in Sicilia molti italiani settentrionali, chiamati genericamente Lombardi e provenienti per lo più da una zona ligure-piemontese (molti da Monferrato); furono portati dagli Altavilla a ripopolare soprattutto alcune zone della Sicilia centro-orientale. Giunti in Sicilia questi Lombardi fondarono molti centri tra cui Sperlinga, Piazza Armerina, Novara di Sicilia ecc. Al loro arrivo la situazione linguistica della Sicilia era frammentata: l'arabo era di uso molto esteso, il greco sopravviveva nella zona di Messina e il latino era quasi del tutto sparito. Infatti, almeno secondo Rohlfs, i dialetti che oggi si parlano in Sicilia non sono diretti discendenti del latino portato dai romani, ma hanno origine più recente. Mentre nel resto del sud il processo di latinizzazione si sviluppò senza interruzioni, in Sicilia questo processo fu interrotto dalla dominazione araba che diffuse l'arabo come lingua del popolo. Fu con l'arrivo dei Normanni, di lingua francese e quindi neolatina, che il s'iniziò una nuova romanizzazione (seconda) che portò al declino dell'arabo e alla nascita del siciliano moderno. L'ipotesi di Rohlfs lascia non pochi dubbi, tuttavia, è accertato che alcuni termini che non corrispondono all'antica forma latina che invece è sopravvissuta in altre parti del sud. In definitiva, l'origine francese di molte parole e la non corrispor This document is available free of charge on StuDocu.com gioni del sud non Downloaded by Giuseppe Fauci (giuseppe.fauci@community.unipa.it)