Documento dall'Università di Bologna su "La Russia, l'Ucraina e la Guerra in Europa - Riassunto". Il Pdf è un riassunto di Storia che analizza le relazioni tra Russia e Ucraina, la guerra dal 2014, gli accordi di Minsk e le dinamiche post-sovietiche, utile per lo studio universitario.
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Strana la guerra nel Donbas, ripropone un confronto militare e ideologico che rimanda
alla guerra fredda. Drôle de guerre che parte nel 2014, con l'annessione russa della
Crimea e la secessione delle repubbliche di Donetsk e Lugansk.
Giustificazioni per l'"operazione speciale": impedire acquisizione di armi nucleari e
chimiche all'Ucraina, lotta al nazismo, evitare genocidio popolazioni russofone,
governo ucraino collaborazionista dell'Occidente (anti-russo). Possibile ricostituzione
della Novorossija?
Fallimento degli accordi di Minsk e interessi/fini non chiari, allontanano mediazione e
pace. Da guerra lampo a guerra simmetrica sul piano militare, asimmetrica sul piano
politico: sostegno popolazione ucraina, supporto militare ed economico occidentale vs
proteste in Russia, riserve espresse dai partner orientali di Mosca.
Necessità per l'Europa di prepararsi ad un dopo-guerra difficile, per evitare gli
avvenimenti degli anni '90 nei Balcani in seguito alla disgregazione della Jugoslavia. Si
torna a parlare pubblicamente del possibile uso dell'arma nucleare. Tutto ciò rende
imprevedibile il futuro, non solo locale, ma globale.
Le opinioni pubbliche sostengono le posizioni dei rispettivi governi, nonostante danni
economici, sociali e psicologici. In Europa si contrappongono un "partito della
giustizia" e un "partito della pace", secondo una linea territoriale, non ideologica o
sociale. Si è rafforzata allo stesso tempo, l'immagine della Russia come nemico con
cui non si tratta e il desiderio di raggiungere una pace.
Manifestazione di problemi trascurati da tempo: integrazione europea (politica e
culturale) dei paesi dell'ex Urss. Guerra nel Donbas come hybrid war: strumento
militare, economico e volontà politica. Altro problema: approvvigionamento energetico
e alimentare (dipendenza da Mosca). Questi problemi andranno affrontati ai tavoli di
pace, altrimenti sarà soltanto una tregua.
Siamo stati sonnambuli: espansione di Nato e Ue senza tenere conto della inevitabile
reazione della Russia (Realismo offensivo di Mearsheiemer, Kissinger, ... ). In Italia
invece si viene definiti "filo-putiniani".
Il realismo politico non è più così solido però. Questo avrebbe suggerito a Putin di
seguire una tattica attendista prima di passare all'offensiva. Secondo i canoni di tale
dottrina la guerra non conveniva. Seguendo gli avvenimenti, l'operazione speciale ha
fini che vanno oltre il Donbas: Putin come distruttore dell'ordine mondiale attuale che
non lo soddisfa.
Che dire di Putin? Leader che prende decisioni quasi da solo, incurante di diritti e
sofferenze della popolazione, simbolo di una Russia autocratica. Continuità storica con
gli zar ma soprattutto con Stalin. In Russia c'è chi lo osanna, chi lo sostiene e chi non
vede alternative.
Problemi secolari della Russia: arretratezza, immenso territorio, popolazione
multietnica, stato inefficiente e autoritario/totalitario. Più che un putinismo inteso
come insieme di principi e pratiche di potere, esiste un "codice Putin": Russia grande
potenza, quindi stato nell'economia e nella società. Antiliberalismo non ideologico ma
dovuto all'esperienza del passato. Tutto ciò ha rafforzato la "verticale del potere" e la
proclamazione dello "stato di eccezione". Crediamo veramente che dopo Putin tutto
ciò cambi? È una illusione pericolosa.
Ridurre il conflitto alla contrapposizione tra democrazia e autoritarismo, o tra
universalità dei valori e tradizione, non è utile. Non è una New Cold War, il futuro
bipolarismo sarà tra Usa e Cina, con una Russia in secondo piano. L'Ucraina è
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studocu
Scaricato da Helena Alcamo (calimero1965@yahoo.it)diventato il banco di prova di Putin per portare la Russia a diventare uno dei centri di
un futuro sistema multipolare e per continuare il secolare processo di "raccolta" delle
terre tramite conquista, dominio ed egemonia.
Nel corso dei secoli, la combinazione di consapevolezza della propria inferiorità e di
difesa dell'onore nazionale ha influito diversamente sulla politica estera russa. Fasi di
raccoglimento, fasi di effimera cooperazione e fasi di politica aggressiva. Non esiste
un modello unico. La cosa preoccupante è che nei confronti dell'Ucraina ha
attraversato tutte e tre le fasi.
La Siberia è sempre stata parte fondamentale della Russia, per le sue risorse naturali
e la posizione geografica. L'Ucraina invece non è mai stata una economia dinamica ed
efficiente, in più ci sono da valutare i costi della ricostruzione. Questo indica che
l'attacco militare non è ispirato dai futuri benefici economici derivanti da una sua
annessione. Putin ha varie volte spiegato di non tollerare più la separazione tra
geopolitica ed economia. Ora sembra voler mostrare che il potere della armi conta
ancora.
Una delle insidie future è trascurare le conseguenze che potrà portare una pace.
Conseguenze che andranno al di là del conflitto in corso. Un'attenzione andrà posta
anche ai numerosi "conflitti congelati" di quell'area. Inoltre non bisognerà scambiare
la fine delle operazioni militari per la pace. Ciò che bisogna evitare per cogliere le
origini profonde della crisi sono le spiegazioni mono causali. Esistono più attori
responsabili e più motivazioni, l'obiettivo è quello di capire come mai la loro
interazione ha portato a questo.
Bisogna analizzare il crescente ruolo di Ue e Usa nelle vicende Russia-Ucraina dal
1991. La Eastern Partnership dell'Ue (2009) è entrata in concorrenza con i progetti
sovietici. Sia Ue che Russia non hanno tenuto conto delle specificità, tra le quali le
varie divisioni interne.
Ad accentuare questa specificità è stata la formazione di memorie storiche divergenti,
cioè l'invenzione di storie nazionali dalle quali emergessero identità antecedenti al
1917, con il compito di restituire quella grandezza che il presente non era/è in grado
di offrire. Per Ucraina e Russia si può parlare di Gemeinschaft contro Gesellschaft:
comunità capace di riprodursi nel tempo conservando i tratti culturali, basata sulla
nazione contro Stato russo al centro, artefice della "raccolta" delle terre russe e della
loro civiltà. Quando le ostilità cesseranno, la ricostruzione culturale non sarà
secondaria rispetto a quella materiale.
"Nulla sarà come prima". Per questo l'accusa alla Russia di revisionismo ha poco
senso: sono decenni che il mondo cambia e la Russia è stata secondaria. Il problema è
il modo in cui il Cremlino ha deciso di avvisare le revisione.
Sperare che si ripeta il meccanismo storico "sconfitta-riforma" non ha senso: non è
ancora chiaro il significato di "sconfitta"; l'Urss è crollato per incapacità dell'elite
sovietica, non per l'Afghanistan. La risoluzione dei problemi di sicurezza e convivenza
in Europa deve partire da un coinvolgimento dei paesi ex Urss, con i loro problemi.
Solo l'Ue non è sufficiente. Senza un loro coinvolgimento cadrebbero ancora nelle
mani della Russia, con diversi paesi sempre meno interessati ad aderire all'Ue.
Non era possibile trovare una via di mezzo tra rivoluzione invocata dagli Usa e infinite
trasformazione normative invocate dall'Ue? Ora la guerra ha complicato tutto e l'Ue
deve impegnarsi perché non diventi una guerra di procura Usa-Cina e perché la pace
non si tramuti in una ulteriore divisione del paese, che porrebbe fine al sogno di una
Europa come spazio di cooperazione e sicurezza dall'Atlantico al Pacifico. Una nuova
Helsinki (1975), punto di approdo di un processo di distensione internazionale, non è
in vista.
Più di 30 anni fa: Gorbaciov "Casa comune europea", Bush Sr "Europa unita e libera",
approvazione "Carta di Parigi per una nuova Europa" dai paesi della Csce (anche Urss
e paesi blocco sovietico).
Nessuna età dell'oro: la perestrojka ha fallito, non sempre perseguita la diffusione di
democrazia, libero mercato, diritti umani e valori europei. Oggi l'Europa è ancor più
marginale nell'ordine internazionale. Cosa è andato storto?
Putin accusa l'Ucraina di aver emulato l'Occidente. Tuttavia, nel post-guerra fredda è
stata la Russia ad applicare ricette economiche neo liberali. Sviluppo economico e
cooperazione internazionale nel Concetto di politica estera del 1993. L'illusione
terminò con il fallimento delle privatizzazione, in aggiunta al naufragio delle riforme di
Gorbaciov. Ottobre 1993: attacco militare al Soviet Supremo in seguito alle proteste
guidate da Eltsin. Dicembre 1993: approvazione Costituzione super presidenzialista
(ukaz, decreti presidenziali).
Date le difficoltà e la situazione, l'espansione della Nato non era la maggiore
minaccia. Contradetto il mito del mancato rispetto della promessa fatta a Gorbaciov:
assenza di documenti e atti formali, linea condotta dalla diplomazia russa. Dentro il
contingente Nato in Bosnia (febbraio 1994), Partenariato per la pace (Pfp) Nato-Paesi
ex blocco sovietico, nessuna reazione scomposta all'annuncio dell'allargamento Nato
ad est, Founding Act Nato-Russia (maggio 1997). Ripetute umiliazioni, non mancate
promesse: Russa paese "coloniale e colonizzato" (Morozov), ne è scaturito del
risentimento.
Fine dell'Urss, trattative segrete durate 2 settimane: segno di disattenzione per il
futuro. Come conseguenza: 1992-1994 tentativo di affermare influenza su spazio ex-
sovietico, tramite gli interventi militari, la mediazione tra Azerbaigian e Armenia e la
creazione della Comunità degli Stati indipendenti (Csi, gennaio 1993).
Specificità dell'Ucraina: 1. Status di potenza nucleare (risolto con il Memorandum di
Budapest, dicembre 1994; adesione Ucraina al Tnp), 2. Processo di transizione con
divisioni tra nazionalisti radicali, comunisti nazionalisti e comunisti "sovietici" (rischio
caso Jugoslavia). Dicembre 1991: indipendenza Ucraina ed elezione presidente
Kravciuk (politica di attesa ma stessa catastrofe della Russia). 1994: presidente
Kuchma, approvazione Costituzione (1996), accordi con la Russia per spartizione flotta
Mar Nero (1997), tentativi di riforma economica (grave crisi nel 1998).
Kuchma: eletto da Sud ed Est, avvia una politica multi vettoriale: rapporti Russia
(vantaggi immediati ma penetrazione russa e non risoluzione problemi), rapporti Ue
(benefici geopolitici ed economici nel lungo periodo, ma difficili riforme politiche
economiche e giudiziarie).
2 grandi temi nelle relazioni Russia-Ucraina: 1. Forniture energetiche: prezzi più bassi
fondamentali per l'economia ucraina, strumento di condizionamento da parte di
Mosca (ha perso efficacia), 2. Integrità territoriale: difesa fino al 2014 nonostante
problemi con Crimea e Sebastopoli. Formazione della Repubblica autonoma di Crimea
(1995), presidente Meskov indice referendum (vincente) per doppia cittadinanza e
maggiore autonomia, ma Presidente Kuchma abolisce la carica di presidente della
Crimea, senza proteste da Mosca. Sebastopoli sede flotta sovietica nel Mar Nero,
giugno 1996: clausola Costituzione che consentiva presenza di basi militari straniere a
titolo temporaneo, in cambio la Russia non dichiara Sebastopoli città russa.
Maggio 1997: Trattato di amicizia Russia-Ucraina, base di Sebastopoli lasciata fino al
2017 in cambio del rispetto dell'inviolabilità delle frontiere. Tutto questo grazie alle
garanzie e alla cooperazione con gli Usa nel settore sicurezza e Ue nel settore
economico, non per evoluzione interna ai due stati. Dipendenza ucraina dall'estero:
fattore di fragilità.
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