Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore su W. Reinhard, Storia del colonialismo. Il Pdf esplora il colonialismo e l'imperialismo, distinguendo le forme di dominio e insediamento, con un focus sulla penetrazione europea e la spartizione dell'Africa, utile per lo studio universitario di Storia.
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Il concetto di "colonialismo" (viene usato senza che ciò implichi alcun giudizio di valore) indica il dominio esercitato da un popolo su un altro popolo estraneo mediante lo sfruttamento economico, politico e ideologico del differente grado di sviluppo esistente tra i due. Apparentato è il concetto di "imperialismo", che nella sua accezione più stretta d'impronta marxista-leninista designa dai primi del Novecento l'ultimo stadio del capitalismo, mentre l'accezione più ampia ingloba tutte le forme di brama espansionistica ed egemonica di una comunità. Con questo termine si designeranno le tutte le iniziative miranti a realizzare il colonialismo. Importanza cruciale di questa definizione sono gli elementi di estraneità e differente grado di sviluppo: per essere colonialista, la dominazione deve essere avvertita come estranea, in quanto una totale assimilazione (come è avvenuto nel caso del Galles e dell'Inghilterra) perde il proprio connotato colonialista. Non ogni egemonia o dominio straniero è colonialista; la categoria del differente grado di sviluppo consente di discriminare, a livello concettuale, la fondazione di imperi non-colonialisti. Si può qualificare come colonialista il dominio dei Romani sulle popolazioni della Germania meridionale o quello dei Russi sui Kazachi: come per il Galles, quest'ultimo caso è il "colonialismo interno", cioè che ha luogo entro i confini di un comunità chiusa. Il concetto di "differente grado di sviluppo" va inteso in maniera descrittiva e avalutativa. Si ammette solo che da simili differenti gradi di sviluppo discendano conseguenze storiche. Il colonialismo ha i suoi presupposti logici nei concetti di "colonia" (istituto di ascendenza romana) e di "colonizzazione", che implica solo la fondazione di colonie.
In senso proprio "colonia" indica, per sua natura, un nuovo insediamento, che può essere tanto autonomo quanto avvenire sotto il controllo della terra d'origine dei coloni. In senso traslato invece indica qualsiasi possedimento separato dalla madrepatria, soprattutto se sono d'oltremare. L'estensione del concetto varia da un grado minimo (insediamento o dominio) ad un grado massimo (insediamento e dominio).
Col concetto di "decolonizzazione" coniato nel 1932, si indica il raggiungimento da parte della colonia dell'indipendenza politica. Ruolo di spicco lo ha la categoria di "dominio informale", cioè la possibilità che una comunità o i suoi membri siano indotti a comportamenti che altrimenti non avrebbero avuto luogo, senza che tale comunità si trovi ad essere giuridicamente dipendente da coloro che esercitano la propria influenza su di essa.
Il colonialismo europeo dal 15º secolo si occupa dei suoi preludi, cioè degli imperi mercantili dell'età moderna sulle coste dell'Oceano Indiano, cui diedero il primo impulso non gli Europei, bensì gli Asiatici. Lì si posero le premesse per i successivi domini coloniali in quella sfera. C'è anche il "colonialismo secondario" e il "colonialismo interno" di colonie europee come gli Stati Uniti, l'Australia, il Sudafrica, connessi col colonialismo europeo già per il fatto che il ruolo svolto dalle forze locali - the men on the spot - nel promuovere l'espansione è stato spesso incomparabilmente maggiore della parte che in tale espansione ha giocato il potere centrale della madrepatria. Rimane aperta la questione se 600 anni di colonialismo occidentale possano essere considerati un'unità storica. Non può esistere una teoria del colonialismo europeo fondata su principi rigorosamente scientifici: ciò non significa che il colonialismo occidentale si dissolva in un caos di singoli eventi sconnessi. Le sue componenti non si lasciano trasformare in virtù di una teoria di una totalità coerente e sistematica, ma non per questo è impossibile dimostrare il loro concatenarsi nel tempo e nello spazio. Vi sono poi modelli di comportamento tipici, che si ripresentano puntualmente, come per ex l'occupazione preventiva di colonie, quale si è verificata nel 16º secolo in Brasile e nel corso del 20° secolo in Africa. Nella storia del colonialismo europeo le concatenazioni di eventi nella maggioranza dei casi non sono state pianificate, ma si sono verificate in base al principio dell'effetto secondario non intenzionale. All'apogeo dell'imperialismo europeo in Africa, non furono rari gli interventi militari cui si diede corso senza alcuna intenzione di procedere a una duratura presa di possesso del continente. Spesso è stata la violenta resistenza degli Africani a far sì che per ragioni di prestigio nazionale non fosse più possibile recedere. Gli Africani non conoscevano a sufficienza i politici europei per penetrare il meccanismo di una simile reazione. La conoscevano bene invece i colonizzatori ambiziosi che lo sfruttavano per i loro interessi personali. In materia di colonizzazione e di colonialismo la scarsa pianificazione a livello di potere centrale conferisce una rilevanza più accentuata all'iniziativa dei singoli.
Si possono qui trovare tre gruppi di motivazioni cui correlare tre distinti gruppi di promotori della colonizzazione:
Determinante è la combinazione di vecchie e nuove spinte, ma anche il loro confluire entro il contesto e le dinamiche di fondo sia del paese con mire colonizzatrici sia del paese verso cui tale mire si dirigevano. Il colonialismo europeo può non avere equivalenti nella storia quanto ad ampiezza, ma è indubbio che già in tempi remoti si sono verificati fenomeni analoghi (ex. colonialismo cinese).
Già all'epoca del Medioevo, dal complesso di mari a nord e a sud del continente, gli Europei si sono spinti fino all'Oceano Atlantico e nell'età moderna lo hanno trasformato in un nuovo "Mediterraneo" tra l'Europa e le sue colonie. Agli europei non riuscì mai di controllare allo stesso modo l'Oceano pacifico e Indiano. Riferimento storico importante -- > "rivoluzione commerciale" delle città italiane durante l'Alto Medioevo insieme alla nascita delle Societas (sistema di banche, crediti, assicurazioni e interessi commerciali internazionali). In tale contesto, nel bacino del Mediterraneo orientale sorsero non solo basi strategiche per i traffici, ma anche vere e proprie colonie in cui venivano prodotte le merci. Questo fu permesso soprattutto dal perfezionamento della costruzioni navali; si perfezionò il grosso bastimento da trasporto detto "cocca"e ci furono anche una serie di innovazioni che permisero di navigare con il vento e perfino di muoversi con il vento contrario. Alla navigazione costiera si affiancò la navigazione in alto mare "scientificata": uso delle bussola e apparecchiature che consentivano il calcolo dell'altezza del sole e delle stelle al fine di precisare la latitudine. Per quanto riguarda la longitudine geografica, la si poté determinare con esattezza solo nel XVIII secolo; questo fu problematico nell'arco di tempo antecedente, poiché l'imprecisione longitudinale non permise il controllo della sfera di interessi delimitate nel 1494 tra Spagna e Portogallo (basate su un calcolo longitudinale inesatto).