Documento da Sapienza - Università di Roma su Le Teorie della Comunicazione di Massa e la Sfida Digitale. Il Pdf esplora concetti chiave come la società di massa, l'agenda setting e la spirale del silenzio, fornendo una panoramica delle principali teorie nel campo della comunicazione.
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Teorie della comunicazione e dei nuovi media (Sapienza - Università di Roma) Studocu is not sponsored or endorsed by any college or university Downloaded by Arianna Borrelli (ariannaa.borrelli@gmail.com)LE TEORIE DELLA COMUNICAZIONE DI MASSA E LA SFIDA DIGITALE Sara Bentivegna - Giovanni Boccia Artieri
1.Società e comunicazione di massa La società di massa può essere definita come società in cui le istituzioni relative ai diversi sottosistemi sociali sono organizzate in modo tale da trattare con vasti insiemi di persone considerate come unità indifferenziate di un atteggiamento o massa (GILI). Dunque, oltre che a vasti insiemi di persone, siamo in presenza di individui che non appartengono più integralmente a un certo segmento o status sociale, ma dispongono dell'accesso ai diversi sistemi differenziati, anche se solo per funzioni specifiche. Tale differenziazione sociale è propria delle società moderne -> società nate con le profonde trasformazioni in campo economico, sociale e culturale avviata alla fine del XIX secolo. I fenomeni che segnano tale periodo e che necessitano di un'attenta riflessione sono quelli noti dell'industrializzazione, urbanizzazione e modernizzazione: non è un caso che proprio in quegli anni nasce la sociologia.
Tra i primi a interrogarsi Claude-Henri SAINT-SIMON, che elabora il concetto di società organica, ossia una società equiparata a un organismo all'interno del quale tutti i soggetti non sono che parti. Perché possa affermarsi questo modello, è necessario che la riorganizzazione della società avvenga su basi scientifiche e sul lavoro industriale. La "fisiologia sociale" di Saint-Simon considera la differenziazione delle parti all'interno dell'organismo sociale come qualcosa di inevitabile, che può essere controllato e organizzato su basi scientifiche -> la differenziazione di cui si parla è quella introdotta dall'industrializzazione. Sarà proprio l'accentuazione della differenziazione tra le parti a costituire la base per l'elaborazione di una teoria della società di massa.
Si tenga presente il filo rosso che unisce Saint-Simon ad August COMTE, che nel suo Corso di filosofia positiva propone una concezione organica della società: all'interno di questo organismo è possibile individuare una molteplicità di parti che operano in modo coordinato -> ciò implica il presupposto di una divisione dei compiti tra i vari soggetti nell'obiettivo di mantenere un'armonia complessiva. Comporta in altri termini l'introduzione del concetto di specializzazione che tuttavia implica il rischio di un eccesso di specializzazione, tale da indebolire lo spirito d'insieme. Può capitare di assistere quindi a una scomposizione della società stessa in una moltitudine di corporazioni incoerenti, che sembrano quasi o per niente appartenere alla stessa specie. La specializzazione rischia di produrre distanza e incomunicabilità tra individui, dando vita a inattese forme di disorganizzazione. L'incomunicabilità e la distanza tra individui intesi come frutto dell'eccesso di specializzazione rappresentano uno dei punti di partenza fondamentali del dibattito sulle comunicazioni di massa.
Sulla questione della profonda trasformazione della sfera relazionale dei soggetti, ulteriori elementi di conferma vengono forniti da Ferdinand TÖNNIES nel suo lavoro Comunità e società: la comunità si riferisce a un modo di sentire comune, che fa sì che gli uomini si sentano parte di un tutto, che partecipino della realtà nella quale vivono immedesimandosi completamente con essa; la società è invece impersonale e anonima, basata sulla forma di relazione sociale tipica del contratto tra individui in vista di un tornaconto personale. Lo studioso prevede dunque che nella società industriale scompariranno gli insiemi dei sentimenti comuni e reciproci in virtù dei quali gli individui rimangono uniti -> gli individui continuano quindi ad essere descritti come sempre più soli e immersi in relazioni sociali sempre meno condivise fino ad arrivare, in casi estremi, a dar vita a ciò che DURKHEIM ha chiamato anomia (assenza di norme). Egli ricostruisce il complesso delle relazioni che si stabiliscono all'interno di una società: la solidarietà meccanica deriva dalle somiglianze tra gli individui, si accompagna a una divisione del lavoro elementare e si caratterizza per dare vita a un essere collettivo; la solidarietà organica tra invece origine dalla eterogeneità tra gli individui, si traduce in una divisione del lavoro molto sviluppata e viva a seguito dell'introduzione di numerose relazioni formali e frammentate. L'eterogeneità tra individui e la marcata divisione del lavoro possono, in casi estremi, dare vita a una situazione caratterizzata da anomia, rintracciabile laddove la società non si configura più come in grado di regolare e porre limiti all'agire degli individui. In breve, ciò che viene meno è la capacità di sentirsi parte di una comunità e stabilire relazioni significative con gli altri membri. Ne discende che gli individui:
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Il XX secolo si apre con un nuovo soggetto, la massa. Nel ricostruire tale momento, Gianni STATERA ricorda reazioni diverse e contrastanti. Con "massa" si intende essenzialmente la "massa bruta", soggetta alle più svariate sollecitazioni, pronta a seguire intriganti demagoghi, a piegarsi istintivamente alle parole d'ordine abilmente diffuse da questi. Con la sola eccezione di chiavi di lettura ispirate al marxisimo, prevaleva una concezione della massa manipolabile e portatrice di una sorta di istinto di sottomissione.
Sul fronte degli studi di sociologia politica, un contributo significativo alla creazione di un clima di preoccupazione circa la massa proviene dai teorici dell'élitismo (MOSCA, PARETO e MICHELS) -> condividono l'idea secondo la quale, in tutte le forme di società, la massa non è altro che uno strumento di manovra a disposizione delle élites: non è sufficiente essere numerosi per avanzare rivendicazioni e proporsi come alternativa al governo della società; piuttosto è necessario dotarsi di una struttura organizzativa.
Abbandonando il campo della riflessione politica, ORTEGA pone al centro della sua riflessione la qualità dell'uomo-massa in antitesi all'uomo "colto": la massa è irrazionale e incompetente, e rischia di diffondere ignoranza e irrazionalità -> l'irruzione della massa sulla scena sociale, quindi, non può che rappresentare l'indicatore più evidente di una trasformazione profonda, legata alla perdita di un mondo che non tornerà mai più.
Su un versante più propriamente sociologico si colloca SIMMEL, che sostiene che la massa si fonda sull'esaltazione delle parti che accomunano gli individui piuttosto che quelle che le differenziano; inoltre, le azioni della massa puntano dritto allo scopo e cercano di raggiungerlo per la via più breve: questo fa sì che a dominarle sia sempre una sola idea, la più semplice possibile. Ancora una volta, dunque, vengono sottolineati i tratti dell'irrazionalità, della disorganizzazione, della difficoltà a trovare tratti identitari comuni e dell'isolamento nel quale versano gli individui che abitano la società di massa. Un isolamento sottolineato anche da BLUMER -> questa carenza di interazione si riflette sulla difficoltà da parte degli individui a condividere quadri valoriali, modelli e aspettative di vita da un lato, e a difendersi dal sogno di modelli estranei alla propria sfera di vita dall'altro.
Questo è dunque il clima culturale e scientifico dei primi anni del secolo che ha visto nascere e diffondersi la prima teoria sulle comunicazioni di massa; la teoria ipodermica è la prima utilizzata per dar conto della presenza dei mass media nelle società del tempo. I postulati ai quali fa riferimento discendono direttamente da quelli alla base della teoria della società di massa:
WOLF sostenne che l'isolamento del singolo individuo nella massa anonima è il prerequisito della prima teoria sui media -> la nuova società prodotto dalla rivoluzione industriale è intimamente attraversata dai mezzi di comunicazione di massa.
La teoria ipodermica o bullet theory è stata definita da KURT e LANG come una delle teorie che "never was" a causa della profonda estraneità mostrata dagli scienziati sociali -> teoria più volte recuperata, soprattutto quando si voleva enfatizzare il carattere massificante e manipolatorio delle comunicazioni di massa: ADORNO e HORKHEIMER la riprendono per la "teoria critica"; MORIN per la "teoria culturologica". Nella ricostruzione a cicli delle teorie della comunicazione elaborata dalla NEUMANN la teoria ipodermica è collocata nella fase iniziale.
Le preoccupazioni circa il potere manipolatorio dei media trovano un buon terreno di coltura nel clima di opinione che da un lato temeva i pericoli dell'avanzata delle masse nella vecchia Europa e le conseguenze devastanti della guerra, dall'altro adottava a riferimento la teoria dell'azione elaborata dalla psicologia behaviorista, che comportava l'estensione dell'unità stimolo-risposta a ogni forma di comportamento, umano o animale che fosse. Saldandosi alla teoria della società di massa, l'approccio di stampo behaviorista completava e suggellava una visione del rapporto tra individui e mezzi di comunicazione di massa determinato interamente da questi ultimi. La preoccupazione relativa agli effetti manipolatori dei mezzi di comunicazione sugli individui, pur non poggiando su dati empirici di sostegno, era fortemente diffusa tra gli studiosi. I postulati sui quali si fonda la teoria ipodermica sono i seguenti: Downloaded by Arianna Borrelli (ariannaa.borrelli@gmail.com) 2