Gli alfabeti dell'intercultura: accoglienza e diaspore, Università Roma Tre

Documento dall'Università degli Studi Roma Tre su Gli alfabeti dell'intercultura. Il Pdf esplora concetti chiave come l'accoglienza, le diaspore e le discriminazioni, con un'attenzione particolare alla pedagogia interculturale. Questo materiale universitario è utile per lo studio autonomo.

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Gli alfabeti dell'intercultura MIOg
Pedagogia interculturale (Università degli Studi Roma Tre)
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Gli alfabeti dell’intercultura !
Introduzione
Le parole e il confronto sono importanti
Le parole sono molto importanti soprattutto quando si trattano temi complessi e delicati come
quello dell’immigrazione o delle società multiculturali. Riguardo tali tematiche, va sottolineato
l’impegno del mondo pedagogico, che tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 del secolo scorso,
ha iniziato a interessarsi ai fenomeni migratori e alle relazioni interculturali.
Oggi le questioni migratorie sono uno degli elementi principali della contemporaneità, ma troppo
spesso vengono trattate con superficialità. Così il Gruppo di Pedagogia interculturale della
Società Italiana di Pedagogia (SIPED) ha deciso di mettere su un progetto per creare una sorta di
“cassetta degli attrezzi”, utile a insegnanti, educatori, operatori sociali, mediatori che si affacciano
alle complesse relazioni e tematiche, che entrano in gioco nelle relazioni interculturali.
Nel 2015 i residenti stranieri presenti sul territorio italiano erano circa 5 milioni (provenienti da più
di 190 Paesi, principalmente: Romania, Marocco, Albania; Cina e Ucraina). Questo significativo
flusso migratorio ha avuto grandi ripercussioni sul sistema scolastico: è necessario elaborare
risposte educative adeguate.
Oggi, sempre più, la risposta si trova nell’educazione in chiave interculturale: tiene conto delle
opportunità, dei limiti e inoltre apre al dialogo, al confronto ed interazione. L’educazione
interculturale è un progetto educativo intenzionale che attraversa tutte le diverse discipline
insegnate a scuola con l’obiettivo di modificare percezioni e convinzioni sugli stranieri.
A tal proposito, la SIPED sottolinea la necessità di gestire efficacemente le differenze culturali
attraverso un’educazione interculturale che promuova il dialogo e il confronto tra tutti (stranieri e
italiani) per costruire una nuova cittadinanza, consapevole e interculturale. È necessario prima di
tutto garantire la formazione degli insegnanti, affinché acquisiscano nuove competenze pedagogiche
volte all’apertura culturale, all’accoglienza e l’inclusione.
Nel corso dei vari incontri alla SIPED, sono state individuate alcune linee di ricerca sulle quali è
necessario soffermarsi, tra queste:
- le parole chiave e i concetti base della pedagogia interculturale sono ancora valide?
- il razzismo e l’antirazzismo
- la formazione interculturale degli insegnati, educatori, dirigenti scolastici
- la questione dei rifugiati
- le seconde generazioni
A come accoglienza!
1. Società globale e sfide della complessità!
In seguito allo sviluppo e ai cambiamenti politici, culturali e sociali si è creata sempre di più una
profonda frammentazione tra gli individui e nella società. In questo contesto di frammentazione gli
obiettivi fondamentali sono il rafforzamento della coesione sociale e la maturazione di un senso di
consapevolezza e responsabilità. Secondo Touraine la globalizzazione crea una separazione fra
l’economia globalizzata e le istituzioni, le quali non sono in grado di controllare i sistemi
economici. Per svolgere bene il loro lavoro gli insegnanti dovranno prepararsi adeguatamente alla
presenza di una società multiculturale. Prendersi cura di soggetti provenienti da cultura diverse non
significa soltanto aiutare persone ‘’bisognose’ ad inserirsi meglio ma significa anche acquistare
competenze e abilità indispensabili per la propria vita privata. La paura della differenza crea
barriere mentali e finisce per creare giudizi di inferiorità e pratiche di intolleranza. Per lavorare in
prospettiva pedagogica è necessario promuovere la comunicazione e la collaborazione fra scuola e
territorio sui temi dell’accoglienza e dell’educazione interculturale nell’ottica di un sistema
formativo integrato. Come ritiene Habermas in una società dove la conflittualità è generata anche
dalle differenze culturali, è necessario realizzare una convivenza sociale da una solidarietà tra
estranei. Marta Nussbaum sostiene che per un buon cittadino del mondo conoscere le culture degli
altri popoli non significa solo riconoscere la loro dignità ma anche a imparare a trattare il prossimo
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Anteprima

Introduzione

Le parole e il confronto sono importanti

Le parole sono molto importanti soprattutto quando si trattano temi complessi e delicati come quello dell'immigrazione o delle società multiculturali. Riguardo tali tematiche, va sottolineato l'impegno del mondo pedagogico, che tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 del secolo scorso, ha iniziato a interessarsi ai fenomeni migratori e alle relazioni interculturali. Oggi le questioni migratorie sono uno degli elementi principali della contemporaneità, ma troppo spesso vengono trattate con superficialità. Così il Gruppo di Pedagogia interculturale della Società Italiana di Pedagogia (SIPED) ha deciso di mettere su un progetto per creare una sorta di "cassetta degli attrezzi", utile a insegnanti, educatori, operatori sociali, mediatori che si affacciano alle complesse relazioni e tematiche, che entrano in gioco nelle relazioni interculturali. Nel 2015 i residenti stranieri presenti sul territorio italiano erano circa 5 milioni (provenienti da più di 190 Paesi, principalmente: Romania, Marocco, Albania; Cina e Ucraina). Questo significativo flusso migratorio ha avuto grandi ripercussioni sul sistema scolastico: è necessario elaborare risposte educative adeguate. Oggi, sempre più, la risposta si trova nell'educazione in chiave interculturale: tiene conto delle opportunità, dei limiti e inoltre apre al dialogo, al confronto ed interazione. L'educazione interculturale è un progetto educativo intenzionale che attraversa tutte le diverse discipline insegnate a scuola con l'obiettivo di modificare percezioni e convinzioni sugli stranieri. A tal proposito, la SIPED sottolinea la necessità di gestire efficacemente le differenze culturali attraverso un'educazione interculturale che promuova il dialogo e il confronto tra tutti (stranieri e italiani) per costruire una nuova cittadinanza, consapevole e interculturale. È necessario prima di tutto garantire la formazione degli insegnanti, affinché acquisiscano nuove competenze pedagogiche volte all'apertura culturale, all'accoglienza e l'inclusione. Nel corso dei vari incontri alla SIPED, sono state individuate alcune linee di ricerca sulle quali è necessario soffermarsi, tra queste:

  • le parole chiave e i concetti base della pedagogia interculturale sono ancora valide?
  • il razzismo e l'antirazzismo
  • la formazione interculturale degli insegnati, educatori, dirigenti scolastici
  • la questione dei rifugiati
  • le seconde generazioni

A come accoglienza

1. Società globale e sfide della complessità

In seguito allo sviluppo e ai cambiamenti politici, culturali e sociali si è creata sempre di più una profonda frammentazione tra gli individui e nella società. In questo contesto di frammentazione gli obiettivi fondamentali sono il rafforzamento della coesione sociale e la maturazione di un senso di consapevolezza e responsabilità. Secondo Touraine la globalizzazione crea una separazione fra l'economia globalizzata e le istituzioni, le quali non sono in grado di controllare i sistemi economici. Per svolgere bene il loro lavoro gli insegnanti dovranno prepararsi adeguatamente alla presenza di una società multiculturale. Prendersi cura di soggetti provenienti da cultura diverse non significa soltanto aiutare persone "bisognose" ad inserirsi meglio ma significa anche acquistare competenze e abilità indispensabili per la propria vita privata. La paura della differenza crea barriere mentali e finisce per creare giudizi di inferiorità e pratiche di intolleranza. Per lavorare in prospettiva pedagogica è necessario promuovere la comunicazione e la collaborazione fra scuola e territorio sui temi dell'accoglienza e dell'educazione interculturale nell'ottica di un sistema formativo integrato. Come ritiene Habermas in una società dove la conflittualità è generata anche dalle differenze culturali, è necessario realizzare una convivenza sociale da una solidarietà tra estranei. Marta Nussbaum sostiene che per un buon cittadino del mondo conoscere le culture degli altri popoli non significa solo riconoscere le loro dignità ma anche a imparare a trattare il prossimo con rispetto e comprensione. Per questo è necessario costruite un contesto favorevole all'incontro con le altre culture, con le altre storie e definire pratiche condivise nella scuola sul tema dell'accoglienza di alunni non autoctoni. Il momento dell'accoglienza e del primo ingresso sono fondamentali per il benessere scolastico. La scuola italiana fonda i suoi principi sull'accoglienza: come recita il primo comma dell'articolo 34 "la scuola è aperta a tutti".

2. La scuola accogliente

Ciò che ha caratterizzato la storia della scuola del passato è stato il fatto di uniformare e ridurre le diversità. Accogliere le persone è una dimensione dell'intercultura intesa come modalità relazionali in una situazione di multiculturalismo. Accogliere segnica costruite un clima in cui tutti possono stare bene. L'accoglienza, L'integrazione e il successo formativo del bambino a scuola possono essere garantiti solo attraverso un processo di collaborazione tra famiglie e istituzioni scolastiche che può svolgere un azione preventiva rispetto all'eventuale disagio che si potrebbe vivere. Con quali modelli organizzativi, strategie e risorse si può capovolgere una situazione di rischio in un contesto di occasioni di cambiamento e di opportunità educative? E' per questi motivi che viene data una grande importanza alla relazione della scuola con le famiglie degli alunni. Al primo contatto con la scuola i genitori potranno ricevere informazioni riguardanti l'organizzazione scolastica e i tempi di inserimento, tutto tramite colloqui con i docenti. Esiste un protocollo d'accoglienza, ovvero uno strumento di lavoro che viene integrato e rivisto in base alle esperienze. Esso rappresenta un documento che si propone di favorire un clima d'accoglienza e di attenzione alle relazioni ed è volto a rimuovere eventuali ostacoli all'integrazione. Il DPR numero 394 dell'articolo 45 "Iscrizione scolastica" attribuisce al collegio docenti alcuni compiti riguardanti l'inserimento nelle classi degli alunni stranieri. Per sostenere questi compiti è utile che in ogni scuola ci sia una commissione "Accoglienza" del collegio docenti. La commissione si riunisce nei casi di inserimento di alunni appena arrivati, per progettare azioni comuni, per monitorare i progetti esistenti e per operare un accordo tra le diversità. La prima conoscenza può avvenire attraverso un incontro con i genitori e un colloqui con l'alunno. In questa fase si raccolgono informazioni sulla storia personale e scolastica dell'alunno, sulla sua situazione familiare, sui suoi interessi, abilità e sulle competenze possedute. Il rapporto con il bambino può essere facilitato anche dall'uso di tecniche non verbali com il disegno, la gestualità o la fotografia. Quindi dagli incontri previsti in questa fase potrà emergere un'importante biografia scolastica dell'alunno. Ogni alunno non italofono non è una tabula rasa, ma entra in classe con le sue storie, i suoi saperi, la sua lingua e le sue competenze. La scuola deve essere capace di individuare le varie abilità che i bambini migranti hanno acquistato in ambiti diversi, deve accertarsi di ciò che hanno studiato nel loro paese di provenienza e le competenza in lingua madre. Partendo da queste individuazioni della scuola, essa deve programmare degli interventi che garantiscano ai ragazzi stranieri l'opportunità di avere le stesse possibilità di successo scolastico che hanno i loro compagni. Il protocollo d'accoglienza è un documento in cui il collegio docenti definisce i criteri e le indicazioni relative ai compiti e ai ruoli di tutti gli operatori scolastici. La scuola dell'autonomia si configura come scuola del progetto e in essa la progettazione e la documentazione rappresentano dei strumenti irrinunciabili per tenere sotto controllo i processi e i miglioramenti. La didattica dell'accoglienza può essere attuata nella fase iniziale di inserimento dell'allievo straniero nel contesto scolastico e prevede l'uso di dispositivi in grado di gestirla: gruppi di lavoro, figure specifiche e commissioni. Nel momento predente dell'inserimento è necessario tentare di ricostruire la storia del ragazzo e il suo percorso scolastico al fine di individuare la classe nel quale inserirlo, definire un percorso si apprendimento individualizzato e personalizzato. Le informazioni utili per i colloqui della fase di osservazione possono essere: quale lingua parla il bambino, eventuali esperienze di inserimento, quale scrittura sa usare, la presenza di fratelli o sorelle scolarizzati e la lingua parlata dai genitori. Nel protocollo d'accoglienza dovrebbero essere indicate anche le tipologie di intervento che la scuola è in grado di offrire. Basandosi sugli elementi di conoscenza raccolti durante i colloqui iniziali, si procede a definire la classe e la sezione di inserimento. Nelle varie fasi dell'inserimento scolastico, quella dell'accoglienza può condizionare l'intera esperienza di integrazione adattamento come la disponibilità all'incontro interculturale da parte dei bambini del paese ospitante. Ai docenti dovrebbe essere dato materiale bilingue per la comunicazione scuola famiglia e dovrebbe essere elaborato un opuscolo che illustri alle famiglie le modalità di funzionamento della scuola (vacanze, discipline insegnate, gite). Affrontate il tema dell'accoglienza degli alunni a scuola significa porre l'accento sull'educazione interculturale. Attivare procedure volte alla raccolta di elementi biografici di tutti i bambini significa costruire le diverse identità . Anche ascoltare significa accogliere perche ci si interessa all'altro e alla sua storia.

3. Didattica dell'accoglienza

Una particolare attenzione va data al clima relazionale tra pari al fine di favorire relazioni positive , fondato sul rispetto reciproco, sullo scambio e sul confronto. Un orientamento interculturale efficace richiede un approfondita riflessione sulle strategie didattiche da mettere in atto. La didattica dell'accoglienza può essere attuata nella fase iniziale dell'inserimento dell'allievo straniero nel contesto scolastico riconoscendo la specificità dei bisogni dei ragazzi (Fiorucci, Catarci). Se la classe lo consente potrebbe essere individuato nella classe un compagni che svolga la funzione di "compagno di viaggio" sopratutto nei primi tempi. E' necessario monitorare l'eventuale emergere di forme di derisione, discriminazione tra i soggetti di diverse provenienza. Si devono sperimentare strategie educative e didattiche più idonee per favorire un positivo inserimento degli alunni stranieri nella scuola. L'educazione interculturale deve rivolgersi a tutti, infatti la formazione della scuola non deve mirare alla formazione del cittadino italiano ma a quella di un cittadino del mondo.

Appartenenza, appartenenze

Oggi l'appartenenza non è un dato naturale e scontato. I cambiamenti demografici e socio-culturali hanno generato un villaggio globale ma allo stesso tempo hanno rafforzato i processi di frammentazione identitaria e politica. La dinamica sociale presente spinge verso una maggiore interdipendenza tra paesi e persone e allo stesso tempo promuove la frammentazione socio culturale. Tale dinamica porta con se cambiamenti ed incertezze che influiscono sugli equilibri interni di ogni società in relazione al rapporto tra identità e appartenenza. Fenomeni come la globalizzazione e la multi etnicità ha reso tale rapporto più fragile. Oggi gruppi o singoli sono chiamati ad adottare "strategie identitarie" per poter definire le loro appartenenze

2 Appartenenza e identità

Non si sceglie il luogo in cui si nasce. Lo spazio, il tempo e le relazioni in cui si nasce segnano la nostra appartenenza iniziale e influiscono sul percorso della nostra vita. Il sè si genera all'interno dell'universo relazionale. La dimensione relazionale è come una rete invisibile che avvolge le persone. Le appartenenze possono essere definire "ascritte" o naturali e sono loro a determinare l'identità di ogni soggetto. Non esiste un soggetto sradicato e privo di una forma di appartenenza culturale o sociale. L'appartenenza è una dimensione che costituisce la vita dell'uomo. Le differenze religiose e linguistiche- culturali sono delle caratteristiche che occupano un ruolo importante nella definizione le diverse identità e appartenenze. L'appartenenza, inoltre, assume forme diverse a seconda del posto che si occupa nella società in cui si vive. L'appartenenza non riguarda soltanto la propria storia (micro) ma anche le dinamica sociali, politiche, culturali e religiose (macro).

3. Svolta soggettiva, esperienze migratorie e senso di appartenenza

Da un lato, la privatizzazione della rappresentazione del se in termini individuali allenta i legami tra il singolo e la società di appartenenza, ma dall'altro lato la multi etnicità smaschera la complessità dell'appartenenza, genera lotte per il riconoscimento e chiama in causa il potere di scelta individuale. Tali processi hanno delle conseguenze diverse per i singolo e per le società:

  • La svolta soggettiva -> Dalla presenza di un se che si individua attraverso i processi di integrazione sociale si è pian piano passati all'affermazione dell'io soggetto, preoccupato della vita

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